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CAPITOLO SEI.

Da quando sono arrivata qui non è cambiato molto, a parte il fatto che Brandon abbia ripreso a parlarmi. Non mi aspettavo un cambiamento così repentino nei miei confronti ma, dopo il giuramento di circa una settimana fa, ha completamente trasformato il modo di porsi con me. Sarà stata la coroncina di fiori a conquistarlo?
Tutto va perfettamente alla grande, Jewel è la compagna di stanza più disordinata nella storia delle compagne di stanza ed io mi sento più serena che mai.
Ho iniziato da subito a frequentare le varie lezioni che sono abbinate alla mia potenzialità: rigenerazione, pirocinesi, volo, teletrasporto, levitazione, telepatia, telecinesi, sensitività, con aggiunta di un corso accelerato di arti marziali e un'interessante scoperta della storia della manipolazione mentale, tenuto niente di meno che dal preside in persona. Sembra così perfetto, in grado di fare qualsiasi cosa: chissà, magari lui è uno di quegli Augeo possedenti tutti i diversi tipi di potenzialità.
Mi sto impegnando tantissimo per cercare di imparare quanto più riesco nel minor tempo possibile, per raggiungere un livello alto e poter, finalmente, gestire le mie capacità al meglio, come mi ha chiesto di fare mia madre. Ripenso spesso a ciò che ha fatto Brandon per me, per potermi ricondurre alla scuola e voglio poter essere capace di fare lo stesso anche io. Voglio, devo, diventare brava anche nelle arti marziali: non posso conoscere tutto quello che potrebbe accadere in questo particolare "mondo" e devo essere capace di difendermi da sola.
Mi domando spesso se l'incrementare le mie risorse possa tornarmi utile per richiamare l'attenzione della donna bionda, mia madre, Nadia, e farla tornare da me. Ho come l'impressione di aver immaginato tutto, ma sento che un fondo di verità in ciò che ho visto esiste davvero ed ho in mente di chiarire la situazione una volta per tutte. Non ho parlato a nessuno del contenuto della mia allucinazione: chiunque è al corrente del fatto che io ne abbia avuta una, motivo per il quale sono tornata qui, ma nessuno ha accennato a domandarmi cosa sia realmente accaduto.
Sono felice che la discrezione non venga vista come un comportamento negativo o poco sincero, piuttosto apprezzo il rispetto delle persone nel pensare: "se vuole dirmelo, lo farà spontaneamente".
Per ora non credo di potermi fidare al cento per cento neppure di Brandon, nonostante il suo essere diventato il mio medium, senza tener conto dell'accaduto il giorno del giuramento, quando mi ha completamente sconvolto chiedendomi di fidarmi di lui. Io voglio farlo, questo è sicuro, ma la vita mi ha insegnato che per potersi fidare di qualcuno è necessario conoscerlo a fondo per poi imparare a comprendere del tutto le sue intenzioni. Quando le comprenderò, potrò fidarmi realmente.

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Sono a lezione di pirocinesi e Brandon è seduto accanto a me. La professoressa Dawson, la stessa donna dai capelli rossi che mi ha accolta con il preside quando sono arrivata, è intenta a mostrare a noi tutti un esercizio che ci possa permettere di bruciare un piccolo pezzo di carta con la sola forza dello sguardo e del pensiero.
Brandon è un ottimo studente e, sebbene lui sia solo di un anno più grande di me, riesce a fare cose straordinarie. In questo momento, ha bruciato solamente i bordi del cartoncino che mi sta davanti ed io mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che io divenga capace di poter fare una cosa del genere. Mi compiaccio di come le sue capacità siano ben sviluppate, delineate e perfettamente governate dalla sua espressione fissa e concentrata. So che è qui per sostenermi in quanto questa non è la sua classe e lo apprezzo, mi sento meno spaesata.
La voce della professoressa Dawson mi distrae dai miei mille pensieri ed io balzo dalla sedia.
«Perché non prova anche lei, signorina White?» mi domanda cortesemente. Io scuoto senza indugio la testa: non voglio combinare disastri. La donna è in procinto di accettare la mia risposta negativa, ma cambio idea quando sento la mano di Brandon poggiarsi dietro la mia schiena e darmi una leggera pacca. E' lì, pronto ad incoraggiarmi ed a sostenermi, ed io non voglio deluderlo di nuovo. Seppur io stia letteralmente tremando come una foglia, mi alzo e sospiro, pronta a fare una figuraccia.
