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A Soulmate Who Wasn't Meant To Be



I never should have held you hand.

————

Il suono assordante si unisce ai fulmini rossi.

Dinah entra nella stanza trafelata: «Abbiamo un grosso problema, Camila.»

I nostri occhi si scambiano uno sguardo affannato.

«Andiamo.» Mi fa cenno di seguirla.

Corriamo lungo il corridoio attraverso le luci a intermittenza e il roboante allarme. Dinah spalanca la pesante porta della sala di controllo. Qui tutte le vite vengono maneggiate con la facilità di un pulsante. In questo momento, però, é solo un ammasso di cacofonia e atmosfere torbide.

«Che sta succedendo?» Domando guardandomi attorno spaesata.

«Un buco nero stava inglobando lo spazio tempo. Siamo riusciti a fermarlo, ma si é creato un intoppo... Nel tentativo di tenere insieme il tessuto temporale, lo abbiamo ricucito con un tessuto distante anni luce dal nostro...» Spiega Dinah, lasciando in sospeso il finale, che é la parte fondamentale.

Inclino la testa sperando di aver concluso male: «Questo significa che...»

«Significa che adesso le altre versioni di noi stessi coabitano nello stesso universo.» Rilascia un sospiro greve.

É un disastro di proporzioni epiche. Quando la NASA ha scoperto la possibilità di altri mondi, non era pronta all'ipotesi che fossero gli stessi soltanto modificati dalla quarta dimensione. In parole povere: la scelta che non hai preso ieri, ha creato un altro te in un altro mondo.

La mostra sottodivisione serviva proprio a questo, a tenere in ordine gli universi che altri noi avevano popolato, ma abbiamo commesso un errore e adesso rischiamo di far cadere il nostro mondo in una crisi politica ed esistenziale irreversibile.

«Dobbiamo agire, subito.» Mi precipito verso i computer principali, tentando di inserire i codici di emergenza, ma non c'è una stringa che rimedi ad un errore umano.

«Camila, abbiamo già provato tutto.» Mi ragguaglia Dinah, mentre io, testardamente, insisto. «Stai solo perdendo tempo, ascoltami!» Mi afferra grintosamente per le spalle bloccando la mia ansiosa frenesia. «C'è solo un modo per riportare tutto in ordine. Dobbiamo andare lì e dobbiamo distruggere i mondi.»

«Sei impazzita?!»

«Loro non sono persone reali, voglio dire sì, ma... Loro sono noi. Noi li abbiamo creati e noi possiamo ricrearli. L'universo non subirà alcuna differenza se ci sbarazziamo di una versione di noi stessi che inizialmente non esisteva nemmeno.» Un sorriso semplicista appare sul suo volto.

«La prima regola che abbiamo é non interferire con le nostre versioni alternative.»

«Le regole sono per quando si ha una scelta.» Scuote lievemente il capo: «E noi non l'abbiamo più.»

Occhieggio lo schermo e poi di nuovo Dinah. É un lento avvicendarsi di respiri e pensieri in cui entrambe sappiamo già come andranno le cose.

Terra 20

Il primo luogo che raggiungiamo é proprio quello che mi aspettavo di trovare. Dinah, accanto a me, segue il mio percorso non avendone uno proprio. Nessun'altra sé é nata nel tempo, in nessun altro universo e questo perché Dinah non esiste. É semplicemente un'invenzione dell'agenzia, un'intelligenza programmata per gestire i problemi universali con pensieri superiori ma sembianze umane. É per questo che mi fido di lei: sente come un uomo, ma pensa come un Dio.

«Cosa mi aspetta qui, Dinah?»

«Tutti noi ci siamo ramificati per un evento Canon, un evento da cui altre versioni di noi stessi hanno trovato modo di nascere. Il tuo evento é Lauren.»

Mi volto di scatto verso di lei. Questo non era parte dei piani. «Non me lo avevi detto.»

