21- ORA CHE FACCIAMO?
SOFIA
-Si!- grido, quando schiaccio e faccio punto.
Gioco a pallavolo con le ragazze, e tutte si buttano su di me e mi abbracciano.
Perfino Serena fa un sorriso per il mio punto.
Serena è una ragazza che è in cella con Viola e a quanto mi hanno detto non è un bene per lei.
È un po' depressa, ecco.
Però le sorrido e vado a riprendere il pallone.
Mi lego i capelli in una perfetta coda alta con un po' di ciuffi castani che mi escono fuori.
Vado a riprendere il pallone ma d'improvviso qualcuno mi afferra dal polso e mi porta via.
Ciro mi porta nello sgabuzzino e si volta verso di me.
Il mio cuore inizia a battere sempre più forte.
-Cosa fai?- gli chiedo.
L'altra sera credo di aver avuto un arresto cardiaco.
Mi aveva appena detto che per lui sono poesia.
Non credevo che uno come Ciro Ricci potesse fare una cosa del genere.
-Crè nun parli cchiù?- gli dico facendo un sorrisetto.
Ma quando si gira il mio sorriso scompare.
Ha la sigaretta in bocca es uno sgurdo per niente scherzoso come il mio.
E quando vedo un coltello nella mano destra, il pallone mi cade dalle mani e lo guardo.
-Ma che sta facenn', scusa?- chiedo.
-O' saje come facc' di cognome?- mi chiede avvicinandosi.
Io indietreggio.
-Ricci. E tu comm' faje di cognome? Di Salvo. A' famiglia mia sta rischiando na guerra pe' colpa tuja- mi dice.
È parecchio arrabbiato.
Ma io lo guardo senza capire.
-Anzi, pe' colpa mia pecchè ij me so fatto fa fesso dal tuo bel sorriso. Ma ij nun me faccio fa fesso a' nesciun.- mi dice ad un soffio dal mio viso.
-A NESCIUN!- mi grida addosso e io sussulto.
Poi alza il coltello.
Rimaniamo fermi così.
Io non mi muovo, e lui nemmno.
I suoi occhi sono spalancati e la sua mano è ferma, tenendo il coltello in pugno ben forte.
-Muoviti- gli sussurro.
-MUOVITI! UCCIDIMI!- gli grido come lui ha fatto con me.
Ma il suo coltello mi sfiora solamente.
La sua mano che prima era forte e salda inizia a tremare un po' e vedo per la prima volta Ciro Ricci crollare.
Molla il coltello che cade a terra rumorosamente e mi da le spalle.
Piano piano mi avvicino.
Poso delicatamente una mano sulla sua schiena, ma d'improvviso lui si gira.
Ha una faccia distrutta.
È bello comunque, però...
Sembra frustrato, nervoso.
Lo guardo in questo stato, e l'unica cosa che voglio fare è abbracciarlo.
E senza pensarci, mi butto fra le sue braccia forti e lo abbraccio.
Lui, dopo un minuto di realizzazione di quello che stava accadendo, si lascia andare e mi accoglie fra le sue braccia.
Sento un calore irrompermi nel petto.
Io e Ciro Ricci ci stiamo... abbracciando?
C'è silenzio nella stanza, ma ci parliamo.
Ci parliamo senza usare la bocca.
E in quell'istante, capisco che lui non è Andrea.
L'amore tra me e Andrea era genuino, dolce.
Ma io e Ciro non siamo così.
Io e Ciro siamo entrati qui in due momenti diversi.
Siamo opposti, c'è tensione, siamo forti, ma siamo i più deboli di tutti.
Fin dal primo sguardo ci siamo odiati.
E ne ero certa. Ero certa di odiarlo, ma ora che sono tra le sue braccia, non riesco più ad odiarlo.
Non riuscivo ad odiarlo da un po'.
E ora? Ora che facciamo, Ricci di merda?
-Mo che facciamo?- sussurro staccandomi leggermente.
Uniamo le nostri fronti.
-Io e te nun tenemmo futuro, Ciro- dico la verità con voce spezzata.
-Chello che so ij, è ccà nun te posso accidè.- mi risponde.
Allora, piano piano ci avviciniamo sempre di più, finchè le nostre labbra non si uniscono.
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