Insieme
Insieme
«Gajeel?...»
Aveva sentito la sua voce ma non l'aveva ascoltata, vedeva solo il suo corpo steso sul divano con una macchia di sangue sulla spalla sinistra che si allargava lentamente. La guardò negli occhi aspettandosi il suo solito sorriso che lo rassicurava e gli diceva che era solo un taglietto, se non addirittura che era uno scherzo e quello era solo dello sporco. Ma lei lo osservava ansimando, era stremata e avrebbe voluto addormentarsi, lo leggeva dal suo volto non solare o addirittura arrabbiato come se lo era immaginato in quei giorni.
Avrebbe dovuto essere più veloce, finire prima e dare ascolto al suo istinto, se solo ci avesse impiegato meno, se fosse stato al suo fianco.
Quella mattina aveva deciso che era l'ultimo giorno che avrebbe seguito e spiato Deiji, non aveva fatto nulla per tutto il tempo se non sistemare la casa nuova e riempirla di libri, neanche fosse il suo gamberetto. Quando arrivò il primo pomeriggio aveva iniziato a provare una strana sensazione, come se il suo posto non fosse lì ma da un'altra parte. Subito i suoi pensieri passarono a Levy e prima che potesse rendersene conto era già in viaggio verso Magnolia.
«Gajeel che ci fai qui?...»
Provò ad alzarsi ma appena fece forza sui muscoli gemette crollando nuovamente sul morbido, lui si fiondò subito da lei senza fiatare e le si mise accanto, tirò fuori un coltello che teneva legato al polpaccio e le tagliò la maglietta mostrando la schiena liscia e bianca, più bianca del solito.
Sentì dei passi e tenendo l'arma in mano si girò rimanendo accanto alla ragazza, l'Exceed comparve da dietro la porta con una bacinella d'acqua, bende e asciugamani, quando i loro occhi si incrociarono Lily si paralizzò come se avesse visto un fantasma.
«Gajeel... Cosa ci fai qui?»
Sembrava che nessuno lì dentro sapesse dire altro, mise via il coltello e gli andò incontro senza fiatare, prese tutto quello che il gatto reggeva e tornò accanto alla turchina.
«Portalo dal Master... Resto io a curarla...»
L'Exceed esitò per un momento ma poi annuì e sparì nuovamente nella camera da letto, tornò poco dopo con un uomo svenuto e legato sulle proprie spalle, li guardò e prendendo un mantello che trovò lì per terra uscì sparendo nella notte.
«Non è colpa sua...»
«Lo so...»
PantherLily correva nella strade deserte ripensando a quello che era appena successo.
Era sul letto della ragazza e si copriva le orecchie per attenuare il rombo dei fulmini, a un certo punto però sentì un tonfo provenire dall'altra stanza. Facendosi forza e coraggio andò a vedere se la turchina stesse bene. Sbucando dalla porta vide Levy per terra con lo sguardo dolorante e un uomo a cavalcioni su di lei che le stava conficcando un coltello nella spalla sinistra, immediatamente si dimenticò dei lampi, della paura e prima che potesse realizzarlo si era trasformato e si era lanciato contro l'uomo. Non aspettandosi che il gatto si trasformasse, l'assassino prese il colpo in pieno, venne lanciato via e andò a sbattere contro una libreria, qualche volume cadde in malo modo per terra ma ignorandoli Lily tornò addosso all'uomo, si sarebbe scusato più tardi con Levy.
L'assassino si rialzò in piedi sputando sangue sul pavimento, gli tirò un pugno diretto alla faccia ma l'Exceed lo schivò facilmente facendogli colpire il mobile, vide il luccichio di una lama e fece appena in tempo a bloccare il polso dell'uomo con la mano destra. Un coltello era puntato dritto alla sua testa e alla punta mancavano pochi millimetri per iniziare a infilzarsi nel cranio, era bravo, ma lui di più e soprattutto era più forte.