«Nessuno conosce il proprio evento, almeno che non sia strettamente necessario come lo é adesso.» La tranquillità delle sue parole mi rende consapevole di quanto personale questo viaggio sarà. Io soffrirò, io sacrificherò. «Nella tua versione originale, Lauren é morta.» É qui che il mio cuore si spezza. «Ma non in tutte le altre versioni é ancora successo o succederà.» E se possibile il mio cuore continua a spezzarsi.

«Come é possibile? Se loro sono noi, possono giungere diversamente al loro destino ma prima o poi arriverà.»

«Il destino é una scelta che si compie ogni giorno, Camila. Qualcuno può salvarsi per aver dimenticato le chiavi dell'auto a casa e può morire per lo stesso motivo. Non decidiamo per loro nemmeno se siamo noi.» Capisco cosa voglia dire, ma fatico ad accettare di aver avuto un'altra possibilità in un corpo che mi appartiene ma con il quale non sentirò mai. Vorrei solo fossimo state noi.

«Okay, basta così. Più ci penso, più voglio tornare al punto d'inizio. Facciamolo e basta.»

«In questo universo, Camila, incontrerai vita con la Lauren che avresti comunque perso. Mi duole dirlo, ma questa sarà la parte più facile.» Dinah mi mostra con la mano la strada davanti a me. Due ombre stanno attraversando la strada assolta. Le loro risate risuonano fino alla collina. Impiego un po' a riconoscerle anche se quelle siamo noi.

Sembriamo così diverse seppur identiche. Nei miei ricordi il suo viso é un lampo di dolore da tanto tempo. É strano percepirla in un altro modo, é un miracolo con gli artigli. Mi si conficca nel cuore e lo stringe fino alla carne, fino a dove l'egoismo supera la felicità e odiare sé stessi é quasi naturale.

Ci avviciniamo e seguiamo da più vicino la loro conversazione.

«Si insomma, New York non é poi così lontano, no?» Domanda Lauren, spostando nervosamente lo sguardo da un punto all'altro.

Silenzio.

«Ci sono tanti modi per vedersi, per sentirsi...» Insiste, ma la Camila di questo mondo condivide il mio stesso dolore, glielo leggo negli occhi, sa già che sono troppo giovani per grandi promesse e troppo lontane per mantenerle.

«Non credo, Lauren.» Dice finalmente, ed é una pugnalata. La corvina si arresta in mezzo alla strada, la rimira come se non la conoscesse e farfuglia qualcosa sforzandosi di sorridere.

«Ma... noi...»

«Noi siamo felici, ma non siamo forti.» Dichiara Camila, stringendosi fra le spalle un dolore di cui non mostra i segni, ma ne patirà comunque le conseguenze.

«Lo diventeremo allora.» Sindaca risoluta Lauren, ma la sua caparbietà non é costanza bensì paura. Non vuole perderla, non ora almeno, quando sarà lontana sarà più facile invece, le sembrerà meno doloroso e a quell'età ogni favore va colto.

«Non ci credo pronte.» La schiettezza di questa Camila mi fa rabbia. Lei non capisce cosa sta perdendo, ma io si. Lei potrebbe avere quello per cui io ho perso tutto, ma non lo vuole. Non così almeno. Io non avrei il suo coraggio e tantomeno la sua placidità. Lei é la parte più testarda e flemmatica di me. Ma é anche la più vigliacca.

«Come puoi dire una cosa del genere?» Domanda con un filo di voce Lauren e tutto attorno si fa silenzioso. Non passa nemmeno un'auto, non tira un soffio di vento.

«Lo devo dire perché tu non lo diresti.» Ammette stoica Camila e il suo dolore tace in mezzo a tanta perentorietà, ma c'è, eccome se c'è. Lo vedo nella sua fuga, nella sua lotta di silenzi. Lauren però la ricorderà come indolenza. Non saprà mai quante volte il suo cuore si é spezzato solo per farla vivere tranquilla.

«É così quindi. Bene, benissimo.» La corvina si allontana a grandi passi, imitando un orgoglio che non ha.