La classe si è improvvisamente ammutolita e l'unico rumore che sento è il bofonchiare di Breanna che starà puntando tutto sul mio fallimento. Non ho ancora mai utilizzato volontariamente la mia forza e, ora, mi sento spaventata.
Brandon continua a sostenermi e lo fa anche la professoressa, alla quale ho rivolto uno sguardo incerto e fuggente poco prima di iniziare a fissare il cartoncino che è poggiato sul banco. Mi concentro ed è in quel momento che capisco che fallirò miseramente. Sebbene io stia pregando chiunque sia in grado di ascoltarmi di far incendiare quel cartoncino, niente sembra muoversi. Sono così arrabbiata con me stessa. Un attimo prima distruggo il lavandino del mio orfanotrofio senza nemmeno guardarlo e, un attimo dopo, non riesco a dare fuoco ad uno stupido cartoncino? Quasi scalpito all'idea di essere un totale disastro, ma poi ripenso alle parole di mia madre, Nadia. Lei mi ha detto di dover essere forte, nonostante la vita difficile che il destino mi ha assegnato e mi ha detto che avrebbe voluto esser stata con me, piuttosto che abbandonarmi. Voglio renderla fiera, ovunque lei si trovi, viva o morta che sia.
E' in questo preciso istante che mi accorgo che il cartoncino dinanzi a me ha iniziato ad incenerirsi e lo guardo, ardere sotto il mio comando, mentre la classe si solleva in un applauso. Mi sento come quando un bebé compie i suoi primi passi ed i genitori sono lì, pronti ad immortalare il momento.
Tutti sono soddisfatti per il mio successo, tranne Breanna che sbuffa. Ma che m'importa di lei?
La professoressa Dawson si sta congratulando ripetutamente ed io sono contenta di averla resa fiera, in quanto sua allieva. Brandon non sta applaudendo con tutti gli altri, ma mi sta guardando e sta sorridendo, visibilmente orgoglioso di me.
Torno a sedermi accanto a lui e, finalmente, lo sento parlare.
«Sembrava impossibile e, invece, ce l'hai fatta» dice tranquillamente, mentre la professoressa annuncia la fine della lezione e tutti si alzano per andare via.
«Beh, sì ... è stato strano, vero?» gli rispondo, alzandomi a mia volta.
«Strano... direi singolare...» mormora, mentre il suo sguardo diventa riflessivo, pensante.
Lo squadro, comunicandogli con lo sguardo di non avere affatto capito a cosa si stia riferendo.
«Hai pensato a qualcuno, qualcuno di importante. L'ho percepito, ma mi hai impedito di entrare oltre nella tua testa...»
L'ho fatto davvero? Se sì, credo di non essermene accorta, di non averlo fatto apposta.
« Sì, pensavo a – ai White» mento, come da consuetudine ormai.
«So che non è così. Pensavi ad una donna... alla tua vera madre? ... oh, sì, alla tua vera madre!» si rende conto anche lui solo adesso di ciò che ha appena detto «L'hai vista, non è vero? La tua allucinazione! Diamine, perché ci sono arrivato solo ora?» quasi urla e mi guarda come se ciò che sta elaborando sia una scoperta immensa che solo lui poteva compiere.
Per fortuna l'aula è deserta ed anche la professoressa è andata via. Mi maledico per non essere capace del tutto di impedirgli di leggermi la mente e sospiro, costretta a dirgli la verità.
«Okay, sì, hai indovinato. Ma, Brandon, devi mantenere il segreto. Io ... io so che il preside la conosceva, mi ha detto che frequentava questa scuola, ma non ha voluto dirmi altro. Devo indagare sulla faccenda senza destare alcun sospetto... ti prego, giurami di mantenere il segreto» gli chiedo, quasi in ginocchio.
Lui mi guarda, perplesso. Io spero che capisca la situazione e non mi tradisca.
«Sì, va bene» mi dice ed io sospiro sollevata di rimando «Ma come pensi di fare?»
«Non ne ho idea» gli dico avviandomi verso l'uscio «Ma troverò un modo, tu lasciami fare»

-

Ho sempre considerato i compleanni come eventi noiosi e scoccianti, come una perdita di tempo e di denaro per una ricorrenza che non aveva mai fatto altro che ricordarmi che, per nascere, mia madre aveva dovuto dare la sua vita per me. Stavolta, mi sembra di provare una sensazione diversa, meno pesante.
