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It wasn't real, It was for me.



Yeah I know ti didn't last
And what was cheap to you was everything I had
The issue is I know all of this and I,
I still want you back.

It wasn't real,
It was for me.
————

Poi ci siamo riviste.
Era una stanza piena di gente. Abbiamo fatto di tutto per non incrociare gli sguardi. Alla fine gli eventi ci hanno portato abbastanza vicine da non poter più scegliere. É stata lei a salutarmi.
L'ultima volta che le sue mani erano state sulla mia schiena io ero nuda. Anche lei ci ha pensato. Lo so.
C'era abbastanza gente attorno per poter far finta di niente. Ma lo so.
Ricordo a malapena di cosa abbiamo parlato.
É stato poco tempo. É stato difficile lo stesso.
Una mano ha tirato via me da una parte e un'altra mano ha tirato via lei da un'altra.
Inutile aspettarsi diversamente.

Quattro anni prima...

«Non é il mio genere di copione.» Il mio sguardo torvo é più un rimprovero che scetticismo.

«Lo so, ma hai bisogno di portare una ventata di aria fresca alla tua carriera, Camila.» Incalza Lucas. Ammiro la sua professionalità e apprezzo la sua inventiva, ma temo la sua audacia.

«Ho sempre registrato film di altri toni e soprattutto... vestita.» Sottolineo con gli occhi sgranati.

«Non sei tu a parlare alle donne delle nuove generazioni di libertà ed emancipazione?» Sono sicura che quel sorriso sarcastico faccia firmare tanti contratti.

«Non lo faccio mai dal letto.» Rincaro la dose tenendo gli occhi sempre fissi sulle pagine.

«Camila, stai facendo la bacchettona per una scena hot? Forse mi sbagliavo su di te.» Inarca un sopracciglio a mo' di sfida. Ormai so come ignorare le sue provocazioni, ma é difficile farlo quando mette in dubbio la mia persona.

«Lucas, mi hanno attaccato pubblicamente per un vestito scollato... cosa diranno di me quando mi vedranno nuda?» Abbozzo timidamente un sorriso incerto.

«Diranno: "cavolo, perché quella scollatura non l'abbiamo guardata meglio?"» Con le mani immagina già i titoli dei giornali, mentre io con le mie lo percuoto sulla spalla.

«Sono seria!» Sbuffo sonoramente.

«D'accordo,» con un sospiro si lascia accanto a me sul divano, «smettila di pensare a quello che diranno gli altri. Le recensioni negative non ci hanno mai affossato, non lo faranno nemmeno stavolta e anche se girassi un film in tuta d'astronauta ti criticherebbero, é quello che fanno i giornali.» Si stringe nelle spalle, ma io riesco sola a pensare Non é Lu a doversi spogliare. «Il libro ha venduto più di un milione di copie, il film si prospetta ancora più atteso e il regista ha chiesto specificatamente di te.» Mi fissa dritto negli occhi e lascia che la pausa rimarchi le sue parole.

«Si sa chi saranno i miei colleghi?» La crepa nella mia convinzione é la spinta propulsiva per la sua determinazione.

«Tyler Johnson interpreterà Peter. Rachel Morgan sarà il volto per Selene. Infine Lauren Jauregui...»

«Mi vedrà nuda.» Concludo al posto suo, strappandogli un sospiro esasperato ma addolcito da un clemente sorriso.

«La sua reputazione la precede. Non serve ti dica quanto professionale sarà nei tuoi confronti.» Tenta di persuadermi, ma sono più informata io sul mondo che vivo di lui.

«E a sua moglie andrà bene?»

«Non sei la prima donna che spoglia sul grande schermo, perciò credo questo sia un problema loro.» Scrolla le spalle gentilmente, sempre pronto a ribattere. Sa fare bene il suo lavoro.

«D'accordo, però prima devo parlarne con Francy. Lei, al contrario, non mi ha mai visto andare a letto con un'altra.» Lo fulmino con lo sguardo. Se litigherò con la mia fidanzata sarà per colpa sua, é bene lo sappia.

«Sono sicuro che con un cachet milionario non sarà poi cosi gelosa.» Ammicca nella mia direzione istigandomi a colpirlo nuovamente. La sua risata non é segno di scuse.

«Questo non é un sì.» Ribadisco puntandogli il dito contro, ma quante volte ci siamo passati da questo rituale? Alla fine vince sempre lui, malgrado ora alzi le mani sopra la testa.