Camila rimane sul ciglio della strada a guardarla. Nella sua ombra ritrovo quel fremito di cui sono fatta. Mi rivedo soffrire come quando aprii la porta di casa per trovarmi di fronte un poliziotto. Il volto di Lauren non lo avrei rivisto mai. In questo universo non é morta, ma perderla é soffrire allo stesso modo.

Dinah al mio fianco si fa più prossima: «Questo é un momento ideale, Camila. Non c'è nessuno qui e sei capace di trovare nel suo dolore la motivazione giusta per finirlo.» Poi fa nuovamente un passo indietro, mettendomi in mano il dissimulatore. Un semplice tocco con questo e l'altra Camila scomparirà per sempre.

Mi avvicino alle sue spalle. Vorrei abbracciarla invece la uccido. Sento però di averle fatto un favore. Di averle dato conforto. Non sa quanti giorni vuoti le ho risparmiato. Quanti giorni senza senso. Quando Lauren si volta e non la vede pensa semplicemente sia già andata via, la verità resterà uno spazio aperto fra il giusto e lo sbagliato.

Terra 25

Tutto assume un'altra forma mentre viaggiamo attraverso il tempo e lo spazio, tra una particella di materia e l'altra. Atterriamo di fronte ad una casa.

Sono ancora turbata dall'ultimo mondo per accettarne uno nuovo, ma non c'è tempo per piangere.

«Stavolta sarà più difficile?» Chiedo osservando la villetta di fronte con me.

«Sarà solo diverso.» Spiega Dinah. «Questo é quello che non ti saresti mai immaginata ma é successo lo stesso.»

Inspiro a fondo senza capire davvero cosa vogliano dire le sue parole, ma tentando di trovarci un modo per farmi forza al loro interno. Entriamo nella casa e tutto é silenzioso, immobile. Mi guardo in giro ma non c'è niente. Due voci dal piano di sopra attirano la mia attenzione. Dinah mi fa un cenno di andare quando sarò pronta. Saliamo al secondo piano. Le porte sono tutte chiuse tranne una. Proviene una fioca luce dallo spiraglio. Le voci si fanno più chiare e distinte.
Poggio una mano sull'uscio e prima di aprire riprendo fiato.

Lauren e Camila sono sedute su un tappeto al centro della stanza, chiacchierano e ridono di storie di cui non saprò mai niente ma che sono loro. Sono spensierate e felici, sono come io non mi vedo da un po'. Sono più cresciute in questo mondo. Mi manca l'aria a vedere il volto di Lauren e non riconoscerlo. É sempre lei, é sempre bellissima, ma quell'espressione prima non c'era, quella ruga non era lì. Vorrei sfiorarla e tenerla stretta, ma non sono qui per amore.

«Quindi, stavo pensando, potremmo trascorrere le vacanze di Natale assieme quando avremmo finito di lavorare, che ne pensi?» Domanda la corvina.

«Si, io tornerò a Miami comunque.» Scrolla le spalle Camila, ma io conosco quello sguardo, lo so che dentro si lei si annida un segreto, che qualcosa preme per uscire ma rimane fra la gola e le mani.

«Perfetto, lo dico a Lucy.» Lauren si alza dal pavimento per lasciare la stanza mentre sorride alla sua amica. Camila ricambia e resta ferma ad aspettarla.

Ora che siamo solo io e lei mi avvicino per guardarla meglio. I suoi occhi bassi, le sue dita nervose, il suo respiro corto. Non è contenta e non sa come dirlo. Non può dirlo. Si alza, apre un cassetto della scrivania e tira fuori un diario. Lo sfoglia.

12/07
Lauren é sempre stata una mia amica, le sono grata di questo, perché adesso qualcosa non torna?

25/07
Lauren mi é più vicina di qualsiasi cosa abbia conosciuto.

01/08
Vorrei poter pensare solo con la testa, ma il sangue mi parla di lei continuamente.

