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La battaglia decisiva

La battaglia decisiva

Gajeel osservava fuori dalla finestra incredulo come la ragazza che aveva accanto, aveva capito perfettamente chi era l’uomo che stavano fissando con gli occhi spalancati, e anche se non ci fossero arrivati, i capelli turchesi sarebbero stati un grande indizio. Iwao li fissava a sua volta con un ghigno soddisfatto sul volto leggermente consumato dal tempo, e un leggero ringhio risalì spontaneo dalla gola del corvino.
Non gli avrebbe permesso di ferire Levy, non gli avrebbe permesso nemmeno di sfiorarla, perché lui sarebbe rimasto lì e avrebbe combattuto uccidendolo definitivamente. Mettendo la parola fine a quel capitolo della loro vita.
La ragazza chiuse la finestra ritornando all’interno della stanza senza proferire parola, Gajeel la imitò e entrambi si prepararono il più in fretta possibile recuperando ognuno le proprie armi, lui le sue amate spade e lei i suoi pugnali nascosti. Si vestirono e iniziarono a scendere le scale, Levy con gli occhi puntati davanti a se nel vuoto, mentre quelli scarlatti di Gajeel sulla massa turchese della ragazza. Era preoccupato, preoccupato a morte, inutile mentire a se stesso, aveva paura di perderla proprio ora che l’aveva trovata, ora che si erano trovati. Ma dove era quel gattaccio quando serviva?
«Gajeel… Non preoccuparti per me, mi sono allenata e so badare a me stessa…»
«Lo so Gamberetto…»
Lo sapeva eccome, ma non l’avrebbe fatta lottare. Punto.
Le strade erano deserte e silenziose come ogni notte, ma quella volta gli parvero molto più cupe e pericolose, come se da un momento all’altro da uno di quei vicoli bui sarebbe comparsa una creatura feroce. Gajeel puntò lo sguardo davanti a se, Iwao era lì che li fissava a sua volta, la schiena dritta, lo sguardo alto e sicuro di se con un ghigno sprezzante sul volto, e una sciabola nera come la pece nella mano destra.
«Il galateo mi imporrebbe di dire che è un piacere incontrati ragazzina… Ma non lo è! E anzi non vedo l’ora di trafiggerti con quest’arma magica…»
Passò due dita sulla lama ricurva, accarezzandola lentamente e con gli occhi grigi che brillavano. Il corvino deglutì e dopo aver sentito quella frase capì perché aveva una brutta sensazione, era a causa di quella sciabola, che emanava una volontà di uccidere tutta sua.
«Un po’ mi spiace non aver visto quella sgualdrina morire…» Gajeel vide di sfuggita Levy stringere i pugni e i denti, e istintivamente fece un passo verso di lei, come se la sua presenza potesse proteggerla da quelle parole.
«Chery era una vera goduria a letto, ma si sa!... I poveri devono rimanere nel fango…»
«Tu! Non osare insultare mia madre!... Lei…»
Gli occhi castani iniziarono a luccicare e a gonfiarsi di lacrime e rabbia, quella vista fu troppo per il cuore del ragazzo, l’avrebbe fatta finita e subito. Sotto le iridi scioccate della turchina e quelle perplesse di Iwao fece qualche passo avanti, sfoderando la spada che si portava legata sulla schiena, e la puntò contro l’uomo che aveva causato solo dolore.
«Levy stai indietro, mi occuperò io di lui…»
«Gajeel?... No!»
Ma il corvino non la ascoltò e si fiondò sull’avversario, che sorrideva sprezzante credendo di essere invincibile. Era uno stolto, e Gajeel glielo avrebbe fatto capire molto presto, non si doveva mai sottovalutare l’avversario. Mai.
Cercò di colpirlo dal lato, ma Iwao riuscì a pararsi all’ultimo, trasformando il suo ghigno, in una smorfia di disappunto e dolore, facendo così sorridere Gajeel. Il membro dei dieci non era un combattente, probabilmente non era nemmeno sceso su un campo di battaglia, e questo lui lo sapeva, e l’avrebbe sfruttato a suo vantaggio. Le due lame tremavano ancora e un leggero sibilo era ancora presente nell’aria fredda. Il corvino attaccò nuovamente con tutte le sue forze, questa volta dall’alto, ma quella sera era sfortunato e Iwao riuscì a schivare di lato sfruttando la sua apertura per attaccarlo a sua volta. Gajeel vide i suoi occhi grigi sorridere soddisfatti, ma con maestria utilizzò la spada per parare il colpo facendo risuonare nelle strade un altro stridio metallico, e con soddisfazione vide le sue pupille dilatarsi e riempirsi di puro terrore.
