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If the world was ending


If the world was ending
You come over right?

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C'è un posto, un posto dove non posso tornare.

É un posto che non esiste.

Niente di tutto ciò che non puoi afferrare esiste.

Niente, a parte un'idea.

Se ci penso intensamente, sono lì. Se non ci penso, non so dove sono. Se lo evito, sono nel punto sbagliato. Se lo cerco, sono al di là del bene.

Il bene non é importante. Se dovessi far del male per raggiungere il posto, ucciderei a mani nude e senza nemmeno chiedere perdono, ma purtroppo il passato é incorruttibile, nemmeno un sogno può scalfirlo e la speranza non alberga nei ricordi.

C'è un posto dove non posso tornare. Questa é tutta la storia.

Quel posto é la Terra.

Da quassù si può vedere tutto, ma essere parte di niente. Strano sentirsi niente nell'immensità, eppure é proprio dove il cielo si allarga che si siamo più piccoli.

Il mio cuore batte in mezzo all'eternità, ma per l'eternità sono niente quindi é il vuoto dove risuono?

Da quanto tempo sono qui?

Cosa ricordo di me?

Cosa ricordano di me?

Chi sono io?

Chi sono ancora?

Il nome. Partiamo dal nome.

Lauren.

Sono io? Mi appartiene?

Mi appartengo?

Derivo da me stessa o qualcos'altro mi definisce?

Cosa sono quando la mia vita é solo un altro modo per non morire?

E perché la morte mi evita se ormai sono sua?

Il buio é uguale al sonno senza sogni.

Al sonno tre metri sotto terra, solo che sono sopra le stelle.

É sempre lo stesso buio.

Non posso tornare lì nemmeno per essere sepolta.

Se quantomeno avessi un addio.

Ma se poi ogni addio serve solo per ricordarsi la voce di qualcuno, a che serve?

Posso restare qui.

Mi ricordo tutto tanto, non ho bisogno di un momento di conforto, non basterebbe comunque.

Quindi questo é quello che c'è da sapere su di me, di quel che resta di me.

Sto per morire.

Morirò guardandovi tutti.

Non posso morire dove voglio.

Alla fine, l'ho scelto io di essere qui.

Volevo salvare il mondo.
Fanculo il mondo, rivoglio solo il mio cuore.

Invece ho solo il cielo ed é troppo grande per mettermelo nel petto.

Mi prendo una stella, me la faccio bastare.

Guardo sempre quella Quando mi addormento.

La terra ormai é troppo lontana.

Quando si muore si dovrebbe tenere vicino ciò che si vede bene, anche a costo di non conoscerlo.

Tener vicino ciò che é lontano é solo un modo per aver paura.

Questa stella mi dice tutto ciò che voglio sentire.
Mi dice che c'è luce là fuori e che qualcuno sta guardando nello stesso punto.

Non sono proprio sola.

Ma poi ripenso alla Terra.

Non ci posso tornare lì.

Su Marte si. Su Giove anche.

Ma sulla Terra no.

Ma io ci sono nata lì. Ci sono cresciuta. Se non posso tornare a casa, che mi importa dove posso andare?

E poi qui aspetto, aspetto... E intanto il niente divento io.

Avevano detto che avrei capito il momento, quando sarebbe arrivato.

Allora non é arrivato. O io non l'ho capito.

Qui é sempre tutto uguale, non mi pare ci sia niente da salvare. Non é esploso nulla, le stelle brillano ancora, i pianeti girano nella stessa direzione, io sono viva.

Se quindi siete tutti morti sulla terra, io non lo so. Non é colpa mia, non l'ho capito.

Anche se non credo che l'ignoranza cancelli la colpa, la rende solo perdonabile, a volte, ma non adesso.

Perché sono qui?

Perché sono scappata e sono venuta proprio qui?

E perché stavo correndo?

E ora non mi sembra di essermi fermata solo perché sono fuori dal mondo... letteralmente.

Mi sembra che tutto quello da cui scappi sia sempre più vicino se non l'affronti, e che cancellare il mondo non cancella te stesso e finché esiste la tua memoria non c'è un luogo abbastanza lontano.

Però ora mi manca l'aria, i serbatoi stanno finendo. La missione doveva essere già terminata.

Quanto tempo fa?

Qui scorre il tempo?

Io sono tempo?

Non lo so, non lo so....

In quel posto non ci posso tornare e questo cancella il tempo per molti, a volte.

L'impossibilità annulla la distanza fra un secondo e l'altro.

C'è chi naviga nello spazio senza saperlo.