Cerco di non pensare alla conversazione avuta con Brandon poche ore prima e mi dedico a Kayleen, che ha appena compiuto vent'anni. Mi sembra quasi doveroso partecipare all'evento con quanta più vivacità possibile, aiutando gli altri con gli addobbi per la festa a sorpresa che le stiamo organizzando.
Io, Jewel, Katherine e Freya le abbiamo preparato una torta e Raphael e Brandon, assieme ad altri amici, si sono occupati delle decorazioni nella Sala Stella. Tutto sarà inaspettato per lei e scommetto che ne resterà strabiliata: siamo stati davvero bravissimi.
Per evitare che si insospettisse, io e le ragazze le abbiamo mentito, obbligandola a prepararsi per una cena tra amiche. Sono felice di essermi integrata in questo gruppo in così poco tempo e sto bene tra persone che mi reputano simpatica, divertente e non noiosa o diversa come altri mi avevano sempre fatta sentire. Non ho mai avuto degli amici con cui condividere questo genere di cose ed è una bella sensazione.
Tutto sembra andare perfettamente secondo i piani, ma l'imprevisto della serata non tarda a presentarsi quando io, eterna guastafeste, comunico alle ragazze di non aver mai avuto nemmeno un vestito elegante nel mio guardaroba e che non ho niente di adatto per l'occasione. Non ho considerato cosa indossare a questa festa fino ad ora e sto iniziando a pensare di essere davvero un disastro in confronto alle altre. Mentre guardo quanto sono belle, per un attimo mi chiedo se questa possa essere la sera giusta per snaturare il mio stile da maschiaccio ed indossare qualcosa che possa mostrare la mia femminilità, almeno un po', come mi hanno costretto a fare durante la cerimonia del giuramento. Sto fantasticando, è il panico che solitamente hanno le liceali durante i balli d'inverno o di primavera? Io non ci sono mai andata: ho sempre preferito fare una maratona di film con Harry. Ora, invece, sto davvero impazzendo perché non trovo niente di carino da mettere? Sto diventando una persona normale?
Katherine si è accorta del mio disagio e, mentre Jewel, Freya e Kayleen sono completamente prese dalla loro preparazione quasi ultimata, mi si avvicina, posandomi una mano sulla spalla.
«Che succede, Sophia?»
«Kath...» rispondo, voltandomi a guardarla con aria affranta «Non ho nulla da mettere, avrei dovuto pensarci prima di confermare a tutti che sarei stata con voi questa sera...» rispondo, gettandomi sul mio letto, sconfortata.
Lei mi osserva e ridacchia, scuotendo la testa, assumendo un'espressione rassicurante. E' sempre stata dolce e gentile nel miei confronti ed ora sono contenta che si sia interessata a me, ammansendo il mio momento di panico.
«Io dovrei avere qualcosa da prestarti» afferma, raggiungendo il suo armadio. Io mi alzo e la seguo, curiosa e grata per quello scoglio di salvezza.
L'armadio è molto ordinato, a differenza del mio e di quello di Jewel, e lei mi indica dei vestiti che sono appesi in alto.
Innanzitutto, per poter scegliere, ho bisogno di orientarmi sullo stile di quelli delle altre ragazze, poi devo stare attenta al fatto che il vestito non sia più bello di quello di Kayleen e, così, cerco di osservare i vestiti che Katherine mi sta "offrendo". Sono ancora confusa per tutti questi pensieri che mi invadono la mente. Da quando faccio questo tipo di ragionamenti?!
L'abito di Katherine, così come quello di Jewel, è corto. Le gonne di entrambe si poggiano delicatamente sulle loro ginocchia, sovrastate dalla parte superiore del vestito, spoglia di maniche. L'unica differenza è che il primo è nero, abbinato ad un cappello a tesa larga, mentre il secondo è di un rosa confetto, abbinato ad una cintura marroncina stretta in vita. Quello di Freya è rosa, ed ha una gonna più lunga rispetto a quelle dei vestiti che ho appena osservato. Infine, Kayleen è vestita con una gonna bianca a vita alta che le copre tutta la gamba arrivando a metà del polpaccio in stile anni sessanta, accoppiata ad un top trasparente dello stesso colore, che lascia visibilmente spazio al reggiseno bianco abbinato che porta sotto di esso. Sono tutte davvero bellissime.
