Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Wildflower



I should put it all behind me, shouldn't I?
But I see her in the back of my mind
All the time.

————

Avevo dimenticato il tuo nome finché qualcuno non me lo ha lanciato addosso. É difficile scoprire di non aver mai cambiato cuore.

Tutto quel tempo... Tutto quel tempo e niente di diverso. I minuti che dilatano lo spazio sono una metafora non una realtà. Nessuna lancetta squarcia la linea temporale come un ricordo. Le lancette sono l'alibi, i ricordi il coltello. É più importante spiegare perché si é un assassino o pulirsi le mani dal sangue?
É questo lo scontro fra tempo e memoria. E vince sempre la seconda, perché essa é l'unica cosa esistente a vivere in assenza del primo.

Questo l'ho scoperto quella mattina, mentre la vita mi scorreva fra le dita come una fuga e io nemmeno me ne rendevo conto. Poi, improvvisamente, il suo nome riempie l'aria, l'appesantisce, la solidifica. Lauren é tornata. Ed io che ti aspettavo. Ti aspettavo inconsapevolmente, con la libertà di chi sa ancora respirare da solo ma non si ricorda di avere un petto. Ti aspettavo, é inutile dichiarare il contrario se queste parole servono a inchiostrare la verità. Questo posto, questi luoghi, questi angoli di solitudine ho imparato a ignorarlo per non tornare a te, ma evitare é sinonimo di ricordare, perché ciò che non vuoi vedere é ciò che ti cambia gli occhi.

Mi giro di scatto verso la fonte. Un allarme nello sguardo che risuona nel mio respiro. Nessuno se ne accorge. Qui nessuno sa di noi. Qui sono la sola a tradire un segreto. Torno a rimirare il mio caffè, le mie mani. É sempre rimasto tutto uguale o lo é tornato oggi che sei qui? Perché la vita sembra comunque vita anche se non ci piace più? Perché illudersi di essere felici é come esserlo davvero se si é bravi.

Pago e non ritiro il resto. Esco dal bar, ed improvvisamente é tutto così chiaro, evidente. Questo angolo dove mi hai sfiorato la mano é sempre stato qui, sono io ad aver cambiato strada. Questo posto dove mi hai abbracciato non é mai andato via, sono io ad aver abbassato lo sguardo passandoci davanti. Questo luogo dove le tue labbra mi hanno trovato é rimasto qui per tutto questo tempo, sono io ad aver chiuso gli occhi. Il dolore c'era, ma le mani lo coprivano. E ora che sei qui, come farò a pronunciare il tuo nome senza spezzarmi? Come farò a fingere se devo guardarti?

Ora tutti mi sembrano te. Ogni volta che qualcuno mi passa accanto, la sua ombra mi spaventa come se avesse i tuoi occhi. Prima, quando non c'eri, nessuno ti assomigliava e questo era un bene. Ora che sei qui, nessuno é più sé stesso. Non so dove nascondermi. Scappare é vano, rincorrersi inutile, restare fermi straziante, allora che alternative ci sono per quelle come noi?

Quando rientro a casa, so già che tutti lo sanno. Vorrei poter trovare un posto in questa città dove non arrivi la notizia, ma invece mi sforzo di sorridere e annuire, sorridere e annuire fino a tarda sera quando Dinah, una volta che tutte le altre sono andate a letto, viene a cercarmi. La nostra amicizia si potrebbe riassumere proprio così, nel sapere dove trovare l'altra.

«Ho versato un bicchiere anche per te.» Mi allunga il calice e noto le bollicine toccare il vetro.

La ringrazio con un sorriso mentre attingo al primo sorso. I miei occhi stanno ancora interrogando il vuoto mentre la sua presenza cerca faticosamente di interrogare me.

«Come stai?» Chiede direttamente, non trovando alcun modo per raggirare l'argomento. Perché l'argomento é un sasso, é una roccia, é un meteorite: non lo puoi superare.

Mi stringo nelle spalle. Sembra quasi un gesto di rifiuto, ma in realtà é solo disorientamento. Sono stata sbalzata in un tempo che conosco ma che non esiste, é come essere parte di un atomo, materia nera sconosciuta alla vita. E di nuovo la memoria si oppone al tempo. In questo momento credo che l'universo sia memoria.

«Non credevo sarebbe tornata.» Dichiara sommessamente Dinah.

Annuisco ieratica indecisa se credere in Dio o smettere definitivamente di pregalo dopo quest'evento.

«Ci hai già parlato?» Domanda incalzandomi.

«No.» Dico inspirando a fondo. Mi stupisce come quel "già" preveda una certezza e non un dubbio. É scontato, ovvio, naturale che se lei sia qui ci siano parole da dire fra noi. E io so che é così, so che sono quelle stesse parole ad aver reso buie le mie notti, ma proprio ora che dovrei ricordare ho dimenticato tutti gli alibi, i moventi, tutte le confessioni.  

