Capitolo XVI - Amore e paura
Capitolo XVI
Amore e paura
Paura.
Osamu aveva paura.
Forse non ne aveva mai avuta tanta in tutta la sua vita.
Infondo, non aveva neanche mai avuto davvero qualcosa per cui vivere e a cui teneva sopra ogni altra cosa.
O forse qualcosa, o qualcuno, c'era stato un tempo. Molto prima, ma oramai non esisteva più in quel mondo. Anche quella volta aveva temuto di perderlo e così era stato.
Se l'era visto sfuggire dalle mani e non era riuscito a proteggerlo.
Non doveva risuccedere. Tutto sarebbe andato bene. Doveva esserne convinto.
Quella volta era diverso.
Sarebbe riuscito a tenersi stretto le due persone che amava di più al mondo e nessuno gliele avrebbe mai portate via.
In quei mesi Chuuya e il bambino erano diventati davvero fondamentali nella sua vita. Stentava ancora a credere come il legame tra lui e il rosso, già da molti anni piuttosto solido, s'era ancora di più ispessito.
Prima sentiva di fidarsi totalmente di Chuuya e che lui sapeva di poter far lo stesso. Ma in quei mesi erano andati oltre il lavoro, la mafia e il sesso.
Star per diventare genitori li aveva legati in maniera più profonda e solida. Non sapeva spiegare a parole il loro legame. Sapeva solo che era più forte di qualunque cosa avessero avuto prima.
Qualunque cosa sarebbe successa quel giorno non li avrebbe mai fatti smettere di essere dei genitori.
Neanche se le cose fossero andate male.
Normalmente con la sua spiccata intelligenza riusciva a risolvere tutto. Ma come poteva far in modo che il parto di Chuuya andasse bene?
Sapeva come eseguire degli interventi, soprattutto per procurare dolore alle vittime e farli così parlare. Decisamente saper torturare fisicamente qualcuno non serviva affatto a far nascere un bambino.
Affidare la vita del rosso e del loro piccolo al medico della Mafia non era semplice.
Confidava nella forza di Chuuya e nella falsità di Mori.
Sapeva che il capo della Mafia voleva il loro bambino. Con le potenzialità sue e del rosso quel neonato sarebbe potuto essere un soldato fantastico per la mafia.
Ma ovviamente il moro non lo avrebbe permesso. Stava solo illudendo il suo ex capo sul fatto che avesse abbassato la guardia e non avesse capito i suoi veri piani.
Conoscendo Mori, sicuro, a sua volta, aveva calcolato anche quell'eventualità. In ogni caso Dazai era pronto a tutto.
In quei mesi, dopo la scoperta del sesso del bambino, Nakahara pian piano era stato meglio. La gravidanza era continuata normalmente grazie ai consigli del medico e alle precauzioni che aveva fatto adottare. Il rosso si era impegnato notevolmente per far star in salute il loro maschietto.
Si era impegnato così tanto da far preoccupare solo di più il suo compagno. Non voleva che, se qualcosa fosse andato male, il trauma e i sensi di colpa non lo avrebbero mai più fatto rialzare in piedi.
Osamu chiuse gli occhi e prese un respiro profondo mentre la sua mano veniva stritolata con forza da quella del rosso. Sicuro dopo quel parto avrebbero dovuto mettergli il gesso. Quasi non la sentiva più.
-Chuuya...- provò a dirgli qualcosa, ma ad ogni contrazione il rosso diventava solo più violento e nervoso. Era preoccupato anche lui, ovviamente. Poi sentiva dolore ovunque. Sentiva il bambino dentro di lui agitarsi e scalciare. Decisamente era un piccolo impaziente.
Doveva prendere proprio da lui?
