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Capitolo 4 - Scacco Matto Parte 3

Mentre Izuna fissava il soffitto come se fosse in trance, Ino annuiva in segno di assenso.
C'era Sora all'altro capo del tavolo, e i due erano seduti di fronte.
"Allora, potreste voi stupide scimmie per favore spiegare il motivo della vostra visita?"
"Dal momento che potete leggerci la mente non sarà necessario, no?"
"Questo è un incontro diplomatico, e vi si scambiano accordi verbali e scritti, voi scimmie siete così stupide da non capirlo?"
"... Vecchio, ti comporti in modo immaturo se sei arrabbiato soltanto perché tua nipote preferisce il nostro trattamento al tuo."
Proprio mentre il sorriso di Ino stava per cedere, Jibril sorrise dolcemente e disse.
"Padrone, i Teriomorfi sono inferiori quanto a mentalità, e sono fragili come il vetro, permalosi. Non fargli così male con le tue parole, okay? Altrimenti si renderà ridicolo."
Il sorriso di Ino era al limite.
Mentre considerava l'idea di rompere ogni formalità e cacciarli via, guardò Sora negli occhi.
Immediatamente Ino sentì un brivido corrergli lungo la schiena.
Tutto il suo cinismo e il suo sarcasmo erano scomparsi in un istante, senza lasciare traccia.
Quello che era rimasto era l'immagine di un tizio arrogante, maleducato, ma che comunque sembrava stare analizzando ogni minima cosa nella sua testa... 'Il Re'.
"La mia richiesta è molto semplice... Hatsuse Ino."
Mantenendo il suo sorriso estremamente sicuro di sé, Sora disse con un'espressione determinata.
"In cambio delle mutandine di tua nipote, ti darò quelle di Steph."
"Cosa!?"
"Ehi! Scimmia bastarda, non ti sembra di esagerare!?"
Steph, che era stata tirata in ballo, urlò insieme ad Ino.
Ciò nonostante, la reazione di Sora fu di estrema sorpresa.
"Eh? Non ti piacciono quelle di Steph? Preferiresti quelle di Jibril?"
"Se è un ordine del Padrone, obbedirò."
Nel frattempo, Jibril iniziò a togliersi le mutandine.
Come se stesse sopportando un dolore straziante, Ino si premette le dita sulla fronte e cercò di controllare il tono di voce.
"Ehi, scimmia, se sei venuto solo a prenderci in gi..."
"Noo, quelle di Shiro proprio non posso dartele, e poi sei un pervertito se vuoi le mutandine di una ragazzina di 11 anni. A meno che tu... ehi, MA VUOI LE MIE!? Waaa, a quel punto... perfino io potrei esitare..."
Sembrava che Ino stesse per esplodere, ma Sora continuò senza pietà.
"Dai, vecchio, perché non va bene? Non ti pesa scommettere le mutandine di Izuna, vero?"
"Bastardo... Non hai intenzione di rivelarci le tue vere intenzioni, quindi faresti meglio ad andartene..."
Forse perché gli era venuto mal di testa, Ino si premette la mano sulla fronte.
Sora tirò fuori un sorriso terribilmente pieno di scherno, come se in quel momento stesse per fare la vincita della sua vita.
"Vecchio, scusami, ma ho già smascherato la tua finta abilità di leggere i cuori delle persone, non puoi più prendermi in giro, già."
Ino sussultò lievemente; si trattò di una reazione incredibilmente difficile da distinguere ad occhio nudo, ma per Sora fu abbastanza.
"Non voglio rivelarti le mie vere intenzioni, eh... beh, anche se sembrava che potessi leggermi nel pensiero, a quanto pare non è così, perché se fossi davvero in grado di farlo, avresti dovuto accettare un gioco con delle mutandine come scommessa. Perché in confronto a quelle, il risultato della nostra vincita sarà..."
"Ho già capito qual è il gioco dell'Unione dell'Est, e tutto perché non siete stati abbastanza negligenti da rivelarci l'importanza dell'[Eliminazione dei ricordi], già."
Sora fece una smorfia, il suo sorriso voleva dire molte cose.
"......"
Ino non aveva un'espressione definita.

Perché...
Quando Sora aveva pronunciato quelle parole, le sue pupille e perfino il suono dei battiti del suo cuore gli avevano fatto capire che l'uomo di fronte a lui credeva fino in fondo nel suo discorso.
