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14- "Hymn For The Missing"

Canzone del capitolo:
---> Hymn For The Missing [R3D]
[Se ne consiglia l'ascolto]


"Mi hanno insegnato di non vivere nei ricordi, a dire la verità, l'ho imparato da solo. I ricordi fanno male.
Tutti.

Vivere di ricordi, non è un bene. Ti distrugge lentamente, ti fa piangere, ti fa soffrire e vivi di angoscia.

Ora l'ho capito.
Bisogna liberarsi dai ricordi. Perché sì, sono belli e brutti, ma entrambi li hai già vissuti.

Quindi, perché continuare a piangersi addosso sul perché sia andata così o sul perché le cose non vanno mai dal verso giusto?

I miei ricordi sono tutti dolorosi. Dal primo all'ultimo e voglio darci un taglio, tuttavia per te, moccioso, me li ricorderò un'ultima volta.

Le persone che andrò a descriverti sono stati i miei migliori amici, ed anche gli unici che io abbia mai avuto.

Si chiamavano Isabel e Farlan.
Entrambi hanno vissuto con me nella città sotterranea, un giorno ho incontrato Farlan ed insieme abbiamo deciso di aiutarci.

Non mi sono fidato subito di lui, avevo capito fin da giovane che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.
Perciò ero dell'idea: "Finché è vivo e può essermi d'aiuto, perché no?"

Più tempo stavo con lui e più mi resi conto che anche Farlan era della mia stessa mentalità. Nemmeno lui si fidava, lo avevo notato.

La prima volta che ci siamo fidati l'un dell'altro è stato quando abbiamo incontrato Isabel.

Era più piccola di noi, e si era cacciata nei guai, come da suo solito. L'abbiamo difesa data la nostra bravura in quanto combattimento corpo a corpo, ed abbiamo vinto.

Ci fidavamo perché entrambi sapevamo che da soli non ce l'avremmo fatta, così tra di noi è finito il dubitare delle azioni dell'altro ed è iniziata un'amicizia.

Isabel ci è stata riconoscente, sempre a modo suo, ed è entrata a far parte della nostra 'squadra'. Un bel trio, tutto sommato.

La ragazza imparava in fretta, ed era brava quasi quanto noi. Così cominciammo a portarla nei nostri affari o lavoretti, poco onesti, ma necessari per sopravvivere.

Moccioso, tu mi ricordi molto Isabel. Di carattere, intendo, ed anche per un dettaglio fisico.

Gli occhi.

I suoi occhi erano verde smeraldo, come i tuoi. Erano grandi, belli, raggianti e felici. Era una ragazza piena di entusiasmo ed era simpatica.

Forse ti sarebbe piaciuto conoscerla.

Lei era brava a cacciarsi nei guai, capitava spesso che io e Farlan dovessimo andare ad aiutarla. Ma Isabel aveva questo pregio, nel voler fare giustizia subito. Non possedeva pazienza o non rifletteva abbastanza prima di agire.

Ed in effetti sembri quasi tu, quasi. Tu sei diverso, riesci a trovare un altro modo per affrontare le cose.
Come ho già detto ferisci utilizzando i sentimenti di una persona, a prescindere che tu li conosca o meno.

Sei molto intuitivo, mi piace.

Isabel era un po' più bassa di me, oltre che più giovane. I suoi capelli erano spettinati, raccolti in basso in due piccole codine e di color ciliegia. Un viso innocente, ma un carattere spietato (quando voleva).

Farlan era, invece, la mente. Quello intelligente, tra noi tre.
Non parlava molto, e se lo faceva era per suggerire un piano o per spiegarci le sue teorie.

Era molto bravo con le parole e sapeva tenermi a bada, mi calmava quando ero fuori di testa e mi consigliava cosa fare.

Spesso non lo ascoltavo, poi avevo dei rimorsi perché sapevo che avrei fatto meglio ad ascoltarlo.

Lui era decisamente alto, un fisico asciutto ma pur sempre forte. I suoi capelli erano biondo scuro, anche i suoi arruffati e spettinati e gli occhi grigio azzurri.

