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Incontro (Camila)



Non so perché la nostra esibizione sia slittata all'ultimo, probabilmente qualcuno ci rimetter ail posto di lavoro per questo, ma adesso dobbiamo solo rassegnarci e goderci lo spettacolo. Shawn, però, non ha la minima intenzione di ammutolirsi tanto facilmente; anche se dopo tanti anni di carriera dovrebbe aver temprato un po' le sue spigolosità, il suo caratterino un po' viziato rimane il soldato in prima linea.

«Shawn, non ne vale la pena.» Sospiro, afferrando il braccio teso minacciosamente verso un manger impietrito. Già, quando si arrabbia le fossette non hanno alcun effetto sul suo pubblico.

«Che razza di idioti.» Si passa una mano nei capelli impomatati e acconciati per l'esibizione, poi sbuffa vigorosamente e posso quasi intravedere il fumo dalle narici. 

La mia mano scivola delicatamente sotto il suo mento contratto, e quando i nostri occhi si incrociano noto subito la mandibola ammorbidirsi.

«Abbiamo fatto talmente tante apparizioni negli ultimi mesi che stare a guardare per una volta non  mi dispiace affatto.» Incasso le spalle e abbozzo un sorriso, il che sembra essere un balsamo per il suo nervosismo. Ho come l'impressione fosse più arrabbiato per una mia eventuale delusione che per l'esibizione in se.

Mi afferra per le spalle e mi attira in un saldo abbraccio. I bicipiti rinvigoriscono sempre di più e a quanto pare anche la sua altezza perché riesce agilmente a poggiare il mento sulla mia fronte e dopo a piazzarmici un bacio.

«Sai che? Ci meritiamo molto di più che uno show. Ci meritiamo una festa, relax, divertimento.» Fa quella stupida e spassosa mossa che consiste nel ruotare le spalle e scuotere le mani come solo un hawaiano sa fare.

«Non credo che potremmo rilassarci molto in mezzo ad una folla di fan.» Assottiglio lo sguardo, scuotendo appena la testa per rendere meglio la qualità delle previsioni.

«Oh, niente del genere.» Si tasta rapidamente le tasche della giacca e poi quelle dei pantaloni, finché incappa nello smartphone. «Zack mi ha invitato ad una festa. Avevo rifiutato per via dello show, ma nessuno ci impedisce di andare ora..» Stringe le spalle innocentemente anche se i suoi pensieri sono tutt'altro che innocenti.

«È un po' tardi...» Ammetto consultando l'orologio. Abbiamo aspettato il nostro turno fino a mezzanotte inoltrata solo per sentirci dire che non c'era spazio per noi.

«Ma va! La festa sarà appena iniziata. Ci sono solo persone del giro, quindi facce famigliari.» Cerca di convincermi, stringendomi la punta del naso fra due dita. Lo arriccio in risposta, strappandogli un sorriso che ricorda il ragazzo che ho conosciuto tanto tempo fa. Il ragazzo che era già innamorato, ma purtroppo di una persona che guardava altrove.

«D'accordo.» Sospiro alla fine, ottenendo un'esultanza se possibile ancora più imbarazzante della precedente mossa hawaiana.

Mentre saliamo in taxi, Shawn mi avvisa che Zack è il nuovo fidanzato di Normani. Avrei gradito saperlo prima, ma la verità è che il tempo dei rancori e dei risentimenti è finito da un pezzo, anche se i media ci marciano ancora sopra, ma non è quello che fanno sempre? Ci sentiamo con le ragazze, non spesso, e in modo molto convenzionale, ma è capitato di rivedersi a giro, a qualche festa o per coincidenze fortuite. Abbiamo anche bevuto una cosa tutte insieme una volta. Tranne che con Lauren.
Lauren non la vedo da un po', anche se seguo la sua musica e sono sicura lei segua la mia. La cosa strana è che le ragazze non hanno mai fatto parola davanti a me, e mi chiedo se sia per rispetto alla sua assenza o se c'è un tacito accordo di non nominarla. Forse posso capire perché, anche se... È passato tanto tempo, quando ci ripenso non ho più lacrime o sorrisi per lei, ma forse una carezza.

La casa è incastonata fra una schiera di villette abbastanza distanti dall'arteria della città. Credo sia il rifugio casinista di Normani, ovvero il quartiere generale delle feste animalesche. E non ci vuole molto a capire che non sto esagerando; basta occhieggiare la terrazza, straripante di ragazzi e ragazze ululanti che sicuramente non sarebbero contenti di essere fotografati da qualche paparazzo in quell'istante.

Shawn si ferma a parlare con qualche amico che mi presenta ma di cui dimentico il nome. Ci invitano ad un'altra festa, a casa loro, più appartata. Shawn assicura che ci andremo più tardi, quando magari avremo salutato il proprietario e scroccato qualche birra. Si salutano ridendo e battendo le mani al petto. Non ho mai capito che cosa di rispettoso ci sia nell'imitazione dei gorilla, ma contenti loro.

