Capitolo IV - Lo svenimento
Capitolo IV
Lo svenimento
Perché c'erano in giro tanti genitori con i propri figli?
Prima di sapere che presto avrebbe dato alla luce un bambino, Chuuya non aveva mai fatto caso al numero impressionante di famiglie che giravano nel suo quartiere. Eppure, negli ultimi giorni, quei genitori con i loro pargoli non facevano altro che gironzolare da quelle parti quasi a volerlo spingere a pensare al bambino che aveva dentro e che non aveva ancora deciso se tenere o meno.
Un piccoletto con i corti capelli neri andò a sbattere contro il rosso, risvegliandolo dai suoi pensieri. Chuuya istintivamente lo guardò davvero male. -Guarda dove metti i piedi, marmocchio- disse severamente, irritato per conti suoi. Infondo quel bambino non c'entrava nulla con la rabbia di Chuuya che era rivolta verso Dazai e verso se stesso.
Il piccolo, che avrà avuto tra i cinque e i sette anni, tirò su col naso e trattenne a stento le lacrime. Il rosso si accigliò notandolo tremare mentre cercava di non piangere. -Che ti prende?-
-C... c...- il bambino cercava di parlare, ma non ci riusciva. Era troppo spaventato da Chuuya. Si era appena perso e quel scorbutico di Nakahara non lo aiutava a star più tranquillo.
-E parla, moccioso!- Chuuya alzò la voce. Era così... suscettibile che non si sentiva in grado di sopportare il comportamento di quel bambino. Lui non ci sapeva far per nulla con i bambini, magari un tempo... ma non più di sicuro. Non aveva più a che fare con marmocchi da tempo, oramai. Fece una smorfia. Come poteva aver un figlio se non riusciva a capire che volesse un bambino?
-C... cattivo! Sei u... un... v... vecchio cattivo!- Urlò il bambino dai capelli corvini correndo via lontano da Chuuya, lasciandolo impalato a fissar dove stesse andando.
-Eh...?- Chuuya rimase abbastanza spiazzato. Che cos'era successo?
-I nani da giardino spaventano i bambini di oggi? Che bella novità.- Quella voce lo fece bloccare sul posto. Non poteva essere...
Si voltò guardando Dazai che gli sorrideva e lo salutava con la mano. Era davvero... lui.
Dopo averlo abbandonato riappariva così tranquillamente? Voleva proprio morire.
Non ci pensò due volte e gli saltò praticamente addosso colpendolo il più possibile. Osamu schivò qualche colpo, ma ne subì diversi. Si aspettava una reazione simile... ma Chuuya gli sembrava più arrabbiato del dovuto. Non capiva perché...
C'era qualcosa che non aveva calcolato e che aveva portato Chuuya a quella reazione inaspettata?
Il rosso aveva coperto l'odore della gravidanza con un profumo e con una camicia un po' larga non si notava affatto che aspettasse un figlio. Perciò Osamu non intuì nulla. Infondo lui era certo che Chuuya avesse preso la pillola anticoncezionale come sempre... Non aveva pensato che il rosso dopo tanti anni che ricordava sempre di prenderla per una volta se ne fosse dimenticato.
Dazai riuscì a stento ad indietreggiare. -Nervosetto, Chuuya?- domandò, ironico. Lo osservava cercando di capire cosa ci fosse di strano in lui. In effetti aveva un qualcosa di diverso, solo che... non riusciva stranamente a capir cosa.
-Bastardo, perché sei tornato ora?!- Chuuya non era lucido. Tanti sentimenti stavano venendo a galla, quali rabbia, dolore... paura che se ne andasse di nuovo. Gli ormoni della gravidanza, poi, non aiutavano affatto... Sembrava impazzito. Quello che diceva erano tante cose senza senso.
Stava perfino per usar corruzione... Dazai prontamente fece per toccarlo per annullare il potere del rosso, ma non ce ne fu bisogno.