Stringendogli il più possibile il polso gli allontanò il braccio posizionandolo in modo tale che la lama puntasse la propria spalla e non a un punto vitale, poi strinse finché non sentì scricchiolare le ossa sotto la sua mano pelosa. Il coltello cadde per terra e con una mossa agile spostò l'uomo in modo tale da essere alle sue spalle, gli prese il braccio sano, lasciando andare quello rotto, e glielo girò sulla schiena alzandoglielo sempre di più. Non un gemito uscì dalla sua bocca, ma sapeva che era doloroso, con la mano libera prese il coltello caduto poco prima e glielo conficcò nella coscia, la carne morbida venne lacerata e la lama sprofondò senza problemi e un rivolo di sangue iniziò a uscire. L'uomo si girò a guardarlo, gli occhi scuri erano carichi d'odio e i denti sfregavano tra di loro creando un suono sgradevole, il labbro era rotto sporcandogli la bocca di un rosso scuro.
«Cosa sei?!»
Lily restò in silenzio inespressivo, lasciò la presa sul coltello e gli afferrò con forza i capelli scuri, gli sollevò la testa inarcandogli la schiena in maniera particolarmente dolorosa, poi con forza gliela sbatté contro il pavimento facendolo svenire.
Non perse tempo e lo legò con una corda che aveva nascosto in casa di Levy in caso di necessità, si assicurò che i nodi fossero ben saldi e lontani dalle sue mani, cosicché se si fosse svegliato prima che lo portasse dal Master non sarebbe stato capace di liberarsi, e lo portò nella camera da letto in modo tale che lei non lo vedesse.
Solo a quel punto andò da Levy e la aiutò, ma ora che non era più in pericolo i sensi di colpa erano arrivati prepotentemente e faticava anche a parlare. Lui era lì per proteggerla non per tremare in un angolo per i tuoni, che cosa avrebbe detto Gajeel quando lo avrebbe scoperto? La lasciò sul divano e andò a prendere tutto il necessario per medicarla, ma quando tornò nell'altra stanza il corvino era lì con un coltello in mano. Gli occhi cremisi lo guardavano con odio e rabbia, e probabilmente anche con una punta di delusione. Si sentì morire e non seppe dire nulla quando fu cacciato, sapeva che doveva portare lui l'uomo in gilda, Gajeel l'avrebbe ucciso appena l'avesse visto, ma sapeva anche che lo aveva mandato via per non vederlo.
Un tuono squarciò l'aria ma con tutta l'adrenalina che aveva in corpo e i sensi di colpa quasi non lo sentì, era ormai arrivato all'entrata posteriore della taverna quando sentì una voce nella sua testa, era il Master.
"La porta è aperta, portalo nella stanza dell'allenamento e poi vieni nel mio studio..."
Non rispose e quando si trovò all'interno della struttura fece come gli era stato ordinato, chiuse l'uomo nella stanza, dopo essersi assicurato che fosse ancora incosciente, e andò nello studio dove trovò il vecchietto seduto sul tavolo che guardava truce il nulla.
«Master io...»
«Non crucciarti PantherLily! Qualsiasi cosa sia successa non è colpa tua... E ora raccontami...»
Rimase in piedi nella sua forma umana e gli raccontò tutto quanto, lo scontro, quello che aveva visto e di quanto fosse stato stupido e egoista, lasciandola sola anche solo per un momento.
«Gajeel ora è con lei... credo fosse appena arrivato...»
«Capisco... Ora dovremo occuparci di lui...»
«Mh...»
L'acqua tiepida le rinfrescava la spalla bollente, era la seconda volta che Gajeel le passava l'asciugamano sulla pelle pulendola completamente. Lo vide tirare fuori dallo zaino una serie di erbe, alcune anche con dei fiori, e le pestò creando una pastella che le posizionò sulla ferita, si sentì bruciare e strinse i denti per non farglielo vedere, ma ora il sangue si era fermato e smetteva di uscire. La pulì ancora per essere sicuro che fosse ben disinfettata e poi la aiutò a sedersi per bendarla.
Con lui che la sorreggeva riuscì a non crollare a terra, abbassò lo sguardo e vide la maglietta ormai distrutta e inutilizzabile, prima ancora che potesse rendersene conto Gajeel gliela tolse con estrema delicatezza lasciandola però nuda. Arrossì visibilmente, i suoi piccoli seni erano scoperti e in bella mostra al ragazzo, istintivamente cercò di alzare le braccia per coprirsi ma una fitta alla spalla sinistra la bloccò.
