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capitolo 3

La scuola proseguì e la mia media era buona, gli affari in famiglia andavano bene e a volte accompagnavo mio padre nelle varie basi militari a portare rifornimenti.

Gli animali della nostra piccola fattoria famigliare erano diventati la mia valvola di sfogo da quando Erwin si chiuse in se stesso.

Mio fratello, il quale aveva ancora un'anno e pochi mesi di studio davanti, aiutava mia madre a vegliare alla fattoria nelle prime ore del giorno per poi passare il fine settimana al grande capannone pochi chilometri distante da casa nostra, in cui varie persone lavoravano come allevatori e agricoltori.

Infatti lì si aveva uno dei più grandi allevamenti di bovini e ovini delle mura il quale era affiancato anche da un paio di campi che si coltivavano con vari ortaggi.

Il capannone era usato sopratutto per produrre cibo per i vari corpi dell'esercito, i quali vegliavano su di noi tenendo lontani i giganti che circolavano al di fuori delle mura.

I corpi si dividevano in gendarmeria, che si occupa sopratutto dell'ordine interno alle mura, guarnigione, che veglia al di sopra delle varie cinte di mura, ricerca, il quale si prende la briga di vagare all'esterno compiendo varie ricerche sui giganti, e reclute, formato dai più giovani che si preparano per affrontare i vari pericoli e proteggerci da eventuali disastri.

Quella mattina non avevo scuola perciò passai le prime ore del mattino a innaffiare le mie pianticelle e dare il mangime alle nostre cinque gallinelle e al gallo.

Il sole non era ancora nel punto più alto quando una voce ben conosciuta richiamò il mio nome facendomi voltare verso il cancelletto del nostro giardino.

-Erwin!- scossi la mano il aria in modo da farlo avvicinare al pollaio.

-Come stai?- mi chiese aiutandomi a rimettere a posto il cassone pieno di semini.

-Bene! Oggi è una bella giornata vero? Come mai sei da queste parti?-

Infatti da quando ci fu la perdita del signor Smith i nostri contatti si affievolirono, restammo comunque amici e qualche domenica ci facevamo visita a vicenda, ma lui decise di costruire un muro tra noi due, come se non bastassero quelli reali.

Era cresciuto più infretta di quanto mi aspettassi e non era più interessato a salire sugli alberi o inventare storie.

-Già, è una bella giornata- rispose guardando il cielo limpido -Avevo voglia di vederti... in questi ultimi due giorni non sei venuta a scuola...-

Restai qualche secondo a fissarlo mentre si chinava ad accarezzare il vecchio cane che orami non abbaiava più al suo arrivo, anche se avevo ancora nove anni riuscivo a capire quanto Erwin fosse bello.

I suoi occhi mi incantavano ogni volta che mi capitava di guardarli, i suoi capelli dorati erano sempre perfettamente curati e mai fuori posto, a differenza dei miei spesso arruffati, e le sue sopracciglia erano sempre ferme, immutabili, e a volte faticavo capire se era arrabbiato o no.

-Ho aiutato mio papà con le consegne, non avevo voglia di stare seduta... Ma domani torno, tranquillo.-

-Menomale.-

Ci avvicinammo al nostro solito posto, la quercia che ci donava la nostra amata ombra.

-T/n...- fece lui guardandomi mentre mi sedevo tra le radici -tra poco io finirò la scuola...-

I miei occhi si spalancarono leggermente, il tempo era passato così velocemente e la mia mente aveva quasi totalmente levato il pensiero del possibile reclutamento di Erwin nell'esercito.

-Vuoi davvero andare?- chiesi diventando improvvisamente seria.

-Si.- la sua voce era ferma e sicura, e io ormai sapevo di non poter fare nulla per tenerlo con me.

-E quando dovresti iniziare?-

-La scuola finisce tra un paio di mesi, e il nuovo corpo cadetti avrà l'inizio dell'addestramento tra quattro mesi, e se supererò il test iniziale starò anche io con loro.- la sua voce si addolcì al pronunciare le sue ultime parole.

