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Tic tic.
Non è il suono di un orologio.
Non è nemmeno il timer di una bomba che sta per esplodere.
Ma tu non lo puoi vedere e quindi non sei sicuro di che cosa sia dal momento che tutto intorno a te è buio.
Puoi solo sentirlo.
Quel lento e costante ticchettio ti uccide da quanto è snervante. Eppure tu non osi emettere alcun suono. Sei all'erta con tutti i tuoi sensi sviluppati e risvegliati, pronti a scattare, a cogliere qualsiasi movimento, qualsiasi indizio.
Decidi alla fine che è un rubinetto che perde acqua, lo speri con tutto te stesso. Ed è meglio per te che sia così.
Solo che quel rubinetto gocciola proprio sopra di te, picchiettandoti puntualmente alla base del collo.
...
Che diamine ci sto a fare qui?
Questo è il primo pensiero che mi assale non appena riprendo conoscenza.
Non riesco a vedere assolutamente nulla, attorno a me esiste solamente un maledetto silenzio avvolto nell'oscurità totale.
Se c'è una cosa che temo sopra ogni altra è il buio. Il nero velo che mi rende cieca e sensibile ad ogni particolare, che accentua i miei istinti per un singolo fruscio. L'oscurità ti fa smarrire nei tuoi sensi, sei preda di te stesso e delle tue paure. Per questo la odio.
Fin da quando avevo 5 anni il buio è stato il mio peggiore nemico. Quella volta ero rimasta per ore chiusa in una soffitta polverosa assieme ad antichi cimeli di famiglia prima che qualcuno mi sentisse e arrivasse a portarmi via da quella prigione senza via d'uscita.
Nel buio insidiano i pericoli, le paure stanno in agguato, brulicano mostri. Se quel nero impalpabile ti tocca tu sei finito: non puoi più vivere. Il buio è un cacciatore formidabile.
...
Tutto il mio corpo ora è bagnato e infreddolito da chissà quanto tempo.
Mi rendo conto di essere fradicia e completamente nuda dalla testa ai piedi. Rabbrividisco nel sentire che i miei denti hanno preso a cozzare ritmicamente gli uni contro gli altri.
Sono seduta almeno: le mie gambe hanno cominciato a tremare così tanto che non riuscirei comunque a stare in piedi. Almeno questo...
Qualcosa di viscido e squamoso, terribilmente freddo, sta immobile sul mio grembo. Prego che non sia un serpente velenoso perché dalla lunghezza non riesco a pensare ad altro.
Tento di rimanere immobile e trattengo il respiro per fermare il tremito. Nulla si muove. Che sia addormentato? Proprio sopra di me?!?
Non riesco a credere di trovarmi di mia spontanea volontà in questa situazione. Quale pazzo maniaco vuole prendersi gioco di me?
'No, vuole uccidermi di sicuro'.
Proprio mentre un braccio mi si sta addormentando ed inizio ad avere il sospetto di essere stata sedata, sento dei grugniti da uno spazio che si direbbe essere poco distante dal punto in cui mi trovo, ma separato in ogni caso. Altri rumori si susseguono: qualcosa o qualcuno si avventa contro una porta, ansimando e mugugnando sonoramente.
Che sia il mio aguzzino? Un'altra vittima? O il mio soccorritore?
Muoio dalla voglia di urlare. Ma per non so quale ultimo lampo di autocontrollo, mi trattengo dal farlo. Come vorrei che mio marito Robert fosse qui!
Per non prestare attenzione ai lugubri rumori, mi concentro sulle gocce d'acqua che mi scendono sempre più grosse e dense alla base del collo. Effettivamente sono molto diverse dalle normali gocce d'acqua che conosco.
Forse, allungando la mano, riesco a chiudere il rubinetto e a porre fine a quello strazio.
Molto lentamente, muovendo solo il braccio destro, arrivo a sfiorare una superficie anch'essa bagnata e ghiacciata, ma di una consistenza totalmente diversa da quella che mi aspettavo: non è d'acciaio. Questo al contrario è ispido, paffuto e all'estremità più lontana da me sembra che ci sia una coda. Perché è così buio accidenti? E voglio veramente vedere?
Un serpente e qualcosa con la coda che perde qualcosa che non è acqua proprio sopra la mia testa.
