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Prologo-Parte 3

Regno di Elchea, Capitale Elchea.
Dopo molte sconfitte nei giochi, i territori erano stati ceduti l'uno dopo l'altro, e quest'unica città era rimasta l'avamposto finale
dell'umanità.
Tra i corridoi del castello reale di questa città c'era una singola ragazza, che girovagava con andatura instabile.
Era Stephanie Dora.
Nipote del vecchio re, con i capelli rossi e gli occhi blu, era una reale, appartenente ad una linea di sangue venerabile.
...E tuttavia. Le sue occhiaie ed il pallore causato dalla fatica la derubavano della sua innata dignità.
Con un sorriso sospetto, dirigendosi verso le stanze del "Re" barcollando e tenendo in mano delle carte da gioco, somigliava più che altro... ad un fantasma.
"Eheheh... Oggi finalmente è il giorno del giudizio!"
L'alba era passata da poco, ma pareva che lei fosse rimasta sveglia tutta la notte.
Stephanie, meglio conosciuta come Steph, rise in modo disturbato.
"Sora, lo so che sei sveglio! È già mattina!"
Boom. Boom. Con la mano libera, Steph bussò rumorosamente alla porta del "Re".
Ma.
"Beep. La persona che cerchi sta fingendo di non esserci."
"Eh?"
La voce che proveniva dalla stanza non era quella del "Re". Era una voce strana, "alla buona", che giungeva alle orecchie in modo
piatto; aveva un tono femminile, ma artificiale.
"Allontanati dalla porta il prima possibile, per favore, e non entrare senza permesso."
"...Sora, mi stai prendendo in giro?"
"No, sono seriamente serio."
"Ne ho abbastanza! Entrerò anche senza permesso!"
Probabilmente stava semplicemente giocando lì dentro... No, non era possibile che stesse facendo altro.
Combatté la stanchezza. E buttò giù la porta con un calcio... O meglio, forzò la porta ad aprirsi con un calcio.
Entrando nella stanza da letto del re, quello che vide fu...
"Mi dispiace scusami non l'ho fatto apposta davvero ero solo un po' nervoso adesso e non avevo cattive intenzioni davvero te lo giuro quindi scusami scusami mi dispiace tanto!"
...Prostrato supino sul letto, c'era il "Re", che si scusava fin troppo. Abbattuto, con le lacrime agli occhi, tremante.
Steph, in ogni caso, era già abituata a quella vista, e si guardò intorno alla ricerca dell'altra persona. La stanza era già affollata da innumerevoli giochi, così tanto che era impossibile anche solo fare un passo.
Qualcosa che avrebbe dovuto esserci invece mancava, quindi Steph mormorò: "...Dov'è? Sora, sei da solo?"
"Sì sono solo, mi sento solo, non ho alcuna ragione per vivere di sicuro la mia nascita è stata un errore mi impiccherò in silenzio dopo che te ne sarai andata quindi per ora ti prego..."
"...Fratellone...? Fai troppo... Rumore..."
Ad interrompere la parlantina senza sosta del "Re"... di Sora, fu una voce stanca. Riconoscendola, Steph si lasciò scappare un altro sospiro.
"Dai, c'è anche Shiro qui, non è vero? Che state facendo?"
"...Eh?"
A quel punto, Sora si volto verso "Shiro", sconvolto. Sembrava che fosse caduta dal letto mentre dormiva e che il fratello non se ne fosse accorto.
Inarcata sul bordo del letto, c'era una ragazza bianca come la neve. Steph riconobbe subito quella bambina, i cui capelli bianchi arrivavano fino a terra
La vista di Sora improvvisamente aggrappatosi a quella figura era... Non si può spiegare a parole.
"Aaah, grazie a Dio! Dannazione, che sorella problematica che ho! Per colpa delle tue abitudini notturne tuo fratello si è quasi
impiccato lo sai, che avresti fatto a quel punto!?"
Aggrappandosi ancora alla sorella... A "Shiro", si lasciò andare in un fiume di lacrime. Non erano molto bravi a gestire i risvegli...
