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Capitolo 2.18

- Aspetta, non partire, perderò il filo del discorso. - evito di guardarlo negli occhi, ma cerco la sua mano e continuo a stringerla alla mia. - Apprezzo la tua sincerità, non riesco a capire il perché di tutto questo, ma cercherò di farmene una ragione. Quella appena trascorsa è stata una settimana terribile eppur bellissima! Il mio amico era appena partito, quando sei entrato a far parte della mia vita. Sei quasi arrivato in punta di piedi e mi hai aiutata a scordarmi di non averlo accanto. Non voglio dire di averti usato, ma non sono una santa neppure io. E a quanto pare, tu lo sapevi! Sapevi quello che stavo passando, e nonostante tutto, non ti sei arreso. Io sono una causa persa. Lo sanno tutti. Vivo di speranza e di questo passo morirò disperata! Non credo che tu abbia bisogno di farti ridere dietro dai tuoi amici, io ci sono abituata, ma tu non lo meriti. Prova a capire il mio punto di vista e mettiti nei miei panni: se fossi al posto mio, vorresti avere accanto qualcuno, pur sapendo che dovrà sgomitare, scalciare e combattere con i pugni e con i denti, per entrare nel tuo cuore? Non posso prometterti niente di buono. Insomma sei carino! Davvero, davvero carino! E mi fai stare bene, mi fai sorridere, mi fai battere il cuore se all'improvviso mi sfiori, ma non ti conosco abbastanza... -

- Se me lo permetti - mi interrompe - possiamo andarci piano. E questa volta, dico seriamente, non voglio affrettare le cose. Saremo due amici o due semplici estranei che imparano a conoscersi, ti va? -

Non so cosa rispondere, non posso promettergli nulla. In fondo, sono attratta da lui, ma il mio cuore appartiene a Paolo, è ancora troppo presto, per riuscire a voltare pagina definitivamente.

- Ok! - alzo lo sguardo e i suoi occhi, nonostante le mie buone intenzioni, mi fanno sempre tremare le gambe. - Amici! Ma voglio tenerti per mano ancora un po'. -

Luca mette in moto e mi riaccompagna.

Davanti casa mia, Luca aspetta che io mi decida a scendere dalla macchina; resto ferma qualche minuto, poi prendo la borsa, cerco le chiavi e le tengo in mano, non voglio farlo davanti la porta, ogni volta non riesco mai a trovarle; a quest'ora la temperatura è calata troppo e il mio abbigliamento non mi copre a sufficienza.

- La prossima volta, dovresti portare con te una giacca. - dice, come se avesse sentito i miei pensieri.

- Beh, la prossima volta sarai tu a dovermi ricordare di prenderla. - faccio per aprire la portiera ma le sue parole mi fermano.

- Siamo amici e non posso risponderti a tono, ma ti preferisco senza giacca... Ciao splendore! -

- Alla prossima, Luca. -

- Alla prossima, Anna. -

Scendo dalla macchina e in un lampo rientro in casa.

Il calduccio della mia stanza, è confortante. Vado subito in bagno, mi strucco, mi lavo il viso, i denti e indosso il pigiama. È da poco passata la mezzanotte ed è stata una lunga giornata. Ieri sera sono andata a letto felice, avevo un fidanzato e avevo voglia di cominciare questa avventura; dopo un solo giorno, invece, è successo di tutto: il ritorno di Paolo, il silenzio di Luca, e poi Perla e la sua avventura! È troppo anche per me!

Lascio il telefonino a ricaricarsi durante tutta la notte, mi infilo sotto le coperte e spengo l'abat jour.

*******

Non credo ci sia cosa più bella che starsene a dormire fino a tardi, la domenica mattina! Hai tutto il tempo di accendere il cervello, capire che devi aprire gli occhi e sorridere. Oggi non ho voglia di uscire. Credo che rimarrò a poltrire, a casa.