Katherine è ancora lì, che aspetta un mio responso. La scelta è tra un vestito blu, corto e, a quanto pare, molto – troppo – attillato, ed un tubino celeste con uno scollo a V ed un leggero spacco laterale. Indico quello a Katherine che, sorridente, me lo porge.
Sono perplessa, ma vado comunque verso il bagno per poterlo indossare: è la mia unica salvezza. Il risultato è convincente per i miei occhi e noto quanto siano delicate le balze verticali presenti sul corpetto. Le spalline sottili aderiscono perfettamente al mio corpo e lasciano che la mia pelle chiara si faccia spazio sopra il corpetto, anche se coperta dai miei lunghi capelli rossi che arrivano fin sotto al seno. Il corpetto così come la parte sottostante è coprente per fortuna ed ha uno spacco sul lato sinistro che, stranamente, non mi mette a disagio. Mi porto i capelli ondulati su entrambe le spalle, sistemandoli, e torno in camera.
«Diamine, Sophia! Da dove escono quelle gambe?» esclama Jewel non appena mi vede ed io, lusingata, rido.
«Non ne ho idea» ammetto sincera, mentre indosso dei delcolté di camoscio rosso, un tacco dieci che mi mette le vertigini. Non ne ho mai indossato un paio prima d'ora e non so come faccia Freya a camminarci, so solo che dovrò imparare molto in fretta per evitare di cadere e rompermi qualcosa.
«Siete tutte davvero belle» commenta Katherine, non appena ci accorgiamo di essere pronte. Ciò che ha appena detto è vero: queste quattro ragazze sono così belle, così perfette che quasi mi spaventano.
La perfezione non credo che esista e, in effetti, mi domando cosa si celi dietro gli occhi verdi di Freya o dietro il sorriso dolce di Kayleen, ma capisco che potrò conoscerle bene solamente grazie al tempo che passerò qui e, perché no, rimanere piacevolmente sorpresa dalla loro effettiva mancanza di difetti o lati negativi.
Non appena arriviamo nella Sala Stella scorgo le meravigliose decorazioni e penso che Raphael e Brandon abbiano fatto un ottimo lavoro. Kayleen è l'ultima ad entrare e, nel guardarla, mi accorgo della sua espressione sbalordita. Un attimo prima che possa dire qualcoso, stiamo urlando tutti quanti "SORPRESAAA!!!" e ci stiamo godendo la sua gioia.
«O mio Dio!!! Che meraviglia! Non ci credo che abbiate fatto tutto per me!» C'è da dire che la conosco da poco tempo ma, a quanto pare, nessuno le ha mai organizzato una sorpresa bella come questa.
Tra la folla già presente all'evento si fanno spazio i volti ormai familiari di Brandon e Raphael ed io sorrido, mentre guardo in direzione del primo che sembra essersi fermato ad osservarmi. È una delle poche persone che può permettersi di affermare di avermi vista in tenuta elegante, senza le mie scarpe da ginnastica e la mia abituale felpa grigia.
«Wow, tu sei davvero Sophia White?» esordisce quel burlone di Raphael che, dopo aver fatto gli auguri a Kayleen, si è avvicinato a me e Katherine per salutarci.
«Ebbene sì» risponde lei per me «E' uno schianto!» aggiunge, aggiustandosi il cappello nero che porta sul capo.
«Non oso contraddirti...» aggiunge Brandon che, come al solito, si sta immischiando nella conversazione mentre mi fissa con aria soddisfatta, oserei dire compiaciuta. A quel commento, avvampo, mentre lo guardo come per chiedergli di non mettermi ulteriormente a disagio. Sono arrossita davvero?
«Sophia, devo presentarti alcune persone!» mi comunica Raphael, esaltato come al suo solito, mentre mi trascina con lui verso l'ala opposta della sala. Rivolgo un ultimo sguardo a Brandon e poi lo seguo anche se fatico a camminare su questi trampoli mortali.
Siamo lontanissimi dalla porta d'ingresso ed io noto solo ora l'enorme striscione con su scritto "tanti auguri di buon compleanno, Kay!".
«Lui è Dave Ebner, mitico musicista oltre che ottimo manipolatore degli elementi, dell'acqua soprattutto» spiega, Raphael, mentre si sfrega le mani.
Mi presento a lui, poi ai restanti due ragazzi che si rivelano essere i migliori amici di Raphael. Mi domando come mai io non li abbia mai visti prima.