«Stupida... Ti sembra il momento di fare la timida?...»
«Pff... Colpa tua che sei sempre un pervertito... E' strano vederti fare il gentile...»
Lui prese le bende e poi rimasero zitti. Con mani esperte le fasciò la ferita facendole passare la stoffa sotto l'ascella, sentiva le sue dita sfiorarle la pelle e i suoi occhi scrutarle anche l'anima, dovette sforzarsi per non guardarli a sua volta, così puntò lo sguardo davanti a se. Sul petto muscoloso dell'uomo, stretto in una maglietta aderente verde scuro, non ne seppe il motivo ma le venne voglia di toccarlo e di essere stretta da quelle braccia possenti, ma all'improvviso le tornarono in mente le parole di Kinana.
"Però senza avere i suoi occhi addosso, è molto più piacevole!"
Si incupì e distolse lo sguardo cercando di non fargli notare il suo cambio d'umore, non sapeva cosa le stesse succedendo, probabilmente era colpa di Lucy e delle sue fantasie.
«Vado a prenderti una maglietta, non ti muovere... Ed è un ordine!»
Le mise due dita sotto il mento e le alzò la testa finché i loro occhi non si incrociarono, il suo sguardo era freddo ma Levy vide anche qualcos'altro, paura forse. Gli fece la linguaccia e lui le rispose con un mezzo sorriso, se ne andò, prima che potesse capire se la sua intuizione era giusta, lasciandola sola a pensare. Un milione di domande le vorticavano nella mente, cosa erano quelle strane sensazioni? Perché si sentiva così al sicuro con lui attorno? Perché voleva stare fra le sue braccia?
«Ecco qua... Ehm... Ecco...»
La turchina lo guardò e vide che aveva le gote leggermente arrossate, nella mano aveva un suo vestito bianco con dei disegni neri geometrici, era senza maniche ma si chiudeva con un nastro dietro al collo, la gonna le finiva circa a metà coscia, era sicuramente meglio di come era conciata in quel momento. I pantaloncini erano sporchi di sangue e sudore e le si erano incollati addosso come se fossero una seconda pelle, le bende le coprivano il seno sinistro lasciando libero quello destro, e per sua sfortuna iniziò a sentire freddo e il capezzolo divenne duro.
«Che succede?...»
Gajeel guardava in giro per la stanza cercando di evitare il suo sguardo, balbettava frasi sconnesse e si rigirava il tessuto fra le mani come se fosse un anti-stress.
«Come... Faccio a mettertelo?...»
Sorrise e dovette trattenersi per non ridere, solitamente era davvero un maniaco pervertito ma in questa occasione era stranamente premuroso e gentile, non voleva nemmeno guardarla per non offenderla, o forse era perché trovava il suo petto troppo piccolo? Il dubbio si insinuò in lei ma scosse la testa come per scacciarlo.
«Beh... Solitamente me lo infilo facendolo passare per la testa... Ma dubito di riuscire ad alzare il braccio... L'unica soluzione è farlo salire dal basso...»
Finalmente la guardò, il volto era tornato serio e Levy non riusciva a capire cosa stesse pensando, passava lo sguardo da lei al vestito, dal vestito a lei, dopo poco tempo sbuffò e le si avvicinò chinandosi per essere alla sua altezza.
«Riesci a stare in piedi?...»
«Posso provarci... Ma non credo di riuscirci da sola...»
«Cerca di resistere, poi potrai andare a dormire...»
Solo allora si accorse di faticare a tenere le palpebre aperte, le braccia non le rispondevano e le cadevano sul grembo come se non facessero parte del suo corpo. Sentiva lo stomaco brontolare e si chiese come facesse ad avere fame in una situazione del genere, ma Gajeel la sollevò per metterla in piedi e il suo cervello si spense.
Le sue braccia la reggevano senza tremare o cedere, non la stava trattando come al solito, cioè come un sacco di patate, ma la teneva come se fosse una bambola di porcellana pronta a rompersi in qualsiasi momento. I piedi toccarono il terreno e sentì la presa del corvino diminuire, alzò lo sguardo e incrociò i suoi occhi marroni con i suoi cremisi, ne rimase incantata e per un momento sentì l'istinto di avvicinarsi ancora di più al suo volto e azzerare le distanze.