Preso alla sprovvista Iwao ritrasse la sciabola e iniziò ad agitarla alla rinfusa, senza mirare a un punto preciso del corpo di Gajeel. La lama sferzava l’aria alla ricerca di qualcosa da tagliare, con un disperato bisogno di sangue, e fu solo per caso che il turchino riuscì a procurare al corvino un piccolo taglio sul dorso della mano, talmente leggero che Gajeel non se ne era reso conto in un primo momento, ma la ferita iniziò a bruciargli.
Spostò gli occhi rossi sul rivolo scarlatto che scendeva lentamente, e con uguale lentezza il bruciore iniziò ad espandersi per tutto il corpo. Gli sembrava di essere in mezzo al deserto a mezzogiorno completamente nudo, con il sole che picchiava sulla pelle scaldandola e bruciandola senza fretta ma inesorabilmente. Era questa la sensazione che Gajeel provava, era certamente fastidiosa ma non era un dolore insopportabile. Spostò nuovamente lo sguardo su Iwao e lo trovò sorpreso quanto lo era lui, forse si aspettava che accadesse qualcosa, che magari il corvino stramazzasse al suolo esanime per un solo taglio.
Poi accadde, il calore gli aveva invaso anche il volto e si era impossessato dei vari piercing metallici che lo ricoprivano, scaldandoli sempre di più e procurandogli delle fitte di dolore, che lo fecero gemere e inginocchiarsi a terra. Sentì in lontananza la voce di Levy che lo chiamava, che pronunciava il suo nome, ma non riusciva a vederla, la vista era sfuocata e le immagini si sovrapponevano, non riusciva a capire se la figura che aveva davanti era ancora Iwao oppure era la ragazza.
Una voce maschile e graffiante rimbombò nella sua mente, la sentiva chiara e forte w sapeva di non averla mai sentita prima d’ora, eppure qualcosa nella sua testa gli diceva che quella voce faceva parte di lui.
“Tu non mi avrai! Non riuscirai a controllarmi… Sono io il padrone di me stesso!”
Il buio lo assalì, mentre quelle parole continuavano a ripetersi in un mantra infinito.

«Gajeel!»
Appena l’aveva visto cadere a terra in ginocchio Levy era corsa da lui, il cuore in gola e gli occhi spalancati attenti a non perdersi nessun movimento del corvino. Iwao aveva iniziato a ridere come un pazzo poco distante da loro, ma lei lo aveva ignorato accucciandosi accanto al ragazzo che si era accasciato al suolo come un corpo morto.
«Gajeel…»
Gli occhi le si iniziarono a gonfiare sfuocandole la vista, il cuore accelerava il suo battito mentre la mente insultava il ragazzo, dandogli dello stupido e dell’incosciente, perché quella era la sua battaglia, e lui ora era lì, privo di sensi che respirava a fatica poca aria mescolata a sabbia. Doveva portarlo via da lì, portarlo in gilda, il Master avrebbe saputo cosa fare, e doveva farlo subito.
Ma una voce alle sue spalle le fece perdere il flusso dei pensieri, facendola tornare alla cruda realtà.
«Finalmente è morto quel bastardo! Ora cara figliola! Ti va di concludere questa lotta?... O hai paura di finire come quello stupido! Beh posso capirlo… Ahaha»
Iwao scoppiò nuovamente a ridere per poi fermarsi a fissare quell’arma nera come la notte con uno strano sorriso stampato sul volto. Levy si mise in piedi, strinse i pugni e osservò l’uomo che aveva davanti, suo padre. Non avrebbe potuto portare Gajeel in gilda finché lui era lì, per sua fortuna credeva che il corvino fosse morto, ma se durante la lotta si fosse accorto che era ancora vivo sarebbe stato un male. Le parole che Kizuato le aveva detto qualche giorno prima le tornarono in mente prepotentemente.
