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CAPITOLO DIECI.


La preoccupazione sale, continua ad aumentare. Io mi sono completamente annullata, sto pensando solo a vegliare su Brandon che giace privo di sensi su un letto in infermeria.
E' strano pensare a come tutto sia iniziato proprio qui, in questa stanza. Per un attimo ripenso allo sguardo del mio medium che mi accoglie in un mondo che non avevo mai conosciuto, che nemmeno sapevo esistesse, ed inizio a credere che presumibilmente in quel momento stavo sbagliando a giudicare tutto dall'apparenza senza conoscerne il contenuto.
Ciò che è accaduto poche ore fa è stato strabiliante: ho visto cose alle quali avrei faticato a credere se me l'avessero raccontato, se non l'avessi viste con i miei stessi occhi. Sebbene io sia stata scettica fino ad oggi, la mia opinione attuale sembra essere evoluta in qualcosa di migliore, di bello. Non me ne andrò via da qui, non voglio e non posso.

Riflettendoci a mente lucida, la situazione sembra essere strana e c'è qualcosa che non mi torna. Salvare Freya è stato fin troppo facile, a mio parere, e sono sicura che i miei compagni d'avventura condividano questo pensiero con me: un gruppo di studenti giovani e inesperti sono stati in grado di salvare una loro amica, sottraendola dalle grinfie di mostri orrendi, irrompendo senza un vero e proprio piano e raggiungendo il loro obiettivo con tanta facilità? Niente del genere si è mai sentito prima nelle storie avventurose che conosco.

Non abbiamo del tutto avuto successo se Brandon è in questo stato, lo so. Mi chiedo perché sia toccato proprio a lui perdere tutto quel sangue e ritrovarsi a dover subire le conseguenze di una battaglia che non spettava a lui combattere, ma solamente a me... in qualche modo, sento di essere capitata in questo posto al momento sbagliato ed ho una strana sensazione che preme sul mio petto, come se qualcosa incombesse ed io non fossi pronta ad affrontarla.
Il tutto mi sembra estremamente assurdo, i miei pensieri sono molteplici e confusi. Sono così sconvolta da non sentire neanche la voce di Raphael che sta cercando di attirare la mia attenzione.
«Sophia, dovresti riposare» mi dice, affiancandomi e prendendo posto accanto a me su una sedia.
«No, non lo lascio qui» asserisco, ferma sulla mia decisione.
«Ci penso io, okay? Resto qui con lui, promesso... ma và a dormire un po', fà una doccia...»
Per un secondo sono tentata di dirgli no, ma il mio viso si inclina ed osservo come i miei vestiti siano sporchi e bagnati dal sangue di Brandon: ho bisogno di fare una doccia. Restia e controvoglia, mi alzo e cedo il mio posto al mio amico che sembra mantenere la sua promessa.
Mentre cammino verso la mia stanza, percepisco ancora un'altra strana sensazione al petto e sono abbastanza preparata, ormai, per capire che si tratta dell'angoscia di Brandon che, appunto, ribolle nelle sue vene, quindi anche nelle mie.
E' affascinante ed allo stesso tempo inquietante poter condividere se stessi con qualcuno completamente opposto. Ho imparato molte cose e lo devo principalmente a Brandon, per questo spero che si risvegli presto: ho troppe cose da dirgli, domande da porgli.