Scendo in cucina, sono quasi le 11; ho dormito davvero bene. Ci voleva! Mia madre, oggi, sembra di buon umore. Sta smanettando, come suo solito, e sta per infornare un ciambellone. Resto a farle compagnia, mentre cerco una merendina da mettere sotto i denti. Non voglio rovinarmi il pranzo, lei si è impegnata tanto e io cerco sempre di farla felice, mangiando tutto quello che ho nel piatto. Mi chiede di ieri sera e rispondo che ho trascorso una bella serata; in effetti, è vero, ma non ho voglia di entrare nei dettagli. Me ne ritorno in camera, chiamo Fede e, per mezz'ora buona, parliano di Luca, Perla, Paolo e di tutti i casini che continuano a perseguitarmi.

Appena chiudo la chiamata, accendo il computer, digito l'indirizzo di Facebook e mi metto a spulciare le varie notifiche; è sempre tutto uguale, la domenica mattina, ci sono solo un sacco di foto della serata precedente, chi beve un cocktail, chi una birra, chi mangia una pizza, chi è in piazzetta...

Perla ha postato i nostri amici, mentre suonavano, Paolo ha scritto qualcosa e non so perché, ma credo ce l'abbia con me. Rileggo il messaggio:

< Dovrei aprire una giocattoleria! Sarebbe tutto più facile! >

Rispondo:

< Basterebbe che tu scegliessi un solo giocattolo con cui giocare, il resto non è necessario! >

Abbandono la sua pagina e prima che possa cercare quella di Luca, ricevo la notifica di una richiesta di amicizia; a quanto pare mi ha preceduto, accetto subito e qualche istante dopo si apre la finestra della chat: < Buongiorno amica! >

< Direi che buon pranzo suoni meglio a quest'ora! Amico... >

< Hai dormito bene? >

< Direi che ho riposato splendidamente, mi sono svegliata da poco. E tu? >

< Ho fatto del mio meglio... >

< Ora devo andare, a presto, Luca. >

< A presto, Anna. >

Cerco di riordinare la mia camera, mentre aspetto di scendere a pranzare; c'è troppo disordine e in ogni caso ho bisogno di distrarmi.

L'orologio segna le 14 e 28, quando prendo il cellulare tra le mani, sono appena ritornata nella mia stanza, ho la pancia piena, mi sembra di scoppiare, ogni domenica è sempre la stessa storia. Me ne sto a giocare, fino a che non finisco le vite; decido di scrivere a Perla.

< Ehi, tesoro, hai programmi per oggi pomeriggio? >

Ricevo la risposta quasi subito.

< Ehi, tesoro, io no, ma mia madre mi ha messo ai lavori forzati! Ieri sera ho fatto tardissimo e credo che per oggi devo passare! >

E va bene, vorrà dire che me ne starò a casa, pure io. Vorrei chiedere a Paolo di vederci, ma non so se sia il caso di espormi; potrei chiedere a Luca... No, quasi quasi me ne vado al cinema. Mi pare che stiano trasmettendo un cartone. Andrà bene. In fondo, non ho bisogno di nessuno per guardare uno stupido film. Mi appisolo.

Dormo per un paio d'ore buone, a questo punto faccio in tempo ad andare allo spettacolo delle 18; mi passo la piastra ai capelli, cerco una camicia e un maglione da mettere sopra i jeans, mi cambio e mi trucco; niente di impegnativo, toni leggeri e viso acqua e sapone. Prendo i soldi, il telefono e le chiavi metto tutto nella tracolla e sto per scendere, poi ritorno indietro, apro l'armadio e prendo un giubbino, non si sa mai. Vado a salutare mia mamma ed esco.

Cammino piano, ho ancora un po' di tempo, prima che il film venga proiettato. Mi soffermo a guardare le vetrine. Dovrei andare a fare compere, un giorno o l'altro, ci sono un sacco di cose che mi piacciono. Ho bisogno di una rivoluzione, ho davvero voglia di reinventarmi! Non ho intenzione di tagliare i capelli, ci metterebbero troppo a ricrescere, ma almeno posso cambiare il mio modo di vestire.

Arrivata davanti al cinema, mi ritrovo attorniata da una marea di bambini e dai loro genitori. Faccio la fila, pago, e mi dirigo al reparto acquisti; prendo una bottiglia di the e una confezione di patatine, poi scosto la tenda e vado a scegliere un posto lontano dallo schermo e da tutti quei marmocchi.

