38
Il giorno era volto a termine. L'ombra della notte agitava maggiormente i prigionieri, ma anche le loro utopie di fuga vennero assopite dal sonno. Camila aveva scambiato il turno di guardia con uno dei ragazzi e si era accertata che tutti dormissero prima di agire.
Shawn riposava chino contro lo schienale di legno, accartocciato come una lattina piegata in due, schiacciato dalla stanchezza con la medesima forza. Camila fece ciondolare il capo su una spalla. Mentre tutti credevano che sorvegliasse, spiava. C'era una sottile differenza e tutti i suoi piani si originavano in quello spazio impercettibile. Tutto taceva, tranne il suo cuore.
Un'ultima occhiata e si alzò dalla sedia. Una sensazione familiare le aggredì lo stomaco: stava per varcare un altro confine, danneggiare un altro muro, minacciare un altro regno, solo che stavolta era quello che aveva scelto.
A passo svelto, ma furtivo, si approssimò a Shawn. Dormiva profondamente, quasi indifferente alla sua sorte se doveva compiersi nel sonno. Camila si accovacciò all'altezza della sua testa pencolante. Quando era piccola, Shawn si inginocchiava sempre per farla salire sull'albero del giardino; adesso era a lei a tenergli i piedi, ma per slegarglieli. Un soldato si sarebbe destato subito, invece Shawn impiegò qualche secondo in più per riaversi. Le pupille si dilatarono colpite dal luccichio del coltello, ma la mano disarmata di Camila soffocò un grido sul nascere. Portò l'indice alla bocca, ma la lama seghettata non restrinse le orbite strabuzzate del ragazzo. Camila si mosse lentamente. Mostrò il coltello e come lo riponeva in tasca. Gli occhi di Shawn, al contrario, si muovevano a scatti, tentando di cogliere uno scopo nelle sue azioni. Tenne le sue braccia legate mentre lo strattonava per alzarsi. Lui fece resistenza. Camila picchiettò sulla tasca dove giaceva l'arma e il ragazzo obbedì controvoglia ai suoi ordini. Lo condusse prima in una stanza, poi in un'altra e infine fuori dall'edificio, sul retro. Shawn riprese aria, letteralmente. Camila non fu da meno.
Prima che la malsana idea di fuggire gli balenasse nella testa, Camila si sfilò il passamontagna, voltandosi verso di lui. Adesso, tutta l'aria della notte si era fatta sabbia, sabbia che nei suoi polmoni si rovesciava come in una clessidra: restavano solo pochi attimi per avere ancora affetto per il ricordo.
«No...» Scosse flebilmente la testa, ma il tono spettrale confermava ciò che il cuore ancora negava.
Camila abbassò la testa. Non aveva niente da dire in sua difesa e nemmeno era lì per difendersi. Il suo silenzio, più di qualsiasi sparatoria, era un fuoco incrociato in cui entrambi sparavano da parti opposte, mirando a fantasmi con i loro volti ma con niente in comune alle persone che adesso erano; si odiavano, ma non potevano uccidersi.
«Tu non puoi... Dio.» Si morse il labbro per respingere le lacrime; le diede le spalle per non condividerle. Camila ricacciò un singhiozzo, ma permise ad una lacrima di rigarle il viso.
Non erano più amici, si erano sparati addosso tutto il pomeriggio, ma piangevano ancora l'uno per l'altro.
«Mi dispiace.» Farfugliò sottovoce, ma sapeva di aver appena sparato un altro proiettile. Come poteva, davanti a tutto quel dolore, a quell'immensa delusione pronunciare solo delle aride scuse? E la cosa peggiore era che non aveva altro da offrigli. Shawn si infuriò proprio perché lo sapeva.
Si voltò di scatto, ammezzò la distanza fra loro fronteggiandola a muso duro: «Ti dispiace?» Le labbra storpiate ricordavano l'espressione di tanti anni fa, quando per la prima volta aveva assaggiato una mela acerba. «Ma che cazzo credi di fare? Prima scappi dal castello, da tuo padre, dai tuoi amici! E poi ci punti un fucile contro?! Ma che cazzo ti dice il cervello?!»
«Lo so che non lo capisci.» Non riusciva a sostenere il suo sguardo; era lo specchio di tutto ciò che aveva sacrificato per essere lì, e non tutto, purtroppo, era da condannare, ma quando aveva fatto la sua scelta, aveva messo in conto anche quello.
«Come si può capire qualcosa di insensato, stupido e ingrato?!»
«Tu non sai e...»
«Io so che oggi mi sparavi addosso ed è già abbastanza!»
«Non sapevo fossi tu!» Si azzardò a inchiodare i suoi occhi dentro quelli dell'altro; un martello che colpiva lo specchio del suo passato, ma il riflesso andava in frantumi insieme ai vetri.