«Credi che verrà a cercarti?»

«Credo che non ci sia altro modo.» Taglio corto, ingollando le bollicine. Perché tornare in un luogo pieno di ricordi se non per i suoi fantasmi? I fantasmi sanno essere il miglior compagno dell'uomo il più delle volte, perché si finisce per amare quello che ci spaventa.

Così, il giorno dopo, quando esco di casa so già che c'è un agguato, un'imboscata messa a punto dal tempo complice delle coincidenze che non si dimenticano mai di te. Cammino per strada a testa alta perché se la spada deve cadere che cada almeno una volta sola. Le commissioni quotidiane sono un'incombenza, un peso da portarmi addosso. Quando esco dal negozio d'alimentari la strada sembra deserta. C'è già un senso d'impotenza. É così che so di lei. Mi guardo attorno con discrezione. Qualcuno passa e va, ma sono tutte comparse. Forse mi sono sbagliata. É passato troppo tempo. Forse quello che sento non é più certezza ma timore. E poi invece eccola.

Cammina disinvolta sull'altro lato del marciapiede, con i capelli scompigliati e l'aria disfatta, ma pur sempre bella come qualcosa d'intoccabile. Trattengo il respiro. Un ricordo che diviene immagine ha la forza della terra e del cielo insieme. Quello che prima non potevi sfiorare ora é possibile, é come un atto contro le leggi della fisica e una sfida all'universo. E in questa grande ribellione io rimango immobile. Un punto nel cielo che scompare.

Distrattamente toglie una ciocca dagli occhi e il movimento la induce nella mia direzione. Si dice che di materia oscura non se ne sappia niente perché se la conoscessimo ci avrebbe annientato. Mi sento così. In un giorno qualsiasi di agosto mi sento così. Dovrei salutarla o fingere di aver cancellato anche il suo viso? Dovrei avvicinarmi o vuole che stia lontana? E subito mi rendo conto di aver già spostato la mia volontà alla sua. Si fa quello che vuole lei, come sempre.

Inciampa all'indietro e si ferma. Ha avuto un contraccolpo. Non se lo aspettava. Non mi aspettava. Mi ha sempre detto che sarei andata via di qui, invece eccomi nella stessa strada, a fare le stesse cose, con la stessa gente. L'ho delusa o l'ho salvata?

Alza la mano per salutarmi e istintivamente la mia é già pronta a ricambiare. Ora ci sono questi passi che ci dividono e non sappiamo come compirli. É lei a venire da me. Gliene sono grata. Mi muovo anche io.

«Ciao.»

«Ciao.»

Vorrei abbracciarla. Fin da subito, lo vorrei. Non lo faccio. So bene quale ruolo mi spetta. L'ho rispettato per tanto tempo, sono brava ormai a tracciare un confine e vederlo come un punto di riferimento. Questa gabbia dorata che ci piace tanto perché ci costringe a comprimere ogni pensiero in un gesto e ogni gesto ad uno sguardo. É tutto un ridurre con questo amore.

«Non pensavo fossi qui.» Dice subito come fosse un rimprovero. Sembra quasi voglia dire che non dovevo aspettarla, che se ne era andata proprio per lasciarmi andare. Ma non sono qui per lei. Sono qui perché il mondo non gira per tutti come dovrebbe.

«Non pensavo tornassi.» Non ti stavo aspettando, ma ti stavo cercando.

«La madre di Richard sta mordendo.» Inspira a pieni polmoni e annuisce solennemente.

«Mi spiace molto.» Non sento niente. «Anche per Richard.»

Un sorriso sornione le sfugge dalle labbra: «Si, immagino.» Mi sbeffeggia affettuosamente, ma non é solo questo. É un richiamo, é un aneddoto, é un giuramento. Siamo ancora le stesse con queste parole. Non sono una persona qualsiasi da salutare per strada con cui ricordare i vecchi tempi, sono la persona con la quale avrebbe condiviso una vita se non ne avesse già avuta una diversa.

«Resterai a lungo?» Chiedo deviando l'attenzione.

«Qualche mese, immagino.. Il tempo necessario.» Si stringe nelle spalle addolcendo la morte con un convenevole.

«Questo posto é sempre lo stesso. Non ti vorrà molto a riabituarti.» Abbozzo un sorriso che racchiude tutta la tristezza della frase. Sono rimasta abbastanza a lungo da testimoniare l'immobilità.

«Anche tu sei la stessa.» Dichiara spezzando l'ordine delle cose come suo solito. Sospiro faticosamente.

«Tu non lo sembri.» Ammetto con quanta più naturalezza possibile.

«Oh, beh, sono solo più vecchia.» Accartoccia una smorfia indicando una ruga sulla fronte. Vorrei baciarla proprio lì.

«Questo non conta.» Scuoto amorevolmente la testa e il suo sguardo si fa più dolce; sono sempre l'unica che la fa sentire bella?

