Call out my name
Call out my name – The Weeknd
1546 parole
Spoiler capitolo 290!
Il covo dell'Unione dei Villain non è esattamente il posto più accogliente del mondo. È freddo, umido, a volte sporco ma per Dabi è casa.
Cammina lentamente tra i corridoi, sembra quasi un fantasma. I suoi piedi sfiorano il pavimento con una leggiadria tale da dare l'impressione che rimbalzino su morbidi cuscini d'aria.
È annoiato, lo è quasi sempre.
Le sue dita spingono con poca attenzione una porta di lucido legno scuro, entra in quella che è diventata la sua camera e per un attimo che sembra eterno si ritrova a fantasticare sul passato.
Osserva i mobili spogli, l'enorme letto con le lenzuola sfatte e le pareti che ha dipinto di nero per pura noia.
È buffo, a pensarci; quando era piccolo, camera sua era un tempio di vestiti sporchi di sangue e attrezzatura per l'allenamento estenuante a cui suo padre lo sottoponeva. Li accumulava in un angolo per non vederli, le sue lenzuola erano un disastro, ma sul cuscino trovava sempre il pupazzo preferito di Shoto.
Glielo lasciava la sera prima di andare a dormire, quando lo cercava per dargli la buonanotte e non lo trovava e allora pensava che il suo pupazzo a forma di tartaruga gli avrebbe fatto compagnia.
Non è mai stato un posto in cui si sia sentito al sicuro, questo è certo.
Raggiunge il letto e vi si lascia cadere con un sospiro. Le palpebre calano pesanti sulle iridi cristalline, i punti sul petto tirano appena mentre inspira a pieni polmoni ed infila le dita sotto al cuscino con l'intenzione di riposare.
È qui che si blocca, storce il naso, la sua pelle sfiora qualcosa di diverso dalla stoffa ruvida delle lenzuola.
Non ha bisogno di vederla, sa esattamente cosa sia. Sulle sue labbra nasce un ghigno fin troppo spontaneo e con estrema lentezza ritrae la mano per portare alla luce una delle lunghe piume rosse di Hawks.
La rigira per un po', non si chiede come sia finita lì sotto. Sa che il biondo l'ha lasciata lì di proposito perché gli piace troppo giocare col fuoco e Dabi è un incendio che Hawks non vorrebbe mai domare.
«Ah...», la voce del moro suona come una gelida carezza. «Vuoi giocare?»
Inclina la testa di lato, le sue dita sfiorano per tutta la lunghezza la piuma rossa e per un attimo cerca di immaginare cosa quel gesto provochi in Hawks.
Il solo pensiero lo fa rabbrividire, ha l'impressione che tutto il sangue nel suo corpo cambi direzione per fiondarsi all'altezza del ventre.
Si volta piano, poggia la schiena al materasso, la piuma ancora tra le dita. La avvicina al viso in gesti sinuosi, lascia incontrare la punta del proprio naso con l'estremità appuntita e poi soffia, lo fa piano, facendo svolazzare lentamente i filamenti più sottili alle estremità.
Pagherà caro ogni gesto, lo sa e non gli dispiace.
La sua prima impressione di Hawks era stata che fosse un completo idiota.
Non che ci fosse andato troppo lontano, anzi. A tutti gli effetti, lo è.
Nessuno sano di mente avrebbe attirato un Villain in un corridoio buio per sbatterlo al muro nel silenzio totale. Dabi non aveva reagito, si era limitato ad alzare un sopracciglio.
Gli sguardi che l'Hero gli lanciava erano imbarazzanti, a tratti patetici. Lo seguiva in ogni minimo spostamento, i suoi occhi saettavano dalle labbra piene alle mani sottili per finire a perdersi in fantasie che l'altro poteva solo indovinare.
"Mi piace giocare", aveva detto il biondo dopo averlo incastrato con un braccio al muro. L'altra mano, leggermente più esitante, attorcigliava impaziente i lembi della maglietta bianca del più alto.
"Allora, gioca", la risposta di Dabi era arrivata insieme alle dita di Hawks sulla pelle.
E così avevano giocato ancora, e ancora. Avevano sfogato uno sull'altro le frustrazioni accumulate in una vita intera e non c'era mai stato un secondo di rimpianto.
Gli occhi di Dabi si riaprono sul soffitto cupo della propria stanza, la piuma sul materasso, le labbra schiuse in un'espressione che non lascia trapelare alcuna emozione.
Volta la testa, solleva la mano e percorre con le dita la piuma per tutta la sua lunghezza. Ghigna di nuovo e cerca di immaginare lo sguardo di Hawks, le iridi fisse su un punto preciso, le sopracciglia strette, le labbra contratte.
È bravissimo a nascondere le proprie emozioni, dopotutto è una spia, eppure Dabi ha la vaga impressione che le piume di Hawks siano un'estensione ben più sensibile del suo corpo rispetto a quanto potrebbero esserlo le mani.
La noia lo assale di nuovo, la piuma non gli basta più.
Avvicina il viso alla superficie rossa, la sfiora con la punta del naso; ha un odore fresco come l'aria che solitamente la sfiora.
