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Trentadue

- a cosa devo questa cenetta? - mi chiede Alec arrivati al dessert.
- al fatto che non avevo nulla da fare oggi pomeriggio, è questo che fanno le casalinghe no? -
Sembra illuminarsi.
- che c'è? Cos'ho detto? - chiedo preoccupata.
- ecco cosa potresti fare. Potresti fare la casalinga -
- io non posso fare la casalinga, noi non siamo sposati e non ci amiamo - gli faccio notare.
Si incupisce.
- perché noi non ci amiamo vero? - ora sono io a preoccuparmi.
Sembra risvegliarsi dai suoi pensieri - no no, certo che no - scuote la testa.
- però sarebbe bello - incalza.
- Alec, abbiamo dieci anni di differenza e ci conosciamo da troppo poco -
- giusto - ammette - comunque credo di aver trovato la soluzione ai tuoi problemi -
Balzo sulla sedia - cosa? -
- falsifichiamo i documenti, una nuova identità. In modo che tu possa partire da zero -
- e dove troviamo qualcuno che emetta documenti falsi? - chiedo scettica.
- non siamo in Italia, qui è tutto più semplice -
Annuisco. Spero tanto che abbia ragione.
- dovrò cambiare nome, età luogo di provenienza quindi - rifletto.
- si, e sarebbe meglio che figurassi di nazionalità rumena - dice.
- quindi dovrò anche avere un cognome rumeno -
- già, tu come fai di cognome? - non glielo ho mai chiesto.
- Stoica, Aleksandr Andrej Stoica - sembra fiero.
- suona bene - ridacchio.
- che cosa c'è? - chiede vedendomi incupita.
- Vita Verdi. A me il mio nome piace. Mi piacciono i miei sedici anni. Mi piaccio io in generale. E ora sto per diventare una persona diversa e - singhiozzo - e Vita non esisterà più - frigno come una bambina.
- shhh non è vero - mi tranquillizza - tu sarai sempre Vita, nel tuo cuore e in quello di chi ti ha amata e anche nel mio -
Piango più forte di prima.
- quando ero piccolo sognavo di avere un nome diverso sai? Volevo chiamarmi Frederik - sorride - tu non avevi un nome che ti piaceva? -
Ci penso un attimo.
- Anna, mi piace il nome Anna -
- allora ti chiamerai Anna, il cognome lo scelgo io - prende un pezzetto di carta e una penna.
Appunta qualcosa e me lo porge.
- Anna Florea? Questo sarà il mio nome? - è così diverso.
- si, se ti piace -
- penso che possa andare, insomma suona bene no? -
- si, ora però devi scegliere quanti anni hai, dove sei nata, se sei sposata, queste cose insomma -
- sembra divertente - rispondo - allora, stato di nascita direi Romania. Città direi Bucarest -
- ahah, come si dice in rumeno? - mi interrompe.
- Buçuresti, visto? Imparo in fretta - mi vanto.
- sorprendente - ammicca.
Riprendo il discorso dopo avergli tirato un pugno sulla spalla - stato civile libero, troppo giovane per essere sposata e poi con chi. Età? 18 anni, non voglio invecchiarmi troppo -
- allora è fatta -
- si, per quando saranno pronti? -
- non lo so ancora -
Mi incupisco.
- ei lo so che è difficile, ma dovevi aspettartelo - suona quasi come un rimprovero.
- lo so - ora sto piangendo - ma cambiare identità, questo non mi aspettavo di doverlo fare -
Mi alzo bruscamente e vado di sopra.
Oggi non ho più voglia di vedere niente e nessuno.

MILANO, ITALIA (PAPÀ)
Cinque giorni senza Vita.
Chissà dov'è ora.
Come sta.
Sono cinque giorni che sto qui sul divano della casa che ho condiviso, anche se per poco con lei e sua madre.
Maria mi ha lasciato.
E io, io non so più che senso abbia la mia vita.
Da quando se ne è andata non ho fatto altro che pensare a come ho fatto a non accorgermi che stava male. E che per la maggior parte è colpa mia. Per tutti questi anni non sono riuscito, o almeno non ho reputato importante capire mia figlia. Posso dire di capirla davvero solo ora che non c'è più.
E posso dire che ci somigliamo davvero tanto. Entrambi abbiamo voluto essere liberi e l'abbiamo fatto senza pensare alla sofferenza di chi stavamo abbandonando.
E quindi Vita, se mai tornassi voglio dire che ti capisco e ti perdono e spero che possa perdonarmi anche tu prima o poi.
Abbiamo deciso di non cercarti, di lasciare che tu viva la tua vita e prenderti il tempo che ti serve.
Sei abbastanza grande e te la sei sempre cavata benissimo da sola, forse anche meglio.
Mamma e papà sono qui che ti aspettano, speriamo tutti di rivederti, un giorno.

Tolgo il vestito e mi lavo via il trucco.
ROMANIA, BRASOV
È quasi una settimana che sono qui, è ancora niente. Niente casa, niente lavoro, niente soldi.
Ho bisogno dei nuovi documenti e solo allora potrò cominciare una nuova vita. Sarà difficile, all'inizio mi troverò male e mi sembrerà di impazzire già lo so.
Ma ormai sono qui e sono sola.
Devo lottare anche se tutti i piani che avevo per il futuro sono andati in fumo, perché non riesco più a dare un senso alla mia vita. Il futuro all'improvviso è diventato vicolo cieco.

Chiudo il diario e lo appoggio sul comodino, domattina dovrò scusarmi con Alec, mi sono comportata davvero male.
Ma per ora voglio solo dormire, dormire e dimenticare.

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