Mi piacevano i suoi occhi, freddi ed attenti.
Scrutavano qualsiasi cosa, valutando ciò che poi sarebbe potuto rivelarsi utile un domani.

Farlan lo posso paragonare ad Arlert, il tuo amico. Gli assomigliava, in quanto astuzia ed ingegno.
Sarebbero andati d'accordo, anche loro magari.

Perché loro sì, mentre io no?
Io assomiglio ad Ackerman, e portiamo lo stesso cognome tra l'altro, ma con lei non ci riuscirei ad andare d'accordo.

Freddo, spietato, impassibile e rinchiuso in me stesso. Sembro quella ragazza.
E forse abbiamo in comune qualcosa.

Tu, moccioso.

Qualche tempo più tardi, trovammo giù nella città sotterranea dei movimenti tridimensionali. Così lo abbiamo provati e, miracolosamente, funzionavano.

Decidemmo di utilizzare quelli, per qualsiasi cosa. Spostarci e lavorare, sopratutto.

Ma attirammo l'attenzione della Gendarmeria, almeno secondo noi. Si rivelarono inspiegabilmente abili e veloci, col movimento tridimensionale e non riuscimmo ad ingannarli o a seminarli.

Mi accorsi, rimasto solo con uno alle costole, che era membro della Legione Esplorativa.
Pensai immediatamente a cosa ci facessero qua sotto, loro. Proprio loro, i quali di solito mandano la Gendarmeria considerata la posizione della città sotterranea.

Sembrava l'avessi seminato, l'unico che mi stava inseguendo, così abbassai la guardia e venni attaccato.
Era Mike.

Respinsi l'attacco preoccupandomi dei miei compagni, decisi di raggiungerli, ma un secondo uomo di bloccò.
Era Erwin.

Il mio odio crebbe, crebbe sempre di più nonostante mi limitassi e fissare i due uomini in piedi di fronte a me.

Erwin parlò e la sua voce mi infastidì, lo attaccai, ma Mike mi fermò nuovamente e concentrò il mio sguardo sui miei amici appena catturati.

Lo odiavo.
Non tanto Mike o i membri dell'Armata Ricognitiva, ma lui.
Erwin.

Avevo capito che era lui il 'capo' e nella mia mente si fece spazio il desiderio di ucciderlo.

Ci chiese come avessimo ottenuto il movimento tridimensionale, ma nessuno di noi rispose.

Anche Erwin intuì che io fossi il 'capo' del trio, così si avvicinò a me e me lo richiese sotto i miei occhi accecati dall'ira.

Serrai le labbra e lui con un cenno ordinò qualcosa a Mike, ancora dietro di me.
L'altro uomo mi sollevò la testa stringendomi i capelli e facendomi sbattere sul terreno, in una pozzanghera di acqua e fango.

Guardai con disprezzo ed astio anche Mike, il quale mi risollevò il volto portandolo ad un'altezza raggiungibile per Erwin.

Lui si avvicinò a me, sentivo il suo respiro sul mio volto. Per un istante mi calmai, poi cancellai dalla testa il mio pensiero di confessare e mi misi a guardarlo con sufficienza.

Lui mi chiese il mio nome. Ed io pensai: "Non sperare che te lo dica!"
E gliel'avrei anche urlato in faccia, ma preferivo farlo sfogare piuttosto che parlare.

La mia faccia ormai era un tutt'uno con la pozzanghera, mentre i miei amici mi guardavano disgustati dai comportamenti meschini che avevano.

Mi arresi quando nuovamente si inginocchiò e mi sollevò il mento con la sua grande mano. Scrutai il suo volto e sui suoi occhi, mi avevano affascinato.

Il suo respiro era per la seconda volta vicino alle mie labbra, non seppi cosa fare.

Una parte di me voleva fargli del male, l'altra voleva arrendersi.
Vinse la seconda, gli dissi il mio nome.

Lui mi propose un patto, quello di entrare nell'Armata Ricognitiva.
Come prima, gli diedi ciò che desiderava. Il mio appoggio.

Accettai, ma solo se potevano venire pure Isabel e Farlan.

Il nostro trio iniziava a complottare contro di Erwin.
Data la nostra missione che un tipo losco ci aveva incaricato di svolgere.

