13-È POESIA
CIRO
Seduto sulla sedia nella mia cella, ho le cuffie e schiaccio con nervosismo il tappo della penna.
Sonnifero. No, e poi aro a' mettiamo?
Potrei rapirla mentre fa il suo turno per buttare la spazzatura e obbligarla a far capire al piecuro chi comanda.
Eppure, tutte le cose che mi vengono in mente mi fanno sentire come una pugnalata al petto
quando mi immagino i vari scenari.
Maro, chist me sta a inguaià.
-We Cirù tutt' apposto?- Edoardo entra nella nostra cella.
-Nun me scassà u cazz Edoà- dico, senza nemmeno guardarlo.
Lui si siede sul letto e mi guarda.
-Crè ancora sta Sofia? Chist te sta a fa ascì pazzo eh. È da nu poco e' giorni ccà stai sempre a pensà- mi dice.
Sento un vortice dentro di me izzarmi, perché lo so benissimo che è la verità.
Che il mio pensiero fisso quando sono da solo è lei.
Che quando passano le ragazze, i miei occhi non cercano più Viola come una volta.
Cercano lei.
E non so nemmeno il perché.
Forse perché è stata la prima che ha provato ad uccidere me, il figlio del boss di Napoli.
Ccà s' è buttata senza timore.
Senza pensacce du vote.
Ccà nun ha avuto paura.
Ccà nun è come le altre, ccà so sempre gentili e ti dicono quello che sanno che tu vuoi sentì.
Ccà so tutte uguali.
Invece lei e' cose te le dice in faccia. E ccà nun tiene paura.
O forse non lo vuole fa vedè?
E poi, mi ricordo de fascicolo.
Nella fretta mi ero soffermato solo sul suo cognome,
Lì c'è scritto perché è qui, e chi ha ucciso in caso.
Prendo il fascicolo e supero Edoardo.
Incarcerata per... Omicidio.
Elio Berga.
Sto nome me dice qualcosa.
-Ao ma Elio Berga chi era?- chiedo ad Edoardo.
-E mo chi è chist...- dice, spettinandosi il ciuffo scuro.
-Wa ma nun è uno dei Valletta?- dice poi, ragionando.
Cazzo.
Tiene ragione.
Sofia... E mo che faccio?
Nun la posso accidè. Nun essa.
-Ma pecchè?- mi chiede.
Lo guardo.
È il mio migliore amico, a lui non mento.
Mi siedo anche io sul letto, ed Edoardo si stende.
-Edoà, se io te o' dico tu non lo hai da dì a nesciun, ok?- gli dico.
-E a chi o' dico. Fratè, dimmi-
-È chello ccà ha accis a' principessa- gli dico.
Lui si alza di scatto.
-A principessa? - chiede incredulo.
-A' Cirù e che vuoi fa?- mi dice.
-Nun lo so.-
-Ma nun volevi già farle qualcosa? - mi chiede.
-Nun o' so Edoà, nun me scassa u cazz- gli dico, mettendomi le mani nei capelli.
-Embè e scrivile na poesia, no?- scherza ridacchiando.
Lo scruto con i miei occhi neri.
-E sentiamo, poeta, che poesia dovrei scrivere? Comm' a tua?- gli rispondo scherzando.
-Secondo me la faresti pure meglio. Mo vado- si alza e se ne va, lasciandomi pensieroso.
E che le scrivo a fa una poesia...
Se essa già lo è.
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