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IO, DANTE E IL GIRONE DEI GOLOSI - #monthshot



Quando andavo alle superiori non ho mai amato la Divina Commedia, insomma, chi amerebbe sapere quale sarà la sua pena, nel momento in cui finirà all'inferno.

Perché è certo che finirò all'inferno e comunque in paradiso non ci conoscerei nessuno, ma poi, veramente, chi vuole andarci in paradiso? Cori angelici, leggiadre creature che ballano lievi, placide e cristalline acque...

Una noia mortale! Io amo il metal, dentro di me alberga un camionista vincitore di gare di rutto libero e amo l'inquinamento.

Ma sto andando fuori tema, dunque dicevo la mia condanna sarà nel girone dei golosi.

Perché io sono golosa.

Amo indistintamente tutto ciò che di commestibile troviamo sul pianeta, ma ovviamente ho le mie preferenze: in primis amo la nutella. Quando vedo il barattolo nello scaffale del supermercato, non posso lasciarlo abbandonato a se stesso. Con delicatezza lo prendo e lo appoggio nel carrello. Mentre finisco di fare la spesa, lo guardo e lo riguardo. E' bellissimo, la sua forma stondata, il tappo bianco zigrinato, l'etichetta col disegnino. Pura perfezione.

Insieme alla gloriosa crema spalmabile, nel mio carrello finiscono dei deliziosi biscottini in pasta frolla, a forma di funghetto, tuffati per metà nel cioccolato. Anche loro sono elegantissimi, nel loro vassoietto arancione e oro dal bordo smerlato, confusi ed incastrati uno sull'altro. Mi sorridono dalla confezione. Adorabili.

Mentre torno a casa dal negozio, già assaporo il dolce sapore ciocco-nocciolatoso della Nutella, immagino quanto sarà piacevole aprire il coperchio e forare la carta di alluminio dorata. I cori angelici li odo veramente quando il profumo mi investe, lasciandomi senza forze ad annusare l'aria. Poi inizia il rito, quasi religioso, la Nutella deve essere rigorosamente mangiata liscia, col cucchiaio da gelato, direttamente dal barattolo.

Angeli state cantando vero?

Altra delizia che arricchisce d'amore la mia vita è sua Maestà il tramezzino.

Stiamo parlando del Re dello stuzzichino salato. Un monarca buono e generoso coi suoi sudditi, tre soffici strati di pane morbido al latte, tanta delicata maionese che fuoriesce dai lati ad ogni morso, fresche fette di pomodoro rosso e maturo alleggeriscono l'impatto con il palato mentre, le fette di uovo esplodono in tutta la loro fantasmagorica bontà.

L'uovo sodo, il principe delle tartine figlio dell'amato sovrano tramezzino per me diventa un pranzo reale: assodato, sbucciato fatto a fette inondato di maionese, posto su di un piatto insieme a tonno, capperi e sale.

Tale pietanza è l'essenza della vita stessa.

Vita completata dall'ortaggio che le da profumo: il pomodoro.

Io sono come Neruda, anzi lui era come me, quando scrisse la famosa "Ode al pomodoro". Questa si chiama vera letteratura, altro che commedie.

I pomodori o pomidoro, chiamateli come volete, li amo tutti dai ciliegini ai piccadilly, dai pisanelli ai cuor di bue, dal san marzano all'ibridato pomodoro nero. Crudi, spezzati malamente sulle fette di pane di campagna, olio toscano di quello buono e origano.

Da finire interi filoni di pane. Il sughetto impregna la mollica, rende morbida la crosta, il nobile Duca pomodoro oppone una leggera resistenza al morso, causata dalla sua sottile buccia ma poi si sfalda in una freschezza morbida e vellutata, interrotta qua e la dalla pungente e odorosa pianta laminaceae.

Dante mi senti?

Poi c'è il mare. Quante infinite leccornie può regalare il mare. Partiamo dai molluschi: cozze, vongole, pietruzze, fasolari, cannolicchi, lumachine, capesante, telline, patelle, tartufi. In impepata, al guazzetto, come sugo per la pasta, come antipasto, come primo, come secondo, come contorno, come dolce, come tutto.

Dante mi senti cantare? Altro che Angeli questi son cori di Sirene.

Nuotando e sguazzando si incontrano i crostacei, gamberi di ogni foggia: gamberetti piccoli e dolci e gamberi indo-pacifici, argentini, tigre, rosa, blu grigi, californiani, giganti e quelli di fiume. Per finire coi gamberoni e le mazzancolle.

Crudi o cotti non fa differenza, le loro carni tenere ma compatte sgranano sotto i dentini candidi. Assai elegante spogliarli della loro corazza con le posate, ma la soddisfazione estrema si ha denudandoli con le mani, mentre il sughetto scende lungo i polsi fino al gomito. Alla fine si puzza di guazzetto ma si è mangiato con gioia.

Per non parlare di aragoste, astici e granchi, che però acquisto congelati in quanto, l'idea di vederli vivi, sul ghiaccio mi fa male al cuore.

Stesso vale per i deliziosi ricci di mare, che pastasciutte!

Alla fine arriva colui che risale la corrente, l'aranciato salmone. Affumicato, in tranci, al forno, in crosta,al sale. Come farne a meno?

Virgilio ne vuoi, o sommo poeta?