"Bene, visto che l'abbiamo confermato, esaudirò il tuo desiderio e ti rivelerò la vera ragione per cui siamo venuti qui."
Sollevandosi in piedi, Sora cambiò posizione.
"Sora e Shiro, come unici rappresentanti dell'intera razza umana di Elchea, la sedicesima classificata."
Tenendo per mano sua sorella, recitò il suo discorso in piedi.
"Ci complimentiamo con la quattordicesima razza classificata dei Teriomorfi dell'Unione dell'Est, e per congratularci di averci accettato mentre siamo in missione per conquistare il mondo e diventare le vittime numero uno, la mia richiesta al tuo paese in questa scommessa per il territorio è..."
Nascondendo dell'ostilità nel suo sorriso, Sora annunciò.
"... Tutto ciò che è presente nel tuo continente."
Dopo aver sentito quell'ultima frase, chiunque nella stanza era esterrefatto, ad eccezione di Sora e Shiro.
Sia la faccia di Ino che quella di Izuna, che fino a quel momento sembrava in estasi, divennero pallide.
Quella richiesta... aveva oltrepassato il limite.
"Ah, per quanto riguarda la mia parte della scommessa, metto ancora in gioco le mutandine di Steph."
"C-Che!?"
"Sarebbe stato perfetto se avessi acconsentito a giocare quelle di Izuna, vecchio, che cosa triste."
Voleva scommettere ogni cosa presente nel continente dell'Unione dell'Est... sulle mutandine di Steph?
Perfino Jibril gli lanciò un'occhiata sospettosa per controllare se il suo padrone stesse parlando sul serio. Sora aprì bocca una seconda volta.
Mantenendo la sua incrollabile sicurezza, disse una sola frase.
"Scusami, vecchio... Scacco"
Nessuno ne comprese il significato.
A quel punto la più coraggiosa, o meglio la più curiosa, ovvero Jibril, chiese.
"P-Padrone, posso chiederti che cosa vuoi dire?"
"Eh? Ancora non l'hai capito?"
"Ah..."
Shiro, che fino a quel momento era stata persa nei suoi pensieri, si lasciò sfuggire quel suono.
"Come ci si aspetterebbe da Shiro, lei l'ha capito, vero? Già... in questo modo l'Unione dell'Est non ha più mosse."
Tuttavia, nessuno capì cosa volevano dire quelle parole eccezion fatta per i due fratelli.
Sora riuscì solo a dire, pigramente.
"Beh, allora lo spiegherò per tutti, compreso l'auto-proclamato vecchio che legge i pensieri."
"Mezzo secolo fa, l'Unione dell'Est ha avuto un rapidissimo periodo di crescita tecnica... tuttavia uno sviluppo rapido comporta delle difficoltà."
Camminando verso il divano... Sora si sedette, tranquillamente.
"La televisione in questa stanza così come l'ascensore di prima, il divano, tutte queste tecnologie moderne richiedono delle risorse grezze per essere sviluppate. Ciò sta a significare che le risorse di questo territorio sono la linfa vitale delle vostre tecnologie. Tuttavia, l'Unione dell'Est viveva su delle isole in precedenza, e c'era un ovvio bisogno di ottenere le risorse presenti qui... ma [Prima di quello], ci fu l'attacco di Elven Gard."
"Che scocciatura... A parte indurre il nemico ad attaccarci, non abbiamo alcun altro trucco. Ma se vincessimo contro la nazione più grande del mondo, allora nessun altro verrebbe mai a sfidarci in un gioco di cui non si conoscono neppure i dettagli. Nonostante questo, non avevate nessuna possibilità di perdere apposta contro i vostri oppositori... ma perché?"
Sollevando un dito e sorridendo, Sora disse.
"Venite, risolveremo il mistero un passo alla volta. Prima domanda: Perché cancellare i ricordi del gioco?"
Shiro rispose al suo posto.
"Perché se non lo avessero fatto, non avrebbero più vinto."
Perché l'Unione dell'Est avrebbe dovuto includere una strategia offensiva per attirare il nemico se i loro bisogni si contraddicevano?
Avevano bisogno di farlo, anche se le condizioni li portavano poi in svantaggio.