Essendo l'unica ragione che poteva spiegare le sue azioni eccessive, sua sorella replicò freddamente con gli occhi ancora chiusi per
metà.
"...Fratellone... Questa è... Un'esagerazione..."
"Che!? Non capisci i sentimenti di tuo fratello!?"
Improvvisamente in piedi, Sora iniziò a parlare gesticolando.
"Allora stasera! Dopo che Shiro sarà andata a letto, mi nasconderò nell'armadio!
Quando ti sveglierai, non mi troverai e..."
"...Wa... Waaa..."
Prima che potesse finire, però, Shiro iniziò a piangere.
"Lo vedi!? Allora capisci come si sente tuo fratello, vero!?"
"...Mi dispiace... Il mio modo di dormire... È sbagliato, mi... dispiace..."
Vedendo che sua sorella si stava scusando in modo così sincero, mentre singhiozzava, Sora le accarezzò la testa.
"No, dispiace a me. Ho esagerato. Ho fatto dei brutti pensieri, non sono un bravo
fratello."
"...Hic... Va bene..."
E adesso, l'uomo che poco prima si stava scusando, tremante come una gazzella appena nata, si girò verso Steph con forza e
orgoglio, iniziando a sputare ordini.
"Allora, la colpa è sicuramente di questo letto! Steph, liberatene e procuraci un paio di futon!"
"Che cooosa!?"
Steph non sarebbe mai riuscita ad abituarsi alle sciocchezze di quei due fratelli. Vedendosi fatta una richiesta così oltraggiosa, rispose con una voce strana.
"M-Ma è il letto reale! Avete idea di quanto sia lunga la sua storia..?"
"No. Ma serve solo per dormire, e ha separato Shiro da me, quindi non è adatto. È un po' inclinato, vero?"
"...A-ha."
Shiro annuì, mostrando il suo consenso senza esitare.
...Tutto ciò era ridicolo
"Quel... Quel letto da solo ha il valore di una casa intera, ve ne rendete conto!?"
"Allora vendilo, e compriamo una casa. Creeremo una famiglia felice, non è meraviglioso?"
"T-T-T-T-Tuuuu..."
Di fronte ad un tiranno come lui, Steph perse le parole, tremando, quando all'improvviso fu Sora a parlare.
"Ah, è vero. Gli oggetti in questa stanza appartenevano al precedente re... In altre parole a tuo nonno, Steph."
Sembrava che stesse mettendo alla prova le sue reazioni.
Sora allora batté il pugno nel palmo della mano, come se avesse appena avuto una grande idea.
"Allora facciamo così. Da oggi in poi, questa sarà camera tua."
"Che... que-questa è la "Stanza del Re", lo sai!?"
"Sono io il re. Ovunque io dorma diventa automaticamente la "Stanza del Re"."
Il "Re" iniziò a fare una rapida lista di oggetti.
"Mi basta una stanza vuota usata dalla servitù. Lasciaci soltanto i letti e i materassi, ovviamente."
Mentre Sora continuava dicendo che un futon, se disponibile, sarebbe stato meglio, Steph non riusciva a smettere di ragionare sulla questione.
La sua reazione arrivò parecchi secondi in ritardo.
"L-Le stanze della servitù sono piccoli cottage fuori dal castello, lo sai questo!? Sono fatte di legno, lo sai!?"
"Mm? Non te lo lascerò dire, non si sottovaluta il legno!"
Sora si schiarì la voce con un colpo di tosse.
"Respirabile, igroscopico, omeostatico, a prova di tuono, resistente al vento, supera ogni altro materiale, una vera e propria fortezza per un hikikomori! Finché fai attenzione con il fuoco, non c'è materiale migliore con cui costruire una casa giapponese..."
A quel punto, sembrava che gli fosse venuto in mente qualcosa. Sora si spostò a recuperare il computer, connesso ad un carica batterie ad energia solare, vicino alla finestra.
