7-IL TENTATIVO
SOFIA
-We ma 'ro stiamo andando?- chiedo, mentre Gennaro ci porta da qualche parte.
-E mo lo scopri- mi risponde.
È mattina e c'è il sole fuori.
-La direttrice e lu comandante hanno deciso di sistemare la barca per delle
prossime uscite.- ci spiega finalmente.
-Ma maschi e femmine assieme Gennà?- chiede immediatamente Nad.
-Si- risponde Gennaro.
Nad sorride.
-We ma pecchè Nad, tieni qualcosa da dirci?- dico a Nad, spingendola scherzosamente.
-No, nun te preoccupà Sofì- mi risponde sorridendo.
-Aggi' fatt na scommessa co lei sul Chiattillo. Dice che lo farà strisciare ai suoi piedi- mi dice Silvia.
-Ahh- dico ridacchiando.
Nad e Silvia sono simpatiche.
Buone uaglione.
Ora il mio pensiero fisso però è un altro.
Carmine che uccide Nazario, amici fidato di Ciro.
E mo che succede? Nu bordello.
Appena arriviamo la maggior parte delle ragazze corrono a sedersi vicino ai ragazzi, mentre loro fischiano ed esultano.
Io e Silvia ci mettiamo al bancone affianco e prendiamo delle spugne per ripulire la barca.
-La direttrice deve essere molto felice pe' fa fatica maschi e femmine assieme- dico ironicamente.
-Chell' non è mai felice- risponde Silvia facendo una risatina.
-Ce sta qualche cosa in lei che mi piace. Non so, me sta simpatica- dico io, togliendo una spugna tutta sporca dal bancone.
-Che schifo- dico, con una smorfia.
Mi dirigo al lavandino più vicino e mi lavo le mani schifata.
-Ma guarda ca cazzo me tocca fà- impreco.
Sono un po' precisina.
Mi assicuro che le mie unghie non si siano sporcate e quando mi giro mi ritrovo mio fratello davanti.
Sospiro.
-Che c'è Ca'?-
Non ho voglia di discutere ancora con lui.
Ma quando sto per andarmene, noto che ha un taglio sul labbro.
Subito collego.
-Chi cazzo ti ha fatto quel taglio?- dico.
Noto anche lividi sul braccio.
-Nesciun- dice guardando a terra.
-Hanno scoperto ccà hai acciso a Nazario, vè?- dico, fissandolo dritto negli occhi.
Lui sembra stupito dal fatto che io lo sappia.
-Chi te l'ha detto?- mi chiede.
-Ma chi cazzo vuoi che me l' abbia detto, Ca'? Nun ce vole nu genio pe' arrivarci- dico nervosamente.
-Ca' devi starte accorto. Chist' so tutti infami e io te voglio troppo bene pe' vederti in mezzo a loro coi lividi al braccio e chissà dove altro.-
Dico quella frase sincera. Perché è la verità.
Come faccio a vederlo messo così?
Vedo che Ciro e il suo gruppetto ci stanno fissando un po' troppo, allora decido di andarmene per non destare sospetti, ma Carmine mi ferma.
-Nun hanno da sapè che sei a sora mj Sofì. O proveranno ad arrivare a me attraverso te. E ij te voglio troppo bene pe' vederti colpita da qualcuno che voleva colpire me.- mi dice.
Lo guardo e faccio un sorriso sincero.
Poi mi giro e sorrido falsamente al gruppetto di Ciro, e me ne vado incazzata.
Sti bastardi.
Ricambio il loro sguardo minaccioso.
La rabbia mi ribolle nel sangue, e quando sono arrabbiata non penso lucidamente.
In questo periodo non penso mai lucidamente.
Sto pulendo la lama di una forbice, mentre lo fisso scherzare con i suoi amici e fissarsi con una rossa che sta nella cella davanti alla mia.
A quanto pare Naditza la odia. Dice che è una pazza, e sinceramente mi fido.
Il suo sguardo fa rabbrividire, ma io non c'ho paura.
È solo una come tante.
Mi concentro solo su Ciro. Ha sempre i suoi amici attaccati, non si scollano mai.
Uno è grosso ed ha uno sguardo da pazzo. Fissa chiunque si avvicino a Ciro in un modo che farebbe scappare anche Don Salvatore probabilmente.
