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Capitolo 7

Il mio telefono sta squillando, è Alex che mi chiama da 3 giorni, l'esatto tempo in cui non ho visto Richard.

Ho voluto stargli lontana perché provo determinate cose verso di lui, credo siano sentimenti. Sentimenti che non conosco nemmeno io, emozioni che non ho mai provato e, mi spaventano troppo. Sono passati appena tre giorni dall'ultima volta che l'ho visto eppure ho avuto l'impulso di stargli accanto, ho avuto il bisogno di averlo vicino a me la notte, infatti ho dormito pochissimo. Un po' perché lo pensavo, un po' perché dormo sempre male quando non c'è qualcuno con me, un po' per la tristezza che ho al pensiero di staccarmi totalmente da lui. Lo conosco da pochissimo tempo eppure nell' esatto momento in cui i miei occhi hanno incontrato il suo sguardo, ha lasciato un segno sul mio cuore.

Stacco l'ultima chiamata di Alex, non voglio essere assalita da lui e dalle sue domande, vorrebbe sapere tutto, mi costringerebbe ad andare da lui, ma oggi non ho proprio voglia e, andare a casa sua significherebbe incontrare Riki.

Mi alzo dal letto di camera mia, dove me ne sono stata sdraiata per più di due ore senza fare nulla. Prendo il mio libro preferito e mi distendo ancora una volta. Amo leggere, soprattutto i romanzi di uno scrittore che nessuno sa come si chiami e nemmeno il perché non sveli il suo nome. Si firma -S.S.- adoro la sua scrittura, in particolare un libro che racconta la storia di un padre lontano dai figli, che ha perso grazie alla separazione con la moglie, vorrebbe trovarli, ma non ci riuscirà mai.

Sussulto quando il cellulare inizia a suonare di nuovo. Mi ero addormentata con il libro sull' addome, prendo il telefono dalla tasca già convinta di staccare all'ennesima chiamata di Alex, ma stranamente è un numero sconosciuto, così un po' titubante rispondo.

<<Pronto>>Mi tolgo il libro di dosso e mi alzo leggermente appoggiando la schiena sulla spalliera del letto.

<<Oh allora sei viva! Dove cazzo sei finita Scarlett Sun? Se sei incazzata con me avresti anche potuto degnarti di dirmelo>> Rimango in silenzio per qualche secondo ascoltando le arrabbiatissime parole di Alex

<<Ale, scusa! Non è per te che mi sono allontanata>> Dico socchiudendo gli occhi e scostandomi alcune ciocche di capelli che mi sono cadute sul viso.

<<E per chi? Ah no, ho già capito. Siccome sono l'amico del ragazzo a cui non hai le palle di dirgli che ti piace mi allontani. Dai Scarlett non sei più una bambina, non ti sembra esagerato?>> è ancora arrabbiato lo so, ma almeno ha un abbassato la voce di un tono.

<<Tu non capisci Alex>> Sospiro

<<Beh, allora fammi capire>> risponde in tono ovvio lui.

<<Lascia stare. Scusami, non attaccarmi anche tu. Io ho bisogno di te>> dico ancora sospirando

<<Dai incontriamoci alla solita panchina>>

<<Ok>> rispondo riattaccando. Non mi prendo nemmeno la briga di indossare qualcosa di meglio di un paio di pantaloni con il cavallo basso sbiaditi e una maglietta bianca, senza maniche, vecchia quanto me. Esco di casa cercando di non farmi vedere da Teo e mia madre che litigano, ma tanto sono intenti a farlo che non si accorgono minimamente.

Cammino a passo spedito, avviandomi nella solita panchina nei pressi dalla nostra scuola, dove io ed Alex andavamo spesso le sere d' inverno con un gruppetto di amici che ci hanno fatto male per certi versi. In quel periodo Alex iniziò a vendere erba e altre droghe insieme al ragazzo più grande del gruppo, ci trovavamo tutti a fumare, a prendere delle pasticche.

