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sette

Me lo sono chiesta molte volte: sceglierei ciò che è giusto o ciò che mi rende felice?
Non sono mai riuscita a rispondere a questa domanda. Penso che le due cose vadano a braccetto, ma ora che mi trovo a dover scegliere le vedo diverse e separate.
Non c'è una via di mezzo, non c'è giusto e non c'è sbagliato.
E se nella vita ci sono tanti motivi per fare cose giuste, la corsa disperata a cercare un po' di felicità ci spinge a fare cose illogiche, in cui troveremo un senso solo dopo averle fatte.
Guardo Federico negli occhi.
Sarei felice se fossero miei.
Ma è giusto che li lasci andare.
Fanculo ciò che è giusto.
Prendo coraggio e premo le mie labbra sulle sue, all'inizio sembra sorpreso ma poi ricambia.
Non è un bacio dolce e tranquillo, niente del genere. È un bacio violento e ricco di desiderio. Famelico.
Gli mordo il labbro inferiore con forza, come faceva sempre lui con me.
Si alza tenendomi in braccio e mi sfila la maglietta.
Lo guardo perplessa.
- che fai? - chiedo
- facciamo il bagno - risponde con indifferenza.
- ma è ottobre e sta per mettersi a piovere - ribatto.
- e allora? -
Faccio un sorrisetto malizioso e riprendo a baciarlo sfilandoli la maglietta e armeggiando col bottone dei suoi jeans.
Mi stende per terra ma mi alzo ridendo e avvicinandomi all'acqua.
- allora lo vuoi fare o no questo bagno? - dico vedendo che se ne sta lì impalato.
Corre verso di me e mi salta addosso facendoci finire entrambi nell'acqua cristallina.
Accidenti quanto è fredda.
Giochiamo come due bambini per ore, nonostante le labbra viola e il corpo ibernato.
Se raccontassi questo momento a qualcuno di sicuro non ci crederebbe, è come in un film, come un sogno, e sembra che ad oggi la gente non creda più nei sogni e nelle cose belle.
Le scene romantiche dei film sono senza dubbio cose che sembrano impossibili, felicità irraggiungibili, ma se le menti di chi le crea riescono a concepirle qualcuno da qualche parte, chissà quando deve pur averle provate.
All'improvviso qualche goccia di pioggia comincia a cadere.
- Federico piove, dobbiamo andare -
- Vuoi scappare proprio sul più bello? Non ti facevo una vigliacca -
- non lo sono infatti - mi acciglio.
Un tuono.
E poi un lampo.
Mi stringo a lui e lo abbraccio posando la testa nell'incavo del suo collo.
Tutto questo non ha senso, è sbagliato. Esco dall'acqua mentre un fulmine illumina il cielo.
- tieni - dice Fede mettendomi un asciugamano sulle spalle.
- ma allora avevi già programmato tutto -
- certo -
- e come facevi ad essere sicuro che non me ne sarei andata? -
- tu ci sei sempre -
Ripercorriamo la strada al contrario, la lieve pioggia di prima si è trasformata in un diluvio.
È ancora più sexy con i capelli bagnati e la maglietta bianca incollata addosso che lascia intravedere il fisico perfetto.
È l'una del pomeriggio, fra poco Roza tornerà a casa e mi aspetta per pranzo.
Arrivati davanti casa scendiamo entrambi dalla moto e mi tolgo il casco.
- allora cos' hai deciso riguardo alla mia proposta? - dice sicuro di sé.
- io...io non lo so, dammi un po' di tempo per pensarci - pronunciare quelle parole fa davvero male, avrei voluto dirgli che lo amo e che erano anni che non volevo altro che stare con lui. Ma allo stesso tempo so di non dovermi fidare più.
Gli do un bacio sulla guancia ed entro nell'atrio lasciandomi alle spalle ciò che più desideravo e non potevo avere.
- Roza sono a casa - urlo.
Nessuna risposta.
Vado in bagno e mi guardo allo specchio. Sembro un mostro.
Mi lavo sotto l'acqua bollente e il mio corpo riprende vita.
- era ora che uscissi da quella doccia -
- sei pazza? Mi hai spaventata -
- Scusa. Ma dove sei stata? -
- un'esperienza in stile Nickolas Sparks, ti racconto dopo non ci crederai -
- mmm sono curiosa - dice con un sorrisetto malizioso.
Mi asciugo i capelli e passo la piastra, mamma dice sempre che un giorno saranno tutti bruciati e sarò costretta a tagliarli.
Mamma.
Più tardi la chiamerò.
Dovrò pur andare da qualche parte quando fra qualche giorno torneranno i genitori di Roza e voglia o non voglia quello è l'unico posto a mia disposizione.
Me ne andrò il prima possibile, è da quando ero piccola che metto via soldi per andare a studiare all'estero.
New York precisamente.
Può sembrare un sogno comune, quello di tutte le teenager.
Ma per me è diverso.
Io voglio andare li perché adoro le grandi città, dove sei circondato da un sacco di gente ma in realtà non ti vede nessuno. Le città sono un posto in cui puoi fare ciò che vuoi ed essere ogni giorno una persona diversa perché tanto nessuno ti rivedrà mai.
Tutti che facciamo i salti mortali per cercare di essere notati in mezzo ad una folla di persone esattamente uguali a noi, e la cosa buffa, o rovinevole, dipende da quale punto di vista la si vede, è che non riusciamo proprio a capire che se non sei nessuno, nessuno noterà te.
E poi amo le città di sera, illuminate dal chiaro di luna, quando le persone sono libere e smettono di preoccuparsi del tempo.
Amo le città perché sono piene di tante storie diverse, che aspettano solo di essere raccontate.
E mi credevo fortunata a vivere in una città come Milano, fin quando un giorno sfogliando il libro di geografia non mi sono accorta che la mia Milano è solo il penultimo centro urbano d'Europa.
Ed è stato in quel momento che nel luogo che avevo pensato migliore, adatto a me, mi sono sentita stretta.
Così l'unica cosa che mi fa andare avanti è la speranza di poter girare il mondo e stanziarmi nella città dei miei sogni.
Anche se confesso che ho paura.
Tutta colpa de: il sabato del villaggio
di Leopardi che in quella poesia disse che la giovinezza e in generale l'attesa delle cose è il vero piacere, e non il momento in cui finalmente accadono.
Ciò che mi ostacola è che vedo New York come la fine del viaggio.
Come Leopardi vedeva la vecchiaia.
Come le persone del villaggio vivevano la domenica.
New York è l'ultima tappa.
E non so se vorrò mai veramente arrivarci.

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Capitolo speciale!
Buon Natale a tuttiiiii
Lasciate una stellina se questo capitolo vi è piaciuto
Baciiii

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