Lucas mi saluta con un abbraccio e mi abbandona al mio silenzioso appartamento. Il copione giace sul tavolino. Non ho avuto il coraggio di sfogliarlo fino alla fine. Me ne é bastata metà per immaginare cosa diranno di me. Prima di riprendere la lettura, mi scaldo un caffè in cucina godendo della vista su tutta Manhattan. Dieci anni fa questi grattacieli li guardavo dai marciapiedi, oggi vivo all'ultimo piano. Il mio lavoro mi ha portato qui, le persone hanno fatto il resto. Non posso definire talento quello che é solo passione, ma ecco una cosa che ho imparato: se sei una donna, non sarà mai né l'una né l'altra, sarà solo fortuna. Per questo é importante scegliere bene, per non mettere il sacrificio al secondo posto.

Ritorno alla mia postazione e consulto l'orologio. Ho poco più di tre ore di solitudine prima che Francy rincasi. Afferro grintosamente il copione e mi accoccolo sul divano a leggerlo. Le parole, a poco a poco, si fondono al mio mondo.

Se lei potesse lo farebbe, ma le circostanze sono più grandi del suo volere... Gli occhi si evitano, ma cedono... Le mani si sfiorano sotto al tavolo, tutto intorno gira... Si trovano da sole in una stanza... La bocca scivola sulla clavicola, la maglietta cade sul pavimento... Occhi negli occhi... Le mani sul viso... Il giorno scova il peccato... La macchina si allontana nella pioggia. Tutto piange... Non potranno più toccarsi. Lo sanno...

Il suono del campanello mi fa sussultare. Il mio respiro era già trafelato da prima. Questa storia ha spezzato qualcosa in me. Tornare alla realtà é un dolore intelligibile. Soffro per due donne che non esistono, ma che sembra abbiano capito meglio di me cosa sia l'amore. Mi alzo dal divano più pesante di prima, mi incammino verso la porta con una nostalgia che non è la mia ma che già mi pervade. Non vedo i miei passi, vedo quella macchina allontanarsi in una via desolata, quella schiena ad osservare una scena irripetibile ma inafferrabile; non sto aprendo la porta di casa mia in silenzio, c'è lo scroscio melodico delle gocce nelle mie orecchie, c'è una strada che non conosco, che non é la mia, ma che vedo nitidamente, mi sento più lì che qui.

«Ciao tesoro, scusa il ritardo,» il bacio frettoloso si contrappone alla mia inerzia, «non sai che giornata ho passato oggi. Penso che Richard non abbia chiaro che io...» Ma ogni parola é ovattata da dalle immagini di una donna fittizia, da sentimenti malinconici fatti di ricordi a cui non appartengo, da cui non sono nata ma per cui mi sento di morirne...

«...Camila?»

«Mh? Scusami, ero soprappensiero.»

Occhieggia il copione sul tavolino e con fare malizioso lo soppesa sulla mano: «C'entra questo per caso?»

Un sorriso lieve mi tinge le labbra. Con un cenno le faccio segno di aprirlo e non so perché mi senta irritata, quasi questa storia facesse così tanto parte di me da non volerla tradire con lo sguardo altrui. L'espressione di Francy trasfigura da una pagina all'altra, da uno spunto all'altro e non riesco mai a decifrarlo. Attendo pazientemente un verdetto.

«É una bella storia, reale.» Forse non é quello che mi aspettavo, ma devo darle il tempo di metabolizzare. «Tu che ne pensi?» Afferra la mia mano nella sua, regalandomi un sorriso rincuorante.

«Non ero sicura di volerlo fare, ma questo copione ha cambiato la mia idea delle cose. Non so nemmeno dirti perché.» Sospiro leggera ma con il petto pesante. Mi sento proprio di essere parte di una storia che fa male, una di quelle storie che aprono crepe dividendo tempo e anima, la materia che si domanda come può essere ancora materia...

«Non voglio fare la guastafeste, ma... Lo sai che cosa succede a pagina 120?» Assottiglia labbra ed occhi in un colpo doloroso. Non é a sé che sta pensando.

«Si, lo so.» Annuisco solennemente. «L'ho riletta quattro volte, in realtà.» Abbozzo un sorriso nascondendo il volto in un gesto pensato. «Però non credo la gente penserà a quello quando avrà finito il film.»

«Amore, credo che tutti penserebbero alle tue tette comunque.»

La colpisco sul braccio e sono contenta che stiamo ridendo di questo rossore che é più molecola che idea.