Dovevano recuperare dei documenti per un certo Lovof. Parlavano dei suoi complotti e li possedeva Erwin.

Eravamo molto più abili nel combattere contro i titani, di molte altre persone dentro il Corpo di Ricerca. Per cui non mi preoccupavo della nostra inesperienza su campo.

Di certo non andavo d'accordo con il capitano Flagon incaricato di seguirci o con altre persone, ma dovevo resistere e uccidere Erwin.

Quello che ti ha raccontato è vero, io e i miei amici pianificavamo il suo omicidio. Ma dopo un po' di giorni qualcosa mi spinse a non farlo, volevo cambiare e restarmene nel Corpo senza dover recuperare documenti. I quali erano magicamente spariti.

Quel qualcosa che mi stava facendo ricredere era Erwin, in persona, di cui ti parlerò più avanti.

Durante la missione fuori dalle mura, pioveva e c'era nebbia. Isabel e Farlan mi dissero di raggiungere la postazione di Erwin e ucciderlo, così da prendere i documenti.

Loro avrebbero aiutato la squadra. Non volevo abbandonarli, ma questa era un occasione irripetibile.
Li salutai, ricordo ancora quando mi salutarono sorridenti e felici per la piega che stava prendendo la nostra missione.

Quanto avrei voluto non lasciarli soli.
Sentì un grido dopo nemmeno cinque minuti ed era Isabel.
Tornai indietro, pregavo perché non le accadesse nulla. Né a lei né a Farlan.

Giunti da loro, il peggio stava succedendo. La mia amica era stata schiacciata in quel momento da due titani e Farlan correva in suo aiuto.
Morì poco dopo, ridotto in brandelli da un titano.

Restai sul posto paralizzato, i miei occhi minacciavano di piangere ma tutto ciò che desideravo era vendetta.

Sterminai i giganti presenti nei dintorni riducendoli in mille pezzi, mi ricoprii del loro sangue e le lacrime sgorgarono dai miei occhi chiusi.

Mi avvicinai ai corpi dei miei amici, la testa decapitata di Isabel e il busto senza gambe di Farlan.

Chiesi perdono mentre restavo solo con loro.

Volevo che loro due avessero una vita felice, volevo portare quei documenti per fargli vedere il mondo esterno come desideravano da tempo e volevo che i due stessero insieme.

Farlan provava dei sentimenti, ma non ha mai avuto l'occasione per confessarli ad Isabel. Se l'avesse fatto, se non avessimo mai accettato e se io non mi fossi allontanato ora sarei con loro.

Ma non avrei visto il mondo esterno. La luce del sole, l'azzurro del cielo, i grandi prati e gli alberi verdi.
Non avrei conosciuto altre persone o saputo cosa fare della mia vita, nonostante il mio sogno fosse sempre quello di morire.

Eppure io non morivo mai, gli altri lo facevano. E sempre le persone che amavo, ma mai io che lo desideravo.

Ora sono felice di non essere morto, o non sarei qui con te, per te e felice grazie a te.

'Mi chiedo dove siano adesso?
Se siano persi, in un altro mondo o insieme felici.
Se mai li rivedrò un giorno e potremmo riabbracciarci.
Mi chiedo se siano soli.
Spaventati.
O se mi stiano cercando.

Mi chiedo ancora perché se ne siano andati, proprio loro due che meritavano di vivere.
Dovevo restare? Con voi? E non andare ad ucciderlo?

Vi sto raggiungendo? Con le parole? Con i pensieri? O semplicemente dimenticandomi di voi?

Mi aspetterete se mai dovessi raggiungermi?
Mi aspetterete un giorno lontano?

Una risposta la conosco. Un giorno vi rivedrò, ma ora, amici miei, voglio restare qui.
Con lui, il ragazzo che non riesco a togliere dalla testa.

Lui, non se n'è ancora andato. E mai lo farà, voglio proteggerlo e dargli la vita.

Moccioso, questo cuore smarrito aspetta solo di essere riparato da te.

Ti aspetterò.'
-Levi"


//Ma...
E poi ci sono io che aggiorno a mezzanotte e tre quarti.

Evvai!🤓\\

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