"Ah, come pensavo. Ci sono dei libri sull'architettura giapponese qui."
"...Eh?"
"Già, costruiamo una "casa" sulle fondamenta del castello!"
"Eh...?"
Mentre Steph veniva a mano a mano lasciata indietro, Sora continuò, animatamente.
"Che ne pensi, Shiro? La nostra casa dei sogni! Non è un'idea fantastica!?"
"...Da costruire... Dove?"
"Eheh, so già cosa ti passa per la testa, sorella mia!!"
Anche se in realtà, pareva che anche il fratello avesse appena iniziato a considerare la questione. Con un gesto plateale, puntò al
cortile del castello fuori dalla finestra.
"Lì sarebbe più vicina al castello rispetto alle case della servitù, e non causerebbe problemi ai lavoratori. La lontananza è poca anche dalle cucine del castello, quindi potremmo rimanere due hikikomori come al solito! C'è molto verde, quindi l'aria è fresca, e non c'è gente in giro! Inoltre, grazie alle mura del castello, il sole non ci darà fastidio la mattina! Non esiste nessun altro posto con una posizione altrettanto divina!!"
Dopo il discorso fiero di Sora, Shiro alzò la mano lentamente.
"...Nessuna... Obiezione..."
"Bene! Dunque, Steph."
"Eh, ah, s-sì?"
Steph riusciva a stento ad aprir bocca, smarrita.
"Trova degli artigiani che si occupino di edifici in legno. Mm, non so qual è il numero tipico di costruttori in questo mondo, quindi seleziona... Diciamo, uno staff di venti persone andrà bene? Digli soltanto di farla di legno e lascia il resto in mano loro."
...E adesso le presentazioni, in ritardo.
Questi due sono il Re e la Regina dell'ultimo regno degli "Imanity", Elchea... Sora e Shiro, due fratelli. Non mettono mai piede fuori dalla loro stanza. Tutto ciò che fanno è giocare ai videogiochi, leggere e fare richieste irragionevoli.
...Proprio come dei "tiranni".
"...Soraaaa! Adesso giochiamo!"
Ad avere a che fare con questi despoti, Steph finalmente perse la pazienza. Stringendo le carte da gioco che teneva in mano, lanciò un'occhiata a Sora.
Per quei due tiranni... Sì, oggi era il "giorno del giudizio".
...Ma.
"...Ooh?"
Sentendo la parola "giochiamo", Sora aguzzò la vista. Di fronte a quel cambiamento improvviso, che Steph aveva già visto un numero infinito di volte, rabbrividì.
L'uomo piangente e tremante di prima era diventato il fratello goffo. In un istante.
Come se adesso vedesse dritto nel cuore degli altri, nelle loro intenzioni, e potesse tenere tutto nel palmo della sua mano.
Quell'aspetto maldestro era abbastanza per dare quest'impressione, di calma quasi meccanica. E nonostante questo la sua
espressione era quella di un maestro dei giochi, adatta ad un re in guerra.
...Ma prima ancora.
Guardandolo negli occhi, in un solo istante Steph sentì il suo cuore perdere un battito e il suo viso arrossire.
L'aveva sfidato ad un gioco nello stesso identico modo una volta. E il suo "prezzo", che le ricordava che era stata completamente sconfitta, era ancora impresso nella sua mente.
Di fronte a quella scena, il suo impeto perse di forza.
Vedendo Steph distogliere lo sguardo, rossa da un orecchio all'altro, Sora ne ebbe la conferma.
"Vorresti sfidarmi in un gioco "Ashente"(2), è questo che vuoi dire?"
"S-Sì, e-esattamente così!"
"...I [Dieci Comandamenti]... Numero cinque... Colui che riceve... la sfida, ha il diritto... di scegliere... le modalità del gioco..."
Shiro recitò la regola a memoria.
...Quelle erano le regole assolute che Dio aveva decretato per il loro mondo. Non si potevano infrangere, in nessuna situazione.
Assolute e irremovibili.