«Benjamin» si presenta uno.
«Mike» fa lo stesso, l'altro.
I tre sono esteticamente diversissimi tra loro ed io mi domando, invece, quali siano le loro qualità. Raphael mi spiega che Benjamin è in grado di comunicare con gli animali e, perciò realizzo subito le sue capacità corporee, mentre Mike mi comunica di essere molto bravo con i sensi, specialmente l'udito. "Uno spione", penso umoristicamente. Mi confessano anche di essere i medium di Jewel, Katherine e Freya ed ora completo finalmente il puzzle che si è creato nella mia testa da quando li ho conosciuti. Brandon mi ha detto che non tutti qui trovano subito un medium, che spesso ci vuole del tempo, per questo non ho mai azzardato domande scomode per evitare di fare figuracce.

I miei pensieri vengono distratti dalla musica che inizia a sovrastare le nostre voci e capisco che la festa è davvero iniziata. Sebbene io sia una ballerina pessima, raggiungo di nuovo le mie compagne di stanza dopo aver cortesemente salutato gli amici di Raphael.

Mi guardo intorno: vedo molti visi sconosciuti, ma non c'è traccia di Heron e Breanna, per fortuna. Sebbene sia rassicurata da ciò, continuo a percepire una strana sensazione nel petto, che però non riesco ad analizzare perché Brandon si è appena avvicinato.
«Scommetto che fai più schifo di me a ballare» mi dice, osservandomi nuovamente da testa a piedi. Io ricambio quell'occhiata, neanche lui è poi così male con quello smoking grigio ed i riccioli perfettamente sistemati.
«Sono una ballerina pessima, ma io scommetto che tu sei più pessimo di me anche se stasera potrei batterti visto che non indosso le mie snickers, ma queste scarpe dolorose e letali...» rispondo, tenendogli testa come al solito.
Non ho ancora inquadrato bene Brandon. Il suo carattere volubile mi spiazza, mi confonde: un momento prima è distaccato, un momento dopo mi regala dei sorrisi dolci, poi ritorna freddo, poi cerca invece di rimediare e, come ora, si avvicina a me. Non credo di aver mai avuto tanta difficoltà ad interagire con qualcuno, ad osservarlo, a capire le sue intenzioni e le sue emozioni. Eppure, la nostra connessione sembra star crescendo man mano nei giorni, nei momenti, negli attimi che passiamo l'uno a contatto con l'altra. Momenti come questi, direi.
«Vediamo...» mi ha appena detto, posando una mano attorno al mio busto «Ti dispiace?» domanda, prima di muovere un altro singolo muscolo.

«No... non credo... cioè! Non mi dispiace...» rispondo, io, un po' imbarazzata. Vorrei riuscire a controllare il colore scarlatto delle mie gote che ora sento arrossire.
Non diciamo altro, cerchiamo in qualche modo di seguire il ritmo della canzone ritmata, ma estremamente sobria e ballabile. E' molto bella, ma non mi concentro come a mio solito sul testo, sulle parole che la voce del cantante sta pronunciando. Bensì, sto osservando gli occhi di Brandon, quegli occhi che farei fatica a dimenticare, che nemmeno per scherzo potrei abbandonare in questo momento. Noto le macchioline di blu più intenso che si allargano attorno alla pupilla, noto l'iride di un colore più scuro rispetto alla mia. Noto le sue gote, l'accenno di barba che ha sulla mascella e sul mento, attorno alle labbra. Oh, le labbra. Non troppo sottili, ma neanche troppo spesse, sono di un rosa chiaro che si intona perfettamente ai colori del suo volto.
Interrompo quella sorta di scansione quando lo vedo sorridere, mi sta osservando e sta sorridendo in maniera divertita, assume spesso quell'espressione quando mi vede.
«Vuoi smetterla?» mi domanda.
«Di fare cosa?» sono un po' sorpresa quando glielo rispondo.
«Di farmi la radiografia» risponde, sorridendo.
Socchiudo gli occhi, sono imbarazzata mentre scuoto la testa maledicendomi per avere questa tendenza a rifiugiarmi costantemente nella mia testa, a distaccarmi dalla realtà. Per un attimo, ho abbassato il capo, ma ora lo sto osservando di nuovo.
« Ah... hai pensato che io ti stessi–? Nah. Cercavo un difetto» rispondo, così, sincera, mentre lo osservo divertita. Ho capito che entrambi abbiamo la costante necessità di stuzzicarci.