10/08
Se potessi smetterla di sentire, lo farei. Se potessi ricordare tutto come sempre, lo sceglierei. Purtroppo qualcosa é cambiato. Io sono cambiata.

20/08
Devo dirle la verità, non posso conviverci a lungo senza fare un disastro. Lauren mi ha sempre voluto bene, saprà capire che ora la amo?

11/09
Non so starle vicina senza volerla. Il mio cuore si spezza ogni volta che la vedo andare via.

Camila afferra una penna dalla scrivania e lascia impresso un altro pensiero.

Non posso dirle la verità senza ferire entrambe.

Rilegge innumerevoli volte quello che ha scritto sottovoce, poi chiude di colpo il diario quando i passi di Lauren si fanno più vicini.

«Ehi, devo scappare, ci vediamo domani.» Le mando un bacio con la mano e Camila resta ad osservare quel dono disperdersi nell'aria. Vorrebbe sentirlo sulla sua pelle, vorrebbe toccarlo e vorrebbe dormire con quella sensazione addosso.

Si é innamorata e non l'ha detto nemmeno a sé stessa. Le costa troppo cara questa tragedia. Lei e Lauren  sono sempre state amiche, non se lo immagina nemmeno come sia potuto succedere, ma ad un certo punto erano così vicine da aver dimenticato il mondo. Quello le é sembrato abbastanza reale da cambiare tutto. Lauren non si é accorta di niente, eppure anche lei le sembra diversa per quanto evasiva. La sente più amabile, la sente più bisognosa. Sente che fra loro c'è qualcosa di importante che non potranno evitare a lungo, che prima o poi piomberà nel mezzo delle loro vite e scombussolerà tutto riscrivendo il principio. Sente che non vede l'ora. Sente che è terrorizzata. Se solo l'avesse abbracciata adesso...

E ora non potrà farlo mai più. Non potrà farlo più perché io sono qui e il tempo stringe. Questo é il primo momento in cui desidero avere più minuti sull'orologio, in cui vorrei solamente darle la possibilità di confessare la verità e vedere che effetto fa, che conseguenze porta. Invece questo segreto svanirà per sempre assieme a lei.

Mi metto di fronte a lei. Nello specchio vede sé stessa ma sono io. Vorrei tanto avesse una seconda possibilità, ma ci é dato vivere una sola volta proprio per non pentirsi. La tocco un istante e il suo tormento diviene polvere.

Terra 21

Mentre approdiamo in questo nuovo mondo, dentro di me qualcosa é ancora spezzato e temo lo sarà sempre.

«Non so se posso farlo ancora.» Dichiaro respirando a fatica.

«Camila, questa é la Vera prova dove dovrai dimostrare coraggio.» Precisa Dinah, che sa quanto io detesti la compassione, ma non sono brava nemmeno con la brutalità. La rimiro torva.

«Non voglio essere coraggiosa, voglio essere libera.» Ammetto irosamente, prendendomi la testa fra i palmi.

Dinah poggia una mano sulla mia spalla: «Ora vedrai come ci si sente ad esserlo.» Le sue parole scuotono il mio dolore. Alzo lentamente lo sguardo su di lei e con un cenno mi conduce verso le luci della città.

É un quartiere vivace, caldo. Anche con la neve tutti hanno voglia di uscire. Percepisco attorno a me un grande senso di benessere. Più ci avviciniamo alla porta d'ingresso, più qualcosa dentro di me diviene leggero, come se per tutto questo tempo avessi vissuto con un peso in più addosso e non me ne fossi accorta fino ad ora.

Dinah mi fa strada. Schiude la porta di casa e con un sospiro mi dice: «Le cose che ci fanno più male sono sempre quelle che non abbiamo vissuto.» Mi lascia entrare e dentro di me cambia qualcosa.

