8.
Silvia si concentra sull'espressione di Ginevra: la fronte è corrugata, gli occhi assottigliati come le labbra e il naso arricciato, come se sentisse un cattivo odore.
«Ma che, davvero?» borbotta, ignorando la presenza di Silvia e iniziando a passare in rassegna le foto della ragazza sullo schermo con esasperante lentezza.
Come Silvia aveva sospettato, la maggior parte delle foto visibili sono quelle in cui anche Fabrizio è presente: le più recenti sono foto di gruppo, estrapolate da compleanni, rimpatriate e feste, mentre a mano a mano che si arretra nel tempo aumentano i selfie, le foto scherzose e quelle dove presenziano solo loro due, tutto coronato da didascalie rubate da, Silvia ne è certa, il primo risultato di una ricerca di citazioni sulle amicizie di lunga data.
A differenza della smorfia perplessa di Ginevra, il volto di Silvia si scurisce di vago disgusto: davvero quella è la ragazza che sta tenendo Fabrizio lontano da lei?
Ha i tratti forti: la mascella quadrata e rigida, il naso troppo piccolo, i lunghi capelli piegati al volere della piastra di un biondo scuro e finto, gli occhietti nocciola, le labbra piccole e strette che nascondono un sorriso tutto gengive; in una delle poche fotografie visibili in cui non è con Fabrizio indossa un bikini fuxia con gli slip con i lacci laterali e il reggiseno a triangolo, un modello infantile, che cozza contro i seni grandi e distanti tra loro, la pelle bruna e troppo abbronzata, il corpo rettangolare e privo delle curve di vita e fianchi tipiche del genere femminile.
«Amelia Della Valle...» legge a mezza voce Silvia.
Ginevra si volta con esasperata lentezza, solleva un sopracciglio e osserva lo sguardo scioccato di Silvia.
«Ma davvero gli piace 'sta cessa?»
«Sembrerebbe...» sospira Silvia, ipnotizzata dallo schermo, che le mostra un primo piano della ragazza con su un sorriso largo, forzato, inquietante.
«Ha dei gusti pure peggiori dei tuoi» decreta Ginevra, mentre scuote la testa e chiude la finestra del browser.
Silvia inizia a ribollire di rabbia: avrebbe potuto comprendere una così lunga e profonda attrazione se la ragazza fosse stata magari non bella, ma perlomeno affascinante, mentre Amelia non è né l'una né l'altra. Da quel poco che le è stato possibile leggere, sembra anche ben poco brillante. Per quale ragione Fabrizio dovrebbe essere tanto innamorato di una persona come lei?
«Perché?» domanda Silvia a bassa voce, più a se stessa che Ginevra; l'amica, comunque, risponde con una vigorosa alzata di spalle.
«Smettila di pensarci» le consiglia: pur tentando di mantenere un tono comprensivo, è palese che stia reprimendo un moto di fastidio. «Parliamo di cose serie, come il fatto che in frigo non c'è altro che il proverbiale mezzo limone sul ripiano alto.»
«Cinese?» suggerisce Silvia. Ginevra alza un sopracciglio.
«Ti devo ricordare che siamo povere in canna? Ho capito l'antifona» sospira, per poi voltarsi verso l'armadio e rovistarci dentro. «Vado a fare la spesa io, come al solito.»
«Sai che laverò io i piatti» le ricorda bonaria Silvia.
«Infatti non batto ciglio. Preferenze?»
Silvia scrolla le spalle, Ginevra le risponde con un cenno della mano ed esce di casa, lasciando Silvia sola con le sue riflessioni.
Prende un protocollo, scrive la data odierna in un angolo, esordisce con un "Mio caro Fabrizio", desiderosa di mettere a nudo il suo pensiero: poi, non trovando altre parole, scrive un semplice, enorme "PERCHÉ", senza neppure il punto interrogativo, e molla il foglio.
Perché?
Quelle sei lettere le martellano la mente senza tregua e, soprattutto, senza risposta.