La pasta. Chi non ama la pasta? Corta nel mio caso, penne e fusilli condita col semplice e nazionalista sugo tricolore pomodoro, mozzarella e basilico, ai più strani e folli abbinamenti tipo tartufo e cioccolato. Porzione base di almeno due etti.

Che dici Cerbero vogliamo parlare della pasta ripiena?

Tortelli, agnolotti, tortellini, cappelletti, ravioli, anolini e in questa categoria infiliamoci anche le crespelle, i panzerotti, i cannelloni e le lasagne.

Di carne, di pesce di verdure, al brodo, asciutti, gratinati o alla panna, delicati o saporiti, della tradizione o di futuristica idea culinaria.

Basta che ci siano e che siano abbondanti.

Abitanti del limbo avete mai assaggiato lei? Si , si lei?

La cioccolata, la cioccolata, la cioccolata.

Fondente. Al massimo gianduia. Semplice. Pura. Nuda e cruda. Non mescolata ad nessun altro ingrediente.

A tavolette intere. A temperatura ambiente. In inverno col freddo davanti la tv.

Una menzione speciale va alla meringa. Sovrana della pasticceria, in croccanti nuvole o circolari dischi, intervallati da panna mista a croccantini al caramello e gocce di cioccolato, è sempre il miglior dolce che si possa servire. Anzi non servire, il miglior dolce che si possa mangiare.

Una delizia che amo moltissimo sono i formaggi in genere, cotti o crudi a pasta molle o filata io li amo. Sono una consumatrice compulsiva di mozzarella di bufala campana. La consumo non fredda, tagliata a fette, con le goccioline di latte che formano piccoli ruscelli sul vassoio, accompagnata dal già citato pomodoro e completata da capperi e basilico.

Applausi smodati e scomposti ai mastri casari campani. Sono, di certo, i più belli di tutti.

E coi formaggi ci stanno bene i salumi. Nella mia personale classifica del gusto trovano posto il crudo saporito, il salame ungherese e quello toscano, il cacciatorino stagionato, le salsicce anche quelle di cinghiale e lo speck.

Pochi, rigorosamente dal sapore forte e deciso. Da assaporare soli, senza altro intorno, con del pane rustico, dalla mollica compatta e spessa e dalla crosta croccante. Possibilmente tagliati a coltello. Delle belle fettone consistenti. Nello stesso modo si gustano i formaggi, singolarmente, un boccone alla volta.

Unica eccezione concessa, lo speck con il brie. Quello è un matrimonio indissolubile.

Colleghi dannati siete del mio stesso parere? E certo che si che domande vi faccio.

Per ultimo argomento espongo le carni: di pollo leggere e gustose, di coniglio saporite e sode, di maiale di ogni taglio e tipo, cucinate arrosto, al cartoccio, alla brace, ai ferri.

Anche se le carni sono l'alimento a cui rinuncio più volentieri, non ho una spiegazione valida, se non che per tale cedimento nel mio goloso peccare, forse forse il caro Dante, magari, sarà più magnanimo con me.

Perché ammettiamolo, lassù, da voi in paradiso avrete celestiale musica, ma quaggiù nel girone dei golosi si mangia alla grande, o almeno ci si ricorda di averlo fatto.

Ridendo e scherzando si è fatta l'ora di cena. Con aria sognante ripenso al mio "bel mangiare", annuso i profumi, assaporo i gusti, mi godo ogni piccola sfumatura di sapore.

Con l'animo felice e le papille gustative in festa mi dirigo saltellando verso la cucina.

La tavola apparecchiata elegantemente con una tovaglia in fiandra di lino e posate in argento, doppi bicchieri e sottopiatti. Una pentola sul fuoco scoppiettante, un soave profumo mi avvolge e mi promette leccornie inimmaginabili ...

E invece no.

Mi aspetta uno squallido e triste minestrone avanzato da ieri. Di quello congelato in buste. Tirato nell'acqua con dentro solo un po' di sale. Con la pasta stracotta dal decantare in frigorifero.

Dopo una depressa fettina di carne, dura tipo suola di scarpa, la famosa "fettina scaldata", accompagnata da umiliate ed umilianti bietole lesse. Il tutto accompagnato da un panino da cinquanta grammi, al sapore di carta igenica.

Il cibo tirato su un tavolaccio coperto da una tovaglia di plastica sbiadita, coi tovaglioli di carta e i bicchieri scompagnati.

Tutto sano e naturale, poco grasso e assai digeribile, perché sono a dieta.

Una dannata, maledetta, crudele dieta.

Dove sono i miei tramezzini conditi con l'olio di motore, i prosciutti coi polifosfati che amo tanto, i formaggi super grassi che mi scaldano il cuore, la verdura coi pesticidi, la ciccia gonfiata dai mangimi chimici, il fritto unto e bisunto?

Dante dimmelo tu dove sono, ti prego,non lasciarmi qui a mangiare la tristezza fatta cibo, perché è questa la mia condanna vero? La dieta è la condanna al mio peccato.

Non c'è girone dell'inferno peggiore di quello che prende il nome di dieta. Noi poveri golosi siamo condannati a soffrire le pene della rinunzia al bel mangiare, nessuno può capire il dolore che si prova a passare davanti alle salumerie o ad incontrare per errore la porta aperta di una rivendita di formaggi, non si capisce lo strazio del girare l'angolo ed incappare nella vetrina di una cioccolateria.

Mio caro Dante, i tuoi golosi hanno sorte migliore di me, che mi appresto a nutrirmi con minestrone riscaldato.

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