«Reggiti alla mie spalle mentre ti vesto... Ce la fai?»
Arrossì quando si rese conto dei suoi stessi pensieri e annuì cercando di nascondere il suo imbarazzo, cosa stava andando a pensare in un momento del genere? Probabilmente aveva la febbre.
Il ragazzo si chinò nuovamente e lei si appoggiò alle sue spalle come le era stato detto, le alzò un piede alla volta per infilarle il vestito, poi lentamente risalì, rialzandosi anche lui, finché non fu completamente vestita. Le si avvicinò e la strinse in un abbraccio, il cuore di Levy iniziò a battere all'impazzata e aveva paura che potesse uscirle dal petto da un momento all'altro, ma poi si accorse che le stava solo allacciando il nastro per evitare che le cadesse il vestito. Rimasero così per un tempo che le parve infinito e decise di permettersi di sperare che durasse davvero in eterno. Sentiva le mani rigide e dure di lui sul suo collo caldo, che si rigirava la stoffa, capì perché ci stava mettendo così tanto quando sentì uscirgli dalla bocca una mezza imprecazione.
«Gajeel...»
«Mh?...»
«Non sai fare il fiocco vero?...»
«Non serve in battaglia!... E poi è colpa tua che ti compri vestiti complicati...»
«Certo certo... Fai un nodo semplice, domani ti insegno come fare, va bene?»
Esitò, ma alla fine grugnì un assenso e le fermò il vestito interrompendo quella vicinanza, prima che potesse rattristarsi il corvino la prese in braccio, sempre il più delicatamente possibile, come se fosse una principessa.
«Cosa stai facendo?!»
«Ti porto a letto! Ora tu dormi e fai riposare quelle ferite! E vedi di ascoltarmi stavolta, non come quando ci siamo incontrati!»
Gli strinse le braccia attorno al collo per non cadere e gonfiò le guance come ultima protesta, ma poi si fece trasportare per quei pochi metri e per poco non si addormentò proprio nel suo abbraccio.
La appoggiò sul materasso con la schiena rivolta verso l'alto, in modo tale che la spalla non ricevesse pressioni. Fece il più piano possibile, sia per non farle male sia per non disturbare il suo dormiveglia, ma appena le sue dita si staccarono dalla sua pelle lei spalancò gli occhi.
«Vai?...»
Gli sembrò che la domanda avesse una nota triste, che lo volesse lì con lei? Probabilmente se lo era solo immaginato ma in ogni caso non se ne sarebbe più andato, non l'avrebbe più lasciata sola.
«Certo che no! Non potrei mai perdermi l'opportunità di stuzzicarti mentre sei indifesa ghihi...»
«Pervertito...»
Levy girò la testa dall'altro lato e Gajeel si concesse di sorridere, non uno dei suoi soliti ghigni, ma un sorriso vero. Si tolse le scarpe e fece per stendersi accanto a lei quando la sua voce lo richiamò.
«Senti... Mi potresti togliere i pantaloni?... Sono sporchi di sangue e sudore... e vorrei toglierli...»
Sentì il cuore smettere di battere per un momento, forse era morto, finito all'inferno e quella era la sua punizione, adesso avrebbe sentito la stessa voce insultarlo e dirgli che lo odiava.
«Solo quelli però!... E non guardare...»
No era vero, gli aveva appena chiesto di spogliarla, più o meno.
«Ghihi Gamberetto così mi stuzzichi però...»
Le si avvicinò col cuore che batteva a mille, già prima si era dovuto trattenere per non saltarle addosso quando aveva il suo seno così vicino e invitante, ora doveva resistere anche a questo? Probabilmente sarebbe morto prima. Infilò le mani sotto la gonna e le appoggiò alle cosce risalendo lentamente, presto la pelle accaldata venne sostituita dai pantaloncini sporchi e umidi, risalì ancora fino ad arrivare alla vita. Chiuse gli occhi e si immaginò quel corpo esattamente come era adesso, sotto di lui, ma nudo, e lei che lo guardava con quegli occhi di sabbia, arrossendo per ogni suo movimento.
