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Capitolo 10 Il negozio

Lou era uscita per vedere la cittadina di Mavr, in qualche modo doveva pur trovare qualcosa da fare nel tempo libero.
Si avviò sulla strada principale poi incrociò due biforcazioni e decise di andare a naso.
Con lei era voluta uscire Mindy, che la seguiva silenziosa.
-Allora come mai sei venuta qui? Chiese a Mindy.
-Avevo un ragazzo, era molto carino e mi aveva chiesto di andare a vivere con lui qui, visto che io vivevo ancora in Canada. Avevo pensato di imparare la lingua, prendere un aereo e salutare tutti. E così la nostra relazione a distanza non fu più a distanza. Disse quasi con malinconia.
A Lou fece tenerezza, così le sorrise e le chiese.
-Cosa è successo dopo? Guardò davanti a sé quasi intimidita.
-Niente l'ho trovato con un'altra; diceva che ero insopportabile come coinquilina e non avevamo molti rapporti. Alzò le mani lei.
-Uomini. Si limitò a dire Lou, anche se non aveva idea di cosa significasse quella parola detta con quel tono di  sconfitta. Non era mai stata con un uomo, l'unico che aveva provato a baciarla, era tornato a casa con una maglietta sporca di sangue e naso rotto.  Bisogna però rivelare che questo ragazzo in questione era completamente ubriaco e che avesse insistito a strisciarle il suo sesso sulla sua schiena in una discoteca. Quella sera Lou capì che preferiva ballare con la sua amica piuttosto che con quel ragazzo e lo sfortunato era tornato a casa con un naso rotto.
-Già.- Annuì Mendy.- Allora il negozio è qui vicino; questo bar è fantastico, è all'italiana ma il proprietario è del posto ed è così carino.
Sottolineò le ultime parole con le mani tenute sul petto, come se le potesse esplodere.
-Mai pensato di tornare in Canada? Non capiva perché volesse rimanere sola in uno stato straniero.
-No, ho meglio sì, ma sai, le mie storie amorose non finiscono mai bene, quindi non volevo tornare in quello stato e dimostrare a mia madre che aveva ragione.
-E come sei finita nelle grinfie di Edit.
-Non ci crederai, ma è stato Miguel. Mendy rise al solo ricordo.
-Quel ragazzo è strano. Lou fece una smorfia di disperazione.
-Ci ha provato con me- continuò Mindy sorridente, mentre giravano sul una stradina pedonale.- poi sono finita per piangergli addosso ed è finita che mi ha raccontato della stanza.
-quale?
-All'epoca non c'era Nabil. Sono stati due mesi difficili.
-Oh signore, mi dispiace tantissimo, com'era?
-Era stressante e ci provava con tutte le ragazze che incontrava. Le invitava a casa e poi faceva figure di merda assurde davanti a me, perché dimenticava di dire che avesse una coinquilina.
Iniziarono a ridere.
Alla fine Mindy in trenta minuti le aveva raccontato tutte le sue sciagure: di come una volta Miguel avesse provato a fare colpo su una ragazza punk con una cena romantica. Di come lui avesse scambiato la sua lametta per quella di Mindy e si fece la barba.
-Orribile. Disse lei con gli occhi spiritati.
-Meno male che è successo a lui e non a te.
-Arrivate.
Le ragazze si fermarono davanti al negozio di vestiti chiamato Excelsior, posto fra una palazzina ed un negozio di scarpe; aveva una lunga vetrina ripulita, la porta era ugualmente a vetri con una manica di ottone.
Entrate il monolocale era ampio e luminoso, vi era verso il fondo un lungo bancone con una cassa e pali con striscia blu nel caso di eventuali file; i vestiti erano divisi per sesso, la parte nera dedicata agli uomini quella a sinistra alle femmine, i pantaloni erano disposti sugli scaffali davanti vi erano manichini spogli da coprire e affianco appesi dalle stampelle le maglie disposte per colori dal nero al bianco.
Nella zona femminili inoltre vi erano sulla parete bianca delle piccole mensole nere che reggevano scarpe, appesi vicino alla porta invece vi erano i cappelli, i gioielli erano disposti d'altra parte su contenitori appositi sul bancone, affianco ai calzini colorati raggruppati dentro una cesta.
-È molto bello. Esclamò.
-Grazie ci tengo al mio negozio, e alla sua pulizia.
Vi saranno degli orari di turno in tutto siamo in tre. Ho aperto da poco ma credo che per ora gli affari vadano bene. Apriamo dal lunedì al sabato; il martedì, mercoledì, giovedì e venerdì siamo aperti fino alle 20:00 gli altri giorni chiudiamo alle 18:00, perché ho zumba. La domenica è di riposo, Mary l'altra collega è molto cattolica quindi la domenica non può e io vorrei dormire tardi per un giorno quindi... Alzò le spalle quasi in imbarazzo.
-Tutto qui. Ah ti dovrai vestire con la maglietta del posto e dei jeans, quelli che preferisci. Truccati se vuoi, anche se vedo sei una ragazza acqua e sapone.
Lou sorrise, era davvero acqua e sapone? Lei che si vestiva come una nulla delle elementari che si poteva vantare di essere più alta degli altri?
Rimase interdetta.
-Iniziamo. E così dicendo andò dietro al banco, verso una porta grigia con su scritto Solo personale.

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