Una sera sentimmo arrivare le sirene della polizia e tutti iniziammo a correre il più veloce possibile, per scappare e non farci beccare. Riuscimmo solo in tre a sfuggirgli e Alex non fu uno di noi, lo arrestarono ma fortunatamente il padre riuscì a farlo uscire su cauzione. Gli altri due ragazzi sono ancora dentro, avevano la fedina penale abbastanza lunga. Un altro episodio che ci segnò nel profondo, accade una sera in cui Alex fumava erba da tutto il giorno, all'alba non era ancora stanco, così prese più di due pasticche insieme ad un ragazzino che usciva con noi, il più piccolo di tutti, non aveva ancora compiuto diciotto anni. Entrambi si sentirono male, Alex con Tanta fortuna ne usci sano, il più piccolo morì di overdose. Restammo sconvolti, non riuscivamo a capacitarci di quello che era successo. Dopo il funerale di Harry, decidemmo di allontanarci da quella banda. Riflettemmo molto sulle conseguenze che portavamo addosso da quell' amicizia, ci portavano a fare cose negative, sbagliate, illegali. Ad esempio a notte fonda sfasciavamo qualche negozio per il puro piacere di farlo, rubavamo nei centri commerciali per rivendere gli oggetti online, imbrattavamo i muri della città, scoppiavamo le ruote delle auto, tutto senza un preciso motivo.

Oggi non so che fine abbiano fatto tutti, comprese le due ragazze che stavano sempre con noi e il fidanzato di una delle due, ma sono felice che non siano più insieme a me.

Appena arrivo mi siedo e aspetto Alex, che come sempre è in ritardo. Sto li ad osservare i passanti, immagino di ognuno la loro vita, e chissà come sarà. Mi è sempre piaciuto immaginare dove ciascuno di queste persone si diriga, mi è sempre piaciuto inventare le loro storie pur non conoscendone nessuno.

Mentre guardo attentamente ogni persona, ne vedo una in particolare. L'ultima che avrei voluto vedere. In questo preciso istante mi stanno crollando addosso tutti i miei tentativi di mantenere le distanze. Richard, immensamente bello. Odio l'effetto che mi fa, ma allo stesso tempo non riesco a farne a meno.

Solo dopo averlo guardato attentamente però mi accorgo che il suo braccio è appoggiato alla spalla di una ragazza. Una lacrima minaccia di scendere, ma poi lui incontra il mio sguardo e velocemente abbassa il braccio dalla spalla della tipa.

Come ha fatto? Mi ha detto che non sa amare e adesso è con una ragazza, sono appena passati tre giorni e lui mi ha già rimpiazzata.

Mi alzo di scatto e mi allontano a passo svelto da lui per andare a sedere ad almeno a quattro panchine di distanza, mentre cammino però sento addosso il suo sguardo.

Mi siedo nuovamente, mi porto le gambe al petto e appoggio la testa sulle ginocchia.

Mi rendo conto di essere una stupida, la cosa che non capisco è come io, Scarlett Sun, la ragazza che chiunque ha sempre definito un ghiacciolo, l'acida a cui non gli e ne va mai bene una, la bambina che a 18 anni non è stata capace di innamorarsi, quella che se devi parlargli devi aspettarti almeno un'occhiata torva, quella che ha solo un amico. Non si sa il perché sia caduta così in basso, tanto da volere le sue mani su di me, la sua bocca sulla mia, le sue braccia intorno al mio collo. Perché lui è un costante richiamo per me?

Una mano mi accarezza i capelli, Alex si è seduto accanto a me.

<<Alex lasciami stare non è il momento>> dico quasi singhiozzando, ma lui non smette.

Alzo la testa e rimango imbambolata quando non trovo il mio amico ma, Riki.

<<Che diavolo ci fai qui?>> mi alzo scattando

<<Ti ho vista e, beh... Non ti vedo da tre giorni e..>> dice con voce morbida, quasi spezzata.

<<Non mi vedevi da tre giorni e stavi già incollato a quella sottospecie di ragazza, poi tu sei quello che non sa amare>> io al contrario sto urlando intanto che gli punto un dito contro.

<<Ma io n-non...>>

<<Tu non cosa? Non sai amare me? Già, non lo sai fare perché io sono troppo per te, perché sono difficile, e ho un miliardo di problemi. Va dalla tua ragazza facile>> sbotto senza tenermi nulla dentro.

<<Oh Sun>> Appoggia i gomiti sulle ginocchia e si prende la testa fra le mani.

<<Non chiamarmi Sun e vai al diavolo>> Sto per andare via, quando per un braccio mi afferra e mi fa girare verso di se.

<<Non mi toccare, lasciami>> mi dimeno urlando, lui fa come io gli ho ordinato.