Se avessero perso apposta contro Elven Gard, allora i dettagli del loro gioco sarebbero venuti allo scoperto... e questo gli avrebbe fatto perdere il vantaggio che gli permetteva di vincere sempre.
"In ogni caso, c'erano delle scappatoie anche facendo in questo modo."
Eliminare tutti i ricordi riguardo al gioco.
Sicuramente, quello avrebbe impedito che l'altra persona prendesse dei provvedimenti troppo aggressivi... o almeno così sembrava.
"Anche se i ricordi venivano cancellati... alla fine il risultato della partita veniva sempre rivelato."
A quel punto, Jibril finalmente realizzò qualcosa, tuttavia mantenne la sua espressione impassibile come stava facendo anche Ino.
"Okay, proseguiamo con la seconda domanda, perché Elven Gard vi ha sfidati per quattro volte?"
"Perché cercavano di decifrare il gioco usando le loro sconfitte?"
Sì, Elven Gard ed Elchea erano diverse, la prima era una nazione molto grande.
Sondare il terreno, essendo coscienti delle proprie sconfitte, era un compito da poco.
"Dopo aver perso una volta, Elven Gard suppose che si trattasse di un gioco che proibiva l'uso della magia, poiché quando si parla dei motivi per cui gli Elfi potrebbero perdere, il primo che salta alla mente è quello."
Sollevando ancora un dito, Sora proseguì.
"Poiché i loro ricordi erano stati cancellati, non potevano capire i contenuti del gioco, però ritenevano che potesse essere un gioco che rendeva la magia inutilizzabile. Nel loro secondo tentativo, portarono degli amici che avrebbero usato la magia dall'esterno, ma persero anche quella volta. Per il loro terzo tentativo, tentarono di usare sicuramente un altro modo per identificare di che gioco si trattasse."
Che invidia, avere un governo che può usare la magia... Sora non poteva fare a meno di pensarci.
"Dopo di che, andarono fuori di testa e vi sfidarono una quarta volta... per perdere ancora. Ho ragione o no? Vecchio."
"Hai di sicuro un'immaginazione molto fervida."
Era una speculazione di Sora, e Ino si basò su quella per rispondere in questo modo.
Ma pensare di poter bluffare con Sora era l'errore più grande che potesse commettere.
Dalla sua espressione, Sora vide che era leggermente scosso, così sorrise e puntò in avanti due dita.
"Ma questo ha provocato due domande, di cui la prima è: perché Elven Gard ha perso? E, cosa ancora più importante, perché non sono rimasti sull'offensiva?"
Sì, la domanda non era perché li avessero sfidati inizialmente.
Ma perché avessero smesso.
In quel gioco in cui la sconfitta era l'unica informazione che veniva rivelata, la gente non poteva ignorare e basta quel fatto.
"Ci sono due possibilità, o hanno capito che i principi del gioco erano fatti apposta per farli perdere".
Poi Sora piegò il dito.
"Oppure, sapevano di che gioco si trattasse, ma ancora non avevano capito perché avevano perso."
Ridendo, Sora indossò un sorriso sicuro e disse.
"Ma se la risposta fosse la prima, avrebbero vinto solo esponendo il gioco. Il che significa che l'ultima è la risposta corretta."
Jibril, il Divino Alato sesto in classifica, sentì un brivido percorrerle la spina dorsale.
L'intelligenza con cui Jibril aveva familiarità era l'unica spiegazione al ragionamento di Sora.
Quella era un'abilità di ragionamento estremamente superba.
"Ma è piuttosto strano, conoscere il gioco e non riuscire ancora a capire il motivo della propria sconfitta."
Quanto è strano oh~ questo è strano, Sora canticchiò, prima di ridere e continuare la sua spiegazione.
"Svelare il mistero richiede una chiave incredibile... che però tu mi hai appena dato, vecchio.
Sorridendo ironicamente, Sora guardò Ino negli occhi.
Guardando i Teriomorfi che affermavano di leggere i pensieri, Sora disse.
"Terza domanda: perché mentire sul fatto di essere in grado di leggere le menti delle persone?"
"Perché in realtà non possono leggerle".
Con una risposta quasi istantanea da parte di Shiro, Sora annuì.
"Ciò che rappresenta la bugia, sarebbe terribile se venisse svelato, non è vero?"
