Capitolo 14
Iniziai a regolare il respiro, dovevo stare calma per affrontare avversari come quelli.
Sobbalzai al tocco sicuro di Kevin, mentre mi assicurava qualcosa dentro le orecchie.
«Segui la musica fatina, spicca il volo, dimostra a tutti di cosa sei capace. Vai a fargli il culo» sussurrò, e una scarica di adrenalina mi percorse tutto il corpo mentre il mio potere iniziò a scorrere caldo come lava nelle vene. Mi sentii andare a fuoco, e mi concessi quell'istante di estasi mentre finalmente la prova partiva. Scattai veloce verso gli alberi mentre una musica dal ritmo energico pompava nelle mie orecchie e mi dava la forza per continuare a correre alla massima velocità.
Gli alberi erano grandi come un palazzo di più di 50 piani, i fiori erano bellissimi e colorati, poi mi ricordai di una cosa. Non avevo la minima idea di dove stavo andando.
Mi arrampicai su un albero, incontrando diverse volte animali poco socievoli. Tipo un ragno grande come un pugno, il solo ricordo di quella creatura mi fece rabbrividire.
Che schifo!
Arrivai finalmente in cima all' albero sbucando dalla chioma, individuando subito gli altri due concorrenti ma ne mancava una... Non ci riflettei troppo su, trovando facilmente ad Occidente la montagna con la cascata. Rimasi ad osservare la natura colorata e fiorente attorno a me e poi... Mi lasciai cadere.
Caddi per almeno una ventina di metri sorridente, mentre la forza di gravità mi trascinava giù con una forza spaventosa. All'ultimo momento aprii le mie ali librandomi in aria, sorrisi godendomi quel senso di libertà che solo il mio potere poteva darmi.
Ora sarò io a distruggervi tutti
La canzone pompava selvaggia nelle mie orecchie ed io mi sentii invincibile. Io avevo il potere. Io potevo distruggere. Io potevo vincere.
Ripresi a dirigermi verso la montagna arrivandoci pochi minuti dopo, stavo per atterrare quando una barriera invisibile mi spinse all'indietro facendomi precipitare verso la cascata, fortunatamente caddi nel laghetto adiacente ad essa. Venni fuori zuppa sentendo i muscoli gemere per la corsa fatta fin qui e poi una voce. Più che una voce un eco.
«Non pensavo fossi così veloce, ragazzina» mi guardai attorno in allerta, sapendo che lei era lì, si stava preparando all'attacco. Dei passi mi fecero capire la sua posizione, ma prima che potessi anche solo reagire un dolore sordo mi perforò la gamba che cedette.
Urlai di dolore, notando il pugnale lanciato con precisione millimetrica sulla mia coscia, dovevo far qualcosa per fermare l'emorragia. Strinsi i denti, mugugnando di dolore mentre estraevo la lama del pugnale che si era conficcata fino all'elsa.
Mi tolsi la maglia, legandola stretta sulla ferita, mentre finalmente l'emorragia si fermava. Ansimai, con i polmoni ancora in fiamme per la corsa mentre la figura della ragazza veniva fuori dalla boscaglia con sorriso malefico.
Cercai di rimettermi in piedi, ma la gamba cedette costringendomi seduta, mi aveva rotto l'osso quella bastarda!
Cazzo! E ora cosa faccio? Non posso salire la cascata in queste condizioni!
Non potevo arrendermi. Non dovevo arrendermi. L'unica cosa che potevo fare era lottare. Feci perno sulla gamba buona riuscendo ad alzarmi. Darcy mi osservò compiaciuta, mentre pochi secondi dopo un urlo di dolore rompeva il silenzio.
Il mio pugnale si era conficcato nella gamba fino al pomello, mentre anche lei per terra moribonda mi fissava con odio. Poco dopo si rialzò con la mia stesa tecnica. Lei non riusciva a muoversi ma io ero messa nella sua stessa situazione. Ma no! Io posso usare gli insegnamenti di Kevin! Saltai grazie alla gamba buona riuscendo ad atterrare in verticale dandole un calcio con la sinistra in pieno volto, visto che la destra era in condizioni pietose.
Poi ad un certo punto Darcy scomparve per ricomparire poco dopo alle mie spalle, mi scappò un urletto di sorpresa mentre mi spostavo prima che la sua magia mi colpisse in pieno.
Dalla sua mano era fuoriuscito un fuoco violaceo che andò a bruciare gli alberi per poi scioglierlo come la cioccolata vicino al fuoco, deglutii.
Veleno, ecco qual è la sua abilità.
La guardai appoggiare la mano per terra dissolvendosi, per ricomparire davanti a me e... intuizione che definirei geniale.
Mi alzai di scatto urlando di dolore per aver appoggiato la gamba destra, ma riuscendo comunque a sfuggire alla sua morsa, sorrisi ora toccava a me fare un po' di casino.
Sentii il mio potere scorrere nelle vene e semplicemente lo lasciai libero di distruggere tutto ciò che incontrasse, lo diressi verso la foresta e un'enorme vampata partì dalle mie mani incendiandola.
Le fiamme mi danzavano attorno creando un'aura bollente che mi rendeva potente quasi quanto una dea. La strega mi guardò impaurita, io mi avvicinai sempre di più affinché lei fosse costretta a creare uno scudo protettivo ovviamente velenoso.