Cammino all'interno con la sua mano poggiata sulla schiena, ma ben presto viene assalito da un codazzo di conoscenti e vecchi amici e la sua mano vola da una parte all'altra, fra saluti scherzosi o più formali. È lui quello carismatico della coppia, io sono più quella riservata che dopo lo show preferisce restringere la cerchia di conoscenze a pochi intimi.

«Ehi, vado a bere qualcosa.» Gli dico, tanto so che la conversazione tirerà per le lunghe e non ho nessuna intenzione di restare a sorbirmi le lodi del mio ragazzo.

Per orientarmi mi ci vuole un po', soprattutto perché il rumore proveniente della terrazza è assordante. Quando finalmente trovo il corridoio e la musica si attutisce, riesco a scorgere una stanza più ampia in fondo e ricolma solamente di sporcizia. Varco la soglia ritrovandomi immersa in una luce più tenue e densa, come se la notte fosse arrivata prima qui.

C'è solo una ragazza sdraiata sul bancone, probabilmente è svenuta o ha deciso di dormire dove meglio le conveniva... O forse ha...

Deglutisco a fatica, avvertendo un pugno allo stomaco che per tutti questi anni non credevo di aspettare.
Ciò che succede non possiamo sempre portarcelo dentro, a volte bisogna saperlo lasciare indietro, e io così ho fatto. Credevo di essermi allontanata abbastanza per non essere raggiunta, invece con un balzo ha già colmato la distanza. Che strano sapere quanto poco mi sia distanziata, forse le ho solo voltato le spalle senza camminare per davvero.

Mi avvicino lentamente, e devo prendere un bel respiro per sorridere con tanta disinvoltura.

«Lauren?» Mi sento pronunciare, ma potrebbe essere stato chiunque altro. Non sembra la mia voce.

Lei non si volta, forse rallentata dall'alto che con ogni probabilità ha ingollato o forse paralizzata dalla sorpresa.

«Lauren, sei tu allora.» Giuro che non me ne accorgo, ma la mia mano scivola sul suo braccio mentre mi affaccio imbrattando la sua prospettiva.

«Ciao.» Le dico, ritraendo la mano forse troppo velocemente per credere di non sentire niente allo stomaco.

«Ciao.» Risponde semplicemente, ma ha un'espressione imperscrutabile sul viso. Certe cose non cambiano mai.

Mi si posiziono dall'altra parte del bancone, frapponendo una distanza abbastanza ingente fra di noi per non permettermi di ripetere alcuno istinto fisico. Non so perché, ma preferisco tenermi qualche passo più lontana che qualche passo più vicina.

Passo la lingua sulle labbra prima di parlare: «Non sapevo fossi qui.» So che non ci vediamo da tanto tempo e lei sembra una persona del tutto diverso adesso, ma so anche che non è il tipo da fare la prima mossa, e non perché non ci tenga, ma solo perché non sa farlo. Un carattere come il suo deve saper convivere con tanti rimpianti.

«Nemmeno io.» Articola, accennando ad un sorriso vitreo tanto quanto la bottiglia che stringe fra le mani.

Mi sento in dovere di darle delle spiegazioni, il che è assurdo. Mi pare di dovermi scusare per la mia presenza, come se avessi appena ferito qualcuno. «Shawn conosce Zack, il nuovo ragazzo di Normani.»

Lei annuisce, ma non dice niente. Non è molto cambiata, in realtà, a parte le spalle più larghe e lo sguardo più allungato. È sempre la stessa che non parlava mai se non interpellata, che smetteva di suonare quando qualcuno entrava nella stanza e che non mi ha mai risposto se non evitandomi. Per un po' ho creduto fosse per quello che non voleva provare quando mi vedeva, poi ho iniziato a capire che non lo provava e basta.

«Tu sei qui con qualcuno?» Devo stringere le mani mentre lo chiedo, e mi guardo attorno solo per non guardare in basso.

Un sorriso più disinibito le germoglia sulle labbra stanche. Sono davvero labbra stanche le sue. Labbra stanche di non aprire mai la porta alle parole che vi si accalcano dietro. «Solo lei.» Solleva la bottiglia che con sollievo noto essere ancora piena. Sono labbra stanche anche di ingollarle, le parole.

«Oh, è una buona compagna?» Scherzo, tentando di cavalcare l'onda spiritosa e ricostruire l'affiatamento di un tempo.

«Diciamo che sa scaldarmi più di tante altre.» Ouch. Spero che il mio sorriso sia rimasto immutato, perché d'impulso avrei contratto le labbra, ma non voglio darle l'idea di essere ancora aggrappata alla persona che non sono più.