«Non vuol dire niente, cazzo. Quella gente, quei militari, hanno dato la vita per proteggerti. Ti hanno sorvegliato giorno e notte, dentro delle cazzo di mura, per assicurarsi non ti sanguinasse nemmeno un ginocchio, e tu gli spari contro? Ma che razza di persona sei? Ma chi cazzo sei stata per tutto questo tempo?» Quando aveva lasciato cadere il torso della mela, era scoppiato a piangere. Camila gli aveva chiesto se fosse così orribile, lui aveva scosso la testa. Non era per il sapore, temeva di essere stato avvelenato. Adesso non si sentiva diversamente, fra lacrime e disgusto.
«Shawn, so che mi odierai per sempre...»
«Ti sbagli.» Drizzò le spalle, apparendo austero anche con le mani legate, soprattutto per le mani legate. «Non sono io ad odiarti, ma un intero regno.»
«E cosa cambia?!» Sbottò Camila, fissandolo nella sua rigidità imperterrita. «Prima mi odiavano da questa parte, ora mi odiano dall'altra. Non cambia niente! Ho solo scelto per quale causa fosse meglio farsi odiare.»
Scosse energicamente la testa: «No. Qui ti odieranno sempre per essere figlia di tuo padre. Non ti rimane più nemmeno un lembo di terra dove non sarai odiata e lo hai voluto tu!» Camila strinse i pugni e le labbra, opponendosi alla forza delle lacrime in vece della determinazione. Non voleva dare a Shawn l'idea di essere contrita della sua decisione. Non c'era scelta che pesasse maggiormente sulle sue spalle di aver varcato quel muro, ma se ne avessero alzati altri cento, avrebbe scatenato la guerra per altre cento volte. Ed era vero, forse in nessun luogo adesso il suo nome sarebbe stato pronunciato senza odio, ma ripensò alla mano di Lauren; il suo palmo le bastava come posto nel Mondo.
«Non importa.» Si ricompose, facendo piantanando i talloni sulle sue azioni come un nuotatore sul fondo della vasca. «Preferisco l'odio alla vergogna.»
«Vergogna.» Sorrise sardonico. «Uccidere i tuoi compaesani non è vergogna?»
«Lasciare morire gli innocenti non è vergogna?» Ribatté, ripensando ai bambini, a sua sorella, ai suoi compagni... A Normani. Il sangue di tutti loro valeva la scommessa di una vita: la sua.
Lo sguardo di Shawn vacillò leggermente, come uno schizzo sull'acqua. «Non morivano certo per colpa nostra.»
«Di sicuro non si salvavano per merito nostro. E questo è già fin troppo.»
«Allora preferisci mettere a rischio la vita di tutti per salvarla a pochi?» Il volto di Lauren le baluginò davanti. Si, avrebbe risposto istintivamente, ma se adesso la vita della corvina valeva quella di mille, non era certo per lei che aveva sacrificato quelle altrui.
«Vorrei che la vita di più persone si salvasse, anche a discapito della mia. Ma non vivrò un solo altro giorno restando a vivere la mia mentre gli altri muoiono senza ragione.» Il suo dito puntato contro il suo petto pareva un'arma alla testa di un indifeso. Shawn stava provando sulla sua pelle ciò che gli abitanti di River Side avevano vissuto per tutta la vita.
Rimase in silenzio, chiuso nelle sue convinzioni. Adesso erano nemici, come si poteva accondiscendere col nemico?
Sospirò: «Il Mondo è sempre stato così, Camila.»
«No. Il Mondo è stato così dopo mio padre.»
Shawn la rimirò negli occhi. Dietro la cortina di fumo a cui aveva dato il Mondo, si nascondeva una guerriera, ma dietro la patina dei suoi occhi si rannicchiava una bambina che non riusciva a perdonarsi per essere nata.
Quell'attimo di silenzio scaricò la tensione accumulata nell'aria. Caricatori esauriti, mitragliatrici spente. Camila approfittò della transitoria pace per avvicinarsi al territorio ostile. Sguainò il coltello e sfrangiò le corde ai suoi polsi. Shawn non riuscì a ringraziarla, ma le dedicò uno sguardo più docile. Camila sospirò sonoramente. Si rilassò contro un palo della luce, spento come tutto il resto attorno. Per la prima volta quella sera, Shawn vedeva nuovamente il suo volto combaciare con quello della ragazza dei suoi ricordi. Era più stanco e avvilito, ma sempre il suo. Si sentì in colpa per aver martoriato la sua amica.
«Torna a casa, Camila.» Sapeva anche lui che non avrebbe accettato, ma doveva almeno tentare. «Non è vero che ti odieranno tutti. Ci vorrà un po' di tempo, ma troveremo il modo.»
Camila lo osservò attentamente, come se avesse perso il filo del quadro nel buio della notte. Lui voleva essere gentile, ma non capiva. Scosse la testa, abbozzando un sorriso quasi compassionevole per la sua ingenuità: «Sono già a casa.»