«Dico davvero.» La mia fermezza é intima, sentita. Sto difendendo un cuore che a tratti mi somiglia. «Le persone penseranno altro di questa storia, la vivranno sulla loro pelle. Farò in modo che sia così.»

«Sono sicura che lo farai.» Il suo sorriso é l'unica benedizione di cui ho bisogno.

                                         *****

Lucas mi ha presentato agli altri. Lui conosce sempre tutti. La troupe é stata fin troppo reverenziale con me, spero che il tempo solleciti la confidenza; nessun premio ripagherà mai la spontaneità. Tyler stava bevendo birra quando ci siamo presentati e non era di certo la prima. Rachel stava litigando accanitamente con la parrucca, ma mi ha sorriso attraverso lo specchio. Paul non si é scomodato a mettersi la camicia, ma la sua baldanza mi ha suggerito di abituarmici. Infine Alexander mi ha chiesto di non badare a nessuno dei suoi colleghi, non da sobri almeno.

A quel punto era divenuto naturale stringere mani, ripetere il mio nome, ridere delle cordialità. É stato allora che in una delle cento stanze in cui ero stata presentata, tutti hanno trattenuto il respiro per un attimo, i movimenti si sono cristallizzati e il momento é rimasto sospeso. É bastato un attimo, ma ho capito immediatamente di dovermi sorreggere. Voltandomi ho incrociato due occhi grandi, delle forme sinuose, una capigliatura folta, delle movenze affascinanti... Cosi ho incontrato Lauren Jauregui.

Sono stata io ad andare da lei. Lucas mi ha sospinto nella sua direzione. Il suo sguardo é sdrucciolato sulla mia intera figura ma non ho percepito intrusione da parte sua, tantomeno giudizio. Era solo incuriosita da me.

«Camila.»

«Lauren.»

Non so come lei mi avesse immaginato fra le righe di una storia non nostra, ma io l'avevo figurata proprio così, proprio com'é ora, come siamo ora e, come in un certo senso, anche se ancora non lo sappiamo, ma al di là dell'egemonia del tempo, come saremo per sempre.

Il regista passa molto tempo con noi e i mesi a seguire ci incontriamo tutti assieme per leggere il copione. Quelle sono le uniche volte in cui parliamo, in cui ci confrontiamo, in cui stiamo effettivamente assieme. Io e Lauren integriamo poco oltre i doveri, così ancora di lei so poco e nulla, quello che raccontano gli altri mi parla di lei, tutto qui.

Quando iniziano le riprese, però, la vicinanza diviene ineluttabile. Molte scene parlano di noi, molti attimi ci portano vicine e ci rappresentano inseparabili. Siamo tutti professionisti qui, fingiamo per lavoro, amiamo per finzione, eppure la prima volta che i nostri sguardi si tramutano in una carezza, arrossisco. Stare di fronte ad una donna della sua bellezza e del suo potere non aiuta di certo, ma saprei dire con esattezza come il suo respiro cambi ogni nuova volta che ci sfioriamo. Questo non professionale e tantomeno finto.

Sua moglie passa sul set qualche volta e qualche volta parliamo. Lo stesso fa Francy con Lauren ed io penso che abbiano condiviso più momenti loro assieme che noi, il che é ambiguo per due colleghe. Noi non collaboriamo soltanto, noi ci inventiamo una vita e la inventiamo per gli altri dunque deve apparire il più verosimile possibile, ecco perché, Laurence, il regista, ci chiede di passare del tempo insieme, di organizzare qualche cena ogni tanto e, per non essere troppo autoritario, ci invita ad accogliere anche gli altri colleghi, ma ci chiede anche di ritagliarci del tempo per noi. Entrambe annuiamo e quando Laurence ci lascia da sole, é lei a voltarsi verso di me.

«Io stasera sono libera.» Dice soltanto e a me sembra sia perfetto, anche se avevo già due impegni.

«Va bene, allora dopo le riprese ti aspetto al parcheggio.» Dichiara cortesemente e allo stesso modo se ne va. Indago sulla sua ombra, ma la sua intera figura mi distrae, mi abbaglia. Difficile accontentarsi di quello che viene dopo di lei quando puoi guardare direttamente lei.

Così, dopo le riprese, mi dirigo nel parcheggio dove lei mi sta già aspettando seduta in macchina. Bussò al finestrino e le sorrido. «Sali,» dice soltanto.

«Dove andiamo?» Chiedo mentre mi allaccio la cintura.

«Conosco un posto.»

