Epilogo.
"Sono passate ormai settimane dal funerale di Benjamin e le acque sembrano essersi calmate. La primavera è ormai inoltrata e tra qualche mese inizieranno le vacanze estive, per le quali non mi ritengo ancora pronta. Non sono pronta a separarmi dai miei amici, da Brandon, persino dal mio letto nella camerata che condivido con delle coinquiline fantastiche. Non sono pronta a ritornare a casa dei White, rivedere Jason spiarmi da dietro una parete con un'espressione da ficcanaso tutt'altro che discreto. Non so se sarò in grado di tenere a bada le mie abitudini come quella di rifare il letto con lo schioccare delle dita o di far levitare un libro verso di me chiamandolo con la forza del pensiero.
Dovrò tornare ad essere la vecchia Sophia, quella che ho lasciato a casa quel giorno di giugno, che non ritroverò probabilmente mai più...
Harry è tornato a casa dopo esser rimasto qui per qualche settimana. Le infermiere lo hanno sottoposto a tutte le visite possibili pur di escludere la possibilità che fosse stato compromesso in qualche modo, per testare la sua normalità. E' bello sapere che non dovrò nascondergli nulla quando tornerò a Londra e credo che passare il mio tempo con lui sarà la cosa che più mi farà piacere, oltre che a svegliarmi nuovamente al mattino per via dell'odore dei pancakes caldi che Suzanne mi ha sempre preparato per colazione.
Nei giorni che è stato qui, gli ho raccontato sommariamente tutto ciò che mi è successo: dal giuramento al rapimento di Freya, dalle visioni a ciò che sono riuscita a diventare e ad apprendere qui, da ciò che ho iniziato a provare per Brandon e da come, insieme anche con gli altri, siamo riusciti a salvarlo pur essendo degli apprendisti studenti che un giorno, all'improvviso, sperano che otterranno un posto importante nel mondo.
Brandon mi ha promesso che non sarà geloso e che verrà a trovarci quanto più spesso possibile. Non gli avevo mai chiesto dove era solito trascorrere le vacanze estive e lui mi ha detto che era solito rimanere all'istituto per continuare a studiare e ad allenarsi.
Anche Katherine sta meglio, seppur debba frequentare di tanto in tanto delle sedute dal professore di psicologia per assicurarsi che la sua mente non dia i numeri. Dicono che dopo la morte di un medium ci siano altre probabilità d'impazzire ed è questo ciò che mi preoccupa. Voglio bene a Katherine e spero solo che si redima da un dolore che mai nessuno dovrebbe provare.
Tutto tace, com'è giusto che sia. Credo.
Inoltre, sebbene i commenti sulla mia relazione con Brandon non siano sempre raffinati (ovviamente parlo di Raphael), posso affermare con certezza di essere finalmente tranquilla e, anzi, posso persino aggiungere di essere arrivata alla conclusione che venire qui è stata la migliore scelta che potessi fare.
Ora ho una nuova casa, una nuova famiglia, una nuova vita ricca di prospettive che posso finalmente vivere tranquillamente, senza la costante paura di sentirmi strana, indesiderata, insicura.
Brandon mi ha persino chiesto di ufficializzare la cosa ed ora persino il preside ne è a conoscenza, ci ha persino confidato di nutrire questa speranza sin dal momento in cui ha spedito Brandon a parlarmi, dopo il mio svenimento improvviso.
Sono certa che lo abbia fatto apposta.
Ci sono delle novità, comunque, e sono felice di poter dire che ho sempre avuto ragione sotto questo punto di vista. Dara è venuta da noi, pochi giorni dopo l'incidente di Benjamin, e ci ha confessato che non aveva mai realmente creduto alle parole di Breanna sul nostro conto, che le aveva donato la sua lealtà solo per paura, non so di cosa, ma non ho azzardato alcuna domanda.
Non credo che si unirà al nostro gruppo, per ora facciamo fatica ad essere allegri e solari come prima, ma ciò che ci continuiamo a ripetere è che Benjamin vorrebbe la nostra felicità ed io sono certa che sia così.
Breanna è stata internata in una centro riabilitativo, solamente perché i suoi scompensi mentali l'hanno indirizzata verso un manicomio piuttosto che verso una prigione. Sappiamo con certezza che passerà molto tempo lì dentro, in quanto il preside Halliwell ha testimoniato la sua colpevolezza nei confronti dell'omicidio di Benjamin Shields. Non c'è altro da dire, non credo che ci infastidirà ancora.
Di Heron, invece, abbiamo saputo ben poco: è sicuramente partito per andare chissà dove e per raggiungere Sir. Rebiox, la mente malvagia che ha ideato tutto ciò che abbiamo patito in questi mesi.
E, poi, ho persino scoperto che Edward Tveit, il mutaforma che ho pugnalato per difendermi credendo fosse Harry, non era altro che uno studente della Halliwell diplomatosi un paio d'anni fa, uno studente come me, come noi, che aveva pensato bene di abbandonare tutti i suoi cari, familiari ed amici, per allearsi con il cattivo dei cattivi, l'uomo che stava architettando l'uccisione di massa degli Augei."
