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Chapter 9: I Just Want To Relax

Preparo in fretta le mie cose, uscendo dalle valigie solo ciò che per me è indispensabile e mi sistemo, pronta per una passeggiata.

Non amo stare chiusa in casa quando ci sono belle giornate. Afferro il mio quaderno dei disegni, una matita e una gomma e mi avvio giù per le scale.

Appena svolto l'angolo, incrocio Ashton, con ancora le cuffie.

Mi sorride passandomi accanto ma mi oltrepassa. Be', in realtà non so cosa mi aspettassi.

Esco di casa senza avvisare nessuno, sicura che tanto nessuno verrebbe a cercarmi.

Mi stringo nella mia felpa, respirando a fondo l'aria di mare, il quale si vede già dal viale che conduce alla villa degli Irwin.

Cammino per una manciata di minuti. Quando capisco di essermi allontanata abbastanza, ma non troppo, mi fermo ad una panchina e accavallo le gambe.

Apro il quaderno e dopo aver lanciato un'occhiata intorno a me comincio a tracciare i bordi di alcuni elementi.

Prima qualche albero, poi la panchina posta dall'altro lato della strada.

Sono così presa da ciò che sto facendo che non mi accorgo di qualcuno che mi si avvicina. Solo quando sento picchiettarmi sulla spalla mi volto.

«Ashton!» esclamo arrossendo. Lui fa lo stesso.

«Che ci fai qui?» gli domando. Abbassa lo sguardo, torturandosi le pellicine sulle dita delle mani.

«Potrei farti la stessa domanda.» svia ciò che gli chiedo sollevando un sopracciglio.

«Bene,» comincio, richiudendo il quaderno e voltandomi verso di lui. «sono venuta qui perché volevo prendere un po' di aria e volevo stare da sola a godermi il paesaggio e disegnare.» ammetto chiudendo gli occhi e beandomi del cinguettio degli uccelli.

«Oh. Da sola? Scusa, io non-» balbetta imbarazzato, ma io lo interrompo.

«Tranquillo, non disturbi.» lo rassicuro, poggiando una mano sulle sue.

«Da sola per colpa di alcune persone, ma non c'entrano tutte quelle che conosco.» alzo gli occhi su di lui per un secondo e poi li riabbasso.

Solo adesso mi accorgo delle nostre mani vicine e sto per scostare la mia, ma lui la trattiene.

Mi sorride e come di consueto, le sue guance si colorano di rosa.

Prende la mia mano, piccola ed esile, e la avvolge nelle sue, grandi e longilinee. Distende le mie dita sul dorso di una sua mano e le osserva.

«Hai cambiato il colore dello smalto.» mi dice, accarezzandomi le nocche con estrema delicatezza.

«Sì.» rispondo solo. Sono ancora colpita dal fatto che se ne sia accorto.

«Mi piace questo colore.» mormora, non smettendo di toccarmi. Richiudo gli occhi e mi rilasso.

«Anche se l'arancione ti sta meglio.» riprende le frase che mi ha detto quando è venuto a cena da me.

A questo punto riapro gli occhi, puntandoli nella sua direzione.

«Grazie.» rispondo, riferendomi anche all'altra volta.

Restiamo alcuni minuti in silenzio, io con gli occhi chiusi a respirare profondamente, e lui ad accarezzarmi la mano.

«Quanti anni hai?» mi domanda dopo un po'. Lo fisso.

«Sedici.» sussurro, come se fosse un segreto di cui non potrei privarmi. «Tu?»

«Diciotto.» risponde. Il suo tocco si ferma e automaticamente riporto la sua mano sulla mia e lui ricomincia a muoversi.

«Non li dimostri.» gli faccio notare. «Dico, sembri...» mi arresto, non sapendo bene come continuare.

«Grazie.» ridacchia, tirandomi fuori dall'imbarazzo. La sua risata. L'ho sentita così poche volte.

«Sei figlio unico?» questa volta la domanda parte da me. Annuisce.

«Anch'io.» sospiro. Ho sempre sognato di avere una sorella minore.

«E Abigail?» mi chiede. Lo guardo curiosa. Non mi aspettavo da lui una domanda del genere, ma non mi dispiace confidarmi con Ashton. Mi viene naturale farlo.

Accorgendosi del mio silenzio, interviene. «Sei libera di non rispondere.»

«No, posso farlo.» un timido sorriso sulle mie labbra. «È la nuova compagna di mio padre. Mia madre è morta qualche anno fa, una malattia, e io sono rimasta con loro.» gli spiego, mostrando una parte di me di cui nessuno era a conoscenza.

«E lei non ti piace?» sembra afflitto, ma non riesco a capire cosa possa preoccuparlo tanto.

«No, è che...» deglutisco, indecisa se dirgli la verità.

«Ho capito, tranquilla.» mi sfiora la guancia con la mano libera e si solleva. Mi tiene ancora la mano aiutandomi ad alzarmi.

«Passeggiamo?» annuisco e lo seguo.

n/a

sono adorabili aw

-mic

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