Durante il tragitto la conversazione languisce, la musica smorza il silenzio. Proviamo ad inanellare due parole in più, ma non é facile diventare amiche essendo estranee. Sul set siamo innamorate, ma nella realtà non ci conosciamo. Lauren posteggia in un angolo sperduto della città e di nuovo mi dice di seguirla. Camminiamo attraverso un grande parco sulla sponda del canale e alla fine sbuca un camioncino per gli hot dog e lei mi dice: «Siamo arrivate.» Un po' mi viene da ridere e condivido con lei quest'ilarità che sembra apprezzarla.

Ci sediamo sul muretto di fronte al truck dopo aver ordinato e ora che siamo attorniate dalle cose semplici, dalle cose buone, dalla normalità intrinseca, tutto fluisce più istintivamente.

«Io miei stanno a Miami, io sto qui.» Mi dice.

«Anche i miei stanno a Miami.» Le dico.

«Veramente? Non ci siamo mai incontrate.»

Ridacchio per la sua affermazione: «Non credo ci saremmo incontrate nemmeno se ti fossi passata accanto.»

Corruga la fronte e la sua perplessità é un dono per me: «Perché dici così?»

«Beh, perché...» Il mio sguardo é un'evidenza, ma il suo non ne riscontra ed è davvero una scoperta ed un sollievo per me sapere che lei non vede la netta differenza fra noi che a me agita. «Niente, perché sei un po' miope, almeno questo hai detto al Times.» Sdrammatizzo e lei ride spensierata. Gradisco tanto la sua autoironia, stimo molto la sua umiltà.

Le ore trascorrono senza frenesia, il tempo é un solo un nome non un agente che possa toccarci. Questo angolo di mondo é un buco nero sospeso nel niente dove tutto può succedere ma effettivamente nessuno conosce cosa accada, nemmeno chi ci entra dentro. É come stare sospesi in mezzo ad un istante in cui tutto resterà così come é ora, in cui niente cambierà, a cui noi potremmo sempre tornare pur vivendo altrove. É un luogo che é già un ricordo, un ricordo che é già spazio. Qui saremo sempre felici.

Quando mi riaccompagna a casa sono le quattro del mattino. L'abitacolo dell'auto é saturo di timidezza, di incertezza. Cosa abbiamo appena vissuto? Ci salutiamo goffamente ed io mi costringo a non voltarmi anche se so che la sua macchina attende che io apra la porta prima di fare retromarcia.

Nelle settimane a seguire, Laurence vuole rigirare tutte le scene perché la rinnovata simpatia fra me e Lauren ha instaurato un legame più reale, più sincero e vuole catturarlo così. I nostri sguardi sono diversi, i nostri momenti sono intimi, le nostre battute sono genuine e il velo fra la realtà e la finzione si smussa. Sono me stessa quando sono a casa o quando sono qui? Alla fine sì, anche a casa mia non sembra più mia. Puoi dormire nel tuo letto quanto vuoi, ma conta cosa sogni.

Io e Lauren usciamo più volte insieme. Visitiamo sempre posti appartati, dove la fama non ci segue ma dove siamo solamente noi, sempre noi. Le faccio vedere come ballare, le parlo delle mie poesie, lei mi racconta dei suoi segreti, lei mi aiuta con le note musicali perché suo padre le ha insegnato a suonare il pianoforte. Una sera si dimentica la giacca sulla mia spalla e io non gliela riporto più e lei non me la richiede più, ma entrambi sappiamo in quale armadio sia appesa.

E poi arriva il giorno.

Passare tutto quel tempo assieme ci aiuterà proprio in questo momento di fragile intimità dove i nostri corpi saranno più vicini di quanto lo siamo mai state noi. Mi spoglierò per lei e lei mi bacerà e potremmo dire a tutti di essere state brava ma in fondo in fondo sapremmo sempre di essere state solo coraggiose. Quanta forza ci vuole ad amare qualcosa solo per un minuto prima di lasciarlo andare per sempre?

«Okay, questa parte sul copione é scritta in bianco. Ho voluto che foste voi a renderla vostra, a renderla il più spontaneo possibile. Si é creata una bella intesa fra voi dunque cercate di usarla per dissipare l'imbarazzo, d'accordo?» Ci consiglia Laurence, ma lui non sa che non è la vergogna a cui stiamo pensando.

Gli smeraldi della corvina uniscano desideri che non saranno mai sogni ma saranno sempre spasmi. Tutti si allontanano qualche passo in più, le telecamere su confondo nella penombra della stanza ed io trattengo il respiro per ricostruire me stessa prima di  disintegrarmi.