"Okay, siamo quasi arrivati alla risposta, eh? Quarta domanda: cosa è possibile vincere, ma allo stesso tempo non è possibile vincere?"
Con un'espressione allegra, Sora "Va bene, darò a tutti voi un suggerimento!"
Come se si stesse godendo un gioco a quiz, agì senza ragionare e disse.
"I Divini Alati, gli Elfi, l'Umanità, serve per vincere contro tutte queste razze che hanno diverse caratteristiche, solo usando il gioco in maniera difensiva, funziona solo quando si pone come condizione anche l'eliminazione della memoria, non richiede la lettura della mente, è un gioco appartenente ad una razza tecnicamente avanzata, o almeno così sembra. CHE GIOCO È!?"
Gettando uno sguardo alla televisione, Shiro rispose.
"Un gioco in cui si può imbrogliare facilmente, un videogioco".
Jibril e Steph non sembrarono capire.
Non c'era da stupirsi, perché in quel mondo i videogiochi probabilmente esistevano solo nei territori dell'Unione dell'Est.
Per questo motivo avevano bisogno di eliminare la memoria degli sfidanti, per nascondere le prove.
Per questo motivo, era impossibile vincere a quel gioco.
Fintanto che erano loro a scegliere a cosa giocare, e proponendo sempre un gioco elettronico.
Anche se facendosi aiutare dall'esterno, si poteva fare quasi qualunque cosa, ma il rischio di essere scoperti a barare era pari a zero.
"Per giocare a questo gioco, anche la magia è insignificante, già, come ci si aspetterebbe da un paese tecnologicamente avanzato, non è sorprendente?"
Disse Sora, e il suo tono non era ironico, ma nascondeva un sentimento sincero di apprezzamento.
"La ragione per cui mentite riguardo al fatto di poter leggere le menti è di insinuare il dubbio negli sfidanti, ovvero: perché abbiamo perso contro di voi? Una risposta. Non lasciando alcuna via di uscita agli sconfitti. In realtà, puoi soltanto smascherare le bugie, ma non sai leggere la mente."
Anzi, era molto simile all'orgoglio che aveva Sora nel mostrare le sue abilità.
Sora usava suoni, espressioni facciali e diverse posture per leggere attraverso le bugie altrui.
Mentre i Teriomorfi usavano i loro sensi superiori per rilevare cambiamenti nel battito cardiaco e nel flusso sanguigno.
Sarebbe stata la stessa cosa se un truffatore con ottime capacità avesse affermato di avere poteri psichici.
"..."
Proprio così.
La speculazione formulata da Sora non era sbagliata, ed Ino era senza parole.
Tuttavia, non mostrò alcuna espressione, rimanendo soltanto pieno di dubbi.
Inizialmente Sora, prima che sapesse che Ino non poteva leggere le menti, quando stava facendo richieste assurde riguardo alle mutandine di Izuna, era privo di ansia.
Ciò implicava che fin dall'inizio aveva escluso il rischio che gli potessero leggere la mente.
Ma come per rispondere ai pensieri di Ino, come se fosse in grado di leggergli i pensieri, rispose.
"Non pensi anche tu che sia incredibile, vecchio? Fin dall'inizio non sembrava che stessi bluffando".
Stava cercando di celare la sua stessa ingannevolezza?
In quel momento, in cui Ino ci stava riflettendo, Sora continuò con un accenno beffardo.
"Sì, che non puoi leggere le menti lo sapevo fin dall'inizio. E come mai?"
Okay, tempo per l'ultima domanda Sora disse "Quinta domanda: perché gli umani hanno perso otto volte al gioco?"
La risposta a questa domanda era già nota a Shiro, Steph e Jibril, perciò...
"Questa domanda vecchio, ti regalerò la risposta, anche se dovresti già saperla bene."
"...!"
A meno che l'ultimo re non avesse...?
L'ultimo re degli Imanity era stato l'unico a cui la memoria non era stata cancellata, mentre l'Unione dell'Est aveva vinto vari territori della terraferma partecipando al gioco.
Ma è risaputo che la condizione fosse che non informasse nessuno. Perché...
No, non era così.
Il problema non c'era, era...!
Ancora immerso nei suoi pensieri, Sora li interruppe con un sorriso orgoglioso in viso.