-


La doccia è calda e mi sciacqua di dosso il fango, il sangue ed i cattivi pensieri. Non mi sono accorta di una ferita che ho sul braccio e la disinfetto con cautela prima di rivestirmi. La mia stanza è vuota: sono passate circa quattro ore da quando siamo tornati e le ragazze hanno già provveduto a rinfrescarsi ed a riposarsi un po'.
La porta si apre ed io sento il cigolio del legno massiccio che abitualmente scricchiola. Alzo lo sguardo per assicurarmi che chi sta entrando sia qualcuno che conosco e mi rassicuro quando vedo Freya: è venuta per me.
«Sophia ... non ho ancora avuto modo di ringraziarti per ciò che hai fatto, assieme agli altri, ovviamente...» inizia a parlare « ono stata davvero male, ma sentivo che sareste arrivati e mi dispiace per non essere stata in grado di avvisarvi del pericolo in tempo...»
E' stanca, ha due borse gonfie e livide sotto gli occhi, ma è comunque bella. Sono contenta, perché so di aver seguito il mio istinto e grazie ad esso ho contribuito a salvare un'amica da una così brutta situazione. E' stato il minimo che potessi fare.
«Freya, non devi aggiungere nient'altro. Non ti avremmo mai lasciata lì» dico, guardandola. Non sono mai stata una persona amante degli abbracci, ma sento di doverla stringere in questo momento così difficile per entrambe.
«Sono preoccupata per Katherine, in ogni caso» aggiunge. Io cado dalle nuvole: cosa è successo a Katherine?
«Il volo ed il combattimento l'hanno stremata ed ora è in infermeria... ha bisogno di riposo, ha perso molte energie e circa un'ora fa è svenuta...»
Porto una mano sulla la mia fronte ed impreco mentalmente. Tutto in questa vita ha un prezzo e lo so comprendendo solamente adesso, ma se Katherine non avesse preso le sembianze di quell drago, probabilmente saremmo tutti ancora lì a combattere.
Scuoto la testa, rammaricata, mentre la osservo.
«Non sapevo che fosse un problema trasformarsi, per lei, ma era necessario... » parlo, ma lei continua la frase per me.
«–per salvare Brandon , lo so ... beh, quelli come lei devono fare attenzione a non rimanere per troppo tempo sotto la forma dell'animale che scelgono, specialmente se si tratta di un possente drago... Katherine è stata davvero coraggiosa» annuisce, andando a sedersi mentre si massaggia una spalla.
Sono convinta che Katherine starà bene e sono d'accordo con lei: è stata formidabile.
«Sono venuta qui per dirti anche un'altra cosa» mi dice, mentre prendo posto accanto a lei. Non so cosa vuole dirmi, ma vedo i suoi occhi impauriti sbarrarsi leggermente al solo pensiero e le poso una mano sulla schiena, per rassicurarla.
«Ti hanno fatto qualcosa?» chiedo, allarmata, immediatamente.
«No, no...» mi rassicura « i tratta del marchio: ho visto il marchio dei sequax, quello che ci permetterà di poter stanare qualsiasi traditore. Nessuno prima di me lo aveva visto, credo... loro lo nascondono in modo da non poter essere scoperti e, quando sono sotto la loro forma umana, il marchio sembra un normalissimo tatuaggio, mentre quando assumono la forma di quei mostri spaventosi, il marchio si muove, striscia, parla...» mi spiega, mentre prende la mia mano e mi chiede di chiudere gli occhi.
Lo faccio ed in un nano secondo vengo catapultata di nuovo in quell'orrida capanna. Mi sto muovendo e sto cercando in tutti i modi di liberarmi dalle corde che mi bloccano sia le mani che i piedi. Non ho via di scampo ma, quando alzo lo sguardo, noto un sequax che sta facendo la guardia alla porta e noto la sua caviglia scoperta. Sento una voce, un sussurro cupo che mi gela il corpo e mi fa rabbrividire: mi impedisce di muovermi, mi incute paura.
Cerco la fonte del suono e la trovo, subito, nel marchio che è disegnato sulla caviglia del sequax: due linee oblique ricurve si uniscono formando una sagoma simile ad un occhio, graffiata da due linee che dividono la figura in tre parti. Il disegno, grande quasi quanto un pollice, si schiude e si richiude, mi osserva e lo percepisco sulla pelle, nelle vene, mentre la terrificante voce mi paralizza ancora di più.
Freya interrompe la mia visione ed è allora che assumo la consapevolezza di aver appena visto ciò che ha vissuto lei. Ho la pelle d'oca e sono spaventata, ma contenta per aver potuto vedere effettivamente di cosa si tratti.

Questo è sicuramente un passo in avanti.
«Hai capito cosa intendo?» mi domanda ed io annuisco, sospirando.
«L'hai mostrato anche agli altri?» chiedo e credo che dovrebbe farlo.
«Solo a Raphael ed a Mike, non sono in grado di mostrarlo anche agli altri ora» mi dice, stanca.
Annuisco e la conforto consigliandole di non preoccuparsi perché so che sarà sicuramente più facile informare gli altri dopo una bella dormita. La ringrazio, ciò che ha visto potrebbe esserci di grande aiuto per stanare i sequax e, di conseguenza, il loro padrone. Sono già pronta a mettermi all'opera, a pensare ad un piano per trovarne uno e capire quali siano le loro intenzioni, ma Freya continua a parlarmi.
«Devi stare attenta Sophia. Esporti in prima persona è da evitare... non puoi rischiare così tanto... Non se non sai contro cosa combatti...» mi dice, dopo che le ho espresso le mie intenzioni di scavare a fondo sulla questione in modo vago, ma deciso.
«Sarò cauta, ma tutto questo ha preso piede da quando sono qui ed è giusto che io indaghi...» concludo.
La saluto per tornare velocemente in infermeria, sperando di avere buone notizie. Sento la delusione invadere il corpo quando vedo Brandon ancora privo di sensi e, a pochi letti di distanza, vedo Katherine. Non riesco a convivere con il pensiero che dei mostri possano averli ridotti così. E, poi, a quale scopo?
Sorrido a Raphael, spiegandogli di sentirmi meglio, e riprendo il mio posto.
Sono preoccupata per Brandon e mi manca sentire la sua voce. Ripenso alla scorsa sera, a quando mi ha consolata, e capisco solamente ora quanto Brandon fosse realmente disposto a sacrificarsi per me. Nessuno mi aveva mai dato una dimostrazione così grande di lealtà, di fiducia.