«Siete una bella coppia.» Lo dico tanto per dire. Per una volta mi sento come lei, a rimangiarmi le parole, e non so come faccia a tollerarlo da così tanto tempo. È come acido nelle viscere.

Devo cambiare argomento, e subito. Stiamo scalando una montagna senza alcuna precauzione, e io preferisco le discese, ho sempre preferito le discese. Beh, sempre no. Dopo di lei di sicuro. «C'eri anche tu alla serata?»

«Si, eravamo con le altre in fondo al secondo cerchio. E voi?» E adesso ho il sentore che sia lei a voler appiattire le labbra, ma invece le sue nocche si sbiancano attorno al collo della bottiglia.

Non so dire da dove provengono questi intoppi, queste imperfezioni e turbamenti. È come quando ci si sta dirigendo in una stanza e improvvisamente non si ricorda più a fare cosa. Cosa ci facciamo qui? Cosa siamo venute a cercare? C'è qualcosa da cercare? Io ho smesso di farlo ormai, e credo lo abbia fatto anche lei, ecco perché è così buio e confuso qui: perché nessuno accende la luce da anni. C'è troppa polvere per considerare qualsiasi bene prezioso. È solo ciarpame da buttare ormai. Ed è colpa nostra. Ecco cosa siamo venute a fare qui. Siamo venute ad assumerci le nostre responsabilità. Le nostre colpe.

«Eravamo dietro le quinte. C'è stato un ritardo sul programma e hanno dovuto annullare la nostra unica esibizione in programma, ma onestamente è quanto di meglio potessi sperare.» Ricordo la sceneggiata di Shawn e mi viene da spalancare le pupille, imprimendomi un'espressione che è tutta un programma.

«Peccato. Sarà per l'anno prossimo.» Ecco, l'ha fatta ancora. Ad oggi sono troppo felice dei risultati della mia carriera, della relazione sentimentale che sto coltivando, ma la ragazzina che per un tempo sarebbe rimasta molto ferita per questo. Cercava di cavare amore da ogni parola di Lauren, perché lo sentivo che c'era. Ma era come cavare sangue da una roccia. Ad oggi questo non mi ferisce solo perché mi dispiace per lei. Molto.

«Già..» Sospiro, sforzandomi di sorridere.

Avverto solo dei passi ad interrompere la vuotezza dei miei pensieri.

«Ehi, vogliamo andare? Ci aspettano all'altra festa.» Shawn mi affianca rapidamente, sembra non notarla nemmeno Lauren. Alla fine penso che questo sia il suo intento, quindi meglio così.

«Certo, prendo le mie cose.» Gli sono davvero riconoscente di essere qui ora. Non so perché, ma non credo di protrarre questo incontro ancora a lungo.

«Ah, no. Faccio io. Stai un po' qui. Ciao Lauren.» Shawn mi accarezza furtivamente la spalla e indirizza un saluto coinciso alla corvina, poi sparisce nel corridoio.

Sto per andarmene e questo scambio di battute -perché conversazione non la si può certo definire- non ha portato a niente. Certo, alla fine dell'arcobaleno non vi è nessuna pentola d'oro, quindi cosa mi aspettavo? Delle risposte? No, mi sono accontentata di quelle che mi sono data negli anni, anche se credo di aver cocciutamente sminuito il sentimento di Lauren solo per avere la forza di lasciarlo andare. So che lei mi ha aiutato a crescere, ma so anche che non io non ho aiutato lei a crescere.

«Sai cosa? Dovremmo vederci ogni tanto, anche con le altre. Dopo tutto quello che è successo, sai... beh, tutto.. credo che potremmo ancora prendere un caffè insieme.» Non so perché lo stia dicendo. Non c'è voglia di indagine nei miei scopi, non ne ho nemmeno uno, di scopo.. Penso solo che dovrebbe unirsi a noi, ogni tanto, quando le va. Penso che dovrebbe sapere che per me è ok, possiamo postergare tutto quello che ci siamo, o meglio non ci siamo fatte, perché siamo abbastanza grandi per perdonarci di non essere state abbastanza l'una per l'altra.

«Okay, vediamo.» Sorride e afferra il biglietto che ho stretto fra le mani, ma so già che non chiamerà. E va bene così.

Shawn ritorna con le mie poche cose dimenticate nella stanza adiacente, dove lui stava tenendo i suoi famosi comizi fra i suoi adoranti accoliti. Mi aiuta a inforcare il cappotto e si assicura sia ben sistemato sulle spalle. Ho appena il tempo di fare un cenno a Lauren prima di voltarle le spalle, ancora, e andarmene assieme a Shawn.

Stranamente mi sento più leggera ad ogni passo, come se sapessi di andare nella direzione giusta... Oppure come se mi mancasse qualcosa.

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