«Azione!»

E tutto sparisce.

Lauren entra nella stanza, proclama a bassa voce le sue battute. É nervosa. Trema. Un passo e mi rasenta. Il suo respiro lo conosco dal primo giorno, dalla prima volta che sono stata qui, ed ora mi sembra solo di saperlo riconoscere. La sua ultima battuta recita: «Non dovrei essere qui.»

La mia ultima battuta recita: «Non dovresti essere da nessun'altra parte.»

E poi è tutto in mano nostra.

Poggio una carezza sulla sua guancia e il suo viso si adagia sul mio palmo con la rapidità di chi lo stava aspettando da tanto. Le sue labbra baciano il mio polso e quando i suoi occhi mi guardano so già che é tutto vero. Mi approssimo alle sue labbra e lei ha già chiuso gli occhi, come se tutti gli altri momenti fossero solo un modo per arrivare a questo. Schiudo le labbra sulle sue e finalmente assaggio il suo sapore. É un bacio delicato ma intenso, pieno di pacata passione, un bacio lungo e profondo, senza timore o vergogna ma anche senza fretta. Con le mani mi sta già spogliando. Deposita un bacio sulla mia spalla nuda per poi risalire sul collo e il mio gemito rende impaziente la sua ricerca. Tutto il mio corpo ha bisogno di lei. E non riesco a nasconderglielo appena i nostri occhi si intrecciano nell'ardore.

«Ho bisogno di te.» Sussurro e noto come i suoi occhi si spaventino di tanta verità in un momento di amara condivisone. «Ho bisogno di te ora.» Allaccio le mie braccia al suo collo e mi spingo veementemente contro di lei, facendo aderire ogni parte delle mie anse alle sue. Scopro il suo corpo attraverso il mio.

Lauren mi sgancia i pantaloni, mi toglie la maglietta, si disfà del mio reggiseno e io faccio lo stesso con lei. Quando cadiamo sul letto siamo già nude e sudate, provate dallo sforzo di volerci ferocemente, senza via di fuga. Le sue mani mi tengono stretto il viso mentre le sue gambe si intrecciano alle mie. La sua bocca morde la pelle sul mio seno e i brividi lungo i miei fianchi vengono raccolti dai suoi. Lo so che sta faticando a non muoversi, a mantenere tutto in bilico, a fingere un atto che desidera ma che deve contenere, sopprimere, rendere atrocemente pudico quando vorrebbe solamente toccarmi dappertutto.

Il vortice di carezze e graffi appassiona i nostri baci e i nostri ansiti si gonfiano nella bocca dell'altra. Quando la telecamera ci interrompe, la sua bocca rimane sospesa contro la mia per qualche secondo. Tutti ci applaudono, ma io sento solo il suo respiro entrarmi in gola. É l'eco di un flusso assordante, é il rintrono di un ciclone. La stringo perché so che non saremo mai più così, che queste non siamo neppure noi, sono solo due persone fuori dal tempo che hanno rubato un attimo e ne pagheranno il costo per il resto della loro vita. Queste non siamo noi, é l'unica cosa a cui penso, l'unica verità che mi salva e mi uccide, perché so che se potessimo esserlo saremmo felici, ma so anche che é tardi, che ormai certe cose sono perse prima di averle vissute e che dovremmo accontentarci solo di averle toccate perché non esiste altre modo di farle nostre. Ed io la stringo ancora, poi la lascio andare e per un attimo vacilla tutto, ma poi resta unito, resta in piedi. Il mondo non é finito, ma é finito comunque qualcosa di grande e questo il mondo non lo saprà mai. Lo sapremo noi, però, ogni volta che riguarderemo questa scena e ci ricorderemo con inconfutabile nostalgia di aver fatto l'amore davanti a centinaia di sguardi e di averlo regalato a milioni di persone ma di averlo tenuto solo per noi.

Ancora con il respiro esposto e i vestiti discinti, registriamo anche l'ultima scena, quella che mi ha convinto ad essere qui oggi.

Scendiamo in strada, Laurence fa partire lo scrocio di pioggia dal soffitto ed io e Lauren non ci guardiamo finché non siamo sul set, come per tener vivo l'unico sentimento rilevante in questa marea di emozioni. Di nuovo il ciak ci permette di ritornare occhi negli occhi.