"Forse perché è la sola che gli abbia mostrato qualcosa di vicino all'amore."
Il pensiero le si fa strada in mente repentino.
"Ha senso."
Affonda le radici con vigore.
"Fabrizio non ha mai avuto una relazione. Fabrizio non sa cosa voglia dire essere amati."
Cresce rapido come gramigna.
«Tutto quello che devo fare è dimostrargli quello che provo per lui» inizia ad elucubrare a voce alta, felice dell'assenza di Ginevra, mentre passeggia nel piccolo spazio tra il suo letto e quello di Ginevra, rischiando addirittura di cozzare contro lo spigolo del suo comodino in legno grigio antracite. «Anzi, no, meglio ancora: non mi dichiarerò neanche. Mi inizierò a comportare come una vera e propria fidanzata, facendogli scoprire le attenzioni dell'amore, le sue gioie, e allora lui capirà, scoprirà e mi amerà di rimando!»
Quel suo discorso la porta a pensare a Dante Alighieri e a tutti gli stilnovisti, così forti della loro convinzione che amare portasse ad essere amati di rimando: quando l'aveva studiato alle superiori aveva trovato quel discorso sciocco, infantile, ma ora non può fare a meno di pensare che se il Sommo Poeta, amato e invidiato dal mondo intero, sosteneva una tesi di quel tipo, di sicuro aveva qualche fondamento.
Si butta sul proprio letto, coperto da un copripiumone a fantasia a pallini che partono dal grigio, attraversano varie sfumature di rosa e terminano in viola. Come sua abitudine, si picchietta il mento con un angolo del cellulare, riflettendo sul da farsi.
Prima di tutto deve scrivere la lettera: non una sbrigativa come la precedente, ma una corposa, piena di significato, dove lodi ogni pregio e minuzia di Fabrizio, lo dipinga come un dio e lo esalti come una di quelle stelle di Hollywood che lui tanto ammira; in quel momento la lucidità le manca, ancora troppo oscurata dal disprezzo verso Amelia, ma si ripromette di pensarci in un secondo momento.
Passa quindi alla fase successiva di quella sua folle pianificazione, mentre la sua mente macina idee con rapidità crescente, al punto tale che Silvia stessa fatica a seguire i propri pensieri.
"Il computer."
Si tira su dal letto troppo rapida, ma ignora la vista che inizia a sfarfallare e a riempirsi di piccoli lampi di luce e torna alla propria sinistra per sedersi davanti alla scrivania scura, dalle linee rigide ed essenziali che ospita un portapenne, un raccoglitore di documenti in cui sono costretti quaderni, fogli volanti e volantini pubblicitari, su cui troneggia il computer di Silvia, un grosso Asus datato ma affidabile: pigia con vigore i tasti per riattivare lo schermo, spazientita dalla lentezza che impiega ad avviarsi, iniziando a tamburellare le dita. Poi, appena il desktop le restituisce l'immagine di sfondo (le colline di Windows XP, impostate durante un ingiustificato moto di nostalgia cibernetica e lasciate lì) apre tre schede del browser.
"Facebook. Google Maps. Trenitalia. E Spotify, per avere un buon sottofondo che mi ispiri" si ripete tra sé, digitando con una velocità tale che sbaglia la grafia di gran parte di ciò che sta scrivendo, pigia più tasti in contemporanea o quelli sbagliati.
«Franco giornale universitario» legge sullo schermo, per concentrarsi il più possibile sul suo scopo. Poi apre un documento bianco e inizia a copiare ogni appunto che possa interessarle.
Sarò onesta: sono molto, molto presa dagli ultimi preparativi per la mia ripartenza (dopo cinquecento giorni torno a navigare, yeeee) e, per quanto rammenti la necessità di aggiornare, non so mai come stendere gli spazi autrice.
Per cui, prometto aggiornamenti puntuali da domani, ma privi delle consuete chiacchiere.
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