"Eh... tra tutte le persone, proprio me? Vuoi sfidare me ad un gioco?"
...La partita era già iniziata. Mentre Sora impostava il suo vantaggio psicologico, Steph era incapace di ritirare le parole che aveva pronunciato poco prima.
"Ma guarda, non è possibile che il Signor giocatore migliore dell'umanità sia spaventato all'idea di competere con me, che sono così debole... Vero?"
Pensando in maniera disperata, Steph blaterò la contromisura che aveva provato tra sé e sé mille volte.
Ma non riuscì ad impedire che le tremasse la voce. Con un sorriso beffardo, Sora non trattenne una grassa risata.
"Capisco, quindi sei venuta da me un minimo preparata questa volta... Allora, cosa vorresti scommettere?"
I giochi in cui ci si sfidava secondo i [Dieci Comandamenti] richiedevano obbedienza assoluta. Ciò che una persona scommetteva
poteva far parte della strategia di ognuno.
"Eheheh... Se vinco io..."
Come se stesse aspettando solo quella domanda, Steph parlò senza esitazione, questa volta.
"Sora [diventerà un cittadino e smetterà di intromettersi nei miei affari]!"
Booom!
...Steph dichiarò ciò puntando il dito verso di lui. Tuttavia l'unica risposta che ottenne da parte sua fu il silenzio.
"Ehm... Eh...?"
Un silenzio mortale regnava sulla camera da letto del re.
"Vedo che siamo giunti a questo punto", o anche "Non puntare alle mie debolezze!"... Steph si aspettava una risposta del genere.
Ma in realtà, gli occhi di Sora stavano brillando.
"C-Capisco... Dal momento che i [Dieci Comandamenti] sono assoluti, puoi scommettere anche una cosa del genere!?"
"Eh!?"
La risposta che le era arrivata da Sora era migliore di quella che si aspettava, così Steph non poté fare altro che guardare altrove, arrossendo.
"M-Ma, l'altra volta mi hai chiesto di "innamorarmi di te"... Quindi..."
In effetti, quando Steph aveva sfidato per la prima volta Sora ad un gioco, con un giro di parole le era stato chiesto di "innamorarsi".
Come potete vedere, la sua stessa volontà non era servita, ed era stata costretta, appunto, ad "essere innamorata".
"C-Capisco..."
Fu come se fosse riuscito a capire la verità tutt'ad un tratto.
Spostando lo sguardo verso il cielo, Sora urlò.
"A-Allora, non rendermi un cittadino qualunque, fammi diventare un "riajuu(3)"!"
"Riajuu? Che diavolo è?"
"Tecnicamente è la stessa cosa di un cittadino. Giochiamo ora! Perderò apposta!!"
"Eh, veramente, uhm..."
Mordendosi il labbro, Steph sembrava non sapere come rispondere. Un aiuto le arrivò da una fonte inaspettata.
"...Fratellone... Se ora perdi... Contro qualcuno che non è... Shiro..."
"Che!! S-Sorellina, vuoi metterti in mezzo tra tuo fratello e il diventare un riajuu!?"
"...Non posso... Accettare... Una scon... fitta..."
"Aaaaahh!"
Esatto, Sora e Shiro... I due fratelli non accettavano mai alcuna sconfitta. Era una promessa che si erano fatti nel mondo precedente.
In un mondo senza regole, era un assoluto, una regola irremovibile che avevano creato solo per loro stessi.
Come se fosse appena caduto dal paradiso all'inferno, il volto di Sora aveva perso ogni speranza, e non lo nascondeva.
"Impossibile... Dai! Voglio dire, non c'è verso che io perda contro Steph, a meno che non lo faccia di proposito!!"
"Tu-!?"
Ignorando Steph, che aveva cominciato ad avere dei tic incontrollabili, i fratelli proseguirono la loro discussione.
"...Anche se fosse... Non puoi..."
"N-Non può essere, la mia rosea vita da riajuu era ad un passo da me! E-Ehi, Shiro, sfidami tu allora. Se perdessi contro di te non ci sarebbero problemi, potrei farlo, magari a scacchi!"