Prese l'elastico fra le dita, una volta assicuratosi che fosse solo quello dei pantaloni e non di qualcos'altro, e tirò lentamente spogliandola.
Gettò il pezzo di stoffa per terra senza guardarlo, avrebbe visto il sangue e avrebbe faticato a non andare a uccidere quel bastardo.
«Sono stata proprio inutile... Se non fosse stato per Lily adesso sarei morta... Se non peggio...»
Si sdraiò finalmente accanto a lei, dalla parte in cui la ragazza stava guardando, e la osservò turbato, appoggiando il mento sulla mano. Non capiva cosa significasse di preciso quella frase, cosa c'era peggio di morire? Lei sembrò capire e dopo un profondo sospiro continuò a parlare.
«Ero andata a fare qualcosa di caldo per Lily... Quando ho sentito una presenza dietro di me mi sono girata e l'uomo mi ha colpito... In qualche modo sono riuscita a colpirlo a mio volta e ho cercato di raggiungere la camera, ma mi ha bloccato col coltello... A quel punto ha infilato una mano nei vestiti...»
Voleva abbracciarla, voleva consolarla dicendole che ora era tutto a posto e che quello stronzo bastardo non l'avrebbe più toccata con un dito. Avrebbe voluto asciugare quelle lacrime che le solcavano il volto, baciarle le guance e farla ridere facendole il solletico, ma non fece nulla di tutto ciò e poté solo stringere i pugni.
«Mi dava fastidio... Mi faceva schifo e faceva male... Ma per fortuna Lily è arrivato prima e io sono svenuta... Neanche gli allenamenti sono stati utili...»
«Quindi i lividi che hai addosso non sono solo per lo scontro?...»
Lo guardò e la tristezza di prima era sparita, era rimasto solo imbarazzo e stanchezza, Levy allungò una mano e iniziò a giocare con una ciocca turchese che le copriva il volto.
«Beh... Quando te ne sei andato volevo vendicarmi... Così sotto consiglio di Freed mi sono allenata con lui tutte le sere... In modo tale che quando saresti tornato avrei potuto farti il culo... Dicendolo con parole tue...»
«Ghihi allora quando ti sarai ripresa ci affronteremo... Ma ora riposa...»
Le passò una mano sulla testa per scompigliarle i capelli, lei borbottò qualcosa ma poi chiuse gli occhi e sprofondò nel mondo dei sogni quasi subito. Lasciò la mano lì, su quella massa turchina, e la accarezzava leggermente, era orgoglioso di lei, si era allenata anche quando lui era via e conoscendola era anche migliorata molto, anche se solo per picchiare lui.
Ma era il momento di dirle la verità, era ovvio che cercassero lei, chiunque essi fossero, e non potevano tenerglielo nascosto, doveva sapere anche per la sua sicurezza. Sarebbe andato prima dal Master per avere qualche informazione in più, ma l'avrebbe fatto domani, ora era lì per stare con lei e godere della sua presenza.
Iwao guardò la pioggia cadere contro il vetro della porta-finestra del balcone, un sorriso maligno gli comparve sul volto e dovette trattenersi per non mettersi a ridere dalla gioia. Da quanto tempo non era così felice? Non se lo ricordava, ma l'omicidio imminente di quella ragazzina non poteva non farlo sorridere, sarebbe stato libero e tutte le sue preoccupazioni sarebbero sparite.
Gli tornò in mente l'offerta del Djin, Josè. Lo ripudiava quell'essere e si chiese chi fosse stato così stupido da liberarlo dalla sua prigione eterna, sprecare un desiderio così era estremamente da stupidi, e lui lo sarebbe stato? Avrebbe distrutto Fairy Tail per poter avere tutto ciò che voleva? Cosa desiderava poi? Era ricco e con una posizione di potere, era affascinante e tutte le donne cadevano ai suoi piedi, ma in fondo cosa gli sarebbe costato? Avrebbe avuto un'arma in caso di necessità e sarebbe bastato poco del suo potere.