«Sophia?» percepisco una voce adulta, familiare, perciò alzo lo sguardo dal blocchettino sul quale stavo scrivendo il riassunto di questo insolito anno e mi ritrovo il preside, Rupert Halliwell, seduto accanto a me, ai piedi di un albero.
«Cosa scrivi?» mi domanda, è sereno. Questa situazione è strana, sono curiosa di sapere come mai sia venuto qui.
«Mi è sempre piaciuto scrivere delle mie giornate, in orfanotrofio lo facevo sempre. Un giorno, così facendo, potrò rileggere queste pagine e potrò affermare di non aver dimenticato neanche un dettaglio di ciò che ho vissuto» gli rispondo, sinceramente, mentre chiudo il quaderno che ho tenuto finora sulle gambe.
«E' un ottimo modo per allenare la mente, lo sai?» è sereno, lo vedo dal suo sguardo, spensierato come poche volte.
«Lo avevo immaginato...» rispondo e ricambio il suo sorriso. La felicità che prova è stranamente contagiosa «Posso fare qualcosa per lei?»
«In realtà... no. Hai già fatto molto, Sophia. Probabilmente senza di te non avremmo saputo come reagire agli attacchi dei sequax...» mi sta parlando ed io vorrei solo che non ricominciasse a menzionare tutta quella storia della battaglia, a non menzionare il dolore che ho provato.
«Beh, c'ero... e l'importante è che, almeno per ora, tutto si sia calmato...» dico semplicemente.
«Sì, beh, in effetti non è di questo che volevo parlarti...» mi risponde, portandosi l'indice sulle labbra, come se stesse riflettendo su cosa dire, da che parte iniziare. Io non replico.
«Hai sempre voluto sapere di più su tua madre, giusto? Ti ho detto che la conoscevo, è vero, ma non ti ho mai detto la verità...».
Ed ecco che il mio cuore perde un battito e che quello che pensavo fosse un semplicissimo pomeriggio primaverile, si tramuta in inverno, freddo, ventoso, così gelido da farmi sentire male. Non riesco nemmeno a rispondergli, a chiedergli di continuare. Lo sta già facendo.
«La verità è che negli ultimi mesi ho avuto anche io delle visioni... Indefinite, certo, ma ne ho riconosciuto la natura e ... provenivano da tua madre, Sophia. La verità è che mi ha spesso incaricato di proteggerti, di tenerti d'occhio e di spingerti al limite senza interferire, per permettere alle tue capacità di fuoriuscire, di sprigionarsi e, così come è successo a lei, di renderti sempre più potente...» mi spiega ed io ora non posso permettergli di fermarsi. Devo sapere di più.
«Perché ha incaricato proprio lei? E' sempre venuta da me quando avevo bisogno di lei, di un conforto, in realtà anche quando non ne avevo bisogno. Durante la spedizione l'ho vista, mi ha detto che avevo la verità davanti agli occhi e che dovevo guardare oltre senza lasciarmi confondere. Non sono ancora riuscita a capire queste parole, ma sono pur certa che potrebbe essere una pista per–» e mi interrompe, protraendosi in avanti, mentre con il suo fare teatrale mi osserva.
«Io so cosa significa, in realtà» afferma ed io mi ammutolisco. Ho paura, ho sempre desiderato la verità ed in questo momento faccio fatica ad accettare di ascoltarla, tutta, per intero.
«Allora... allora me la dica, per favore...» lo imploro.
« La verità, Sophia, è che io e tua madre ci amavamo. Eravamo come te e Brandon: due medium, divisi ed uniti dallo stesso potere, dalla stessa forza di volontà e dallo stesso giuramento che hai recitato con lui...» e si ferma, sospirando mentre mi osserva «Avevamo la stessa identica connessione che, ora, tu hai con lui... ci siamo amati per anni, persino dopo aver completato i nostri studi alla Halliwell. Avevamo una casa a Londra, avevamo dei progetti e, solamente dopo pochi mesi dopo esserci dichiarati amore eterno, sei nata tu...»
Ed ora, il mio cuore perde più di un battito, tanto che penso di star per svenire. Dentro di me le emozioni si miscelano, sono così confuse che faccio persino fatica a respirare, ad incanalare, metabolizzare, scandire nella mente per bene le parole che mi sono appena state dette. Faccio fatica a crederci. Sento un tamburo battere nel petto ed il viso potrei giurare che sia diventato bianco, pallido come la neve.
«C–cosa? Lei–è–i–io sono–?» chiedo, ma mi interrompe sorridendo. Ora che ci faccio caso, abbiamo qualche tratto somatico in comune, lo sto osservando da vicino e me ne sono appena resa conto. Percepisco le sue sensazioni e giurerei di sentire il martellare del cuore nel suo petto. E' come se tutto avesse un senso, adesso e, anche se la notizia che ho appena appreso è stata inaspettata, in cuor mio sapevo di appartenere a questo posto più di quanto credessi.
Annuisce e schiude le labbra, proferendo parola: «Sì, Sophia. Tu sei mia figlia»
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