24
Mi svegliai in un letto diverso. Le lenzuola completamente bianche che non sapevano di casa, ma bensì di disinfettante.
Aprii gli occhi notando un soffitto altrettanto bianco, mi girai e mi ricordai tutto.
Subito mi voltai a guardarlo, notando la sua figura riccioluta, distesa come me, girata verso le finestre di quella semplice stanza d'ospedale. Stava dormendo? Non volevo svegliarlo ma dovevo sapere perché lo aveva fatto. Oh ma d'ora in poi se solo lo avessi visto in possesso di una sola pillola io...
Qualche giorno prima
Le luci si abbassarono leggermente, iniziò la proiezione della pubblicità. Mi ero appena seduta al mio posto, tra Noah ed Ethan, ma realizzai che mancava la cosa più importante: i popcorn.
"Vado a prendere i popcorn. Volete che ne prenda anche per voi?" Parlai a voce più-meno bassa agli altri.
Quasi tutti risposero positivamente tranne Joy che scoprii essere intollerante al mais.
Mi feci dare i soldi da chi voleva, promettendo di fare i conti dopo, ma sapendo che ciò non sarebbe mai successo.
"Vengo anch'io così ti aiuto" mi alzai, subito dopo lo fece anche Ethan
Camminai attentamente, temendo di pestare i piedi a metà della nostra comitiva. Eravamo tra le ultime file, quindi scesi le scure scale per poi girare l'angolo ed aprire la porta. Aspettai Ethan fuori dalla sala, vedendolo uscire pochi secondi dopo di me.
Ci incamminammo verso il bar che non si trovava lontano dal corridoio dove erano raggruppate le sale.
Ringraziai E di essersi proposto di darmi una mano, realizzando che, data la quantità di popcorn da prendere, ne avrei avuto bisogno.
Sorrise "il commesso del bar oggi sbancherà"
Ridemmo entrambi arrivando al bancone. Ordinammo cinque confezioni medie di popcorn, e durante l'attesa, mi feci raccontare ciò che sapeva riguardo la trama del film. A quanto pare era davvero terrificante.
"Ecco i vostri popcorn ragazzi" la ragazza sorrise interrompendoci, riempiendo il bancone che la divideva da noi, con contenitori ricolmi di fiocchi di granturco. Io ne presi due, Ethan portò le restanti.
Ritornando verso la sala, mi spiego le idee che si era fatto sul film grazie al trailer, ed io rimasi a bocca aperta tanto da farlo scoppiare a ridere.
"Almeno riuscirai a scordarti di Timothée, giusto?"
Rimasi leggermente interdetta
"Scusa, ho sentito Noah che te lo sussurrava. Ti va di parlarne?"
"È una storia un po' lunga" guardai il pavimento
"Sai che ci sono per te, che non ti giudicherei mai, no?"
"Si" forzai un sorriso "parliamo dopo il film?" Aprii la porta della sala, riuscendo a vederlo annuire, per poi tornare ai nostri posti e consegnare i popcorn.
Finita la proiezione, uscii dalla sala terrorizzata, evitando tutte le persone che trovavo lungo il tragitto. Avevo confidato troppo in me stessa, decidendo di venire nonostante la mia fobia per qualsiasi cosa horror e avevo sbagliato. Raggiungemmo il parcheggio, di fronte al cinema
"Piaciuto il film?" L'ironia di Noah mi portò a lanciargli un occhiataccia ancora una volta, facendolo sorridere. Joy propose di andare a mangiare un gelato e tutti accettarono.
"Prendiamo la scorciatoia, arriveremo prima" Grayson indicò una stradina quasi completamente al buio. Ethan e Joy, mano nella mano, si incamminarono tranquilli, seguiti da mio fratello, mentre io non facevo che guardarmi attorno per paura che da un momento all'altro potesse sputare un serial killer.
Per tranquillizzarmi immaginai cosa sarebbe successo se io e Timothée non avessimo mai litigato. Se lui non se ne fosse andato, se lui fosse stato, anzi, qui con noi.
"Stai tranquilla ma cherie , era solamente un film" Poggiò due dita sotto al mio mento e alzò leggermente il mio viso.
"Timmy, gli altri hanno già svoltato l'angolo, è meglio raggiungerli"
Affrettai il posso ma lui mi afferrò per un braccio constringendomi a voltarmi e ritrovarmi con le mani sul suo petto.
"Lasciali proseguire, stare solo con te non mi dispiace affatto"
Sorrise e mi accarezzò la guancia, spostando una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Il mio cuore era fuori controllo ma non di certo a causa della paura.
"Quindi il film non ti è piaciuto?"
"Tu che dici?"
Lui avvicinò le sue labbra alle mie, eravamo a pochi millimetri di distanza ma nessuno dei due si azzardava a proseguire.
"E dimmi...non ti piace questo scenario?"
