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Flashlight -Jessie J

Akaashi si era concesso una domenica pomeriggio senza pensieri, aveva spento il cellulare rendendosi irraggiungibile per chiunque e si era allontanato da casa per godersi i viali più solitari di Tokyo.

Era stanco dello studio, seppur gli sarebbe piaciuto diplomarsi con ottimi voti e non aveva mai mollato. Piuttosto terminava tardi con i compiti, ma gli avrebbe fatti. I genitori insistevano col volergli fare un regalo, ed ad Akaashi non veniva in mente nulla che desiderasse.

Di certo non poteva chiedere ai genitori di fare un incantesimo a Bokuto e farlo tornare come l'anno precedente. Anche fosse stato possibile Akaashi voleva distaccarsi, gliela aveva detto ed era necessario per il più piccolo non insistere, sopratutto per il proprio bene.

Pensò anche all'idea di un oggetto che potesse desiderare, ma aveva ciò che gli interessava, e non era mai stato un ragazzo troppo attaccato agli oggetti materiali.

E poi pensò a un viaggio. Vedeva sempre la città di Tokyo e solo poche volte era stato in altre città giapponesi, ma quando capitava era per via di gite scolastiche. Da solo non era mai andato da nessuna parte, e ne sentiva il bisogno. Voleva viaggiare da solo e rilassarsi senza avere intorno persone di sua conoscenza.

Un po' come quella domenica che si incamminò per le strade di Tokyo meno frequentate dai suoi amici e parenti. Non erano strade malfamate, Akaashi non si sarebbe mai sognato di metterci piede.

Mentre camminava, distratto ogni tanto da qualche passante che come lui vagava per le vie di Tokyo, trovò spunto per il suo ipotetico viaggio. Riconobbe da lontano il Monte Fuji, ci era già stato, ma proprio da quel luogo gli sovvenne che a lui la montagna piaceva parecchio, così come i boschi. La meta più vicina era l'Hokkaido, sia per far spendere meno ai genitori, sia perché non c'era mai stato. Gli parve un'ottima idea.

Quando rientrò a casa Akaashi non ci pensò due volte a chiedere ai genitori il permesso, i quali acconsentirono al viaggio. Si fidavano molto del figlio e, in ogni caso, in Hokkaido vivevano alcuni loro amici, perciò proposero al figlio di stare a casa loro per la durata della vacanza.

-Nessun problema.- Concordò Akaashi, dopotutto non erano persone che lui conosceva troppo per potersi sentire turbato, e magari conoscere persone diverse avrebbe potuto stimolarlo.

L'unica necessità di Akaashi era appunto allontanarsi da Tokyo.

Il lunedì riprese con più grinta ogni suo impegno, dalla scuola, allo studio e comprendendo anche gli allenamenti.
La sera parlò un po' con Kenma al telefono, e gli raccontò del suo viaggio. Il biondo a sua volta gli parlò di alcuni progetti futuri che aveva in mente e che non aveva ancora svelato a nessuno. I due ragazzi rimasero a parlare per tanto tempo, fino a quando Kenma non si scusò prima di comunicare ad Akaashi che sarebbe dovuto andare a dormire per la stanchezza.

Una volta salutatisi, Akaashi controllò alcuni messaggi dei ragazzi del club di pallavolo e rispose, poi i suoi occhi caddero sul nome di Bokuto tra i contatti. Rilesse l'ultimo messaggio che gli aveva mandato e si chiese "Voglio aggiungere altro?"

La risposta era semplice seppur il corvino avesse intenzioni serie e fosse deciso ad andare verso una conclusione definitiva.

-Ciao Bokuto. È passato un po' dall'ultimo messaggio, ho cercato di staccare la spina con le persone che conoscevo e devo dire che mi ha aiutato. Presto partirò per un viaggio e spero che questa esperienza possa arricchirmi ancora di più.

Quest'anno sono stato sconvolto da molti fatti, ed è stato un anno turbolento. Ho avuto modo di parlarti, di sentirti, di farti capire come stavo e di chiarire e fare pace con me stesso.
Presto sarò capace di voltare pagina e di andare avanti, accoglierò un nuovo giorno e un nuovo inizio. Sarò solo. Ed avrò paura di non saper come comportarmi, sarò spaventato forse di scoprire cose che ora non so. Ma ho delle certezze dentro di me. E una di queste è che il domani arriverà.

Incontrerò gente nuova e mi parrà strano, saprò che potrò iniziare un nuovo percorso e che non dovrò più guardarmi indietro e rimpiangere ciò che ho perduto. Nel buio probabilmente mi fermerò guardando il cielo, non potrò vedere la strada dinnanzi a me perché è tuttora oscura, ma più andrò avanti più potrò illuminarla.

Io ti ringrazio del percorso che ho vissuto insieme a te, anche quello di questo periodo. Avevo tutto ciò di cui avevo bisogno. Te. Vedevo intorno a me solo quello che mi sarebbe piaciuto vivere, eppure il buio incombeva dietro di me. Sono stato orientato verso il passato per tanto tempo, proveniva da lì la luce, eri tu Bokuto, la mia luce.

Ora voglio abbracciare quella oscurità che tanto mi spaventa, per poi poterla cancellare con altra luce. Ma non mi volterò più indietro, qualsiasi cosa accadrà, cercherò sempre una luce più luminosa.

Posso dire che in qualche modo mi hai illuminato il cammino, perché grazie al tuo rifiuto ora so cosa fare. Non mi farò fermare dalla pioggia e dalle delusioni, io voglio riportare il sole nei miei pensieri e delle soddisfazioni nella mia vita. Voglio vivere l'amore per la purezza che è, non voglio negarmi nulla, se dovrò soffrire, soffrirò, ma se dovrò amare, amerò.-

Per Akaashi non c'erano più stati dubbi da quando aveva parlato con Tsukishima, ora era sereno. I pensieri lo avevano abbandonato, sapeva di essere stato attaccato a Bokuto per tanto tempo, ma ora non voleva più. I due ragazzi avevano scelto le loro strade, Akaashi voleva solo salutarlo come un amico e un ex fidanzato di cui era stato follemente innamorato.

-Sei stato il primo ad illuminare le tenebre nei miei occhi.- E premette invio.

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