Ormai quella era diventata la sua aspirazione più grande, e i mondi immaginari fatti di draghi e folletti non potevano più far parte della nostra vita.

-Sono sicura che ci riuscirai, tu sei fortissimo... e sei capace a fare tutto...- avevo tentato di apparire felice per lui mostrando uno dei miei sorrisi più grandi ma le piccole goccie di acqua salata che iniziarono a scorrere silenzione sulle mie guance mi smascherarono.

Esse non passarono inosservate e così il biondo si inginocchiò davanti a me tirando fuori dalla tasca un pezzo di stoffa che usò per asciugarmi la pelle -Non devi piangere, oppure gli altri ti prenderanno in giro-

-Ma io ho paura Erwin...- feci singhiozzando.

-E di cosa- ridacchiò dolce sedendosi al mio fianco cingendomi le spalle con una delle sue braccia.

-Tu ti dimenticherai di me... e io avrò bisogno di te...- mugugnai appoggiando la testa al suo petto.

-Non potrei mai dimenficarmi di te T/n, in più tu sei molto forte, non hai bisogno di me.-

Restammo sotto l'albero per un pò, prima in silenzio, quasi ad ascoltare il cinguettio degli uccelli o il nitrire dei due cavalli, poi piano piano ricominciammo a parlare, cambiando però argomento.

E anche senza dircelo realmente decidemmo di tornare ad essere gli amici di un tempo almeno per questi quattro mesi.

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La scuola si colcluse dando il via ai due mesi di vacanza che passai spesso a casa di Erwin ad aiutare la signora Smith in cucina e scherzare sul possibile futuro lavoro che faranno i nostri compagni di classe.

Ma le risate velocizzano il tempo e anche quei mesi passarono lesti tra le giornate di sole e di pioggia.

-Erwin... Dopo aver compiuto l'addestramento cosa pensi di fare?- chiesi al ragazzo guardandolo da sopra un ramo.

-Andrò ad unirmi al corpo di ricerca.-

Mi zittii osservando un punto fisso tra i ciuffi d'erba.

Spesso mi capitava di accompagnare mio padre nei campi dei vari corpi militari e quello del corpo di ricerca mi faceva provare spesso sensazioni negative.

Era il gruppo più piccolo di persone, spesso con vari segni sulla pelle lasciati dalle varie escursioni fuori dalle mura.

In oltre a volte mi era capitato di vederli tornare a casa dalle loro missioni, e la vista era nettamente raccapricciante.

Erano poche le persone in vita e spesso queste erano pure ridotte malissimo.

Soldati senza arti, visi segnati da graffi e occhi bendati... non avrei mai augurato a nessuno di vivere in quell'inferno.

-Hai già tutto pronto per domani?- smorzai il silenzio tornando in me.

-Devo ricontrollare, ma credo di si.- il biondo alzò la testa rivolgendomi uno dei suoi sguardi pieni di dolcezza -Mi piacerebbe se mi accompagnassi al campo-

Fermai il ciondolio delle mie gambe e stetti qualche secondo a fissarlo.

Una strana sensazione si fece strada nel mio stomaco, un senso di vuoto misto ad una forte nausea.

Deglutii rumorsaente cercndo di smorzare la mia presunta tensione.

-Allora verrò-

Sorrise alle mie parole sprigionando un senso di gratitudine e felicità, sensazioni che quando provava lui in qualche modo si facevano strada anche dentro di me.

-Promettimi una cosa però.- dissi seria.

-Tutto quello che vuoi.-

Saltai giù dal ramo atterrando in piedi sull'erba verde, feci qualche passo verso Erwin fino ad arrivare a toccare i suoi stivali con i miei.

Allungai la mano aperta verso di lui chinandomi leggermente in modo da consentirgli di afferrarla con la sua solita stretta salda e confortevole.

-Promettimi che tornerai sempre qui... che tornerai sempre da me...-

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