«E lo hai trovato?» ha inarcato un sopracciglio, mi sembra divertito da quella battuta. Cosa rispondergli? Non sono riuscita a trovare difetti in lui, tantomeno ora che gli sono ancora più vicina.
«Mh, non te lo dico! Dove sarebbe il divertimento di aver ammesso cosa stavo facendo, altrimenti?» sono fiera della mia risposta. Mi piace lasciarlo in sospeso, mi piace farlo penare un po', proprio come fa lui nei momenti in cui decide di ignorarmi senza motivo.

Non credo di aver sentito nemmeno terminare la canzone e Brandon non è riuscito nemmeno a rispondermi quando un rumoraccio frastorna le mie orecchie e, di conseguenza, la mia testa. Non so che fare, ma noto che tutti stanno iniziando ad allarmarsi.
Brandon si stacca da me all'improvviso, scomparendo in pochi attimi tra la folla e lasciandomi lì, in piedi, senza dire una sola parola. Nella sala ormai si sta innalzando il panico: nessuno sa cosa stia succedendo ed io non so cosa fare. Pochi attimi dopo, sento una presa sulla mia mano e vedo Freya che, con lei, mi trascina fuori dalla sala, mentre la voce del preside Halliwell inizia a pervadere i corridoi della scuola presumibilmente attraverso degli autoparlandi che fanno ammutolire tutti.
«Tutti gli allievi sono pregati di tornare nelle loro stanze. Non sappiamo a cosa sia dovuto lo scatto dell'allarme, ma siete invitati a restare nelle vostre camere finché non avremo fatto luce sulla questione».
Brandon sta bene, ne sono sicura, altrimenti avrei percepito qualcosa di negativo. Non sono preoccupata per lui, ma avrà avuto una buona ragione per scappar via così, no? Spero di non sbagliarmi, altrimenti sarei punto e a capo. Che sia scappato per assicurarsi che qualcuno più importante di me stesse bene?
Non posso far niente ora che sono in camera, se non ascoltare Kayleen che inizia a brontolare su quanto sia stata sfortunata per via dell'evidente fallimento che è stata la sua festa. Jewel la rassicura, mentre io mi estraneo come mio solito.
Freya nota il mio sguardo assente e si siede accanto a me, domandandomi a cosa stia pensando.
«Tu sai cosa significa questo allarme?» le domando, ignorando la sua attenzione di pochi istanti prima. Freya è la più studiosa tra le quattro e sono sicura che, come ha velocemente provveduto a raccontarmi della storia dell'università in biblioteca, possa fornirmi una spiegazione valida anche a questo quesito.
«A quanto so, il cinque luglio 1975 è scattato lo stesso allarme, Sophia. Ricordi dell'incendio di cui ti parlai in biblioteca? Beh, oltre all'uccisione di Leopold O'Neal, coofondatore di questo istituto, quella notte fu la prima di una lunga serie di sventure. Si dice che ci sia una figura misteriosa che susciti l'attivazione di questo genere di allarme quando è nell'istituto: al suo arrivo si percepiscono odori cattivi, tremolii e strani presagi negativi. So che il preside l'ha fatto installare apposta: è come se fosse costruito su misura per questo genere di pericoli» mi dice, sospirando.
«Non avevo mai assistito a nulla del genere nell'anno in cui sono stata qui» commenta Jewel, preoccupata, dopo aver ascoltato la spiegazione di Freya.
«Mi sento responsabile» non so perché, ma nella mia testa ha senso ed io devo spiegarlo anche a loro «Non conosco la motivazione di questo mio pensiero, ma mi sento responsabile!» sospiro, allarmata.
Tutto ciò sta avvenendo proprio adesso? Proprio dopo pochi giorni dal mio arrivo? E' certo che sia dovuto in qualche modo alla mia vicenda e mi domando se la visione di mia madre sia stata una giusta motivazione per venire qui.
« mettila! Non devi dire così: queste cose succedono spesso» mi rassicura Kayleen ed io annuisco, facendo finta di crederle.
Tutte riprendono a parlare della festa, nonostante la sua breve durata ed io, allora, inizio a riflettere, cercando di capire come poter fare a sgattaiolare via senza essere vista. Penso che Brandon non si sia minimamente preoccupato di sapere come stessi ed è proprio da lui che andrò per primo.





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