Accennai un sorriso "Beh si, questo sì"
In un istante la distanza tra di noi si azzerò completamente. Un bacio casto dalla durata di pochi secondi.
Mi morsi il labbro inferiore imbarazzata, mentre lui aveva ancora gli occhi fissi su di me.
"R-raggiungiamo gli altri?"
"Abigail? Ci sei?" Ethan stava scuotendo una mano davanti alla mia faccia. "Cazzo, andavi avanti per inerzia" rise.
Sorrisi senza dire nulla. Era evidente che il piano di Noah, farmi scordare tutto con il film, non aveva funzionato.
"Allora, ti va di spiegarmi?" di colpo capii il motivo per il quale mi avesse aspettato. Avevo deciso di dirgli tutto, avevo bisogno di parlarne con qualcuno, senza bugie o mezze verità.
Alzai lo sguardo notando che gli altri erano a poca distanza.
Ethan mi aveva visto guardare il resto del gruppo con preoccupazione.
"Dopo festa da me?" Si rivolse a tutti, sorprendendomi.
Lo guardai stranita, ma mi fece capire che, in tal modo, avrei potuto parlargli in privato senza dare nell'occhio. Sorrisi a ringraziarlo, per poi entrare nella gelateria ormai a pochi passi.
Io però non avevo affatto fame. Lo scenario che mi ero creata nella testa me l'aveva fatta passare.
Odiavo la mia mente quando mi faceva questo. Odiavo il fatto di aver iniziato a provare dei sentimenti per Timothée. Odiavo il fatto di averlo allontanato, e di essermi in tal modo ferita da sola. Ma ormai l'avevo fatto, era difficile recedere.
Arrivati a casa Dolan, non mi sentivo affatto bene, così dopo aver salutato Cameron, sorella dei gemelli, con una scusa mi congedai momentaneamente, uscendo dalla porta finestra che dava sulla piscina, per poi poggiarmi al muro. Feci dei respiri profondi, cercando di eliminare i pensieri negativi, che mi riempivano la mente.
Rimasi fuori per qualche minuto, finché non uscì anche il mio migliore amico.
"Allora" si poggiò al muro anche lui, accanto a me "che succede?"
Respirai profondamente, avevo paura che mi avrebbe giudicato, che mi avrebbe schifato, ma grazie alle poche briciole di coraggio che mi erano rimaste, iniziai a parlare
"Io e Timothée...noi..." guardai di fronte a me, continuando a non badare alla voce nella mia mente che mi assillava chiedendomi se fosse la scelta giusta "noi, non siamo più solo frat..."
Smisi di parlare, interrotta dalla suoneria di un cellulare, il cellulare di Ethan.
"Scusami" si allontanò di qualche passo.
"Cosa?!" La sua faccia divenne scioccata " la avviso subito...ma possiamo venire tutti?" Dall'altra parte parlavano molto, di qualcosa che solo dopo avrei collegato alla sensazione che avevo in quel momento. Sapete quando succede qualcosa di brutto, senti quella sensazione proprio nel tuo stomaco, un vuoto, che appare incolmabile, come se ti pugnalassero. Ininterrottamente.
Quando il mio migliore amico mi spiegò di cosa si trattava gettai la maschera, quella che avevo sempre indossato attorno agli altri, quella secondo la quale di Timothée non mi importava niente, era il mio fratellastro per tutti infondo. Eppure per me era molto di più, ed ora non potevo più nasconderlo.
"Hai le chiavi?" Gli diedi a mala pena il tempo di annuire, per poi precipitarmi al posto del guidatore nella sua tesla.
Corsi dentro le porte dell'ospedale verso l'accettazione.
"Avete un paziente di nome Timothée Chalamet?"
L'infermiera, al telefono, si girò verso di me a dir poco infastidita.
"Mi scusi?"
"Avete un paziente di nome Timothée Chalamet?" Ripetei leggermente seccata a mia volta.
Forse aveva notato il nervosismo nei miei occhi e aveva capito che in un modo o nell'altro, lo avrei visto.
"È una familiare?"
"Sono la sua sorellastra"
Fece qualche controllo, per poi darmi il permesso di entrare, dicendomi il numero della sua stanza.
Essere fratellastri agli occhi degli altri aveva i suoi vantaggi.
Girai l'angolo, cercando la stanza 412-A , e lo vidi, seduto sul letto. Indossava una maglia a righe bianche e nere, i pantaloni della tuta grigi, ed i suoi capelli erano più spettinati del solito. Guardava la porta come aspettandosi qualche visita. Gli corsi incontro e gli tirai una schiaffo.
Come aveva potuto farmi prendere un infarto così? La sua faccia era tutto un programma, immagino non si aspettasse né la mia presenza qui né la mia reazione, ma subito dopo lo baciai. Un bacio profondo, che racchiudeva tutti i sentimenti degli ultimi giorni. Gli misi una mano tra i capelli e lui mi accarezzò le guance.
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