Capitolo 3 - Sacrificio/Mossa sacrificale Parte 4
Palazzo reale di Elchea, nella vecchia stanza da letto del Re.
Sora, alla fine, aveva realmente iniziato la costruzione di una nuova casa nel cortile, restituendo quella stanza a Steph.
In quel letto titanico, letteralmente dalle dimensioni reali.
Steph se ne stava singhiozzando.
“Bugiardo… avevi anche detto che avresti dimostrato che mio nonno aveva ragione…”
Con la faccia affondata nei cuscini, Steph li stava bagnando di lacrime.
“Mio nonno… non era un cattivo Re!”
Strinse la chiave che portava sempre con sé, ricordandosi di lui.
…
“Nonno, cos’è questa chiave?”
“E-E-Ehi Stephanie, non toccarla.”
“Perché? A cosa serve?”
“Questa chiave consente l’accesso ad un posto prezioso per il nonno.”
“Prezioso? Ah, mio padre me l’ha detto.”
“Il nonno ha dei libri che non può mostrare alle altre persone”.
“A-Aspetta aspetta, Stephanie! Non è quello che volevo dire!”
“Q-Questa è… la chiave della Speranza.”
“Speranza…? Per cosa?”
“Ohoh… Un giorno la darò a te, Stephanie.”
“Davvero!?”
“Sì… però, Stephanie, ascoltami attentamente.”
“Un giorno, quando avrai incontrato delle persone a cui credi dal profondo del tuo cuore di poter affidare Elchea, dà loro questa chiave.”
…
Si ricordò improvvisamente quegli eventi vecchi di dieci anni.
Aveva ricevuto quella chiave da suo nonno due anni prima che morisse.
Ancora non aveva idea di quale fosse il suo scopo, ma non l’aveva mai persa di vista.
Perché se n’era ricordata adesso?
… Sora. Lui. Che aveva insultato suo nonno.
Non c’era alcuna possibilità che lei gli avrebbe affidato quella chiave tanto preziosa.
“Dora-chan, hai un momento?”
“Kyaaaaaaaaaaaaahh!”
Jibril era apparsa improvvisamente dal nulla per spiarla attraverso la testata del letto.
Con un grido, Steph sobbalzò dalla sorpresa.
“M-M-M-M-Ma che diavolo!? Questa è violazione di proprietà, lo sai!?”
“C’è qualcosa che vorrei dirti, quindi spero non ti dispiaccia.”
No, non era quello il problema.
“Adesso, penso che tu possa tornare alla biblioteca.”
“… Eh? Adesso? E quando…”
Non sembrò che Jibril la stesse ascoltando.
Semplicemente, si inchinò per poi continuare a parlare al suo solito ritmo.
“Penso che sia la cosa migliore per il mio padrone, e sono venuta qui di mia spontanea volontà. Ciò che deciderai di fare dipende completamente da te, però.”
Dopo aver parlato, senza curarsi di lei, sparì così come era comparsa.
… Il modo di pensare e di agire dei Flügel era davvero diverso da quello degli Imanity.
Ancora piuttosto confusa, Steph rifletté comunque sulle parole di Jibril.
“Puoi tornare da Sora adesso”, probabilmente era ciò che voleva dirle.
“… Non prendermi in giro, dopo una cosa del genere come potrei perdonarlo!”
Si nascose sotto una coperta mentre pronunciava quelle parole.
Nonostante ciò, il ticchettio costante dell’orologio nella stanza la fece rendere conto improvvisamente di quanto i suoi occhi fossero rossi a causa delle lacrime.
Si ricordò ancora una volta delle parole di suo nonno. L’uomo che Sora aveva insultato poco prima.
Forse era stato a causa del discorso di Jibril, o forse c’era un altro motivo per cui le stavano tornando in mente proprio ora.
“… Ahhh, dannazioneee…!!”
Lanciando via le coperte, Steph si alzò dal letto.
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