"Sì, dovresti capirlo bene. Da quello che l'ultimo re ha potuto dirci, ha dimostrato che non sei riuscito a capire le sue vere intenzioni, non sei riuscito a leggergli la mente."
L'intento dell'ultimo re era...
"Il re ha firmato l'accordo di non dirlo a nessuno nel corso di tutta la sua vita ma la morte non era inclusa."
Se questo fosse stato vero...
Spiegava come quell'uomo aveva ottenuto i dettagli del gioco.
Se li avesse fatti trapelare, l'Unione dell'Est avrebbe...
"Beh, dovresti capire bene la situazione adesso, vecchio."
Sora pretenziosamente continuò, con un sorriso malizioso sul suo volto.
"Che mal di testa. Qualunque cosa tu faccia, sei obbligato a cancellarmi la memoria, ma se scommettessi i tuoi territori continentali sulle mutandine di Steph e giocassi con questa scommessa in palio, allora dovresti ammettere che avevo ragione."
Sì... allora.
Proprio quando Ino stava per prendere una decisione, allo stesso tempo...
"Oppure puoi ritenere tutto quello che ho detto una speculazione... significa non acconsentire, ma scappare."
Tuttavia, come una preda circondata dai cacciatori, Sora interruppe il flusso di pensieri di Ino e gridò.
"Pensi che ti permetterei di fuggire?"
"Scommettiamo su tutta l'umanità il Pezzo della Razza".
Quando Sora disse quelle parole.
Un debole bagliore di luce apparve davanti agli occhi di Sora, un pezzo degli scacchi luminescente.
Sì, quello era in quel mondo dove anche il trono di Dio era determinato dai giochi.
Per sfidare Dio bisognava raccogliere i sedici Pezzi della Razza, il che voleva dire conquistare tutte e sedici le razze, lo Scacco dell'Umanità.
Lo Scacco dell'Umanità... era un Re.
Nessuno lì presente lo aveva mai visto prima.
Perfino Jibril, che aveva vissuto per 6000 anni, vedeva quel giorno un Pezzo della Razza per la prima volta.
Ovviamente.
Poiché scommettere uno dei Pezzi... era inaudito considerando i Dieci Comandamenti.
Non si era mai vista una cosa del genere.
Era una scommessa per il potere assoluto.
In caso di sconfitta, era obbligatorio arrendersi per sempre.
E questo significava... scomparire del tutto.
"Tu, sei serio... uaaah?"
Steph capì la gravità della situazione.
Stava per gridare "sei serio!?", ma venne immediatamente zittita da Jibril, che le coprì la bocca con una mano.
Il modo in cui era cambiata quella scommessa, diventando comprensiva di tutto il territorio del continente.
"Quindi, se scappi adesso, in realtà stai praticamente dicendo al mondo che avevo ragione."
Lo disse con un sorriso, senza paura, e guardò l'auto-proclamato lettore di pensieri, guardò Ino negli occhi.
"Okay, abbiamo fatto un'altra mossa no, questo sarebbe scacco matto" disse Sora, coraggiosamente.
"Avevi previsto anche questo? Vecchio."
Guardando Sora mentre sorrideva, Ino versò sudore freddo.
Come era successo?
Con l'ultima città rimasta, la razza inferiore che era vicina a perdere tutto aveva appena scommesso il proprio Pezzo della Razza.
Cercando di ottenere il dominio dell'Unione dell'Est, che aveva vinto ogni partita finora.
Insieme ad un ragionamento logico che lo aveva del tutto messo all'angolo. Quella situazione... come erano arrivati fin lì?
Ma Ino cercò di mantenere la propria facciata 'no' , finse un aspetto calmo per rispondere.
"Posso solo dire che la tua immaginazione è grande, Altezza, sei sicuro di non essere negligente riguardo ad una cosa?"
Anche se in realtà provava ansia, la volontà di Ino era ancora incrollabile e lui sostenne la sfida di Sora.
"Se la tua fantasia fosse vera, non significherebbe che Elven Gard, pur conoscendo le circostanze, ha perso comunque?"
Proprio così, l'Unione dell'Est voleva essere costretta ad accettare quella sfida.
Tuttavia, se fosse stato proprio come Sora aveva speculato.
L'Unione dell'Est avrebbe comunque dovuto usare quel gioco per combatterli.