«Voi avete il cuore troppo tenero, soprattutto tu principessa… Se qualcuno dovesse minacciare qualcuno a te caro, i tuoi movimenti sarebbero limitati, e saresti alla sua mercé…»
Inizialmente a sentire quelle parole aveva storto il naso, credendo invece che la loro fosse una forza, il volersi proteggere e il non voler abbandonare un compagno, ma ora si rendeva conto di quanto potessero essere veritiere. Gajeel in quel momento era un peso.
«Però non voglio ucciderti qui… Qualcuno potrebbe sentire le tue urla e attirare sguardi indesiderati…»
Levy osservò attentamente il turchino che aveva davanti, si muoveva con una lentezza straziante agitando la sciabola scura in aria e fischiettando un motivetto a lei sconosciuto. Si fermò a pochi centimetri da lei e con un ghigno sadico la guardò dritto negli occhi mentre puntava la lama dell’arma contro il collo del corvino steso a terra.
«Sarà anche morto… Ma non credo ti farebbe piacere vedere il suo corpo venir mutilato… Quindi fai la brava e seguimi…»
Levy aveva il terrore di tradirsi in qualche maniera, il cuore aveva iniziato a batterle all’impazzata nella cassa toracica quando aveva visto la lama scura sul collo di Gajeel, dalla bocca le era sfuggito un singulto e gli occhi fissavano con terrore quell’arma maledetta. Per sua fortuna però Iwao non si accorse di nulla, così fece un leggero cenno con la testa e quando lui si incamminò verso l’uscita della città lei so seguì in silenzio, cercando di regolarizzare il battito.
«Studia sempre il nemico prima di una lotta… I suoi movimenti, i suoi gesti… Tutto può essere usato come arma, anche le parole…»
La voce di Kizuato le rimbombò nella mente come un flash, quelle parole gliele aveva ripetute ogni singolo giorno, eppure lei continuava a non ricordarsele. Levy puntò il suo sguardo sulla figura dell’uomo che aveva davanti, cercando di osservare ogni più piccolo dettaglio che potesse esserle utile, che potesse aiutarla in quella situazione disperata.
Iwao camminava a testa alta osservando distrattamente ciò che lo circondava, Levy riusciva a intuire senza alcuno sforzo i suoi pensieri, “Sono imbattibile”, “Non c’è nessuno in grado di battermi”, e si disgustò a pensare che era imparentata con un essere tanto spregevole, con un essere con un ego così smisurato. Il turchino mosse leggermente la sciabola che teneva saldamente nella mano destra, e la ragazza si accorse di un particolare che prima non aveva notato, la mano in questione era completamente nera. In un primo momento credette che stesse indossando un guanto, ma non era così, quel poco che rimaneva delle unghie era viola scuro, la carne era praticamente assente e la pelle sembrava cercare di rimanere attaccata alle ossa con tutte le sue forze.
Capì in un istante cosa gli stesse succedendo, capì subito la pericolosità di quell’arma, e sperò che Gajeel stesse bene nonostante fosse stato ferito da quella lama scura, e pregò di poter vincere quella battaglia, che sembrava essere sempre più a suo svantaggio.
Si fermarono dopo non molto aver superato le mura, Levy si preparò attendendo che lui facesse la prima mossa, non avrebbe commesso l’errore di farsi sopraffare dalle emozioni, doveva rimanere calma. All’improvviso un’esplosione in città attirò la sua attenzione, il boato dell’esplosione le fece girare la testa di lato vedendo che il fumo grigio che si alzava in cielo, sembrava provenire da Fairy Tail.

Un’esplosione e tutti si erano svegliati nel più totale panico, Laxus e Mirajane si erano fiondati a controllare cosa fosse successo, inizialmente avevano ipotizzato che fosse stato Natsu a far saltare in aria qualcosa come suo solito. Poi erano arrivati davanti all’entrata di Fairy Tail e avevano visto la loro amata gilda completamente in fiamme.
«Cosa diavolo è successo?!...»
La voce dell’albina era solo un sibilo che il biondo fece fatica a sentire, ma non aveva risposte da darle, con gli occhi neri spalancati osservava le travi di legno consumarsi lentamente e crollare poi su se stesse, come se fossero state fatte di semplice carta.
«Laxus!» Sentì la voce di Gray in lontananza e si dovette sforzare per distogliere lo sguardo da quella vista.
Chiunque fosse stato l’avrebbe pagata molto cara.