Scosse la testa e il sorriso che aveva perso mentre rifletteva gli tornò velocemente, il giorno dopo sarebbe partito per il suo palazzo, era stato al castello per troppo tempo, era il momento che i suoi sudditi si ricordassero chi comandava.
Si sdraiò a letto non prima di aver chiamato una delle cameriere, si sarebbe concesso un'altra soddisfazione prima di partire, in fondo era anche di buon umore.
Il cielo era nero e nonostante tuoni e lampi lo squarciassero sempre più frequentemente, non una goccia d'acqua era ancora caduta. Le strade erano deserte e nemmeno gli animali volevano attraversarle, non tanto spaventati da quell'oscurità intermittente che creava ombre minacciose, ma per non incrociare la strada con un uomo. Camminava senza preoccuparsi di quello che aveva attorno, ogni volta che faceva un passo un lampo illuminava la sua strada. Indossava un mantello marrone logoro e ormai consumato, il volto era nascosto per la maggior parte da un cappuccio e sulla spalla destra reggeva un sacco ormai distrutto come il vestito. Un lampo accese le vie e si poté vedere qualche ciocca bionda e una cicatrice a forma di fulmine che attraversava l'occhio destro, dalla borsa si intravide una lama appuntita, non aveva il colore del metallo ma aveva delle sfumature dorate.
Non tornava a casa da tempo, anni che non vedeva suo nonno, anche se non di sangue, anni che non vedeva lei. Magnolia non era cambiata in quel tempo, una delle città più pulite e ricche secondo lui, non c'erano vicoli bui in cui trovavi i cadaveri freschi di uomini e donne, uccisi per qualche spicciolo o per colpa di qualche droga. Non c'erano nemmeno i nobili che sfruttavano i cittadini e si divertivano a vederli soffrire, la ricchezza era distribuita più o meno equamente, ma in ogni caso si aiutavano tutti, e solo grazie a Fairy Tail.
Aprì il portone di legno massiccio con la mano libera e il caldo tepore del salone lo investì come un profumo, il salone era vuoto essendo troppo tardi per i clienti normali, ma una donna era dietro il bancone e gli dava le spalle. Stava canticchiando una canzone e i lunghi capelli bianchi ondeggiavano seguendo i movimenti del corpo, si avvicinò appoggiando la borsa su un tavolo facendosi notare.
«Mi spiace ma il bar è chiuso, se invece è alla ricerca di una stanza per la notte può chiedere a... Me...»
La donna si girò e quando lo vide in faccia fece cadere il boccale che stava pulendo, andò in frantumi ma non si sentì nessun rumore in quanto un fulmine squarciò il cielo e il silenzio nella stanza. Si era abbassato il cappuccio e il suo viso era completamente visibile, i capelli corti e biondi in contrasto con gli occhi neri come il cielo di quella notte. La guardò e vide mille emozioni attraversarle gli occhi, gioia, rabbia, tristezza, tradimento.
«Mirajane non sei cambiata di una virgola in questi anni...»
«Luxas...»
La vide abbassare lo sguardo e stringere i pugni, gli occhi erano coperti dalla frangia albina, ma delle lacrime iniziarono a scenderle lungo le guance. Fece qualche passo avanti preoccupato e anche se non voleva darlo a vedere, gli era mancata.
«Luxas!»
La voce ora era diversa da prima, non più triste e bassa, ma gli ricordò molto un urlo trattenuto, che conteneva tutta la sua rabbia. Riuscì a schivare il colpo solo grazie a tutti gli allenamenti che aveva fatto in quegli anni, il pugno colpì l'aria ma lei non si arrese e con un calcio cercò di beccargli il fianco. Ancora una volta lui schivò, ma il piede colpì una sedia che andò in mille pezzi.
«Sei sparito per tutti questi anni! Hai abbandonato la tua famiglia!»
Lui continuava a indietreggiare schivando agilmente l'ira della donna, che continuava a colpire oggetti e a distruggerli con una forza sovrumana.
«Hai una minima idea di quanto abbia sofferto il Master?! Tuo nonno! Sei sparito senza dire una parola, senza dire dove andavi e senza dire se tornavi!... Hai abbandonato me!»