Mi sento incomprensibilmente tranquilla, felice quasi. C'è un senso di allegria che proviene direttamente da me. Mi guardo attorno. É una casa modesta ma accogliente, con tante foto. Mi avvicino ad una di esse. Mi manca l'aria. Quelle siamo noi. Siamo noi abbracciate su un'isola balneare, immerse in un viaggio che non abbiamo mai fatto. Ci siamo noi sopra una montagna, un luogo dove non siamo mai state. Ci siamo noi mano nella mano in un sentiero mai percorso. Questa é la vita che ci aspettava e non é arrivata.

Le risate dall'altra stanza mi distraggono. I miei passi sono lenti e cauti, impauriti. Mi affaccio sul salotto e il dolore che attendevo si rivela felicità.

Lauren e Camila stanno facendo l'albero di Natale. I loro regali già predisposti vicino al camino, l'ambiente immerso in una luce calda e amorevole. Sono allegre, sono a casa. Mi siedo sul divano ma è più una resa. Le osservo mentre ridono e parlano. Non ci ho mai visto così. Non ci ho nemmeno mai immaginato così. Vorrei piangere per loro, ma piango per me. Sono lacrime di vittoria, anche se il mio cuore sa di sconfitta. Siamo state felici, in un altro mondo, in un altro modo, con un altro corpo dal quale non sentirò mai ma potrò guardare. Quelle siamo noi, anche se non lo ricorderemo.

Lauren si allontana un attimo per andare a prendere altre decorazioni al negozio di sotto. Camila le bacia le labbra risvegliando dentro me ricordi di un passato a cui non posso tornare.

«Camila...» Dinah si precipita da me quando la porta di casa si chiude. Ora siamo sole e ora é il momento perfetto per terminare quello che abbiamo cominciato.

Prima si trattava comunque di me, ma ora si tratta di qualcuno che non conosco. Questa parte così felice e amorevole io non la conosco. Mi sembra di uccidere qualcuno che non sono io, di essere giudice di una scelta che non mi spetta. Come posso interrompere questa felicità? Come posso farlo se io ho sofferto proprio per non averla vissuta?

«Camila, non abbiamo molto tempo. So quanto sia difficile, ma il bene superiore richiede continui sacrifici.» Mi sprona Dinah, occhieggiando la porta da cui Lauren si é allontanata.

Afferro il dissimulatore e mi approssimo a lei. Sono ancora allibita e spaesata. Sento dentro di me quello che lei vive ogni giorno e non c'è un minimo di sofferenza in questa stanza. Sono tutte stanze di gioia. Mi metto di fronte a lei. Ha il mio viso ma il cuore pesa il doppio del suo. E non vorrei mai darglielo. Non sono invidiosa, sono esterrefatta, senza parole. Lauren, in quella stanza d'ospedale, mi disse "c'è un luogo dove noi saremo sempre felici insieme, io lo so." Era questo il luogo. Esisteva davvero.

«Camila, devi farlo adesso.» Mi istiga Dinah, mentre la voce di Lauren nel corridoio complica la mia scelta.

«Amore, hanno finito i pupazzi ma ho trovato qualche fiocco.» Grida mentre sta riponendo la sciarpa e il cappotto.

Accendo il dissimulatore. La sua luce é una spada, é una condanna. Appena la toccherò, questo posto sparirà per sempre, non esisterà più. In cui saremo sempre Felici insieme. Non avremo più un luogo dove esserlo. Saremo sempre e solo un ricordo. Non posso accettarlo. Non posso accettarlo perché l'unica cosa che mi ha tenuto in piedi é l'idea di un universo in cui le stringa ancora la mano e ora che l'ho trovato come posso distruggerlo?

«Camila, sei qui?» La voce della donna si fa più vicina.

Dinah fa spola fra me e la porta. Tutto deve avvenire in un istante o sarà perduto. Non devo decidere, l'ho già fatto. Premo il dissimulatore contro il mio stesso petto invece che il suo.

«No!!» Esclama Dinah, ma é troppo tardi.

Sono già molecole.

«Sono qui, amore.» É l'ultima frase che sento pronunciare con la mia stessa voce e sorrido perché adesso staranno insieme per sempre e una parte di me guarisce mentre muore.

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