18-BUON COMPLEANNO A ME
SOFIA
-Buon compleanno!-
Mamma porta la torta sul tavolo.
Poi si avvicina a me e mi riempie di baci.
-A' ma- le dico, cercando di scollarmela di dosso.
Poi però le sorrido e mi lascio coccolare.
Avevo solo 12 anni.
Ma proprio quando sono sul punto di soffiare le candeline, il telefono di mamma squilla.
-Pronto?-
Esce dalla cucina e quando torna lancia un occhiata a Papà.
-Tesoro noi tornamm' subito, ja? - mi dice, ed esce con papà.
E io rimango sola, a guardare la torta.
Carmine ed Ezio mi vengono vicini e poi tornano a giocare a pallone nel grande balcone, mentre io rimango a guardare le candeline spegnersi lentamente senza che io le soffi.
Quindi, prima che si spengano del tutto, soffio ed esprimo il mio desiderio.
Me lo ricordo ancora il mio desiderio.
E non è mai cambiato.
Ogni anno, spero sempre la stessa cosa.
______________
-WA! BUON COMPLEANNO!-
Le grida di Silvia e Nad mi svegliano di soprassalto.
-Oh- mi lamento, rimettendomi a dormire.
-AUGURI!-
Apro gli occhi e vedo Silvia con un accendino acceso.
-Oh ma che me vuoi da fuoco?- dico svegliandomi.
-Ma che dici, è l'unico modo di farti esprimere un desiderio- mi risponde.
Guardo l'accendino pensierosa.
-Chissà che desiderio esprimerà a' principessa- mi dice scherzosa.
Io la guardo e sorrido, ma poi mi concentro sul mio desiderio.
Quest'anno però ho un altro desiderio.
Lo tengo bene in testa e soffio sull'accendino che ha in mano Silvia.
Loro appena il fuoco si spegne applaudono e mi vengono vicino.
-E ja Silvia mo però dobbiamo tirarle le orecchie vè?- dice Nad già pronta.
-No!- rido, mentre loro cercando di tirarmi le orecchie.
Ridiamo insieme e poi ci sdraiamo sul letto.
Almeno con loro è un bel compleanno.
Quando dopo colazione andiamo in cortile, molto ragazzi mi fanno gli auguri e fanno apprezzamenti indesiderati.
Quindi lo sanno tutti? Ma com'è possibile scusa?
-Silvia ma a chi l'hai detto scusa?- chiedo a Silvia.
-Embè solo a Milos-
-Milos? Ma l'amico di Ciro?- dico scioccata.
-Si, ma pecchè è nu problem? Tanto tu e Ciro state assieme no?- dice.
-Ma che sei pazza?- le dico.
-Ieri sembrava- ridacchia.
-Ma vafancul'- dico, e entro nel capannone del laboratorio.
-Avete scelto questa immagine e ora proveremo a realizzarla sul muro del carcere. È una figura astratta-
La ragazza bionda che si chiama Teresa parla e io la ascolto senza accorgermi che dietro di me c'è qualcuno.
-Bu-
Sussulto spaventata e mi giro.
-Ma vafancul Ricci- dico.
-Buon compleanno- mi sussurra all'orecchio e io sento dei brividi sulla spina dorsale.
Sapevo che lo avrebbe saputo prima o poi.
Il momento che temevo è arrivato.
È ufficiale: Ciro Ricci mi fa paura.
Ma non perché è 'il giovane boss' o perché un suo braccio è grande come la mia cassa toracica.
Ma perché quando lo guardo negli occhi, sento ancora quelle sensazioni.
Come se, se qualcuno gli facesse del male, potrei uscire di testa.
Ma perché?
Forse perché ho visto la sua parte vulnerabile.
E perché ha scaldato il mio cuore di ghiaccio.
Mi scrollo di dosso quel pensiero e lui se ne va.
Mi fa un sorrisetto e io lo guardo male.
Oggi è di buon umore?
-Astratta?-
Pirucchio sembra parecchio confuso.
-Si, una figura non reale ecco- spiega Beppe.
Pirucchio sembra ancora più confuso.
Faccio una risatina sotto i baffi.
-Sofia scusa, mi vai a prendere le casse per il materiale? È arrivato il postino- mi chiede poi Beppe.
-E mo vado- dico, avviandomi verso il magazzino.
-Sei tu Sofia Di Salvo?- il postino mi chiede.
Lo guardo male.
-Si?- dico.
Subito, mi prende dalla gola e mi spinge dentro
il magazzino, puntandomi un coltello.
Non riesco a emettere suoni perché la sua stretta è troppo forte.
-Questo è il prezzo che devi pagare per aver ucciso uno dei Valletta- dice.
Cerco di liberarmi, ma è inutile.
-E mo lo paghi tu il prezzo se non la lasci-
Aspetta.
È Ciro?
Non riesco a realizzarlo perché Ciro si bitta addosso al "postino" e lo travolge.
Cado a terra e mi metto una mano alla gola, ma non ho tempo per respirare perché Ciro sta praticamente ammazzando quel pezzo di merda.
Lo prende a pugni e ho paura che non si fermi mai più.
-Oh Ciro! Ciro!- gli dico, cercando di staccarlo.
-Basta!- grido.
Finalmente si ferma e sposta gli occhi su di me.
Si alza e il postino che a malapena si regge in piedi, si alza a stento e scappa via.
Non so dove sia andato, perché io e Ciro siamo per l'ennesima volta troppo vicini.
-Quando qualche pezzo di merda ti chiama e ti minaccia tu me lo vieni a dì!- mi grida.
-Agg' capito? Nun lo so se o' sai ma chist' nun scherzano! -
Lo guardo.
-Tu credi ccà io nun lo sappia? Ij e te saremmo anche gli opposti, ma ij in sto mondo della camorra e' merda ce so cresciuta tale e quale a te!- gli rispondo, spintonandolo.
-Ij so l'unico ccà te può proteggere ccà intr, pecchè ccà comando ij. Quindi tu me lo vieni a dire se qualcuno ti tocca!- mi risponde.
Lo guardo e scuoto la testa.
-Tu pensi di potermi proteggere? Ma da cosa cazzo mi devi proteggere, se sei il figlio del nemico giurato della mia famiglia! Se sei tu quello da cui dovrei essere protetta!- gli dico, sull'orlo di una crisi di nervi.
Lui riesce solo a guardarmi dopo queste parole.
Mi guarda e poi succede l'inaspettato.
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