Il suo cappotto beige si scurisce sotto l'acqua, i capelli le si attaccano al volto e perde leggermente un po' di trucco. Siamo le uniche persone in strada. Ci sembra di essere le uniche persone in vita. Non ci importa nemmeno della pioggia che ci intinge fino alle ossa; le mie ossa sapranno sempre di petricore.

Non ci sono battute in questa scena, solo gesti e sguardi. Lauren sospira gravemente ed io annuisco perché so che per andar via ha bisogno di un sì. Apre la portiera dell'auto, lancia dentro la borsa e torna a guardarmi. Ci scambiamo una carezza. Lei chiude gli occhi. Io mordo un fremito. Sapremo sempre cosa significa la pioggia. Alcuni giorni usciremo a berla. Sarà così.

Passo il pollice sulle sue labbra e questo é l'ultimo bacio prima che lei salga in auto sbrigativamente, senza trovare altri modi per fare la cosa giusta, e inizi a guidare lontano, verso un punto indefinito che  senza saperlo é stato originato proprio per questo, per essere la fine di due persone ordinarie che avevano trovato qualcosa di grande.

Il regista fa un primo piano sul mio viso e quell'espressione verrà ritratta su tutti i manifesti, su tutti i poster, dovunque, mi perseguiterà per mesi, anni, perché riconoscerò nella finzione la cosa più reale della mia esistenza e ricorderò che stavo recitando la mia vita, ma dirò a tutti che é stato un bel viaggio.

Alla sera ci intratteniamo per bere qualcosa ed io e Lauren non ci rivolgiamo parola o sguardo che sia. Ci siamo dette addio e vogliamo che resti questa sensazione dentro di noi perché non poteva essere più azzeccata. Me ne vado salutando tutti. Lei non c'è quando esco dal set, penso sia in camerino. Non vado a cercala e so che nemmeno lei lo vorrebbe. Amiamo troppo l'arte per concederci un saluto diverso.

Il film esce in tutte le sale e com'é prevedibile che sia veniamo sommerse da un'onda mediatica di plausi e onori. Passiamo da un salotto tv all'altro, veniamo fermate per strada, ci spostiamo con un'autista, ma non si sa come non ci incrociamo mai. Io ero in Giappone quando ci hanno invitato assieme a tale show. Lei era in Italia quando ci hanno chiesto di partecipare assieme a tale intervista. Insomma, abbiamo fatto di tutto per essere altrove piuttosto che essere vicine, il che é un grande peccato ma a volte é la scelta migliore o l'unica che resta almeno.

E poi gli anni sono passati come sempre passano, il clamore é andato perdendosi, sono usciti altri film e altri attori ed é divenuto tutto più facile.

L'altro giorno, però, dopo che ci siamo incrociate in quella stanza, assieme a tanta gente e che dopo quattro anni ci siamo effettivamente riguardate negli occhi, l'altro giorno é stata una conferma che certe acque non passano sotto i ponti, non fanno in tempo. A volte i ponti crollano, altre volte l'acqua si prosciuga, che i fiumi non sono solo e sempre acqua.  

La sua mano sulla mia schiena ha toccato l'esatto punto che aveva toccato in quel letto. Sono sicura lei avesse contato le mie scapole per conoscere il luogo dove si sarebbe sempre rivista. Per un istante, eravamo di nuovo da sole in mezzo alle luci e la finzione era la vita che stavamo conducendo. Poi é arrivata sua moglie, é arrivata Francy e siamo andate in direzioni opposte. Sentivo i vestiti bagnati tanto ricordavo della pioggia. Sentivo il viso scalfito dalle gocce anche nel caldo della serata. Vedevo una macchina che un giorno era stata solo una macchina e ora era il simbolo di un addio.

Il film parlava di me. Il film parlava di lei. Solo che ancora non lo sapevamo. Solo che nessuno lo sa ancora oggi. Nemmeno noi. Non ne abbiamo mai parlato. Eppure certe cose esistono al di fuori delle parole, certe cose esistono proprio perché non hanno bisogno di voce.

Una sera, molti anni dopo, non si contavano più sulle dita di una mano, un temporale ha assediato la città. Francy stava dormendo. Tutta la città era buia, sembrava nessuno volesse stare sveglio in mezzo alla bufera. Ho aperto la porta finestra del terrazzo. Ero in pigiama. Ero scalza. Mi é bastato affacciarmi per inzupparmi. Tremavo leggermente. Avevo gli occhi offuscati dalle perle trasparenti. Mi sono sporta ancora un po', ho scansato le ciocche dal viso e ho teso la lingua nell'aria. Ho bevuto tutta la pioggia del cielo.

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