Shawn gonfiò il petto e allargò le spalle, come un vero soldato di fronte ad un criminale. I fantasmi erano scappati nella notte come cani randagi; lì non c'era più osso del passato per sfamarsi, era tutto consumato.
«Che cosa vuoi fare ora? Ammazzarmi come i tuoi amici delinquenti?» Sputò velenoso, purificandosi da tutto l'arsenico che il bene per Camila era divenuto.
«No. Puoi andare.» Gli fece un cenno verso la direzione opposta, quella che lei non avrebbe percorso più, se non marciando.
Lo sbigottimento non venne occultato nella notte. L'aveva messo in ginocchio e ora gli tendeva la mano; in uno dei due lati si nascondeva una bugia, ma in quale?
«Non puoi lasciarmi andare.» Scosse impercettibilmente la testa, studiandola. Forse non riusciva a guardarlo negli occhi e preferiva sparargli alle spalle.
«Non posso, ma lo sto facendo.» Teneva le braccia conserte, lo sguardo fisso verso il fondo della strada. Gli stava dicendo di andare, ma gli stava anche dicendo che quella era l'ultima volta che lo graziava.
«Se andrò via, i tuoi amici lo scopriranno.»
Camila annuì. Sapeva anche quello.
«Camila.» La richiamò. Doveva metterla davanti all'evidenza più cruda, anche se era sicuro l'avesse già calcolata. «Se mi lasci andare, dovrò fare rapporto a tuo padre, dirgli cosa è successo qui. Nessuno eviterà la guerra dopo.»
Camila sorrise sorniona: «La guerra, Shawn, non vogliamo evitarla. Vogliamo vincerla.»
Inspirò profondamente. Non c'era modo di salvarla. Odiava tutto ciò che l'aveva amata e amava tutto ciò che l'aveva odiata, ma sembrava più felice di qualsiasi giorno avesse speso al palazzo.
«Questa è l'ultima volta che ci vedremo allora.» Dichiarò il ragazzo, stringendo in un pugno la lotta e nell'altro i ricordi, decidendo quale schiudere prima e sulla faccia di chi.
«Temo che non sarà affatto l'ultima, Shawn.» Gli lanciò un'occhiata di sottecchi. Cogliere l'antifona significava fronteggiare tutte le sue paure in un unico momento. Prima o poi i loro coltelli si sarebbero incrociati e non ci sarebbe stata più pietà.
«L'ultima che ci vedremo da amici.» Precisò rifiutandosi di sciogliere in lacrime il groppo alla gola.
Camila annuì piano, faticosamente.
«Allora è anche l'ultima volta che puoi chiedermi di ricambiare il favore.» Le strane parole di Shawn fecero drizzare il capo alla ragazza nella sua direzione. Gli stava salvando la vita, ma la prossima volta, uno dei due, se la sarebbe presa, dunque solo adesso potevano ripagare i propri debiti.
«Devo chiedertene due, in realtà.» Ammise, avvampando ma inespressiva.
Shawn serrò la mascella, ma annuì.
«Prima di tutto, devi colpirmi.» Adesso fu il ragazzo a guizzare su di lei stordito. «Devono pensare tu sia fuggito, perciò...» Si strinse nelle spalle.
Shawn annuì, ma rimase immobile. Voleva prima sentire l'altro favore.
Camila ingoiò a vuoto, prese un po' di fiato: «Sul campo di battaglia potresti incontrare una ragazza di nome Lauren. Non ti chiedo di risparmiarle la vita, perché sarebbe come chiederti di suicidarti. Però, se il suo coltello sbaglia il primo affondo, lasciala tentare una seconda volta.»
Shawn incassò come fosse già una coltellata, l'unica abbastanza fonda da ucciderlo in un colpo solo. Annuì una sola volta, ma fu abbastanza: si muore in un solo attimo, lui gliene avrebbe concessi due per salvarsi.
Camila tirò un sospiro di sollievo. Shawn la squadrò incredulo. Non aveva battuto ciglio davanti alla possibilità di guerreggiare, ma le sue ossa divenivano pane sapendo che l'unico attimo concesso davanti alla morte era breve per tutti come per Lauren. Aveva deciso di ingannare pure la morte.
«Bene.» Nemmeno lei lo ringraziò, le sembravano parole troppo cordiali per due nemici. «Adesso puoi colpirmi.»
Shawn inspirò a pieni polmoni. Avanzò a passi decisi, ma teneva le mani dietro la schiena come se fossero ancora legate. I pugni serrati. Ricordi, lotta. Ricordi, lotta. Le si parò davanti, tronfio come un ufficiale. Lei stese le spalle, beffarda come una ribelle. Ricordi, lotta. Ricordi, lotta. Con quale colpirla? Istintivamente la mano scelse da sola mentre si librava nell'aria.
Ricordi.
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