<<Sun ascoltami. Quella non è la mia ragazza. Non riuscivo a non pensarti, volevo mandarti via dalla mia mente. Ho pensato di farlo così, con quello che so fare meglio, portarmi a letto una ragazza diversa ogni notte. >> Mi afferra la mano e mi trascina con se << Vieni, devo portarti in un posto>>

Camminiamo velocemente per quasi dieci minuti, fino a quando ci fermiamo davanti ad una casa antica e finalmente mi lascia la mano, che mia ha tenuta stretta per tutto il tragitto, forse per paura che io scappassi. Ma come avrei potuto farlo? Non aspettavo altro da tre giorni. Sì e vero, sono infuriata con lui, la gelosia mi ha divorata in un istante, ma il bisogno che ho di quest' uomo è troppo potente.

<<Cosa significa questo?>> dico seccata, anche se l'ho seguito non vuol dire che io mi sia calmata, anche perché se lui non mi avrebbe trascinata non gli sarei stata dietro.

Lui tira un calcio alla porta ed essa si spalanca. Riki entra e mi porge la mano per seguirlo, poi chiude la porta dietro di noi. Inizia velocemente a parlare, e io resto incantata dalla sua voce

<<Scarlett, scusa. Non volevo rimpiazzarti o mentirti. È vero, io non so amare. Ma tu, tu mi hai fatto qualcosa di strano, questi tre giorni sono stati lunghissimi. Ho aspettato ogni sera che ti intrufolassi nel letto con me, avrei tanto voluto vederti appena sveglia con i capelli arruffati, mi sarebbe piaciuto farti arrabbiare ogni momento, ammetto che avrei voluto pure baciarti, abbracciarti o semplicemente stare con te senza dire una parola. Ho cercato di tenere questi sentimenti a distanza da me perché io ne ho paura, non li ho mai provati, sono stato abbandonato troppe volte, ho sbagliato troppe volte, e so che ti ferirei Scar, perché io non sono mai riuscito a stare accanto ad una persona senza portarmela a letto ma, con te non ho avuto quest' impulso. Ci tengo davvero e non vorrei ferirti ma so che non ce la farò, perché io sono stato creato per ferire le persone. So che ti farei star male, ed è l'ultima cosa che desidero, sto cercando di proteggerti, proteggerti da me, dal mostro che sono, ma... Non so più niente Scar, tu mi confondi>> Mi accarezza una guancia.

Resto a bocca aperta, finalmente ha parlato con me, si è lasciato andare. So che non mi sta dicendo tutto, ma accetto questo suo sforzo.

Non riesco a guardarmi intorno perché c'è buio anche se vorrei tanto farlo.

<<Riki>> Sospiro <<So che è presto per dirlo ma, mi sono innamorata di te>> e ancora una volta mi scende una lacrima che lui asciuga velocemente col pollice.

<<Ecco Sun, io non voglio farti piangere, non so nemmeno cosa significhi amare, eppure quello che provo verso di te è qualcosa che mi impedisce di starti lontano>>

<<Nemmeno io ho mai amato, l'amore l'ho solo letto sui libri e lì ti assicuro che sembra la cosa più bella che ci sia, ora non sono più sicura di quell' idea Riki>> mi abbraccia.

<<Adoro quando mi chiami così, è il motivo per cui ti ho portata in questo posto>> Si allontana da me, si avvicina ad un mobile, apre un cassetto e tira fuori qualche candela, che accende con l'accendino tirandolo fuori dalla tasca.

Adesso vedo tutto un po' più chiaro. È una casa abbandonata al tempo, si vede però che prima era abitata. Me ne accorgo da una vecchia tazza lasciata dentro al lavabo della cucina, una cucina molto carina, color verde militare con un piano in marmo e un'isola che si affaccia al salotto, dove mi accorgo ancora una volta che la casa era abitata dalla coperta rimasta sul divano, molto semplice e anche lui colorato come la cucina, me ne accorgo anche dalle riviste appoggiate al tavolino da caffè, davanti al divano, dai mobili rimasti quasi nuovi. Di fronte al divano c'è una parete attrezzata, dove vi sono esposte delle foto che non riesco a vedere bene per la luce scura, al centro c'è un posto vuoto dove credo prima ci fosse una televisione. Di fronte all'entrata ci sono delle scale che credo portino alle camere da letto. Cucina e salotto sono unico ambiente, anche se la cucina e racchiusa tra tre mura, una parete che la racchiude ha una porta che attualmente è chiusa. Mi piace quella semplicissima casa, non so il motivo ma mi fa sentire bene.

<<Vivevi qui da piccolo?>> Chiedo immediatamente, mentre ancora mi osservo intorno.