A queste parole sentì qualcosa stringergli il petto e decise di non schivare, prese il pugno in pieno volto e entrambi si fermarono come stremati da quella lotta, lei ansimava stanca ma non abbassò il braccio.
«Mi spiace... Ma dovevo diventare più forte per poter difendere la mia famiglia...»
Si guardarono negli occhi, quelli scuri di lui in quelli azzurri cristallini di lei ripieni di lacrime, finalmente spostò il pugno dalla sua guancia e lo prese nell'altra mano per massaggiarlo.
«Di sicuro la tua faccia è più dura...»
Prima che potesse dire qualsiasi cosa, dire che gli era mancata, che non sarebbe più partito, o anche solo fare l'arrogante come suo solito, un'altra voce nota attirò la loro attenzione.
«Luxas...»
Makarov era comparso da dietro a una porta, seguito a ruota da PantherLily, che lo guardavano scioccati, sbuffò infastidito e prese la borsa che aveva appoggiato prima, da cui usciva la punta di una lancia e iniziò a dirigersi verso la stanza nel seminterrato dove era solito lasciare Natsu dopo averlo pestato. Ma non era lì per quello ora.
«Mira chiudi la porta a chiave, nessuno deve poter entrare.»
«Figliolo... E' quella che penso?...»
Il Master lo guardò, la gioia che prima gli aveva riempito gli occhi ora era sparita, sostituita dall'ansia e dalla paura, lui sapeva il motivo di quelle emozioni, e non poteva dargli torto.
«Seguitemi.»
«Master...»
L'Exceed non si era mosso e solo all'ora il biondo si rese conto dell'assenza di Gajeel, non capì cosa stesse succedendo ma vide il vecchio fargli un cenno con la testa e sparire fuori nella notte.
Non fece domande e continuò per la sua strada, ma quando arrivò davanti alla porta della stanza sentì una barriera protettiva, guardò il Djin e lui aprì facendo entrare lui, Luxas e Mirajane che li aveva seguiti. La stanza era buia e solo quando accesero una candela vide un uomo incatenato alla parete in un angolo, era svenuto e coperto di sangue un po' ovunque. Alcune ferite erano vecchie di qualche ora e ormai chiuse da croste rosse e gialle, probabilmente si erano infettate e ora erano ricoperte di pus, altre sanguinavano ancora segno che fossero state fatte poco tempo prima, a quel punto capì da dove era arrivato il Master prima.
«Cosa è successo?...»
«Il gruppo di Gjeel ha un nuovo membro... e sembra che sia stata presa di mira, questo è l'uomo che ha cercato di ucciderla stanotte...»
«Volevate ricavare qualche informazione con la tortura?»
«Già, ma non ha ancora detto nulla...»
Luxas annuì e appoggiò la sacca che si era portato dietro per terra, prese la lancia che l'albina aveva fissato in silenzio fino a quel momento, probabilmente riusciva a percepire il suo potere.
La prese in mano e la posizionò davanti a se, era poco più bassa di lui e raggiungeva il metro e novanta, il manico era fatto di un legno scuro quasi nero, nettamente in contrasto con la lama sottile, era tremendamente affilata e sarebbe bastato un colpo verso qualcosa senza colpirlo per tagliarlo perfettamente. Il metallo era estremamente resistente e di un colore particolare, non era dorata ma neanche argentata, ricordava un fulmine.
«Sì vecchio è lei, la lancia del dio dei tuoni... Potremmo testare i suoi poteri su questo tizio, magari parlerà...»
Il Master lo guardò con la stessa apprensione di prima, ma fu Mirajane a parlare sorprendendo entrambi gli uomini.
«No... Prima mi spiegate cosa sta succedendo di preciso e cosa è quell'arma!... Torniamo su forza...»
Sbuffò ma annuì e la seguirono al piano di sopra, dove si presero due pinte di birra e l'albina si mise invece a pulire i piatti e i bicchieri, anche se non ne avevano bisogno, per calmarsi.
«Tre anni fa ero partito per allenarmi... Ho girato per lungo tempo e circa un anno fa sono incappato in quest'arma...»
Posizionò la lancia sul tavolo per farla vedere meglio, un fulmine ruppe il silenzio che si era creato e dopo aver preso un sorso di birra per rinfrescarsi ricominciò a parlare.
«E' un arma magica. Viene chiamata dio dei tuoni, perché può controllare i fulmini, può crearli da sola dalla punta della lama oppure cambiare il tempo utilizzando quelli presenti nelle nuvole...»
«Quindi questo tempaccio è colpa tua! Prima ti avrei dovuto colpire più forte...»
Mirajane appoggiò l'ultimo boccale e si sedette accanto ai due uomini, tenendosi però a debita distanza dall'arma.
«Non proprio... Quando il dio arriva in una nuova città succede sempre così... E' come se stesse marcando il territorio o stesse annunciando la sua presenza...»
«Luxas... E' stata lei a farti quella?...»
Le parole del Master erano fredde e il biondo sapeva che si riferivano alla cicatrice a forma di saetta che aveva sul volto, e che non aveva quando era partito.
«Sì... Era in un tempio di pietra, attorno aveva cadaveri carbonizzati che avevano tentato di utilizzarla. Vi posso rassicurare dicendovi che non volevo prenderla... Mi hanno attaccato degli assassini, erano in cinque, pochi ma molto esperti... Ero riuscito ad occuparmi di tre di loro ma ero alle strette. Non sarei riuscito ad ucciderli e presto ci avrebbero pensato loro, così ho tentato... La presi e un lampo illuminò la stanza del tempio facendomi svenire. Quando mi svegliai sentii la puzza dei corpi carbonizzati dei due uomini e il dolore all'occhio destro. Non so come mai io non sia morto, l'unica cosa che mi è venuta in mente è che ci sono alcune armi che possono usare tutti e altre che hanno bisogno di qualcuno in particolare... Tipo questa... Da allora chiunque che non si a io provi a prenderla muore fulminato...»
Finì il suo racconto e il silenzio occupò nuovamente la taverna, il biondo prese la borsa e tirò fuori un piccolo pugnale. La lama era lunga circa quindici centimetri ed era nera con dei riflessi blu, il manico era argentato con delle rifiniture più scure che ricordavano le onde del mare.
Angolo Autrice
E sono riuscita a pubblicare prima delle nove di sera! Sono commossa da me stessa!
Prima che me ne dimentichi nuovamente, quando PantherLily è nella sua versione grande ha i vestiti, ma gli compaiono grazie a un incantesimo, sarebbe troppo sospetto un gatto che se ne va in giro vestito e non mi andava di farlo girare nudo...
Nello scorso capitolo mi sono scordata di dire che l'arma Ten Commandaments di Erza l'ho presa dall'altra opera di Mashima, Groove Adventure Rave.
Commentiamo finalmente il capitolo! Spero vi sia piaciuto u.u sia per le parti Gale (mi sono impegnata!), che mi hanno occupato quasi metà del capitolo e di cui sono abbastanza soddisfatta! Levy inizia a provare degli strani sentimenti e ormai quelli di Gajeel sono palesi, ma riuscirà a dirli alla diretta interessata? O anche solo dirli ad alta voce? Il povero Lily che ci racconta la battaglia (che spero vi abbia soddisfatto :3) e i suoi sensi di colpa.
Si è scoperto chi è il Djin cattivo, nessun altro se non Josè! L'ex Master di Gajeel di Phantom lord! Gallade01 ha indovinato e appena sarà possibile cercherò di esaudire la sua richiesta (che in più mi ha ispirato una scena che servirà alla coppia u.u eheh). Iwao crede che tutto stia filando liscio e presto tornerà nella zona dove è lui a governare come un re (o un tiranno).
Ma non dimentichiamoci della comparsa di un nuovo presonaggio! Luxas ritorna da un allenamento di tre anni con un arma molto potente e forse anche altro che non ha ancora svelato?
Ora io mi sto chiedendo perché mi sono messa a fare il riassunto ma va beh (so di essere scema!), spero vi sia piaciuto e vi anticipo che nel prossimo capitolo ci saranno un po' di spiegazioni su come è il mondo (ho trovato una spiegazione logica :3 sono orgogliosa di me stessa)
A presto <3 e grazie in anticipo per le recensioni (che lascerete se no sady-chan si vendica)
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