12
Versace On The Floor -Bruno Mars
Akaashi rientrò a casa dopo una lunga corsa. Non si era fermato nemmeno una volta a riprendere fiato, voleva solo non stare a contatto con la gente e voleva rintanarsi sotto le coperte, nel suo letto.
Quando aprì la porta di casa non cercò neanche di capire se i genitori fossero a casa, non gli importava in quel momento, e non avrebbe voluto che lo vedessero così. Col morale a terra e la tristezza che incombeva nei suoi occhi. Si gettò a capofitto col volto sul cuscino, lasciando andare un sonoro sospiro. L'idea di parlare con Bokuto era stata geniale, ma non avrebbe mai pensato di potersi ridurre così.
Probabilmente era più triste della sera precedente, e più triste di quando era stato lasciato l'anno scorso. Akaashi aveva superato la fase del "mondo che mi crolla addosso", gli era crollato molte volte e adesso stava passando il momento della "desolazione dell'animo". Si ritrovava in mezzo ad un deserto di macerie, da solo, con ogni tanto qualche oasi che corrispondeva alle persone vicine a lui. C'era Kenma, come oasi di sicurezza e di amicizia. C'era la squadra del Fukurōdani, come oasi anti-stress e di divertimento. C'era Kuroo, l'oasi 'nemica' se così si poteva definire. Akaashi non odiava così tanto il nuovo fidanzato di Bokuto, non era colpa di Kuroo se ora il cuore di Bokuto non batteva più per Akaashi, tuttavia era nata una rivalità (almeno per il più piccolo).
E per ultima c'era l'oasi di Bokuto. Doveva essere la più bella. L'oasi dell'amore, dove tutto risplendeva di luce e di armonia. Dove non c'era nessun altro se non i due innamorati. Un posto dove Akaashi era stato per mesi insieme a Bokuto. Dove il corvino aveva amato e desiderato il più grande. E dove i due avevano compiuto il grande passo insieme.
Ora quell'oasi esisteva, eppure era buia, quasi spenta, e nera. Una nebbia avvolgeva quel posto, prima così luminoso, e delle ragnatele si contorcevano intorno alla figura di Bokuto. Quasi a segnare che quel posto ormai era abbandonato e in disuso. Ma sopratutto all'entrata c'era un cartello con scritto "Qui, Akaashi, non è il benvenuto".
Una frase che il più piccolo sperava di non dover leggere mai. Non essere accettato da Bokuto era l'ultimo dei suoi desideri. Sapeva di rischiare scrivendogli i messaggi, eppure la paura era stata vinta e aveva cominciato a farlo. Voleva capirci qualcosa, voleva poter riprovare a riconquistare l'ex fidanzato e voleva essere amato ancora. Non ci era riuscito. Aveva ottenuto l'esatto contrario. Bokuto odiava Akaashi.
Il perché quel pomeriggio i due neo fidanzati fossero andati a vedere l'amichevole tra Nekoma e Fukurōdani passò in secondo piano. E la spiegazione poteva essere più semplice del previsto. Magari Bokuto voleva far capire all'ex fidanzato che non doveva rompergli più le scatole, e portandosi Kuroo appresso l'avrebbe potuto intuire e magari decidere di ritirarsi e permettere ai due di vivere la loro storia d'amore.
Non fu così.
Akaashi dopo una mezz'ora passata sul letto, senza muoversi, quasi paralizzato dai pensieri, si alzò dal letto percependo il corpo indolenzito per essere stato fermo a lungo. Prese il cellulare e decise di mandare un altro messaggio a Bokuto. Voleva concludere il lavoro iniziato. Ormai l'idea e il pensiero di essere di nuovo una coppia era da escludere, Akaashi sapeva di non poter più essere amato dal più grande e che l'unico sentimento possibile era l'odio. Si sarebbe fatto odiare molto di più.
Per il corvino fu una scelta drastica, ma dalla vita di Bokuto non voleva sparire. Doveva rimanere l'immagine di Akaashi, o positivamente o negativamente.
-Ho deciso di infastidirti ancora. E non ti chiederò scusa. Tutte le domande che ti rivolgerò probabilmente per la fretta con cui sto scrivendo ignorale pure, non voglio risposte, non me le hai mai date, tranne oggi pomeriggio. Grazie, ma si vedeva che eri costretto.-
Akaashi digitò le prime frasi preso da un flusso d'ira. Si era arrabbiato ripensando alla giornata che stava per concludersi. Andava tutto bene, che bisogno c'era per Bokuto di presentarsi a scuola?