E così, senza pensare, schiude le labbra.
La punta della sua lingua sfiora la base della piuma, risale lentamente e si arresta a metà altezza.
Fa appena in tempo a sentire l'aria muoversi e la piuma sparire tra le sue mani. Al suo posto, quasi lo avesse evocato, c'è Hawks.
Le labbra dell'eroe premono con rabbia su quelle del corvino, le dita stringono con forza la vita sottile e Dabi inevitabilmente ghigna.
«Ti stai divertendo?» la voce di Hawks suona come un ringhio sulla pelle diafana di Dabi, le pupille dilatate inchiodano l'altro al materasso mentre si abitua alla presenza di quel corpo tra le braccia.
«Mi hai interrotto.» Si stringe nelle spalle, Hawks sospira pesantemente.
«Allora continua.»
E così Dabi schiude nuovamente le labbra, questa volta la sua lingua incontra la pelle leggermente salata tesa sul collo di Hawks. Percorre i muscoli tirati, risale fino a stringere tra i denti un lembo più morbido.
L'altro trema, abbassa le palpebre ed insinua le dita sotto la sua maglietta quasi fosse una di quelle abitudini in grado di infondergli calma.
«Razza di stronzo.»
Dabi solleva la testa, Hawks lo guarda appena prima di catturare le sue labbra nell'ennesimo bacio.
Stringe le dita sui suoi vestiti, se lo tira addosso ed il mondo fa un passo indietro per lasciare loro un po' di spazio.
Non c'è amore, non c'è odio.
Non c'è emozione né sentimento.
Hawks sa che non esistono le favole, che la natura di Dabi non cambierà per qualche bacio rubato.
Sa di essere un mezzo, uno sfogo in cui l'altro annega per dimenticare di essere stato abbandonato dalla vita.
Nei suoi gesti non c'è attenzione, non c'è cura.
C'è uno spasmodico bisogno di appartenenza che Hawks ha imparato ad accogliere in silenzio.
Lo sente affondare in lui con rabbia, stringe le dita attorno a quelle ciocche così innaturalmente nere e non può fare altro se non ricordare a sé stesso che non può salvare tutti.
Non può salvare Dabi.
«Hai mai amato qualcuno?»
Sono sdraiati a pancia in su, non si sfiorano più ma Hawks ha sempre l'impressione che Dabi gli faccia una concessione enorme quando lo lascia libero di rimanere nudo nel suo letto dopo aver fatto sesso.
Alla sua domanda, Dabi sembra non reagire.
Stringe il filtro della sigaretta tra le labbra, tira un paio di volte, si concentra sul fumo denso che vortica indisturbato lungo la sua trachea prima di liberarsi in una nuvola grigia sopra di loro.
Chiude gli occhi, per un attimo gli sembra di sentire in modo chiaro la risata di Natsu; gli lancia un pallone, lui lo stoppa col petto, suo fratello lo fissa con gli occhi pieni di meraviglia.
Fuyumi entra nel cortile urlando, ha visto un ragno in camera ed ha paura. Non vuole ucciderlo, ma non vuole nemmeno che le si avvicini.
"Fratellone, ti prego toglilo!"
Le dita di Dabi, rosee e sane, scompigliano i capelli della sorella in modo affettuoso.
Shoto gattona verso di loro mentre Natsu passa un barattolo al fratello, perde l'equilibrio e rotola appena sul pavimento di legno chiaro. Nessuno dei tre lo nota ed il bambino, di appena un anno, si indispettisce iniziando a piagnucolare.
È a quel punto che Dabi si volta, si avvicina a lui dopo aver messo al sicuro il ragno e prende il fratello più piccolo in braccio.
Lui sorride all'istante, batte le manine e poggia la testa sulla spalla del più grande.
«No, mai.»
Quando riapre gli occhi, Hawks lo sta guardando. Non gli crede, ma non dice niente.
Si limita ad annuire, poi si volta su un fianco fino a poggiare la fronte contro il braccio di Dabi.
«Posso rimanere un po' qui?»
«Non farlo.»
«Mh, cosa? Dormire?»
«Non fare l'eroe con me.»
Gli occhi di Dabi accarezzano il profilo dell'altro illuminato appena dalla penombra del crepuscolo, stringe i denti e non sa nemmeno lui cosa pensare.
Hawks, per tutta risposta, rimane immobile.
«Voglio solo dormire.»
E Dabi capisce di aver già perso. Stringe i denti, sospira e chiude di nuovo gli occhi.
Nel buio della sua mente Shoto gli stringe una ciocca di capelli, lo faceva sempre prima di addormentarsi. Sente le dita di Hawks muoversi fino a replicare inconsapevolmente quel gesto. Sarebbe bello potergli dire tutto, aprirsi e pregarlo di chiamarlo col suo vero nome.
«Sei davvero un idiota.»
Hawks sorride ed impercettibilmente, nel buio, anche le labbra di Dabi si schiudono in una curva che per quel brevissimo secondo gli dà pace mentre fissa il cassetto del comodino dove – nascosto – riposa il pupazzo a forma di tartaruga di Shoto.
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