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tre

Mi sveglio l'indomani con un gran mal di testa, mi mancava solo questo.
Vado in bagno, mi lavo la faccia e comincio a truccarmi. Correttore, terra, mascara, rossetto e matita. Ultimamente sono poco acqua e sapone, ma il trucco mi rende più sicura di me, mi fa sentire meno banale e per ora non riesco a farne a meno.
Mi guardo allo specchio e come tutte le mattine posso affermare di piacermi.

Ogni donna dovrebbe piacersi, sentirsi a proprio agio nel suo corpo, distinguersi e abbandonare la banalità di chi si cura poco.
Dire che l'aspetto esteriore conta poco è la classica teoria dietro cui si nasconde chi si è rassegnato ad essere meno di altri.

Infilo dei jeans neri a vita alta, top grigio, cardigan nero e superstar.
Pronta per affrontare la solita monotona giornata. La routine rende le persone poco interessanti, uccidendole pian piano.
Cammino lentamente, sono in anticipo.
All'improvviso sento due mani tapparmi gli occhi e la bocca.
Comincio a dimenarmi spaventata.
È la stretta di un uomo e dev'essere anche molto forte.
- Vita - mi sussurra l'individuo all'orecchio liberandomi.
- Federico ma sei impazzito? - cerco di essere arrabbiata, faticando a trattenere una risata.
- Scusa scusa, la prossima volta mi presenterò con un cavallo bianco e ti saluterò mentre un raggio di sole illumina il mio bel visino - ironizza.
- Ah ah, molto divertente, anche se credo che un passaggio in moto sia più che sufficiente - gli faccio un sorrisetto.
- Vedrò cosa si può fare -
Entro a scuola.
Almeno sta mattina la solita passeggiata è stata diversa.
So di per certo che Federico non verrà mai sotto casa mia, a prendermi.
Primo perché non si farebbe mai vedere in pubblico con la persona più asociale della scuola. Secondo perché dopo l'incidente che ha avuto sei mesi fa non è più salito sulla sua moto.
Ricordo bene quel giorno.

Io e Roza camminavamo verso il corso, per andare a prendere un gelato.
Arrivate ad un incrocio abbiamo visto una moto rovesciata e un ragazzo a terra con un uomo di fianco, presumibilmente il conducente dell'auto, sotto shock.
Guardando bene il ragazzo mi sono accorta che era Fede e in quel momento non ho capito più nulla. Sono corsa verso di lui ma era come morto.
- Ha chiamato un ambulanza? - ho chiesto all'uomo ormai in lacrime.
Per fortuna arrivò dopo pochi minuti.
- Qualcuno deve venire con lui - diceva uno degli infermieri.
- vengo io - ho risposto prontamente.
- lei chi è? -
- la...la sua ragazza - mi sembrava la risposta più ovvia da dare, anche se non stavamo più insieme.
Sono salita sull'ambulanza e in men che non si dica siamo arrivati in ospedale.
Passavano i minuti, le ore, i giorni e Federico non accennava a svegliarsi.
Sono rimasta seduta su una sedia notte e giorno, per quattro giorni e tre notti, piangendo. Mi allontanavo solo per due o tre minuti al massimo, ogni tanto.
- Vita - sentivo qualcuno scuotermi e non potevo essere più felice di riconoscere la sua voce chiamare il mio nome.
Ci siamo guardati per qualche minuto, io non sarei dovuta essere li, lui mi aveva lasciata, significava che non mi voleva più fra i piedi.
Sono corsa via.
Senza dire una parola.

- signorina Verdi, è interrogata - annuncia la prof di fisica.
Per fortuna ho studiato, il guaio però è che parlare in pubblico non è la cosa che amo più fare.
- ha sentito cosa ho detto? -
- no, mi scusi ero distratta - nella classe parte un coretto di risatine, il cuore comincia a battermi forte per l'imbarazzo e divento rossa come un pomodoro.
- Vada a prendere una boccata d'aria - mi dice la prof essendo a conoscenza della mia situazione, socialmente parlando.
Esco di corsa dalla classe e mi incammino nel lungo corridoio, andando verso il grande tavolo di solito affollato di persone sbattute fuori dalle lezioni, ma oggi stranamente vuoto.
Guardo il cielo fuori dalla finestra, è di un celeste stupendo e in esso ci sono nuvole che sembrano panna.
- Guarda guarda, Vita Verdi sbattuta fuori dalla classe, una data da ricordare - Jessica Lonati, attualmente si sente con Federico, quanto la odio.
- Spiacente, sono uscita volontariamente - rispondo con un sorriso.
- Non mi contraddire - starnazza.
- Per quale motivo? -
- Perché nessuno osa contraddirmi, io dico e faccio sempre la cosa giusta - ma chi si crede di essere, dio in terra?
- No senti, a partire dal fatto che il tuo culo è grosso come una portaerei direi che sbagli a stare tutto il giorno sul divano.
Non sei nessuno, lo vuoi capire?
Guardati.
E ora lasciami in pace bella, io faccio quello che voglio intesi? - mi alzo in piedi e la guardo dall'alto, dato che oltretutto è anche bassa.
Annuisce e se ne va.
Sono stanca di essere ignorata, io sono fatta per essere al centro dell'attenzione, non mi piace e non mi è mai piaciuto rimanere nell'ombra.
Non so davvero cosa mi sia successo in questi ultimi anni, mi sono arresa e ho sbagliato.
Tu non sbagli mai.
Mi ricorda quella parte di coscienza che ancora si sente inaffondabile.
A fine giornata esco da scuola e mi incammino in solitaria verso casa. Nonostante il freddo però ho voglia di farmi un giro.
Proseguo verso il corso e una volta lì salgo sulla metropolitana.
Tre fermate e sono in centro. Salgo le scale ed è come risvegliarsi dalle tenebre e passare in paradiso.
Quanto è bella la mia Milano!
Anche oggi c'è un bel sole e molta gente che cammina: turisti, lavoratori, gente che va per negozi, gente felice, depressa, ricchi, poveri.
La cosa bella di una grande città è che puoi essere chi vuoi, tanto nessuno ti rivedrà mai.
Estraggo il telefono dalla tasca e scatto una foto da mettere su snapchat, this is all I need, commento.
Proseguo verso le vie più chic della città, ho voglia di sognare un po'.
Sbircio la vetrina di BVLGARI e mi si illuminano gli occhi alla vista di un collier di diamanti. 40000 euro.
La mia mente ritorna ad un senza tetto che ho visto poco fa e penso che non è affatto giusto, c'è chi muore di fame e chi spende così tanto in modo così frivolo. Ma il mondo va così da sempre.
Arrivo davanti al negozio di Prada, una delle mie marche preferite.
Incollo il naso alla vetrina e guardo le ricche signore all'interno che si accingono a comprare cose di ogni genere per chissà quale occasione.
- Mi scusi signorina - sento dire ad un certo punto.

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Come avrete capito la storia è ambientata a Milano, che come avrete notato è una città di cui sono innamorata. A voi piace?
Fatemi sapere se la storia vi sta piacendo lasciando una stellina e un commento.
Grazie mille.
Baci, alla prossima settimana

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