-Oggi mi hai stupito venendo in palestra. Non me lo sarei mai immaginato e mi chiedo ancora perché tu sia venuto. Ho cercato delle motivazioni plausibili ma probabilmente nessuna di queste è quella giusta. Poi tornando a casa e buttandomi sul letto triste e un po' irritato, ho ripensato alla notte più bella e importante, qui a casa mia.
Mi avevi sempre detto di prendere il mio tempo e di non avere fretta, perché neanche tu ne avevi. Doveva essere un passo importante per entrambi e dovevamo sentircelo. Sei sempre stato bravo a calmarmi anche nei momenti più imbarazzanti, nonostante tu fossi il primo a non esserlo. Quella sera rientravamo da una cena in una pizzeria, e i miei non c'erano, l'imbarazzo cresceva in me ma ho fatto finta di niente sperando tu non lo notassi. Siamo saliti in camera mia e prima che io accendessi la luce mi hai abbracciato. Poi ti sei avvicinato al mio orecchio e mi hai detto "Non c'è nessun altro posto al mondo in cui vorrei essere, in questo momento". Era una frase molto scollegata al dialogo che stavamo avendo, ma mi stupii. E mi sono perso nei tuoi occhi.
E poi lentamente mi hai coinvolto in una danza, quasi principesca. Senza musica. Ondeggiavamo sotto il mio lampadario ancora spento, da soli, con solo le stelle sopra di noi come testimoni. Eravamo avvolti dal buio illuminato solo dalla luce del cielo notturno, e non ci vergognavamo di esternare i nostri sentimenti.
All'improvviso l'atmosfera è cambiata, tu hai chiuso a chiave la porta e mi hai trascinato sul letto. Mi hai abbracciato un'altra volta mentre con le braccia mi posizionasti sul tuo corpo. Mi hai accarezzato una guancia per poi sorridermi e dirmi "Adoro il tuo completo... ma adesso non ne hai più bisogno". Forse te ne eri accorto, ma le mie guance divennero talmente rosse da sentirle bruciare. Era la prima volta che una frase del genere trapelava dalle tue labbra.
Prima che potessi dire qualsiasi cosa mi hai interrotto con un bacio e lentamente sei sceso sul mio collo mentre mi levavi la giacca e slegavi il nodo della mia cravatta. Con un braccio sorreggevi la mia schiena mentre con la mano del braccio libero sbottonavi lentamente la mia camicia. I tuoi baci si spinsero fino alla mia spalla, mentre mi abbandonavo alle tue labbra e alle tue mani. E mentre invertivi le posizioni mi hai sussurrato "Akaashi, sai, sei veramente bellissimo, dalla testa ai piedi".
Il mio imbarazzo non mi permetteva di parlare, sicuramente te lo ricordi anche ora. Scusami, era una situazione nuova per me, così come lo era per te, ma ti sentivo più a tuo agio con quei comportamenti e quei modi di fare. Io non so se avrei mai avuto il coraggio di toglierti per primo i vestiti.-
Persino in quel momento, in cui digitava le parole sullo schermo, Akaashi arrossì. Non avrebbe mai voluto parlare di certe cose, e ricordarle gli faceva ancora più male. Per il corvino tutto ciò che era successo con Bokuto era importante e quasi tutto ciò che faceva con lui era nuovo. La domanda che sorse al ragazzo era una "Dovrei trovare qualcun altro che mi faccia sentire così? Ma nessuno potrebbe."
-Forse quel giorno, quando terminammo di fare l'amore, tu non ne eri contento, eppure a me sembravi più emozionato di me. Io non rimpiango ciò che è accaduto, ma mi dispiace che tu ora abbia qualcun altro da amare. Penso che ora tu sia pronto per altro, per qualcosa di più forte e di intenso, e che probabilmente la persona giusta per provare certe esperienze non sia io. Vorrei esserlo.-
Akaashi premette 'invio' senza badare alla rilettura del messaggio. Posò entrambe le mani sui suoi occhi strofinandoli, scese in cucina per prendere un bicchiere d'acqua e aspettò il ritorno dei genitori sul divano. Se avesse chiesto consiglio a degli ipotetici amici sicuramente gli avrebbero suggerito di dimenticarsi Bokuto e di trovare un altro ragazzo, che potesse renderlo più felice. Bokuto era insostituibile, ma chiunque lo è. E nella mente di Akaashi si insidiò l'idea di un lui felice con qualcun altro, ma non si immaginava chi. Non si era innamorato di qualcuno, ancora, nonostante avesse conosciuto altre persone dall'anno precedente. Kenma era un amico, e nonostante cercò di immaginarsi abbracciato a lui, non riusciva a pensare all'abbraccio come a qualcosa di romantico.
-Vorrei non essere così tanto confuso...- Sospirò Akaashi prima di sentire l'auto dei genitori parcheggiare davanti casa.
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