E come in passato, aggiungere un altro record di vittorie, tuttavia...
Sora, con un sorriso silenzioso, rispose.
"Vecchio, come ho comunicato con te quando ero alla biblioteca... Se avessi davvero potuto leggere la mente, non avresti finto di aver capito tutto, per poi rimanere sorpreso".
Guardando dritto negli occhi di Ino, Sora rivelò il suo jolly insieme al migliore dei suoi sorrisi.
"Perché vedi, noi non siamo umani di questo mondo".
Nel Mondo del passato.
Erano imbattuti in oltre 280 tipi di giochi diversi, ed erano anche conosciuti come leggende metropolitane.
Tra le innumerevoli voci che circolavano, c'era questo racconto che Ino non conosceva.
Anche utilizzando dei trucchi, sconfiggerli era impossibile.
"..."
Di riflesso, Ino volle credere che Sora stesse mentendo.
Tuttavia, qualunque cosa avesse fatto, non vi aveva percepito alcuna bugia.
Se quello che aveva detto fosse stato in realtà una bugia, allora quell'uomo, in ogni caso, era in grado di propinare una menzogna senza battere ciglio.
Se quello che aveva detto fosse stato invece la verità, allora aveva appena esposto il fatto che Ino non era riuscito a leggergli la mente.
"...!"
Qualunque fosse stato il caso, Ino non riuscì a rispondere.
Il sorriso di Sora sembrava implicare: "Ci hai visto giusto, va bene così".
"Quando sono venuto qui, hai pensato che fossi stupido come l'ultimo re, giusto?"
"Mi dispiace deludervi, ma questa volta siete voi che state per essere mangiati Teriomorfi."
Ascoltando il battito cardiaco di quel Re Umano, a parte la verità, Ino non percepì altre reazioni, e sussultò.
"Va bene."
Sora si alzò, seguito rapidamente dagli altri.
"Proprio così, ma questo richiede che si scommetta tutto il territorio, non penso sia qualcosa che puoi decidere da solo, puoi tranquillamente discuterne con i tuoi conterranei e comunicarmi dopo il giorno in cui si terrà la partita."
Ah, e poi Sora aggiunse: "Non c'è bisogno di specificarlo, penso, ma per un gioco in cui si scommette il Pezzo della Razza, bisogna acconsentire che tutti gli Imanity assistano alla partita, quindi ci sarà bisogno di preparare ogni genere di equipaggiamento necessario per ospitarci. In più, combatteremo in quattro, non hai modo di rifiutare la nostra sfida, dico bene? Penso che possiamo andar via ora."
Dopo che Sora ebbe detto ciò in tutta tranquillità, salutò Izuna con la mano, visto che gli sedeva di fronte.
"Ciao, Izuna, dovremmo giocare a qualcosa la prossima volta, okay?"
"Non lo so in realtà, desu. Ma..."
Tuttavia, tutta la disinvoltura che aveva prima se ne era andata.
"Sora e Shiro... sono venuti a trovare Izuna... per combattere, desu?"
Nascosto nei suoi occhi c'era un certo carico di responsabilità, mentre guardava il nemico.
Carichi della responsabilità di essere un guardiano o qualcosa del genere quegli occhi erano in allerta.
"Combattere? Niente del genere, è solo un gioco".
A sentire Sora dire quelle cose, Izuna usò i suoi occhi affilati per guardarlo intensamente.
"Allora siete il nemico, desu."
Con gli occhi pieni di ostilità, la ragazzina ringhiò mentre parlava.
"Non perderò contro di voi, desu."
Tuttavia, a differenza sua, Sora la guardava con occhi gentili.
"Mi dispiace, ma Izuna perderà, non c'è dubbio. 『  』 non accetta alcuna sconfitta."
"Bye bye Izuna-chan, ci vediamo più tardi".
I fratelli se ne andarono salutando con la mano, mentre Jibril trascinò Steph, che stava palesemente opponendo resistenza, e li seguì.
Guardando le figure di quei quattro che se ne erano appena andati.
Premevano senza esitazione i pulsanti dell'ascensore, dopo di che la porta si chiuse gradualmente.
Hatsuse Ino e Hatsuse Izuna poterono soltanto fissarli mentre lasciavano il palazzo.

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