«Per fortuna Mirajane-san e Laxus-san stanno bene! Juvia è così preoccupata…»
«Gray… Cosa è successo?!» Il suo sguardo era duro, la mascella contratta e il tono della sua voce rispecchiava tutta la rabbia che aveva dentro. In lontananza un tuono squarciò il cielo con un suono sordo, e per un attimo il biondo credette di poter diventare lui stesso quel fulmine.
«Non lo sappiamo… Ci ha svegliato il suono e siamo venuti a controllare… Abbiamo trovato Natsu, Lucy, Cana, Bacchus e altri già al lavoro per contenere le fiamme e controllare che non ci fosse nessuno all’interno…»
«Avevo staccato qualche ora fa lasciando Kinana ad occuparsi del turno di notte… L’avete vista?!» Mirajane li guardò preoccupata e con le mani strette fra di loro all’altezza del cuore.
Istintivamente Laxus le mise una mano sulla schiena per farle sapere che lui era lì e l’avrebbe protetta ad ogni costo, quando il corvino scosse la testa temette che l’albina crollasse a terra, ma invece la vide sorridere come faceva ogni giorno.
«La troveremo… Juvia! Tu e Laxus occupatevi di spegnere il fuoco, con i poteri delle vostre armi combinate potreste riuscire a fare qualcosa, mentre Gray tu vieni con me… Controlliamo se ci sono feriti e che non ci sia nessuno sotto le macerie…»
I due ragazzi annuirono e Laxus sorrise, la sua non era una donna qualunque, era una donna forte e sicura di sé, che si preoccupava più per gli altri che per sé stessa e che rivolgeva a tutti un sorriso, anche nelle situazioni più disperate.
Dei passi metallici però attirarono la sua attenzione, e quando si guardò attorno scoprì che una decina di soldati ben armati cercavano di bloccare la strada a Gray e Mirajane.
«Mi spiace ma non possiamo farvi andare da nessuna parte!»
«Chi siete voi?... Gli artefici di questo casino?...»
Laxus guardò l’albina e dei brividi gli corsero lungo la schiena, il volto si era trasformato da dolce e gentile in uno completamente opposto, gli occhi chiari erano socchiusi e osservavano uno ad uno ogni soldato che aveva davanti. Si era spostata i capelli dalla fronte portandoseli all’indietro e facendogli prendere una piega innaturale, sembrava quasi che stessero in piedi da soli, grazie a una forza misteriosa che avvolgeva la ragazza; ma ciò che era più spaventoso in tutto ciò era il suo sorriso.
«Gray, tu vai pure avanti… Qui io ho un po’ da fare…» Il corvino annuì dopo aver deglutito per la paura, e sparì nella notte poco dopo sguainando la spada che si era portato dietro.
Mirajane fece scrocchiare le nocche delle mani pronta a combattere, a Laxus non andava di lasciarla da sola contro tutti quei soldati, per di più disarmata, ma lei era una vera frana con le armi, e al contrario era un’esperta nella lotta corpo a corpo. Sospirò e fece segno a Juvia, che osservava la scena con gli occhi sbarrati, di ripartire e cercare di spegnere quell’inferno.

Makarov era ancora all’interno della locanda, il suo ufficio era completamente avvolto dalle fiamme che bruciavano lentamente tutti i mobili facendoli crollare a terra ormai ridotti a semplice cenere, ma il fuoco non lo sfiorava. Appena aveva sentito l’esplosione si era messo subito all’opera sfruttando i suoi poteri, si era seduto sulla scrivania a gambe incrociate e le mani strette fra loro, aveva creato una barriera attorno all’intera città, che impediva a chiunque di entrare o di uscire. Chiunque avesse osato ferire i suoi figli l’avrebbe pagata.
Nel mentre controllava dove fossero i membri della gilda, se stavano bene e se avevano bisogno di aiuto contattava telepaticamente qualcuno per farli soccorrere, purtroppo però non aveva ancora individuato il gruppo di Gajeel, e ciò non era un bene. Sospettava che Iwao volesse muoversi per uccidere la piccola Levy, per questo aveva inviato Erza a sentire da Gerard quali erano le sue intenzioni, ma forse era stato troppo lento ad agire, e se ora qualcuno di loro si feriva era solo colpa sua.
