venti
- Vita, Vita siamo arrivati - sussurra Ashton scrollandomi un braccio.
Apro gli occhi, siamo già a casa. Vengo pervasa da una forte tristezza, domani devo tornare a scuola, uccidetemi.
Questo significherà rivedere Federico e quella troia di Jessica.
- grazie del week end - gli do un bacio sulle labbra.
Scendo velocemente.
- ci sentiamo dolcezza - riesce a dire.
Chiudo il portone e comincio a piangere a dirotto.
Corro verso la fine dell'atrio e armeggio con il basso cancelletto di ferro per aprirlo.
Al suo interno si affaccia una specie di stradina sterrata che finisce a capofitto negli alberi. È il mio giardino segreto, appartiene ad un'anziana signora del palazzo, ne sono sempre stata attirata fin da piccola, e non mi sono mai privata di entrarci nonostante mi fosse da sempre stato vietato con storielle del tipo " li dentro c'è una strega cattiva" o stronzate del genere. Crescendo ho capito che l'unica creatura maligna che poteva esserci li dentro eravamo io e un gatto nero che stanziava li da prima che avessi memoria.
Il giardino è piccolo, sembra un bosco miniaturizzato. Soprattutto di notte il pensiero di entrarvi metterebbe i brividi a qualsiasi persona dotata di coraggio medio. Ma non chi c'è cresciuto e ha sempre visto quel luogo con un che di macabro come un rifugio. Il solo luogo più triste di lei. Dato che nessuno se ne occupa più da troppo tempo.
Proprio nel centro c'è una fontana, asciutta ma pur sempre tale.
A questo punto dovrebbe spuntare la fata madrina e aiutarmi a conquistare il principe azzurro.
Da piccola mi hanno fatto leggere troppe stronzate, come d'altronde fanno tutti i genitori. Ma, a cosa servono le favole nella vita di un bambino?
Io sostengo che siano solo frutto di false illusioni, forse saremmo tutti un po' meno distrutti se i nostri genitori non ci facessero vivere di sogni per poi decidere ad un certo punto di rompere la nostra campana di vetro e catapultarci nella vita reale.
Non ho più certezze, so solo che ho bisogno di stare sola e riflettere.
Mi trascino in casa, mamma non c'è. È uscita con un uomo e sarà da qualche parte ad ubriacarsi con il suo magico gruppo delle quarantenni single?
Prendo un cucchiaio e mangio un po' di gelato dalla vaschetta.
Un po' troppo direi.
Dopodiché mi butto sul letto e mi addormento di colpo.
La mattina seguente vengo svegliata dal fastidioso suono della sveglia del mio cellulare, dovrò ricordarmi di cambiarlo prima o poi. Mi assale il pensiero che oggi è lunedi, che quindi devo alzarmi dal letto e andare a scuola, che significa affrontare sei ore di noiosissime lezioni, cercare di socializzare con la gente, cosa che non faccio da anni e di sicuro non ricomincerò a fare oggi. Esistono davvero quelle persone che una bella mattina si alzano e cambiano la loro vita? Se prima ci credevo ora comincio a pensare che sia un'altra inverosimile storiella che questa volta ci viene inculcata non dai nostri genitori, che potremmo classificare talvolta come troppo realistici, ma dagli stupidi "filmettini" che per qualche ragione ci attirano cosi tanto da farci sprecare ore ed ore del nostro tempo.
A questo punto la domanda mi sorge spontanea: sognare è giusto o è solo un'inutile perdita di tempo? e quando si passa la soglia del troppo cosa succede?
Mi trascino giù dal letto e vado in cucina per fare colazione.
- dove sei stata ieri sera? - chiedo a mamma che è già seduta davanti ad una tazza di latte.
- al Monroe con le solite - come sospettavo.
- mmm, conosciuto qualcuno? - chiedo non realmente interessata.
- no - mente.
Dopo aver ingurgitato una decina di biscotti vado in bagno a prepararmi. E' un po' che non mi peso, quindi salgo sulla bilancia e aspetto che compaiano i numeri.
- AAAHHHHHHH - urlo terribilmente incazzata.
Dopo qualche secondo entra mia madre nel bagno e mi guarda allarmata.
- sette chili, sette! - sbraito. Mi sembravo un po' ingrassata, ma non cosi tanto, la situazione è alquanto disastrosa.
- Vita che vuoi che siano, è normale stai crescendo - dice con sufficienza.
Si, peccato mamma che ho smesso di crescere due anni fa, il che vuol dire che sono ingrassata punto e basta, non ci sono scuse.
- E mangia per favore! - dice chiudendo la porta.
Col cazzo, infelice e anche grassa no eh.
Solo che fin quando sto con lei non riuscirò mai a dimagrire.
Infilo i pantaloni che a questo punto non so come, ancora mi vanno.
- prendi una brioches - urla mamma guadagnandosi un dito medio e la porta sbattuta in faccia.
Camminando verso scuola vedo Federico sfrecciare in moto, porta dietro una ragazza, Jessica, a giudicare dall'orribile biondo finto dei capelli.
Ecco, prima a scuola ci portava me, ora lei. Gli uomini sono fatti cosi, non soffrono per l'altro sesso e non ci mettono molto a rimpiazzarti, non so cosa darei per essere uno di loro.
Non piangere Vita, Vita il trucco, non piangere. Forse è proprio questo lo scopo del trucco e il motivo per cui lo usiamo solo noi donne, è l'unica cosa in tratto di trattenerci dal prosciugare la dose concessa di lacrime.
Arrivata a scuola entro nella classe della prima ora, geografia.
Ascolto, o meglio ignoro la lezione con fare palesemente svogliato, guardo il cellulare e trovo un messaggio.
" ti aspetto fuori dalla classe della prossima ora, dobbiamo parlare " è di Federico. Sa che io da lui non sarei mai andata, quindi ha deciso di brancarmi dove per forza devo andare. Saggia scelta.
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