<<Si, non vengo qui da quando avevo sei anni, il giorno in cui mi strapparono dalle braccia di mia madre. Era un alcolista. Beveva sempre, ma era affettuosa con me, mi abbracciava spesso, ricordo ancora il suo odore di alcol quando mi stringeva. Mi coccolava, non mi sgridava mai, anche se non mi stirava i vestiti, non mi scaldava il cibo, non mi mandava a scuola e dovevo imparare a lavarmi da solo, io la amavo. Purtroppo le insegnanti si erano accorte di queste mancanze e ci fecero sorvegliare dagli assistenti sociali che dopo un po' mi portarono via con violenza. Lei sapeva che qualcuno ci osservava ma non smise di bere e preferì perdermi. Qui è ancora come l'ha lasciato lei, esattamente come lo ricordo io. Credo che l'abbiano portata in riabilitazione. Avrei voluto che mi avesse cercato, ma non l'ha fatto.>> deglutisce, poi continua <<Volevo sistemare questa casa, ma non ho avuto il coraggio di entrare, da quando sono tornato ho fatto questa strada centinaia di volte.>>

<<Oddio, mi dispiace tanto. Anche io ho sofferto tanto, posso capire il tuo dolore. Ma tuo padre?>> Ha avuto davvero una vita difficile, e so cos'ha provato. Lo so benissimo cosa significa stare costantemente in attesa, nell' attesa che un genitore torni da te e ti venga a trovare, che si scusi degli errori e prometta di esserci. So cosa vuol dire crescere da soli, e lui la solitudine l'ha vissuta davvero tanto, fino a restarci chiuso dentro, impaurito al pensiero di uscirne.

<<Mio padre so che è morto qualche giorno dopo essersi sposato con mia madre. Lei era incinta di 4 mesi. Mi raccontava che non aveva mai bevuto e che mio padre era un uomo stupendo e che alla sua perdita lei perse anche se stessa>>

<<Oh, nemmeno io ho mai conosciuto mio padre>> Sembra molto, molto simile alla mia vita, ecco perché Alex diceva che eravamo uguali.

<<Cosa è successo a lui?>> mi domanda mentre scuote la polvere dal divano e mi invita sedermi accanto a lui. Mi siedo e inizio a raccontare mentre lui mi stringe la mano. <<Beh ci ha abbandonati quando avevo appena un anno credo. Mamma non mi ha mai parlato di lui, ogni volta che provo a fare una domanda finisce per insultarmi. Credo che la lasciò proprio perché beveva senza mai smettere. Ancora oggi beve, ha rimpiazzato mio padre con Teo, il quale la picchia sempre e picchia anche noi. >> Piango e lui mi abbraccia.

<< Voglio andare via da quell' inferno>> Dico tra i singhiozzi.

<<Ti porterò via con me Sun>> Rimango scioccata da quelle parole e resto ferma a fissarlo. Amo questo Richard, davvero lo amo.

Lui mi poggia una mano dietro la nuca e mi bacia. Io sprofondo nell' immenso affetto che provo per lui. Mi è mancato questo contatto fisico. Mi fa appoggiare la schiena al divano e mi sdraio, porta le sue ginocchia ai lati dei miei fianchi mentre continua a baciarmi dolcemente. Poi mi sfila i pantaloni e li lascia cadere sul pavimento, io sto letteralmente tremando. Non ho ancora perso la verginità, e si vorrei che fosse con lui, ma la mia paura è enorme.

Mette una mano sotto la mia maglia e mi accarezza delicatamente fino al seno, mentre con le labbra scende a baciarmi il collo. Sto impazzendo e la voglia di lui cresce ancora di più quando mi sfila la maglietta e mi bacia il seno.

<<Fermati>> Grido.

<<S-scusami, n-non volevo>> lui si scosta immediatamente ma io lo blocco.

<<Non andare, resta qui con me.>> Dico mentre mi solleva. Poi si sdraia, e mi distendo sopra di lui.

<<Non ho mai fatto l'amore>> Appoggio una guancia sul suo petto e credo che potrei restare così per tutta la vita. Ma non sono ancora pronta per tutto questo.

<<Non preoccuparti>> mi accarezza la nuca e mi bacia sulla fronte <<Non è un problema>>

All'improvviso un'idea mia passa per la mente <<perché non provi a cercarla tua madre?>> chiedo senza ricevere alcuna risposta. Probabilmente non la vuole vedere ma, credo proprio che dovrebbe ritrovarla.

Io in questo momento però sono tranquilla, tanto che mi addormento, cullata dal suo respiro, coperta dalle sue braccia e protetta dal suo strano modo di vivere.


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