Sorrisi e sussurrai «Mi hai appena fatto vincere»
Mi avvicinai di più a quella barriera violacea, altamente infiammabile e appoggiai due dita sopra di essa per farla esplodere. Io saltai riuscendo a prendere l'onda d'urto, essa riuscí a farmi arrivare sulla parete rocciosa, l'impatto fu duro e molto doloroso ma mancavano pochi metri alla meta! Le gocce d'acqua mi sferzavano il viso, raffreddando il mio potere, eppure le fiamme poco distanti stavano divampando con una forza incredibile, mentre mettevo metri distanza tra me e il terreno.
Poco tempo dopo raggiunsi la vetta dove non molto distante c'erano due battenti marmorei. Con sopra disegnate delle foglie d'orate rovinate dalle intemperie e dal tempo.
Sorrisi e lacrime di dolore e felicità mi rigarono le guance, l'alba stava iniziando ad apparire nel cielo.
Non mi ero neanche accorta che fosse già passata una giornata intera, stesa per terra stavo contemplando il cielo che si tingeva dei colori dell'arcobaleno, questo mi riportò alla mente James.
Chissà ora dov'è
Ripresi fiato crogiolandomi nel fatto che dovevo solo alzarmi e aprire quei battenti e tutto sarebbe finito
Avremmo vinto.
Un respiro ansante mi fece scattare in allerta, mentre mi rialzavo lentamente in piedi guardando il mio avversario. Il ragazzo moro con la benda, era alto quasi come Kevin, anche la sua bellezza era da mettere in conto, ma in quel momento percepii uno strano senso di amicizia verso quel tizio.
Mi sembra di conoscerlo già da una vita eppure non ho la più pallida idea di chi sia.
Lui si mise in posizione d'attacco, e io feci lo stesso senza mettere peso sulla gamba. Lui partì all'attacco cercai di schivarlo ma il suo pugno si abbatté comunque potente e deciso sul mio addome. Il respiro mi si bloccò, dalla bocca mi uscì un po' di sangue mentre un dolore perseverante mi costringeva seduta.
Come faceva ad essere così potente?
La ferita alla gamba mi ricordò di quanto sangue avevo perso, non sarei riuscita a resistere per troppo tempo.
Ansimai di dolore, di frustrazione. Non ce l'avevo fatta. Di nuovo. Il ragazzo mi avrebbe ammazzato e quindi tutti i miei sforzi sarebbero stati vani. Ero stata brava ma non abbastanza come tutte le restanti delle volte.
Lui si rimise in posizione d'attacco pronto per ripartire e stavolta non feci neanche la fatica di rialzarmi in piedi. Si avvicinò caricando il colpo, esso si abbatté con una forza spaventosa sul mio petto, in quell'istante riuscii a slegargli la benda che gli copriva gli occhi. Non sentii più il mio battito cardiaco, per troppo tempo.
Il ragazzo aprì gli occhi fissandomi davvero per la prima volta, guardandomi prima confuso e poi scioccato, le iridi nere come la notte che non permettevano la distinzione tra la pupilla e iride.
Sputai sangue, mentre la mente si svuotava da ogni pensiero e finalmente il dolore alla gamba, al resto del corpo e anche alla mente si affievoliva per poi spegnersi del tutto.
Una calma improvvisa, seguita da un'estasi impagabile mi invasero mentre, sentii le braccia potenti del ragazzo prendermi per poi lanciarmi contro qualcosa di duro che si aprì per la forza dell'impatto.
Non sentii neanche quel dolore, mentre riguardai il cielo ora tinto di azzurro invitarmi a chiudere gli occhi.
Finalmente stavo morendo. Finalmente si sarebbe dimenticato di me. Finalmente nessuno mi avrebbe più giudicato.
Ma c'era qualcos'altro che il destino bastardo voleva mostrarmi, Kevin si piegò su di me preoccupato. Mosse le labbra, per parlare ma non sentivo più nulla. E poi anche gli altri si avvicinarono preoccupati mentre capivo solo in quel momento...
Avevo vinto, ce l'avevo fatta. Ma sapevo che non sarei riuscita ad arrivare fino in fondo alla sfida.
Avrei potuto finalmente essere considerata parte integrante del gruppo. Avrei potuto finalmente avere una vera e propria famiglia, che mi accettasse per quello che ero.
Ma non era quello il mio destino. Non era quella la mia strada a quanto pare.
Passai in rassegna a tutti i volti che mi guardavano preoccupati.
Kevin sopra di me aveva gli occhi lucidi, Hester stava piangendo ininterrottamente e Logan invece era immobile bianco come un cencio mentre Nika mi stava parlando preoccupato.
Grazie, è stato davvero bello. Anche se è durato poco vi ho voluto bene ragazzi.
Ma quelle parole non uscirono dalla mia bocca, e non sarebbero mai uscite purtroppo. Riuscii a ricordarmi della mia vecchia istruttrice. Della mia vecchia vita. Che non avrei più potuto vivere, ma andava bene così.
Le cose felici accadono ma hanno sempre un tornaconto, io avevo avuto tutto ciò che avevo sempre desiderato. Mi sarei dovuta rassegnare e l'avrei fatto.
Addio ragazzi. Ci rivedremo.
Non riuscii a vedere nient'altro perché il mio tempo era finito. Game over.
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