Un lungo silenzio ci unisce. Sento gli occhi di tutti addosso. Ci hanno sempre imprigionato gli sguardi degli altri, riducendo l'impulso ad un meccanismo ben controllato. So che la mia mano non deve sfiorarla neppur se vuole, che le mie labbra non devono trovare la sua guancia nemmeno per scherzo, che la sua testa non deve poggiarsi sulla mia spalla nemmeno per sbaglio. So che con lei devo essere tutta testa e mai pelle.

«Perché non vieni a cena da noi stasera?» Domanda con totale spensieratezza e questo un po' mi preoccupa; non si ricorda quanto sia straziante per noi stare nella stessa stanza?

«Si. Va bene.» Vorrei dire no, ma sono brava a tradirmi.

«Bene. La strada la ricordi.» Mi saluta con un mezzo sorriso e tutti tornano ad abbassare il capo.

Alla sera, mentre mi avvio verso quella che pare la collina più alta della città, ripenso a quando la percorrevo in bicicletta, col fiato grosso e l'odore della pelle scottata nelle narici. Era un'estate in cui tutto poteva succedere anche se nessuno si sarebbe aspettato che sarebbe successo proprio a me.

Quando Lauren viene ad aprirmi la porta, noto subito il ciondolo al suo collo. Glielo ho regalato tanto tempo fa. Non pensavo lo avesse ancora. C'è la mia iniziale sopra. L'ha sempre tenuto con sé. Anche dopo tutto questo tempo, é la cosa più gentile che qualcuno abbia fatto per me. Non é un caso che lo abbia stasera.

«Ti stavamo aspettando.» Mi fa accomodare. Suo marito é sempre stato lo stereotipo dell'uomo benevolo ed ingenuo che si accoppia male con la sua sfrontata audacia. Non ho mai visto in lui quello che vedevo in lei.

Richard si ricorda di me come la ragazza che andava a custodire la casa quando loro non c'erano. Non sa chi sono stata veramente e questo mi infonde un senso di soddisfazione. Quando il tempo a nostra disposizione termina, Richard si dilegua nelle sue stanze a sbrigare qualche chiamata lavorativa. Io e Lauren rimaniamo da sole con tutto quello che c'è da dirsi.

La sua mano distesa sul tavolo per poco non sfiora la mia. Un tempo non avremmo aspettato, un tempo lo avremmo intrecciate e basta. Faccio spola fra le sue dita e il suo sguardo. Alla fine é lei a poggiare solo i polpastrelli sopra i miei, a metà corsa, come un fiore senza gambo: é sempre bello ma non sopravviverà.

«Mi sei mancata.» Sussurra con voce rotta. E tutto il terreno trema. Non credevo me lo avrebbe mai detto. Quanti notti ad aspettare questo momento e ora che  si é avverato cosa viene dopo? Cosa esiste oltre questo?

«Anche tu. Molto.» Ammetto maledicendomi. Vorrei il mio cuore avesse fatto in tempo a cambiare prima di quest'attimo, ora saprei difendermi.

«Mi dispiace essere scomparsa dopo l'ultimo
Giorno insieme. Spero tu sappia che non c'è altro modo per andarsene.» Parla con l'esperienza di chi ha l'età per potermi fare la predica, ma non é questo il tono. Vorrebbe sentirsi dire che la perdono. Vorrei essere in grado di farlo. Ci sono che non si perdonano mai, neppure amandole.

Ora potrei baciarla, stringerla, amarla tutta la notte fino a domani. Potrei rubare per lei, uccidere e morire. Ma non potrei mai perdonarla. Non so se abbia senso. La rabbia e l'amore, a volte, convivono come acqua e olio: senza mischiarsi mai.

«Vorrei tu restassi qui stanotte.» Sentenzia senza pretese, senza superbia.

Tutta me stessa vorrebbe dirle di sì, ma c'è un unico lembo di pelle che le dirà di no. É il lembo che copre le costole, sulla schiena. É dove una volta scriveva la sua iniziale col polpastrello e mi bastava questo a sentirsi sua. Quella parte di me che non tornerà mai mia. Quando qualcuno mi abbraccerà, sentirò la forma del suo nome premermi la carne. É con quel pezzo di pelle che le dico no.

«No, meglio di no.» Abbozzo un sorriso mesto. C'è fra di noi questa lunga intesa, questo irrimediabile sentire, questa innegabile voglia. Ma ci sono ostacoli troppo grandi per opporsi.

Anche lei sorride tristemente. La sua mano si poggia interamente sulla mia prima di scivolare via. Mi accompagna alla porta. Il mio nome batte nell'incavo del suo collo. Mi stringe in un abbraccio per salutarmi e deposita un bacio sulla mia guancia. Un tempo questo non ci sarebbe bastato mai. Nemmeno oggi ci basta, ma sappiamo accontentarci. Quando mi volto, lei é ancora lì. Forse aspetta, forse accetta.

Sento una musica lontana in paese. L'estate é ancora lunga.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro