Incontri
«Gamberetto tu non lo farai! È un ordine!»
«Tu non puoi darmi ordini Gajeel!»
«Si invece! Sono il tuo ragazzo!»
PantherLily guardò i suoi due compagni rincorrersi per tutto il secondo piano di Fairy Tail, erano tornati solo la mattina precedente e la prima azione che il corvino aveva fatto non era stata andare dal Master a riferire l’esito della missione. Non era stato farsi controllare le ferite che continuavano a sanguinare nonostante le cure. Assolutamente no.
Appena aveva varcato la soglia della gilda, Gajeel aveva preso in braccio Levy, cioè l’aveva trattata come un sacco di patate, e aveva urlato che lei era sua e che nessuno avrebbe dovuto osare anche solo provarci con lei, perché gli avrebbe spaccato la faccia.
E ora erano lì, lui ancora in convalescenza in quanto avevano scoperto che un’arma che l’aveva ferito aveva la lama avvelenata, che inseguiva la turchina tra i tavoli per fermarla e farla rinsavire, e almeno su questo punto era d’accordo con lui.
«Quindi non posso più avere le mie idee?» La ragazza si fermò dietro un tavolo, su cui Natsu e Lucy stavano facendo colazione, e Gajeel dall’altra parte la fissava intensamente.
«Certo, puoi averne quante ne vuoi, ma non suicide! Non ti farai allenare da lui!»
«E invece lo farò!»
I loro occhi sembravano mandare scintille, nessuno dei due voleva rinunciare alle proprie idee, ma soprattutto non voleva darla vinta all’altro. PantherLily sbuffò nuovamente, quei due si erano trovati alla perfezione, testardi come pochi. In mezzo a loro Natsu li guardava spaesato, con le sopracciglia aggrottate, e si rivolse a Lucy per chiarire i suoi dubbi.
«Lu… Ma perché litigano?...» La bionda alzò lo guardo dal libro che stava leggendo sospirando leggermente.
«Litigano perché si sono messi insieme…»
«Ma noi stiamo insieme ma non litighiamo!» L’attenzione di tutta la sala, che prima era rivolta a Gajeel e Levy, si spostò sul rosato e sulle parole che aveva appena pronunciato. Nessuno poteva crederci.
Lucy per poco non si strozzò con il caffè che stava bevendo e che gli era andato di traverso facendola tossire per riprendersi, la turchina dietro di lei spalancò gli occhi e iniziò a fissarla sconcertata. Lily in cuor suo sospirò prendendo un sorso dalla sua bevanda al kiwi.
«Ma… Noi non stiamo insieme!...»
«Ma sì! Te l’avevo chiesto l’anno scorso, non ti ricordi?» Il rosato la guardò sorridente, mentre la bionda cercava di ricordare quell’evento, e col passare dei secondi le guance rosee diventavano sempre più bordeaux.
«Aspetta! Stai… Intendi dire… Quella sera in cui ti sei ubriacato?! E mi sei saltato addosso, sollevandomi in aria come un trofeo e chiedendomi se ci saremmo sposati?! TU INTENDI QUELLA SERA?!» Il tono di voce era aumentato e la ragazza si era alzata in piedi, scioccata.
«Esatto! Proprio quella sera!»
«Ma… Ma… Il mattino dopo ti chiesi spiegazioni! E tu… Tu!»
«Ti sorrisi e ti dissi che era tutto a posto!»
PantherLily per poco non scoppiò a ridere, quell’uomo era completamente scemo e non si sarebbe stupito se adesso se ne sarebbe uscito dicendo che si sposavano il giorno seguente, forse solo il suo gatto lo batteva in quanto a stupidità. Si chiese come era stato possibile che Lucy, una ragazza bella, intelligente, e ora completamente paonazza, si fosse innamorata di lui. Poi il suo sguardo si spostò su Gajeel, che approfittando del momento di distrazione e di shock della turchina, la prese sulla spalla e se la portò via, fra urla e calci.
«Gajeel! Lasciami subito!»
«No!»
La fece sedere e con maestria le legò i polsi dietro la schiena per impedire che si muovesse, Lily li raggiunse scuotendo la testa leggermente, non approvava il metodo di Gajeel per tenerla ferma, ma approvava ancora meno l’idea che quella mattina la turchina gli aveva rivelato.
«Tu non ti farai allenare da lui!»
«Levy… Cerca di capirci…» Quando la ragazza vide l’Exceed si calmò, smettendo di scalciare, per poi guardare entrambi negli occhi.
«Ma io vi capisco Lily… E so che non potete allenarmi oltre… Ci tenete troppo a me e non riuscireste a farmi del male in un allenamento… Spronandomi a dare il massimo anche quando si è all’angolo…» La pantera nera abbassò lo sguardo, frustrato, perché lei aveva ragione.
Lui e in particolar modo Gajeel non sarebbero mai riusciti a ferirla o addirittura romperle un osso, perché l’amavano troppo, ma non potevano difenderla per sempre. Che forse avesse ragione anche sul farsi allenare da lui?
«E su questo punto ti do ragione… Ma non ti farai allenare da quell’uomo!» Il tono del corvino si era alzato bruscamente, ma lo sguardo di Levy era fermo e determinato.
«Quel pezzo di merda ti ha quasi stuprata… Non ti lascerò ancora nelle mani di Kizuato…» Quelle parole furono un semplice sussurro, ma che rivelavano quanto lui fosse preoccupato, Levy gli sorrise e appoggiò una mano sulla sua guancia per fargli una carezza.
«Gajeel non lo farai… Ci sarete voi, o Laxus con Mira, o il Master, pronti a fermarlo in caso io non ce la facessi… Non sarò mai sola… E se ti può aiutare, se va oltre quello che gli ho chiesto avrai il mio permesso per ucciderlo!» Lily trattenne una risata quando vide gli occhi cremisi del suo amico illuminarsi.
Non sapeva ancora se Levy fosse consapevole di star controllando Gajeel oppure era solo un fatto inconscio, però doveva ammetterle che era davvero brava.
«D’accordo… Ma prima sentiremo se il vecchio è d’accordo…» La turchina sorrise e gli si gettò fra le braccia per ringraziarlo, e il corvino ne approfittò per intrappolare le sue labbra nelle proprie, facendola arrossire. In quel momento PantherLily si accorse di uno strano particolare, che prima non aveva notato.
«Levy… Ma tu non eri legata?...» Il ragazzo la liberò solo per permetterle di rispondere, ma la fece sedere sulle sue gambe e appoggiò il mento sopra la sua testa per intrappolarla, osservando la corda stesa sul pavimento.
«Il gattaccio ha ragione…»
«Beh non è difficile sciogliere qualche nodo!» Sorrise allegra puntando i suoi occhi color miele in quelli cremisi di Gajeel, e anche all’Exceed venne da sorridere, contento che finalmente quei due avessero chiarito e che ora nulla avrebbe potuto separarli.
Quando la porta si aprì, illuminando all’improvviso la stanza rimasta buia troppo a lungo, Kizuato stava fischiettando una melodia che si era inventato in quei giorni di prigionia. Si aspettava di veder comparire Laxus oppure il Djin, ma invece, sorpresa delle sorprese, si trovò davanti la principessina e il suo gorilla, oltre al biondo.
«Ma che piacevole sorpresa!» E non mentiva, ormai gli portavano i pasti e niente di più, non lo torturavano per avere informazioni, non lo picchiavano nemmeno per puro divertimento! Una vera noia…
«A cosa devo questo incontro? Mi spiace non essermi sbarbato, ma le catene mi impediscono un po’ i movimenti…» Per sottolineare quella sua impossibilità mosse le braccia facendo tintinnare il metallo.
Il corvino digrignò i denti e si spostò avvicinandosi maggiormente alla turchina, prendendole una mano nella sua, lei gliela strinse, ma non distolse lo sguardo dai suoi occhi neri.
«Uuuu… La principessina ha una richiesta… Sono curioso… Avanti parla, non essere timida!»
«Allenami…» Ok, quello non se lo aspettava.
«Tu non ti faresti problemi a farmi male, a combattere realmente contro di me…»
«Interessante… Sarebbe davvero affascinante fare da maestro per una volta… Ma io che ci guadagno?»
Levy sgranò gli occhi, sorpresa da quella richiesta, mentre Gajeel si spostò in avanti pronto a picchiarlo, ma venne fermato da un braccio di Laxus, probabilmente era dal loro primo incontro che lo voleva massacrare. E la cosa era reciproca.
«Come osi chiedere qualcosa in cambio?! E’ tanto che tu sia ancora vivo!»
«Beh allora appena mi fate uscire per combattere contro di lei, la uccido, poi uccido voi e me ne vado… Non credermi debole solo perché mi avete preso…» Forse era il momento di far vedere quanto valeva, e che l’avevano catturato solo perché l’avevano colto di sorpresa.
«Il mondo gira attorno a compromessi… Se ci guadagno qualcosa anche io, prometto di non ucciderla alla prima occasione…»
«Figlio di…»
«Gajeel… E’ corretto… Prima sentiamo cosa vuole…»
«Ascolta la tua ragazza gorilla! Allora, prima avevo una sola richiesta, ma ora ne ho un’altra… Per iniziare vorrei poter scopare, non importa chi sia la tizia e prima che rompiate il cazzo, deve essere consenziente!»
Li lasciò ragionare sull’offerta, la turchina era completamente arrossita e si era allontanata leggermente per far parlare da soli Gajeel e Laxus, non sembravano contrari alla proposta, solo indispettiti. Ma Kizuato aveva proprio bisogno di trombare con qualcuna, anche se avrebbe preferito la turchina che si nascondeva per l’imbarazzo, solo a guardarla gli veniva duro, e non osava immaginare quando l’avrebbe avuta sotto di se durante gli allenamenti, sarebbe stata una vera tortura non poterla toccare.
«La seconda condizione?...»
Sorrise, avevano accettato, anche se non volevano ammetterlo, avevano accettato.
«Combattere contro di lui… Voglio proprio pestarlo per bene…» Gajeel ghignò e annuì, il desiderio era reciproco ovviamente.
«Perfetto… Vi scontrerete ora e domani inizierete gli allenamenti, voi andate, io chiedo al Master di liberarlo…» I due ragazzi annuirono e se ne andarono, seguiti a ruota dal biondino.
Kizuato rimase nuovamente solo e si mise a riflettere, su cosa non lo sapeva nemmeno lui di preciso, però non aveva altro da fare in quella stanza buia. A un certo punto si accorse di non essere più solo, avvertì la presenza di un altro essere.
«Quali sono le tue intenzioni?...»
«Uuuh… Il grande e potente Djin… Cosa intendi per intenzioni? Dovresti essere più specifico…» Non lo vedeva, ma immaginava perfettamente il suo sguardo duro e contrariato.
Poi si sentì più leggero, le catene che gli intrappolavano le braccia, le gambe, le mani e i piedi erano sparite. Mosse un arto superiore e se lo porto sul volto, le dita incontrarono la barba ruvida e lunga, sorrise, era libero, a fatica si alzò in piedi ignorando le gambe che dolevano per la troppa inattività. Fece un passo, poi un altro e si fermò più o meno davanti al vecchietto, e si risedette, ma stavolta a gambe incrociate mentre faceva scrocchiare le spalle e le braccia.
«Ti ha soddisfatto la mia reazione?... O speravi che ti assalissi per uscire? Non sono così folle…»
«Hai fatto esattamente quello che mi aspettavo… Ora vai, sali le scale e prendi la prima porta a destra, è là che ti aspettano…» Detto questo sparì, lasciando Kizuato senza parole e senza capire cosa fosse appena successo.
Gray schivò abilmente un fendente di Juvia con un balzo all’indietro, il pugnale blu scuro però si ricoprì d’acqua allungando la lama e colpendolo all’addome, bagnandogli i vestiti.
Il corvino sospirò e si sedette sulla sabbia umida, che si stava velocemente asciugando grazie al sole cocente, guardò la compagna davanti a se e le fece segno di avvicinarsi.
«Così non va bene Juvia… Stai imparando a controllarlo, e l’attacco di prima era davvero ottimo… Se solo l’acqua avesse avuto una lama invece di essere una massa informe…»
«Juvia lo sa… Ma non vuole ferire Gray-sama…»
Il ragazzo si grattò la testa ragionando sul da farsi, si stavano allenando, era vero, ma non riuscivano a dare il meglio di se stessi proprio perché erano l’uno contro l’altra. Lei non l’avrebbe mai ferito e lui neppure…
Prendere una missione sarebbe stato l’ideale, ma era rischioso, se lei avesse perso il controllo lui non sapeva se sarebbe stato in grado di fermarla, rischiando così di perderla.
D’istinto alzò lo sguardo per osservare Juvia, era bellissima, in quel suo vestito nero che la fasciava perfettamente, per proteggere la sua pelle nivea dai raggi solari; poco distante da lei c’era l’ombrello che usava solitamente per la stessa funzione, blu con piccoli cuoricini rosa. In quel momento la bluette era in piedi e giocava col pugnale, la punta rivolta verso l’alto e un rivolo d’acqua che partiva da esso per formare il simbolo della loro gilda.
«Seti Juvia… E se chiedessimo a Lucy di aiutarci?...»
La ragazza si girò di scatto e la piccola fata con la coda cadde a terra ritornando semplice acqua, i suoi occhi si puntarono in quelli di Gray, che si rese conto di aver detto l’ultima frase che avrebbe dovuto dire in tutta la sua vita, quando vide quanto erano infuriati.
«Rivale in amore… Gray-sama e Lucy-san…»
L’attacco arrivò all’improvviso e senza che lei si muovesse di un millimetro, una lancia d’acqua cercò di infilzarlo ma lui riuscì a schivarlo rotolando di lato, e con la coda dell’occhio vide l’acqua fumare. Deglutì, forse ora stava rischiando sul serio la vita.
«Juvia calma! Non intendevo…»
«Juvia non sta calma… Juvia deve uccidere la rivale in amore!»
Gray si alzò appena in tempo per schivare un nuovo attacco, stavolta proveniente da lei e senza l’utilizzo di acqua. Con una scivolata riuscì a recuperare la sua spada posta poco distante da loro e parò un terzo attacco, ma un’onda d’acqua bollente lo investì in pieno. L’arma era sparita chissà dove e lui cercava disperatamente dell’aria, gli occhi si guardavano attorno doloranti e davanti a se videro la figura di Juvia, e un’idea malsana gli venne in mente. A fatica si diresse verso di lei, e con le poche energie che gli erano rimaste la prese per le spalle e la baciò.
Tutto si fermò, l’acqua si bloccò a mezz’aria come la turchina che aveva gli occhi spalancati, e all’improvviso lei cadde sulle ginocchia, seguita a ruota dal suo potere che sparì completamente appena lasciò il pugnale a terra.
«Gray-sama ha appena… Juvia è stata…» Si portò la mano sulla bocca e con le dita si toccò le labbra.
Il corvino intanto prendeva grandi boccate d’aria attendendo che la bluette gli saltasse addosso per l’azione appena compiuta, ma invece non fu così. Quando si fu ripreso del tutto Juvia lo osservava a debita distanza completamente rossa in volto e con ancora la mano sulle labbra.
«Gray-sama… Perché l’ha fatto?...» Il diretto interessato la guardò confuso, non si aspettava certo quella domanda, da lei poi.
«Beh… Per fermarti…» Gli occhi chiari di lei si riempirono di lacrime quando pronunciò quella frase, e il suo primo istinto fu quello di andare ad abbracciarla e dirle che andava tutto bene.
«Solo per questo?... Gray-sama si è approfittato dei sentimenti di Juvia?...»
Gray sospirò, capendo che era il momento di mettere le carte in tavola, di smettere di mentirle e di mentire a se stesso.
«No… Non mi sono approfittato dei tuoi sentimenti… Perché… Li provo anche io…» L’ultima frase l’aveva praticamente sussurrata, quasi non l’aveva sentita nemmeno lui stesso, ma lei l’aveva sentita chiaramente e gli si era fiondata addosso per abbracciarlo e baciarlo. Questa volta veramente e non un semplice bacio a stampo.
Erza camminava da sola in mezzo al deserto ormai da qualche giorno, sulle spalle portava un grosso e pesante zaino che conteneva tutto il necessario per sopravvivere durante quella missione. Il Master le aveva chiesto di incontrarlo, di chiedergli informazioni e di tornare a riferirgliele, sperando di fare in tempo.
Ma ora il pensiero della rossa stranamente non era rivolto al suo incarico, era rivolto all’uomo che stava aspettando da ore, giorni, e forse anche anni, e che vedeva in lontananza avvicinarsi verso di lei. I corti capelli turchesi, che gli ricoprivano parte del volto erano nascosti da uno scialle dello stesso colore della sabbia, i muscoli si contraevano a ogni suo passo, e quando fu abbastanza vicino vide il tatuaggio tribale rosso, come i capelli di lei, sul lato destro del volto.
Si guardavano senza dirsi nulla, entrambi avrebbero voluto potersi toccare, potersi baciare, ma non potevano, anche se lo desideravano con tutta l’anima. Perché l’amore a volte fa male.
«Gerard… Il Master mi manda per avere informazioni…» Il tono era formale e distaccato, ma gli occhi erano colmi di tristezza e solo lei sapeva come facevano a non piangere tutta la sua disperazione.
«Quel vecchio Djin ha un tempismo incredibile…» Gerard si passò una mano sul volto per riordinare le idee, più che per una vera necessità.
«Iwao ha iniziato a muoversi… Sta venendo a Fairy Tail per distruggerla e uccidere chiunque sotto ordine di Jose Porla…»
«Così quel pezzo di merda ha deciso di muoversi… Ma perché non farlo personalmente invece di usare una pedina?...»
«Perché è un Djin che odia sporcarsi le mani… E in più credo che Iwao abbia un qualche conto in sospeso con qualcuno di voi… Non so molto su questa faccenda, ma conoscendo Jose se ne sarà approfittato… Non credo sia un problema per voi, anche se non dovessi arrivare in tempo per avvisare tutti, basteranno Natsu e Gray a sistemare qualche soldato inesperto… Ciò che mi preoccupa è Iwao stesso…»
«Come mai? Lui è solo un nobile, non ha nessuna esperienza in battaglia!»
«Vero… Ma ha un’arma magica, dai poteri sconosciuti e la cosa non mi piace…»
«Ho capito… Allora è meglio che mi sbrighi a tornare…»
La rossa fece per girarsi e ricominciare il suo cammino, questa volta verso casa, una casa sola e fredda, senza il suo grande amore, ma Gerard la bloccò prendendola per un braccio e facendola voltare verso di se.
«Fai attenzione Erza…»
Erano così vicini, le sarebbe bastato un passo e le loro labbra si sarebbero incontrate, stava per cedere, avrebbe fatto quel passo ne era sicura, ma lui la lasciò andare, dandole le spalle e lasciandola a fissare la sua schiena che si allontanava. Finché non ci fu più nulla da guardare, se non l’orizzonte, e si mise in cammino.
Non le piaceva, non le piaceva per niente l’idea che Gajeel e Kizuato lottassero, aveva una tremenda ansia. Non che non di fidasse delle capacità del corvino, solo che era ancora ferito dall’ultima battaglia e non voleva che stesse peggio. Però lui invece non vedeva l’ora, chissà da quanto tempo sperava di mettergli le mani addosso. Se solo non avesse avuto quella stupida idea, ma non voleva più essere un peso per la gilda, non voleva più essere un peso per Gajeel; e non sapeva come spiegarlo, ma sapeva, da qualche parte dentro se stessa, che quell’uomo non l’avrebbe uccisa.
Sospirò sconsolata e strinse a se Lily, ma nonostante tutte le sue paure avrebbe guardato.
In quel momento Kizuato entrò dalla porta, i capelli neri lunghi gli ricadevano scomposti sul volto, ma gli occhi dello stesso colore brillavano sadici.
«Bene bene… Avremo anche del pubblico vedo…» Puntò il suo sguardo nel suo, poi lo spostò in quello dell’Exceed e sorrise.
«Non mi freghi più tu!... Bene, direi che ne approfitterò per insegnarti qualcosa principessina!...» Mentre parlava si muoveva lentamente, avvicinandosi a Gajeel.
«Ogni momento è buono per attaccare…»
Si girò di scatto e cercò di colpire con un pugno lo stomaco di Gajeel, che però si era già spostato facendogli colpire solo aria, e approfittandone per prendendogli la testa e sbattergliela violentemente contro il proprio ginocchio.
Levy sussultò ma non distolse lo sguardo, Gajeel lasciò la presa dai suoi capelli lasciandolo libero, Kizuato iniziò a indietreggiare barcollando, mentre con una mano si tastava la fronte sanguinante.
«Seconda lezione… Mai iniziare dalla testa… Il nemico rimane stordito e non capisce cosa gli sta succedendo…» Gajeel cercò di colpirlo nuovamente, questa volta nella bocca dello stomaco, ma il corvino riuscì a schivare lasciandosi cadere a terra e guadagnando tempo per riprendere lucidità.
Si rialzò alle sue spalle e gli tirò un calcio alle ginocchia facendolo avanzare per non crollare a terra, ma in risposta Gajeel girò su se stesso, ruotando completamente, dandogli un calcio nello sterno.
Il combattimento andò avanti per più di un'ora, nessuno dei due voleva cedere, anche se ormai entrambi faticavano a reggersi in piedi, Levy li osservava senza perderli di vista e con il cuore che batteva all’impazzata, mentre usava Lily come antistress. Alla fine fu Kizuato a lasciarsi cadere sul pavimento, ormai stremato e con il fiatone.
«Mi arrendo… Sono fermo da troppo tempo…»
«Era ora... Su Levy, andiamo a casa…» La ragazza si alzò dalla sua postazione e si precipitò da Gajeel, che incurante delle ferite zoppicava verso la porta rifiutando ogni suo aiuto. Sbuffò, possibile che fosse così cocciuto?
Quando il corvino aprì la porta trovarono dietro di essa Laxus appoggiato contro il muro, li guardò per un istante e poi si diresse all’interno, ignorandoli completamente, e richiudendosi la porta alle spalle. In quel preciso istante Gajeel crollò su se stesso e si appoggiò alla parete, prendendo grandi boccate d’aria.
«Scusa Gamberetto… Riusciresti ad aiutarmi a stare in piedi?...»
«Scemo… Ti sei spinto troppo oltre…»
«Levy ha ragione razza d’idiota! Conciarti così per cosa? D’accordo, volevi mostrarle che eri più forte di quel tizio… Ma eri ancora ferito da prima!... Ahhh… Un giorno sarò io a conciarti per le feste…»
Levy si abbassò per aiutare Gajeel ad appoggiarsi alla sua spalla, mentre lui faceva segno all’Exceed di stare zitto con la mano, facendolo così arrabbiare maggiormente.
Sorrise, quei due non sarebbero cambiati mai.
Uscirono dalla gilda e si diressero, molto lentamente, verso casa della turchina che ormai era diventato il ritrovo ufficiale, in oltre Gajeel aveva deciso di stabilirsi in pianta stabile dicendo che non l’avrebbe lasciata più da sola, soprattutto ora che la volevano morta. La ragazza alzò leggermente lo sguardo verso il corvino, gli occhi cremisi semichiusi, il volto indurito dai vari piercing, che lo rendevano solo più attraente, e i capelli che gli ricadevano scomposti sulla fronte, e quelle labbra… Quanto le sarebbe piaciuto baciarle proprio in quel momento. Arrossì e riprese ad osservare la strada, scioccata dai suoi stessi pensieri, poco casti.
Il tratto più difficile da attraversare furono le scale, Levy faticò non poco nel cercare di portare il corvino, ma in suo soccorso arrivò Lily, che poté trasformarsi in quanto ormai non c’era più pericolo che potessero vederlo.
«Pezzo di merda! Potresti trattarmi con qualche riguardo in più!...»
«Oh scusami…» L’Exceed lo fece sbattere, accidentalmente, contro lo stipite della porta della camera da letto, e ghignò soddisfatto quando lo sentì imprecare, infine lo gettò sul materasso con un tonfo.
«Quando mi riprendo giuro che ti ucciderò gattaccio!»
«Certo certo… Levy, lo lascio nelle tue mani!»
La turchina non fece in tempo a capire cosa avesse appena detto, che si ritrovò sola con Gajeel sdraiato a pancia in giù, era dalla notte in cui si erano dichiarati che non stavano più soli, lo guardò velocemente e quando vide che stava ancora sanguinando si precipitò a prendere tutto il necessario per medicarlo.
«Su spogliati…» Si sedette accanto a lui con in mano una bacinella d’acqua e le bende.
Il corvino si girò di lato per osservarla divertito, e solo quando si avvicinò alle sue labbra con un ghigno capì di aver sbagliato la scelta delle parole. Arrossì all’istante e cercò di indietreggiare senza però riuscirci, perché si sarebbe rovesciata l’acqua addosso.
«Ghihi… Non pensavo fossi così sfacciata Gamberetto…»
«Scemo!... Hai capito cosa intendevo!...»
«Ghihi certo! Vuoi vedere il mio fantastico corpo nudo! E come darti torto…» Si lasciò cadere sul letto questa volta a pancia in su, ma obbedì comunque e iniziò a liberarsi del vestiti ormai completamente sporchi. Rimase a torso nudo e dopo aver ghignato alla vista di una Levy completamente rossa chiuse gli occhi, attendendo che lei lo medicasse. E lei lo stava odiando per questo.
Inzuppò uno straccio nell’acqua e iniziò a passarlo sul torace con piccoli movimenti circolari, il sangue si era ormai fermato e sulla pelle abbronzata comparivano solo delle macchie rossastre di sangue rappreso e croste. Quando il pezzo di stoffa fu completamente sporco lo risciacquava e ricominciava poi il suo lavoro, in totale e completo silenzio. Fece questa operazione un paio di volte, e l’ultima fu solo per essere sicura che fosse completamente pulito, i muscoli erano tornati del loro colore naturale ma con qualche graffio in più; si chiese come avesse fatto a conciarsi in quella maniera, quando non stavano nemmeno usando un’arma ma solo i pugni, ma non indagò. I pettorali si alzavano e abbassavano in base al respiro del ragazzo, così perfetti che avrebbe voluto baciarli, e quegli addominali, erano stati scolpiti dal demonio, ne era sicura.
Si riscosse dai suoi pensieri, in volto ancora più rossa di prima, e mise a posto tutto quello che non le serviva più.
«Ora alzati, così ti posso bendare.»
«Ok infermierina, ghihi…» Come ordinato si mise seduto, ma poi sollevò Levy avvicinandosela e facendola sedere sopra di se, poi le prese le gambe e gliele fece incrociare attorno al suo bacino.
«Sei più rossa dei capelli di Titania… Ghihi…» Chissà perché! Quello stupido l’aveva posizionata in modo tale che le loro intimità fossero a stretto contatto, separate solo dai pantaloni di lui, e dalle mutandine di lei, in quanto la gonna le si era alzata. Avrebbe comprato e indossato solo pantaloni d’ora in poi.
«Ehm… Non potremmo… Cambiare posizione… Ecco…»
Non disse nulla, la guardò soltanto, e quello bastò per farle capire che non era intenzionato a lasciarla andare tanto facilmente, oltre alle sue mani sul suo fondoschiena, e a quella vista la ragazza si arrese sbuffando. Iniziò a medicarlo avvolgendogli attorno al torace le bende, ma ogni volta che doveva farle passare dietro di lui gli si avvicinava pericolosamente, arrivando a pochi centimetri dalla sua bocca. Senza contare che a ogni suo movimento si strusciava contro l’erezione del ragazzo, che diventava via via sempre più dura. Quell’infame aveva calcolato tutto.
Finì dopo qualche minuto, e quando fece per allontanarsi lui la intrappolò tra le sue braccia, portandosela vicino al volto e baciandola con desiderio. Levy si lasciò trascinare da quell’impeto e spostò le mani sulle sue guance per stringerlo maggiormente, le loro lingue si intrecciavano desiderose l’una dell'altra, i loro respiri si fondevano, mentre le loro menti desideravamo un’unica cosa.
Gajeel la prese per i fianchi e la sollevò dolcemente, risistemando le loro posizioni per essere più comodi, la fece stendere sotto di se e lui la sovrastò impedendole ogni via di fuga. Come se lei desiderasse fuggire in quel momento.
Il corvino si staccò dalle sue labbra iniziando a baciare il suo collo, scendendo lentamente, intervallando caldi e umidi baci, con morsi prepotenti e possessivi. Scendeva sempre più giù, facendo crescere sempre di più il suo desiderio.
Ormai Levy sentiva le sue parti intime pulsare dall’eccitazione, quando Gajeel arrivò alla scollatura del vestito la fece alzare, per spogliarla di quell’indumento, non si era mai sentita così prima, viva e desiderata. Gli occhi cremisi la osservavano millimetro per millimetro, con fame e desiderio; nemmeno quando si soffermò sul suo seno nudo e acerbo si sentì inadatta, lui era lì e la voleva, non contava altro.
Velocemente si slacciò i pantaloni e se li tolse altrettanto in fretta, rimanendo solo in intimo come lei, e poi tornò a torturarla, ma stavolta prese di mira un seno. Lo leccava, mordicchiava e succhiava il capezzolo ormai turgido, e con la mano si occupava dell’altro, facendola gemere a ogni movimento.
Quella non poteva essere lei, quella ragazza quasi nuda nel letto con Gajeel, che impazziva appena la toccava e che sentiva un gran calore provenire dal basso ventre. Eppure era così.
Presa dall’eccitazione nemmeno si era accorta che il corvino aveva ricominciato la sua discesa, e che ora la guardava da poco sopra le sue mutandine.
«Gajeel… Ti prego…»
Lui poggiò le labbra sulla stoffa umida, e un piacere incredibile la invase, facendole stringere le lenzuola del letto, aveva la gola secca e le sembrava di non riuscire più a respirare, ma non le importava. Gajeel proseguì e con una lentezza snervante le tolse le mutandine, trovandosi davanti alla sua apertura completamente bagnata.
La baciò dolcemente appena sopra il clitoride, per poi farsi largo con la lingua e muovendola abilmente, in quel momento non le importava con quante donne fosse stato, le importava solo che fosse lì con lei. Una maggiore scarica da piacere arrivò quando Gajeel iniziò ad aumentare la velocità, ormai Levy non riusciva più nemmeno a pensare, respirare sembrava essere diventato superfluo, mentre il cuore le batteva a mille come se avesse voluto uscire dal suo torace.
Alla fine arrivò al culmine, l'apice del piacere, l’orgasmo la invase dal basso ventre con fremiti, espandendosi in tutto il suo corpo lasciandola stravolta. Si sentiva stanchissima anche se non aveva mosso un dito, neanche correre una maratona l’avrebbe stancata fino a quel punto, eppure non sentiva la sua voglia diminuire fino a diventare nulla, era ancora lì, che pulsava in mezzo alle sue gambe.
Il corvino si mise accanto a lei e la strinse a se in un abbraccio, iniziandole a pettinare i capelli con le dita.
«Allora Gamberetto? Soddisfatta?... Ghihi»
«Scemo… Ma tu?...» La domanda le era sorta spontanea, si era occupato di lei fino a quel momento, e lui?
«La prossima volta Gamberetto… volevo solo sentire come era il sapore della tua figa ghihi…»
«Doppio scemo….»
Entrambi chiusero gli occhi, sprofondando in un sonno profondo senza sogni, ma con il sorriso sul volto, nonostante fosse solo primo pomeriggio.
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C'era voluta più di una settimana per raggiungere quella stupida città, Magnolia, ma ora Iwao era lì a camminare per le sue strade, cercando fra i numerosi palazzi quello che gli interessava, quello che ospitava quell’inutile ragazzina. Sua figlia.
Aveva tutto il tempo necessario per trovarla e allontanarla dalla città, sapeva che i suoi uomini non avrebbero attaccato il locale che quella squallida gilda usava come facciata prima del tempo, ma lui voleva il suo sangue sulla lama scura della sciabola.
Camminò per un po’ per i vicoli bui, non un suono si alzava per quelle strade, se non il rumore dei suoi passi. Poi vide il palazzo, e Iwao sapeva che lei era lì dentro, la lama pulsava desiderosa di uccidere, perché era quello il suo compito, massacrare e sporcarsi di sangue.
«Hey ragazzina! Vieni fuori…» Il turchino alzò la lama verso l’alto fendendo l’aria, mentre continuava a urlare, chiamandola ma senza mai nominarla. Perché lei non aveva un nome.
Da una finestra del secondo piano vide un falchetto iniziare a gracchiare, e lo riconobbe come quello dell’assassino che aveva ingaggiato, una ragazza sbucò da quella stessa finestra e lui sorrise, riconoscendola. Non sembrava stupita più di tanto, forse aveva immaginato che a gridare fosse lui, dietro di lei vide un’altra figura e il sorriso che aveva fino a quel momento si trasformò in una smorfia. Sperava fosse sola così da poterla torturare in santa pace, invece con qualcuno attorno poteva diventare più complicato, ma in fondo bastava ucciderli tutti quanti, sorrise malignamente e guardò la sciabola nera che teneva in mano.
Lui li avrebbe uccisi tutti, dal primo all’ultimo, perché loro due erano una sola cosa ormai.
Angolo autrice
Lo so che sono in ritardo, mi dispiace, ma spero almeno che il capitolo vi sia piaciuto! E su questo punto vorrei farvi una domanda, per voi è troppo corto? Rilleggendolo non so, non mi ha convinto particolarmente (sorvolando che è un capitolo di passaggio), ma non mi sembrava nemmeno fosse scritto così bene :/ per voi è banale? Non so, mi sono venuti un miliardo di dubbi ma è tardi e non riesco a capire >.<
Com detto spero che vi sia paiciuto, inizio ad avvisare che la settimana dal 26 settembre al 2 otttobre non ci sarò, quindi non pubblicherò e tutte le storie slitteranno di una settimana... Sono desolata per questo inconveniente :(
E credo di aver finito! Alla prossima e passate dalla mia pagina! https://www.facebook.com/Celty23efp/
Ps faccio schifo nelle descrizioni dei combattimenti .-.
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