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Capitolo 3.8

DIARIO

Oggi è stato un giovedì davvero pieno di emozioni, sono stata con Luca al casolare e l'atmosfera si era fatta davvero bollente. Quando l'ho detto a Perla e a Fede, non mi aspettavo una tale iperprotettività. Insomma, tutti a questo mondo fanno quel che sembra loro più congeniale, ma se lo faccio io, anzi se penso di farlo, non va più bene? Non le capisco proprio! Forse, l'unica cosa sensata da fare è smettere di spiattellare gli affari miei e chiedere consigli. In fondo non è che loro siano così prodighe di dettagli, con me. E poi non capisco che bisogna c'era di giudicare, perché, sì, mi sono sentita giudicata! Come se loro fossero esenti da giudizi... Insomma, ora basta! Sto bene con Luca. Mi basta questo al momento...

Ho appena finito di sistemare in cucina, e vado in camera mia a prendere il telefono. Lo sblocco e una chiamata persa mi lascia impietrita! È strano che non lo abbia sentito suonare, ma forse è stato meglio così. Decido di ignorare la telefonata, ma credo che, in fondo, l'unica cosa sensata da fare, sarebbe quella di decidere di ignorare il chiamante...

Vado in bagno a fare quella che spero sia l'ultima pipì della giornata, ed eccolo che ricomincia a squillare! Non mi va di correre a rispondere, così mi sistemo, mi lavo le mani e solo quando capisco che non ha intenzione di arrendersi, decido di rispondere.

"Cosa vuoi?" rispondo malamente.

"Buonasera a te!"

"Non è giornata, Paolo! Quindi te lo ripeto, cosa vuoi?"

"Esci!" dice, fin troppo calmo.

"Che?"

"Esci un attimo, lo so che hai finito di fare tutto a casa..."

Vado a guardare fuori dalla finestra della mia camera e lo vedo lì fuori, che mi fa cenno con la mano per farsi notare.
Come se ce ne fosse bisogno...

Chiudo la chiamata, e un po' per curiosità, un po' perché, in fondo continuo a pensare alle parole di Perla, scendo giù ad avvisare che esco, e in men che non si dica mi chiudo la porta alle spalle.

È davvero strano vederlo, di giovedì poi...

Paolo richiude lo sportello e mi viene incontro per salutarmi.

- Cosa ti porta da queste parti? Avevi nostalgia del paesello o ti sei già stancato della vita di città? - dico mentre vado a sedermi sul muretto.

- Avevo nostalgia... - si diede accanto a me - Sono appena tornato, domani non ho lezione e ho pensato di passare a farti un saluto. -

- E non ti bastava una telefonata? -

- No! - risponde serio.

- Ok... Allora? -

-Allora che? - chiede.

- Niente... Te ne vuoi stare qui, in silenzio? -

- Sì, al momento sto bene così. -

Vorrei essere più curiosa, chiedergli il reale motivo per cui si è presentato a casa mia, a quest'ora, ma lo assecondo e aspetto che sia lui a prendere la parola. Non posso fare a meno di pensare a tutte le volte che anche io avrei voluto stare in silenzio, con lui, solo per avere un amico vicino. Una persona che mi sapeva capire senza che ci fosse stato bisogno di parlare.
Fino a qualche tempo fa, avrei fatto i salti di gioia, se chiunque mi avesse detto che Paolo voleva vedermi, ma adesso che lui comincia ad avvicinarsi a me, provo uno strano senso di colpa. Non so se sia dovuto al mio rapporto con Luca, a quello di cui ha accennato oggi Perla, o semplicemente perché in fondo, ho sempre voluto essere desiderata da lui, e magari, in seguito, rifiutarlo, come lui ha fatto con me. Oppure no! No, non sarei mai in grado di rifiutarlo. Sono troppo debole, per fare la dura! Sono stanca di stare qui a pensare mentre lui se ne sta in silenzio.

- Senti Paolo, che facciamo? Mi sono stancata di stare così, e ho pure un male cane al fondoschiena. - Mi alzo e mi muovo un po' per riattivare la circolazione alle gambe. - Io domani mi alzo presto e se non hai niente da dire forse è meglio se ci salutiamo. -

Mi volto, pronta a ripercorrere la stradina fatta poco prima, quando finalmente si decide a parlare.

