Capitolo 41
Piccola nota:
'Sera wattpad!
Mi scuso infinitamente per l'aggiornamento mancato di mercoledì scorso, ma non ho avuto veramente tempo. Cercherò di rimediare, promesso.
Intanto, però, pensiamo che quello di oggi c'è.
Vi consiglio di ascoltare "Lithium" degli Evanescence. È fantastica, potrei ripeterlo all'infinito.
Spero che il capitolo vi piaccia e... beh, magari fatemi sapere che ne pensate.
Buona lettura!
Ci fermiamo davanti ad un palazzo rosso, la playlist che continua ancora ad andare nelle cuffie.
I fregi del palazzo, bianchi e color crema, decorano la struttura in marmo del portone con degli strani motivi floreali.
Mi avvicino, seguendo Alex che si dirige verso il citofono schiacciando con insistenza l'unico bottone presente.
Allungo il collo in avanti cercando di scorgere il nome scritto accanto al pulsante, ma l'unica cosa che riesco a vedere è la mano di Alex che trema impaziente mentre lo preme senza fermarsi un attimo.
Sembra passare un eternità prima che dall'altra parte risponda qualcuno.
"Chi è?" il suono della voce è metallico, distorto dal citofono evidentemente troppo vecchio.
"Tom, sono io" dice Alex, dando per scontato che questo ragazzo, Tom, sappia che con quell'io si riferisce proprio a lui.
"Alex?" domanda quindi l'altro, dopo qualche minuto di silenzio.
"No, sono Magnus Bane. Chi vuoi che sia, Tom? Certo che sono Alex!"
Il ragazzo dall'altra parte sbuffa, leggermente irritato. Probablimente non è la prima volta che Alex lo sveglia nel bel mezzo della notte. Oppure sperava che fosse davvero Magnus Bane. D'altronde, se esistono i Creatori di Portali non vedo perché non possano esistere stregoni sexy che portano pantaloni di pelle arcobaleno.
"Vieni" dice sbadigliando e aprendo il portone subito dopo.
Alex appoggia una mano alla grossa porta pesante che inizia a richiudersi mentre mi fa cenno di entrare.
Improvvisamente sento il cuore accelerare.
"Ma non sa che ci sono anche io, Alex. Sei sicuro che sia d'accordo? Insomma... non sembrava felice nemmeno di sentire te. In più non mi conosce. Non credo che gli farebbe piacere avere in casa degli sconosciuti" dico, cercando in tutti i modi una qualche scusa per non entrare.
"Sicurissimo. E poi ormai è sveglio, no? Al massimo continuerà a sbuffare"
Mi porge una mano rimanendo appoggiato al portone, ma io non riesco a fare altro se non rimanere ferma e guardarlo.
Ma che cosa mi prende? Perché non entro? In fondo è la cosa più normale che mi ha chiesto di fare, sino ad ora. L'ho ascoltato quando mi ha riempito la testa con parole che nemmeno adesso mi sono chiare, ho lasciato casa mia e sono corsa via da un mostro che potrebbe ancora essere qui fuori. Anzi, deve per forza esserci: è impossibile che si sia volatilizzato nel nulla.
Un brivido mi corre lungo la schiena mentre aquisisco, tutto d'un tratto, la consapevolezza del rischio che corro rimanendo fuori.
Senza continuare a pensarci afferro la mano di Alex, che inizia a sorridere mentre mi porta all'interno del palazzo. Preferisco sentire Tom sbuffare tutto il tempo e passare dal semplice grado di 'sconosciuta' a quello più complesso di 'conoscente' piuttosto che rivedere quella creatura.
Deglutisco, guardando per un istante il pavimento scuro dove si riflette la mia immagine, quindi alzo lo sguardo di fronte a me. A qualche metro da noi un ragazzo alto, coi capelli rossi e ricci legati in una coda sulla parte alta della testa sorride leggermente, stropicciandosi gli occhi.
"Ehi" dice, alzando la mano destra.
"Tom - risponde Alex, continuando a sorridere e andando verso l'amico, che lo abbraccia, ancora intontito dal sonno - Lei è Clare" aggiunge quindi, una volta scostatosi da lui e guardando nella mia direzione.
Nel preciso istante in cui Alex finisce di pronunciare il mio nome gli occhi di Tom si accendono, come se qualcuno vi avesse messo dietro due accendini.
"Quella Clare?" domanda quindi, sorridendo verso Alex in modo strano.
Okay, mi sembra di capire che non siamo sconosciuti. Perfetto: ora devo solo sperare di non sentirlo sbuffare tutto il tempo.
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