Una presenza magica lo fece risvegliare dai suoi pensieri, era al limitare della città e la riconobbe all’istante come quella di PantherLily.
«Lily! Sei ferito? Sai dove sono Gajeel e Levy?»
«Master! Gajeel è qui con me ma…»
Quelle parole fecero spalancare gli occhi a Makarov facendogli perdere il contatto con Lily, il corvino era lì con l’Exceed, ma lui non riusciva a percepire la sua anima, ciò voleva dire una sola cosa e sentì il cuore stringersi per il dolore. Come avrebbe fatto a dirlo a Metallikana? Chiuse nuovamente gli occhi cercando di calmarsi.
«Lily… Gajeel è…»
«No… E’ vivo ma svenuto… Solo che non riesco a svegliarlo! Lui è qui tra le mie braccia che si agita, suda ma non si sveglia!»
Il tono dell’Exceed, che solitamente era calmo anche nelle situazioni più drastiche, ora era completamente nel panico, parlava a raffica senza fermarsi a prendere fiato, rispecchiando l’agitazione che provava nel trovare il suo compagno privo di sensi. Ciò però non spiegava perché allora il Djin non riuscisse a trovare la sua anima, o quella di Levy.
«Levy invece dove è?!»
«Non lo so… L’ho cercata ovunque sorvolando per tutta la città… Ma di lei nessuna traccia…»
«Non preoccuparti, è una ragazza in gamba e la troveremo… Ora stai con Gajeel e non lasciarlo solo… Se riesci a portarlo in infermeria portacelo appena puoi…»
«D’accordo Master…»
Spinse al massimo i suoi poteri ma della ragazza ancora nulla, decise di controllare anche fuori dalla città e fu in quel momento che la trovò insieme a un’altra anima, nera con un profondo desiderio di uccidere, che stava cercando di sopprimerne un’altra, malvagia ma estremamente debole.
Cosa poteva fare?

Quando Levy aveva girato gli occhi per controllare cosa fosse stato quel rumore Iwao l’aveva attaccata, un affondo semplice e diretto, che puntava al suo cuore che ora batteva all’impazzata per lo sforzo che aveva fatto per schivare il colpo. La sciabola nera fra le mani dell’uomo sembrava pulsare di vita propria, estrasse i pugnali che aveva nascosto nei vestiti e si mise in posizione, pronta a contrattaccare in qualsiasi momento.
«Perché non ti fai ammazzare e basta?... Anche se devo dire che mi diverte il tuo futile tentativo di salvarti la vita…» Iwao sorrise nuovamente e si mosse verso di lei lentamente.
Doveva farlo attaccare per primo e colpirlo nel suo punto debole appena le lasciava un’apertura, ma quale era il suo punto debole?
«Ma in parte è colpa mia… Sarei dovuto stare più attento! Una persona illustre come me non può avere una figlia da una misera plebea… Per questo devi morire come tua madre…»
Alzò l’arma e cercò di colpirla nuovamente, lei riuscì a schivare di lato ma non fece in tempo a contrattaccare che lui era nuovamente davanti a lei che la attaccava incessantemente, senza lasciarle tempo di prendere fiato. Continuava a schivare cercando di allontanarsi il più possibile da quell’arma, non poteva farsi ferire, se no tutto quanto sarebbe finito e avrebbe vinto lui, e tutti i suoi sforzi sarebbero stati vani.
Purtroppo però, persa nei suoi pensieri, non si era accorta di un pugno che stava arrivando e che la prese in pieno volto facendola crollare a terra. Iwao fu subito sopra di lei e le tirò un calcio nelle costole facendola boccheggiare alla ricerca di aria, poi la prese per i capelli turchesi tirandoglieli verso l’alto e facendola gemere di dolore.
«E’ un vero peccato che i miei splendidi capelli siano finiti su una pezzente come te… Meglio farti fuori subito…»
Lo vide alzare la sciabola al rallentatore e un dettaglio attirò la sua attenzione, un piccolo neo a forma si cuore sulla guancia di Iwao e un’idea incominciò a formarsi nella sua mente.
«Per fortuna non ho ereditato anche quello stupido neo… Non so come fai a uscire con quel coso in faccia…» Vide i suoi lineamenti indurirsi per la rabbia e la collera, gli occhi socchiusi la guardavano con astio, mentre la mascella si serrava mostrando i denti perfetti. Non la vide però, recuperare un pugnale che aveva nascosto dietro la schiena.