Spero tanto che nessuno di loro si sieda accanto a me, potrebbero rovesciarmi qualcosa addosso, o peggio, potrebbero distrarmi dalla visione del film con qualche insulsa chiacchiera.

Prendo il telefono per abbassare la suoneria e vedo lampeggiare un messaggio:

< Ehi, splendore! Che fai di bello? Io mi annoio :-) >

Che faccio? Se gli dicessi che sono al cinema, potrebbe vederlo come un invito, e non voglio che si veda costretto a raggiungermi. Però ha scritto di essere annoiato, magari gli fa piacere venire da me...

< Ciao, sto aspettando l'inizio di un cartone, al cinema. >

< Tienimi un posto, arrivo! Se non disturbo... >

< Ok, ma non sentirti in obbligo di raggiungermi, non mi pesa starmene da sola. >

< Troppo tardi! Sono già in macchina! >

Non appena poso il telefono in borsa le luci della sala si spengono, e sullo schermo cominciano a susseguirsi le immagini dei trailers. Il cartone sta per iniziare, spero che Luca arrivi in tempo.

Mi sento toccare una spalla, nel momento in cui appaiono i crediti

- Ce l'hai fatta! - sussurro e sorrido.

- Certo, non c'è modo migliore di passare la domenica pomeriggio se non vedere un panda che fa arti marziali! - sorride e si siede alla mia destra.

Guardiamo il film in silenzio, mangiamo le patatine e in men che non si dica si accendono le luci per l'intervallo.

- Allora... - Luca si sposta sulla sedia per guardarmi in faccia - ti piace il cartone? -

- Beh, certo, non sarei qui se non mi piacesse. -

- Vado a prendere qualcos'altro da mettere sotto i denti, vuoi qualcosa? -

Scuoto la testa e lo vedo allontanarsi; mi sembra strano che lui sia qui, con me. Insomma, non è un appuntamento, siamo solo due amici che se ne stanno in silenzio, al cinema. Però è bello! E lui è terribilmente carino. Ma come fa? E comunque siamo solo amici. Non ci devo pensare.

Luca ritorna con in mano un sacchetto di popcorn, una bibita gassata e un pacchetto di noccioline ricoperte di cioccolato, lo aiuto con i suoi acquisti, e lui riesce ad abbassare il sedile e sedersi.

- Queste le tengo per me! - dico con i cioccolati in mano. Luca scuote la testa e sorride, poi si spengono le luci e il film ricomincia.

Quando cerco nella borsa i fazzoletti, il mio amico mi guarda strano. - Non dirmi che stai per piangere! Dai Anna, è un cartone! - mi mette un braccio attorno alle spalle e mi avvicina a lui. Restiamo abbracciati, fino a che non finisce la proiezione. Mi asciugo gli occhi e cerco di non compromettere il trucco. Non appena si accendono le luci ho un po' di fastidio, ma passa presto. Usciamo dalla sala.

- Noto con piacere che hai portato con te la giacca, non è che avresti anche un ombrello? - Fuori sta venendo giù il cielo! Luca vede l'espressione stupita sul mio volto. - Dai, ho la macchina qui vicino, aspettami qui, torno subito e ti accompagno a casa. - Si copre la testa con il giubbotto e lo vedo correre via. Aspetto davvero poco e non appena accosta davanti alla porta, esco e mi affretto a raggiungerlo.

- Brutta serata, eh? - guardo il cielo sempre più scuro.

- Non mi pare sia stata così brutta! - Luca continua a giudare -Io parlo per me, ma credo che guardare un cartone, mangiare schifezze e stare con un'amica, non può essere definito brutto. -

- Beh, io parlavo del tempo ma va bene... - ci sarà anche il diluvio, ma non mi pare che questa sia la strada per casa mia. - Ma dove stiamo andando? -

- Da me, devo asciugarmi i capelli e cambiarmi, sono zuppo! Non voglio prendere un malanno. Abbi pazienza e ti porto ovunque tu voglia. - accende l'autoradio e continua a guidare.

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