Chi allarga buchi neri tra un minuto e l'altro per poi chiedersi perché la vita sia passata così in fretta.

Perché sono qui?

Collegare i punti significa mettere un filo fra le stelle. Che assurdità, come si fa?

Forse sono anni che navigo nel nulla, eppure da laggiù sembra tutto. Le cose sono diverse a distanze diverse.

Per qualcuno questa é vita, per me é la fine. C'è differenza nelle cose che viviamo perché le grandezze sono unità di misure complicate.

Vedi?

Ciò che é immenso per voi, per me é un niente. Ciò che per voi é uguale, per me é salvezza.

Ma cosa sto dicendo. Cosa sto dicendo...

40 minuti al termine dell'ossigeno.

Sono troppi.

Non riesco ad aspettare la fine conoscendo l'esatto momento.

Stacco la pompa, giro la manopola.

Adesso il conto si é inceppato. Non sapremo quando terminerà.

Ora che le cose stanno per finire, sento una voce.

Non poteva arrivare prima?

Perché mi ha lasciato qui?

Perché ora torna?

Camila.

Questo nome che mi si rivela adesso, cosa vorrà dire?

Non ricordo, sono stordita.

Camila.

Lo sento con insistenza, come se ci fosse una verità alla quale non sono arrivata in tempo.

Eppure sono proprio qui, dove il tempo si origina, e ancora non sono capace di esserne parte.

Non ricordo niente di questo nome. Non so perché mi possieda.

C'è un attimo, un buco nella linea temporale, dovrei solo fare un passo per trovarmi dall'altra parte, ma l'altra parte é più rischiosa di morire.

Morire avviene solo una volta e tutto insieme.

Camila... Non so chi sia, non più, ma so che ha superato il tempo, lo spazio e l'infinito e lo ha fatto per dirmi qualcosa. Il minimo che possa fare é ascoltare.

C'è un attimo. Un'interferenza nell'ordine delle cose.

Anzi.

Le cose sono incrinate proprio da quel momento. Hanno una piega diversa.

Potevano essere tonde, invece sono quadrate.

Mi devo sforzare, più in fretta.

C'è un attimo ed é quell'attimo a cui non posso tornare.

Non era la Terra allora.

Non é mai stata la Terra.

La Terra era solo una copertura.

La Terra é solo un pianeta, l'attimo é quello che ci determina. E molto spesso é sempre il troppo tardi a renderci chi siamo.

Allora, non posso tornare all'attimo. Va bene, e quindi? Cosa volevi dire con questo?!

C'è un'immagine. É confusa.

Che succede li?

Perché ho cancellato tutto?

Perché non é stato sufficiente?

Nemmeno fuori dal mondo fuggi all'attimo, non se l'attimo é ciò che hai perso.

Ma cosa ho perso?!

E dove?!

Vedo qualcosa.

Sono inciampata, c'è stato un vuoto. Pensavo di cadere, invece ero in piedi.

Sento la mia voce raccontare proprio questo.

Non vedo chi mi è davanti. Qualcuno che sospira.

Non é contento. Il bene delude molto spesso.

Dove sono inciampata?

Perché è così importante?

Dove é questo luogo dove devo tornare?

Perché é proibito tornarci?

Posso tornarci solo cadendo?

Troppo tardi. Troppo tardi.

Adesso ricordo.

Sono qui per dare forma al tempo.

Non volevo salvare nessuno.

Tantomeno me stessa.

Volevo solo cambiare le cose.

Sono venuta quassù, in mezzo al niente che poi si é rivelato essere l'infinito, solo per dialogare col tempo, per chiedergli venia.

Quando al comando hanno chiesto chi volesse morire, io ho alzato la mano.

Ma non sono venuta qui per essere un eroe, sono venuta qui per il tempo e ho trovato una stella.

Non mi é bastata.

Ho visto l'esplosione, si, me la ricordo.

Non sono venuta qui per salvare nessuno, sono venuta qui per morire e ci ho trascinato l'umanità.

Tutto questo per un nome. E non era neppure il mio.

Volevo solo un altro attimo, ma mi ha concesso solo una stella.

Non era abbastanza.

Tutto quello che avviene fra la ferita e la salvezza, é grande quanto questo niente.

E le stelle servono solo a illuminare la cicatrice,

Ma per quanta luce sia, non é tempo.

Ora però é tutto buio.

Qui non c'è più aria.

Ci sono solo io.

Sono inciampata, ed era vuoto.

Scrivete questo di me.

Che in fondo volevo solo dire che...

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