Strinse maggiormente la presa sui suoi capelli e la scosse violentemente, gli occhi le iniziarono a bruciare mentre le lacrime cercavano di uscire, ma non poteva permetterlo.
«Cosa hai detto?! Che cosa hai detto puttana!?»
«Mi hai sentito bene… Non so come abbia fatto mia madre a stare con un mostro come te… Probabilmente solo per compassione…»
Quelle parole lo fecero infuriare ancora di più e alzò nuovamente la sciabola per darle il colpo di grazia, ma lei fu più veloce e riuscì a conficcargli il pugnale nella gamba con tutta la forza che aveva. Sentì la carne venire lacerata e il sangue iniziare a sgorgare lentamente dalla ferita, ma non lasciò la presa e ancora una volta la voce di Kizuato durante gli allenamenti tornò nella sua testa.
«Essere pugnalati fa male… Se riesci a infilzare il tuo avversario più volte è davvero il massimo… Ma in caso va bene anche un’altra cosa…»
Con tutta la forza che aveva strinse maggiormente il pugnale e lo girò più che poté, Iwao urlò con tutto il fiato che aveva in corpo, per il dolore e la rabbia di quella tortura. Cercò di colpirla con la spada ma lei fu più veloce e si allontanò lasciando finalmente l’arma, lo vide cadere in ginocchio e con la mano che non reggeva la sciabola cercare di togliere il pugnale inutilmente.
«Loro non avranno pietà di te, se sei a terra ti attaccheranno ripetutamente… Si divertiranno a vederti soffrire e a vederti pregare per essere lasciata libera… Quindi se sono a terra doloranti, se ti danno le spalle, se ti implorano di risparmiarli… Tu non dovrai avere pietà…»
Iwao alzò lo sguardo e puntò i suoi occhi grigi in quelli castani di Levy, la odiava, voleva torturarla e farla soffrire, lo vedeva e lo sapeva, si era promessa che sarebbe stata pronta, che non avrebbe avuto pietà come le aveva detto Kizuato, che avrebbe ucciso quel bastardo… Ma anche se era davanti a lei incapace di rialzarsi in piedi, lei non riusciva a fare quel passo.
Poi qualcosa successe, parte del volto dell’uomo che aveva di fronte iniziò a tingersi di nero, era come una macchia d’inchiostro che si espandeva su un foglio bianco, lentamente ma inesorabilmente. Il turchino riuscì a togliersi il pugnale dalla gamba quando la macchia aveva raggiunto il suo occhio tingendo anch’esso di nero, rialzandosi come se nulla fosse successo. Levy capì che ormai quell’uomo era già morto dentro, che non era più lui a far muovere il suo corpo, proprio come era successo a lei con la lancia di Laxus, era diventato un burattino.
Il colpo arrivò all’improvviso e più veloce degli altri, non se ne rese nemmeno conto, un battito di ciglia e la sciabola le aveva lacerato pelle e carne della spalla destra, Levy sentì l’odore del suo stesso sangue e istintivamente portò una mano sulla ferita sporcandosela di quel liquido caldo e scarlatto. Non aveva mirato a un punto vitale, avrebbe potuto ucciderla in un colpo solo ma non l’aveva fatto, voleva divertirsi con lei e farla morire dissanguata, e forse lei avrebbe potuto sfruttare questo punto a suo vantaggio.

Angolo autrice
Scusate il mio immenso ridardo... Se qualcuno segue la mia pagina facebook sa il motivo del mio ritardo, per gli altri faccio un miniriassunto! In pratica gli ultimi capitoli non mi piacevano più... Non mi soddisfavano e alla fine mi veniva voglia di cancellare l'interno capitolo D: quindi ho deciso di prendermi più tempo (me ne sono presa troppo, lo so >.< sono pessima).
Spero che questo capitolo vi sia piaicuto, io sono davvero soddisfatta e contenta, ovviamente ho ancora da imparare e migliorare, ma prometto che arriverò ai livelli dei professionisti u.u (vocina interiore: "Non ci credi nemmeno tu!" Io: "Zitta!"). Se vedete qualche errore di battitura avvisatemi che correggo! Sono ancora un po' arrugginita dal troppo tempo ferma...
Credo di aver detto tutto! Alla prossima <3

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