- Detesto questa situazione, sai Anna? - ha lo sguardo fisso nel vuoto, credo si aspetti una risposta, e proprio quando sto per dire la mia, lui continua - Avevi ragione, l'altra sera... Sono uno stupido giocattolaio! -

- Paolo, ma che vuoi dire? - comincio davvero a non cogliere il succo del suo discorso.

- Voglio dire che se da una parte sono felice che tu sia riuscita ad andare avanti dopo la sbandata che avevi preso per me, dall'altra non mi sta bene che tu decida di darti al primo che capita... -

- Ma come ti permetti? No, scusa Paolo, ma non mi sembri nelle condizioni di potermi dare ordini, o consigli o quello che è... - gli vado vicino, e lo fisso dritto negli occhi - Sei tu, quello che mi ha mai voluta! Sei tu quello che fa foto a destra e a manca di conquiste scelte a caso tra le miriadi di ragazze che ti stanno dietro e che probabilmente non conoscono neppure il tuo cognome! E ti ricordo che sei sempre stato tu a farmi riavvicinare al mio ragazzo, dopo che avevamo litigato! E ora non dovrei essere felice di passare qualche momento piacevole con lui? Ma che vi prende? Siete tutti così spaventati che possa fare qualche passo falso... È la mia vita! Dannazione, fatevelo entrare in testa! - dico tutto d'un fiato e forse ho pure alzato la voce, ma non mi importa.

- Ma sei davvero convinta che lui sia quello giusto? -

Eccola lì, la domanda che continuo a farmi e a cui non so dare risposta!

- Non lo so, va bene? So soltanto che ci sto bene, mi rende felice, è premuroso, mi fa sorridere e sembra realmente interessato a farmi stare bene. Non so se tutto questo significa che lui è quello giusto, al momento so solamente che non è te! - rispondo spostando lo sguardo.

- Cosa significa? - chiede.

- Significa quello che ho detto. Non posso stare ad aspettarti per sempre, quando tu non ti sei fatto problemi ad andare avanti. Non ti sto chiedendo di ritornare sui tuoi passi, ma non pretendere da me cose che non ho intenzione di fare! Ti sono stata accanto, come amica, per tutta l'estate, ogni giorno, ad ogni uscita. Tutte le volte ti ascoltavo parlare di questa o quella ragazza, e dentro di me sapevo che sarei stata solo una confidente, ma non mi importava, io volevo solo starti vicino, e se per farlo dovevo sorbirmi tutte le storie sulla tua ultima conquista, beh, stavo in silenzio e ti assecondavo. Ma adesso? Cosa mi stai chiedendo, adesso? -

- Non lo so, Anna, ok? Non lo so! - Fa una pausa, poi continua - Non so cosa mi sta succedendo, ma devo ammettere che mi manca la mia amica, anche se forse amica, non rende bene l'idea. -

- Ma cosa dici? -

- Anna, andiamo, lo sappiamo entrambi che è complicato il nostro rapporto... Insomma, se adesso ti baciassi, cosa faresti? -

Non credo di aver capito bene, questa giornata è davvero complicata e interminabile. Troppe emozioni, tutte insieme, poi.

- Non farei un bel niente, perché tu non farai un bel niente! Ora devo rientrare, è un sacco di tempo che sono fuori casa e domani devo andare al corso. - Sto per salutarlo ma poi decido di dire un'ultima cosa:
- Fattela passare, Paolo, perché da oggi, non sono più disposta a farmi mettere i piedi in testa da nessuno! E se poi dovessi avere una qualsivoglia reazione sgarbata, non venire a dirmi che non ti avevo avvertito. Spero tu abbia salutato la vecchia Anna, perché domani, a vedere l'alba ci sarà una persona completamente diversa! -

Il suo sguardo mi segue rientrare in casa e quando sto per richiudere la porta, sento il motore avviarsi e con la coda dell'occhio vedo Paolo allontanarsi.

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