Faccio presto a fare i conti: un topo stecchito, sangue.
Voglio piangere.
Ho toccato un topo! Ho un serpente addosso e sono lavata con del sangue!
La mia testa prende a girare per la forte tensione e il naturale ribrezzo. Non sono mai stata invitata a nessun tipo di culto satanico né me ne sono mai interessata. Non vedo chi e come abbia potuto pensare a me per questa orrenda messinscena.
Un'altra goccia sul mio collo. Non ce la faccio più a controllare un fremito. Il corpo tutto squame e gelo si scosta leggermente e il fracasso diventa ora infernale. Nel buio totale vengo improvvisamente accecata.
...
Un fascio di luce mi colpisce gli occhi. A quel punto infrango tutte le mie promesse di restarmene muta e urlo un acuto: "Nooooooooooooooo!!!" Proprio mentre una voce familiare mi grida a sua volta: "Amore, tutto bene?!? C'è stato un blackout!".
Mio marito! Il mio salvatore è arrivato...
Finalmente potrò abbracciarlo e baciare il suo splendido viso solare. Ho seriamente bisogno di essere coccolata.
Quando finalmente la vista mi è ritornata la stanza è illuminata e pure lui. Anche se adesso siamo separati da una barriera di vetro.
"NO! NO! NON È POSSIBILE!" urlo nuovamente alla sua vista.
Quasi mortificato, esclama: "Julia, ti ho già vista altre volte senza vestiti, questa reazione è esagerata... "
"Non io, tu! Che ti hanno fatto?!?"
Il suo viso è gonfio e deturpato, la pelle pallida e talmente trasparente che si possono vedere le vene bluastre pulsare per lo sforzo che ha compiuto nel forzare la porta.
Delle occhiaie profonde circondano gli occhi senza pupille, completamente ricoperti da una patina grigio-celeste. La bocca è un taglio rosso a cui sono state sottratte le belle labbra carnose che ricordavo. Una fitta al cuore.
L'ultimo tocco di grazia lo danno delle croste giallastre e maleodoranti che si spargono su tutto il volto, neanche fosse un prato fiorito. I lunghi capelli corvini su cui adoro far scorrere le dita ora sono scomparsi: pochi e unti nugoli di peli grigi affiorano dal cranio trasudante.
"Che ti hanno fatto?!?" ripeto, incredula.
"Tesoro... hai preso una botta in testa?"
"No! Tu l'avrai presa! Dobbiamo andarcene via da qui immediatamente!"
"Vedo che il mio trucco per stasera non ti convince però sono d'accordo sul fatto che tu debba uscire dalla doccia. Mi sa che hai sbattuto veramente..."
Intontita, gli chiedo: "Trucco?..."
"Sveglia, amore! Oggi è Halloween!" risponde fiero del suo travestimento da zombie. Al sollevare le braccia, gli abiti marroni logori e stracciati rilasciano nuvole di polvere nell'aria. Mi ero scordata di quanto fosse meticoloso in ogni dettaglio. Anche troppo.
Ma qualcosa ancora non mi convince: possibile che lo scherzo arrivi al topo e al serpente?
"Doccia?" continuo sempre più meravigliata. Per tutta risposta mi indica la cabina di vetro - che ancora ci separa - ticchettando con le dita sulla superficie trasparente.
Il serpente che ho in grembo altro non è che il telefono della doccia con il suo cordone metallico; per quanto riguarda il topo... vorrei sparire dalla faccia della terra: è la spugna insaponata che probabilmente avevo appeso con il cordoncino prima di risciacquare tutto.
Guardo ancora mio marito perplessa, no volendo ammettere subito una disfatta su tutti i fronti: "E tutti quei grugniti? Perché non hai parlato? Non sai che paura mi è presa! Tu sai che il buio mi fa impazzire!"
"Avevo la torcia in bocca... E le mani occupate ad aprire la porta chiusa a chiave..." spiegò in tutta semplicità. Innocente fino a prova contraria.
Mio marito sa di tutte le mie abitudini e manie.
Per questo gli credo, anche se non so dietro a tutto quel trucco che espressione ha in questo momento.
Mi fido anche se i suoi occhi sono coperti da delle lenti a contatto colorate che celano la profonda verità.
Dopo il ticchettio, la cosa più snervante è tutto questo trucco, decisamente.
Tic, tic.
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