-Dazai, col cazzo che ne avremo un altro. Te ne farai bastare uno o lo fai da solo!- urlò a pieni polmoni. Di certo in quel momento non era decisamente accomodante sull'idea del moro di avere, più avanti, anche una bambina. Anzi... già l'idea prima non lo faceva saltare di gioia, soprattutto perché avrebbe sempre dovuto partorirlo lui, dopo quel momento avrebbe voluto ancor meno un altro figlio.
Agli occhi di Osamu avrebbe dovuto sembrare bellissimo. Almeno era quello che dicevano gli opuscoli sulle gravidanze e i parti. Qualcosa sul fatto che un omega incinto è come un fiore che sta germogliano e a sua volta dà vita a tanti altri bellissimi fiori. Quelle cose poetiche lì che alla fine non hanno neanche tanto senso.
In ogni caso, a Dazai sembrava indemoniato.
Oltre alla paura di perdere lui o il bambino si era aggiunta anche la paura di Chuuya stesso.
Il rosso non faceva che urlargli contro cose davvero cattive che non pensava neanche e si lamentava del dolore intenso che provava.
Il medico somministrò al rosso una soluzione non dannosa né per lui né per il bambino, in modo che l'omega si addormentasse. Decisamente anche lui era seccato dalle urla di Chuuya e il suo continuo lamentarsi e imprecare. Poi, non poteva neanche operarlo mentre era ancora cosciente.
Quando Chuuya sentì le forze venir meno si aggrappò di più al moro, o almeno ci provò.
Aveva paura anche lui, Dazai lo leggeva nei suoi occhi azzurri. Accennò un lieve sorriso un po' forzato e gli accarezzò il capo con la mano libera. -Al tuo risveglio lo vedrai- mormorò in un sussurro. Normalmente non era così dolce, ma decisamente quella era una situazione diversa da ogni altra che avevano superato nel corso della loro vita.
Osamu sperava di non avergli mentito.
Trascorse un po' di tempo.
Il dottore stava facendo il suo lavoro, mentre Dazai era seduto su una sedia accanto ad un Chuuya dormiente. In quel momento era decisamente più angelico.
Il viso era stanco e un po' sudato, i capelli rossi spettinati e sparsi sul cuscino, la fronte corrucciata e le labbra incurvate in una tenera smorfia. Gli ricordava la notte in cui, dopo aver fatto sesso la prima volta, Osamu se ne era andato mentre Chuuya dormiva, ma prima, si era fermato ad osservarlo.
Non sapeva neanche perché lo avesse fatto. Era stato strano. Ricordava solo che lo aveva trovato davvero bello e si era sentito in colpa. Nakahara a quei tempi lo attraeva, ma decisamente non era ancora amore. Quello era nato più avanti, col tempo.
Quando aveva cominciato ad amarlo? Era difficile dirlo con esattezza. Era un sentimento nato col passare del tempo e mai realmente accettato da nessuno dei due.
Decisamente nessuno dei due aveva capito mai quando quell'attenzione fisica e grande chimica si fossero trasformate in amore.
L'importante era che in quel momento si amavano a vicenda con la stessa intensità, anche se nessuno dei due lo avrebbe detto a voce.
Osamu prese la mano di Chuuya tra le sue mani e la baciò, per poi stringerla piuttosto saldamente.
Lui amava Chuuya.
Non glielo mai aveva detto a parole, non ne aveva mai sentito il bisogno.
A volte si era chiesto se l'altro se ne fosse reso conto. Chuuya non sembrava esserne sempre a conoscenza. Però allo stesso tempo a volte sembrava averlo capito, intuito.
Forse era solo una impressione del moro e il rosso non aveva capito proprio niente, ma sperava di essere ricambiato.
Posò la fronte contro le sue mani che stringevano a loro volta quella inerte del rosso. Chiuse gli occhi e aspettò.
Non capì da quanto tempo stesse aspettando che quella lenta agonia e ansia finissero.
Tutto finì quando sentì un pianto.
Il suo bambino era nato.
Il loro bambino era nato.
Il loro bambino ancora senza un nome.
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