Fu quando, mentre lo insultava pesantemente, perse i sensi, che Dazai poté essere certo che qualcosa non andava si sicuro. Non era solo una sua impressione.
Chuuya non sveniva come se nulla fosse in mezzo alla via.
Lo caricò in un taxi e lo portò in un centro medico privato. Non poteva né portarlo all'agenzia né poteva entrare in un quartiere operativo della mafia. Mentre aveva avuto la possibilità di osservarlo dormire, uno dei pochi momenti in cui Nakahara sembrava quasi umano, Osamu poté riflettere un po' su ciò che era successo.
Era ovvio che Chuuya fosse rimasto ferito dal fatto che Dazai avesse abbandonato la mafia, però... la sua reazione era stata molto più enorme di quanto avesse calcolato. Poi... quello svenimento? Che significava? Era malato?
Non gli sembrava possibile veder Chuuya malato... Raramente si raffreddava o prendeva l'influenza. Non credeva affatto che avesse chissà che malattia. Anche se il dubbio c'era e lo faceva sentire... preoccupato. Il rosso era forte, ma neanche lui era invincibile.
Aveva un corpo così piccolo... Ecco perché lo aveva sempre preso in giro per la sua altezza o per il suo fisico così gracile e simile a un bel corpo femminile, a parte per il petto che ovviamente era piatto come una tavola da stiro. In fondo, era un ragazzo. D'altra parte... benché fosse un omega aveva dato dimostrazione negli anni e non era debole affatto. Anzi... era più forte di molti alpha.
Dazai aveva abbandonato la mafia poco dopo la morte di Oda, un suo amico, decidendo finalmente di far qualcosa di buono. Finalmente aveva trovato uno scopo da dare alla sua vita senza senso.
Avere ancora quella strana relazione con Chuuya sarebbe stato sbagliato per entrambi. Alla fin fine lui si era affezionato al rosso e sapeva bene che Nakahara lo amava. Era chiaro come il sole. Per quanto Chuuya lo avesse sempre cercato di nascondere e negare non ci era riuscito.
Poi... lui era diventato un nemico della mafia mentre il rosso era più che fedele a Mori. Non potevano far rimanere tutto come prima.
D'altra parte... Chuuya lo divertiva. Sì, anche irritava, seccava... ma era comunque stato capace di rendere meno noiose le giornate di Dazai e a diminuire i suoi tentativi di suicidio, anche se di poco.
Osamu gli passò una mano tra i capelli togliendogli delle ciocche che coprivano gli occhi ancora chiusi. Sospirò e osservò quel viso che alla fin fine gli era anche mancato di vedere nei mesi in cui era stato via.
Solo quando Chuuya fu sul lettino ospedaliero della clinica privata, Dazai gli strizzò il naso per svegliarlo. I medici avevano detto, dopo dei primi esami approssimativi, che sembrava star bene ma che, per sicurezza, gli avrebbero fatto altri controlli e lo avrebbero tenuto, nel frattempo, in osservazione.
Chuuya aprì gli occhi solo quando Dazai gli passò davanti al naso una delle cose più puzzolenti e disgustose che aveva trovato nella cucina della clinica. Non aveva ben idea di cosa fosse, ma era riuscita nell'intento: il rosso aveva aperto gli occhi. -Ce ne hai messo di tempo per svegliarti. Fatto bei sogni, Chu Chu?- Il moro sogghignò. -Mi hai sognato?-
Il rosso sbatté più volte gli occhi, confuso. Fece poi per saltargli addosso, ma nel mentre staccò alcuni sensori dal proprio corpo.
L'elettrocardiogramma prese a suonare visto che non sentiva più alcun battito e questo bloccò Nakahara che finalmente si guardò intorno, perplesso. -Dove mi trovo...? Dove cazzo mi hai portato, sprecabende?!- Lo prese per il colletto della camicia, confuso e nervoso.
Non ricordava bene che cosa fosse successo. Ricordava solo il volto di Dazai prima che tutto diventasse buio.
Che cos'era successo?
Perché Dazai era tornato?
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