Un'altro è piccoletto ed ha una voce squillante, e la usa per sparare cazzate. È un buffone, ed è lo stesso che mi ha chiamata zucchero filato.
Poi infine c'è uno che è un po' una via di mezzo.
Lui lo conosco, si chiama Edoardo Conte ed è credo il migliore amico di Ciro.
Prima che Wanda (mia madre) e Don Salvatore si dividessero da bambini giocavamo nello stesso posto.
È uno abbastanza tranquillo, ma non lo conosco benissimo per dirlo.
Questi sono i più fidati, in realtà tutti fanno i lecca culo con Ciro, quindi in teoria dovrei stare in un luogo dove non c'è nessuno per provare a fare l'idea che ho impressa in mente.
No, non posso farlo. Non sono un assassina di merda.
Ma pensa se uccidessero prima tuo fratello. Quanti rimpianti e sensi di colpa avresti?
Ma lo vedi? Ha una scorta che se qualcuno anche minimamente lo sfiora ci fanno il ragù per la pasta.
Pensa a tuo fratello.
E quel pensiero basta per infilare le forbici nella tasca dei jeans che ho addosso, poi mi unisco a Silvia e Nad aspettando che Ciro si sposti da qualche parte.
-Vaco a lavà e' mane- dice all'improvviso dopo mezz'ora che sono seduta con Naditza e Silvia.
E finalmente.
Prendo improvvisamente un po' di pittura e senza pensarci la butti un po' sulla mia maglietta nera.
Non mi avrebbero mai fatto andare al bagno altrimenti.
-Beppe me so sporcata, aggi' andà int' o' bagno- dico a Beppe.
-E vai al bagno, che ti devo dì- mi dice Beppe.
Mi alzo sotto gli occhi scioccati di Nad e Silvia e entro nel bagno.
Sono in un ansia mista a paura incontrollabile.
Che idea de merda.
Stringo la forbice e cerco Ciro.
Sento il rubinetto chiudersi.
È il mio momento.
Ciro si gira di scatto e mi vede con la lama della forbice in mano.
-Pccrè, che vuoje fa?- mi dice, sorridendo.
Non mi prende sul serio, eh?
Mi butto su di lui e cerco di prendergli il collo con la lama, ma lui mi ferma la mano e inverte le posizioni, buttando me sopra il lavandino.
-Lasciami munnezza!- dico, cercando di dimenarmi dalla sua presa forte e salda.
-Me vuoje accidere, ja?- mi dice, stringendo il mio piccolo polso che dentro le sue mani enormi sembra ancora più minuscolo.
Mi sovrasta con la sua altezza, ma non demordo.
Lo devo uccidere o lui uccide mio fratello.
Lo devo uccidere o lui uccide mio fratello.
Lo devo uccidere o lui uccide mio fratello.
Questo è il mantra che mi ripeto dentro la mia testa.
-Mi vuoi accidere pccrè? Ja, accideme, forza- mi dice all'orecchio, spostando la mia mano dal suo collo al suo pettorale.
Spinge la lama sulla sua pelle, ma io faccio di tutto pur di non permetterglielo.
La lama a contatto con la sua pelle fa un taglio, ma subito ritraggo la mano e lo spintono via, evitando danni.
-Ca dè, nun me vuoje cchiù acciddere? Ciù ciù?- mi dice avvicinandosi.
-Ma vafancul- gli dico, tenendo testa alta e stringendo la lama nella mano.
-Vedrai che ce sta n'ata occasione- gli dico poi, ad un soffio dal suo viso.
-Ca dè, na minaccia?- mi chiede con un sorrisetto.
-È nu avvertiment'- gli rispondo, e poi esco dal bagno.
Che stupida. Stupida, stupida, stupida.
Se forse quel coglione non si fosse girato lo avrei pugnalato alle spalle.
Appena esco dal bagno, mi rendo conto di quello che stavo per fare.
Cazzo. Sono rincoglionita?
Meglio così, non sono un assassina. Mi sono fatta prendere dalle emozioni, cazzo.
Sento il cuore battere all'impazzata e il respiro accellerare.
Che cazzo stavo per fare?
Vedo Ciro uscire dietro di me e lanciarmi un occhiataccia.
Perfetto, ora sono nel suo mirino.
Dio santo, le cose stanno solamente peggiorando.
Non ce la faccio cchiù.
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