"...Ma...Mi rifiuto..."
"Aaaaaahh, dannazione! Steph!!"
"S-Sì!?"
Unendo le mani come in preghiera, Sora si voltò verso Steph e pronunciò queste parole provenienti dal profondo della sua anima.
"Mi rendo conto che ce ne sarà uno su un milione... No, si avvicina di più ad un numero immaginario, ma deve esserci per forza un gioco in cui potresti, in teoria, in qualche modo, riuscire a battermi! Ti prego! Esaudisci questa mia piccolissima speranza!!"
"Eh, eheh... Eheheh... Eheheheh, l'hai detto tu però!"
Dopo quel discorso carico di enfasi, la bocca di Steph ebbe un sussulto poco prima che lei iniziasse a ridere in maniera maniacale.
"Il gioco sarà... "Black Jack"!"
"...Haaaah..."
"...Sob..."
Mentre entrambi i fratelli sospiravano per ragioni diverse, Steph, non comprendendo nessuno dei due, sembrava sbigottita.
"Eh, cosa? Che avete!? Almeno è un gioco con una probabilità di successo!!"
Sora accennò appena un altro sospiro. Voltandosi verso Shiro, che dava l'impressione di aver perso ogni interesse per la partita, Steph alzò la voce.
"Darò io le carte! Sarà Sora a giocare! In questo modo non potrà imbrogliare, e anche se ci provasse me ne accorgerei, vincendo così automaticamente! In un gioco di sola fortuna, l'abilità non ha importanza!"
Sora guardò fuori dalla finestra. Un singolo bagliore di luce si rifletté lentamente sulla sua guancia.
"Se scriviamo insieme i caratteri di "umani" e "sogni", il risultato sarà "vanità", già. Beh, Steph, non ti scoraggiare, c'è sempre una prossima volta."
Sentendogli pronunciare la frase che di solito riservava al momento della vittoria, Steph perse le staffe.
"T-Ti prendi gioco di me... S-Stai a vedere! "Ashente!"
Quella era la parola utilizzata nell'invocare i [Dieci Comandamenti], ad indicare che era stato fatto un voto di assoluta obbedienza.
"Già, già... "Acciente"... Immagino di sì."
"Oh, già, ho anche dimenticato di dirti cosa vorrei scommettere io..."
"Certo... Beh, va bene qualunque cosa... Sob..."
"T-Tuuu!!"
Di fronte al viso di Sora, che riteneva la sua vittoria un dato certo, Steph si forzò internamente a mantenere la calma.
...Già, mantenere la calma. C'era una "possibilità di vittoria".
Nella sua mente, Steph aveva un ghigno terrificante.
Un gioco di sola fortuna? Assolutamente no. Steph aveva fatto pratica tutta la notte, e ovviamente aveva intenzione di imbrogliare per vincere.
Era chi dava le carte a mischiarle. Se fosse riuscita a contarle mentre mischiava, non dandolo a vedere esteriormente, avrebbe
potuto vincere.
Al contrario della sostituzione di alcune carte o altri metodi simili, era impossibile da provare.
L'ottavo dei [Dieci Comandamenti] recita: "Se qualcuno verrà scoperto a barare in una partita, verrà decretata la sua sconfitta
istantanea"... In altre parole.
Se non si viene scoperti... Si può fare!
(Eheheh... Preparati alla tua fine per avermi sottovalutatooo!)
...Tuttavia, Steph non ne era a conoscenza.
A maggior ragione perché era arrivata tanto lontano...
Vincere contro Sora con un trucco di quel livello... era completamente impossibile...

Note:
(2): "Ashente" invocare.

(3): Un riajuu è qualcuno che fa una bella vita. Questa parola viene utilizzata solitamente dagli otaku nelle chatroom, riferendosi a chi ha un ragazzo/una ragazza ed è popolare, ha una vita "reale" soddisfacente.

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