Mi maledico per non aver impedito che tutto ciò accadesse: sono inesperta, spaesata e spaventata da tutto questo. Non ho mai provato nulla di simile per una persona ma, ora che rischio di perderla, mi sto accorgendo di quanto sia importante.
Stringo la sua mano, sedendomi sul letto: ritengo che la sedia sia troppo distante e, ora che sono accanto a lui, il mio cuore inizia a palpitare. Sono così imbarazzata che arrossisco e ringrazio il fato per aver fatto accadere ciò mentre lui non può vedermi. Le sensazioni che provo sono molteplici, ma la prima è felicità. Credo di star provando le sensazioni di Brandon: allora perché non mi spiego come possa esser diventata allegra tutto d'un tratto?

Socchiudo gli occhi e vedo, sento, provo delle cose che non mi ero accorta di provare. Le mie emozioni sono talmente amplificate che non concepisco come possa star succedendo qualcosa del genere: sento un calore crescere nel petto, un calore che mi sta dando una carica pazzesca, paragonabile all'adrenalina di quando ci si trova sulle montagne russe. Ho socchiuso gli occhi perché non riesco a gestirla, devo stringere la sua mano con un po' più di forza. Credo di percepire anche una sensazione di paura nel petto, quello che sta accadendo mi ha colto alla sprovvista. Spero di non star stritolando la mano di Brandon.
Apro gli occhi e comprendo: l'aura, la luce che vedo gonfiarsi attorno al mio petto sembra combaciare perfettamente con quella della descrizione che i miei amici mi hanno fornito quando ho domandato loro di come potessimo accorgerci di essere effettivamente destinati ad un medium. Sono felice, così felice che mi commuovo mentre guardo Brandon e gli chiedo a voce alta di tornare da me, di svegliarsi per poter vedere cosa sta accadendo in questo momento. Non sono triste, non stavolta. Sono speranzosa, attendo un risvolto positivo perché ora so che Brandon mi completa definitivamente.
Le mie preghiere non vengono esaudite ma, al contrario, odo la voce del preside Halliwell che mi sta parlando.
«Sophia... ti stavo proprio cercando» ha iniziato a parlare ed io sono sicura di star per sorbire la peggiore delle ramanzine «Perdonami se ho interrotto un momento così intimo con il tuo medium, ma devo parlarti di alcune cose...»
«Signor preside, io ... mi dispiace per non averla avvisata della nostra fuga e non essere stata in grado di impedire ciò...» sospiro, guardando Katherine, poi Brandon. E' uno dei suoi studenti migliori e credo mi odierebbe se gli succedesse qualcosa di serio. Sono convinta che lui si aspetti molto da me e non mi piace il pensiero di averlo deluso.
«Non voglio rimproverarti, ma congratularmi con te, Sophia. Ho già parlato con i tuoi compagni ed avrete tutti crediti e bonus per ciò che avete fatto. Se me lo aveste detto, vi avrei impedito di andare e voi sareste comunque scappati... L'ho fatto anche io quando avevo la vostra età e frequentavo questo istituto: non seguivo mai le regole che mi venivano. Freya è un'ottima studentessa, ma è in primis un'ottima persona ed io sono fiero, fierissimo, di avere studenti intraprendenti e coraggiosi come voi. Ciò che vorrei raccomandarvi è di fare tanta, moltissima attenzione. Queste persone non hanno metri di misura, Sophia, avreste potuto farvi male... ma guardiamo il lato positivo: siete stati bravi, abili. Ma non fatevi mai più venire in mente di fare una cosa simile senza avvertirmi perché non sarò più così magnanimo!» mi spiega, sedendosi di fronte a me. Mi sono accorta di quanto la sua espressione sia tranquilla e mi rendo conto che non sta mentendo. Rupert Halliwell è un uomo particolarmente buono, paziente, competente ed è un ottimo preside. Mi sarei aspettata una punizione o addirittura di essere espulsa per aver causato un simile problema, ma per qualche strana ragione, invece mi ha compresa e rassicurata.
«La ringrazio... io... mi dispiace davvero preside Halliwell... per tutto» annuisco. Non so cosa dire, non so cosa fare. Non capisco molto in questo momento e, dopo ciò che ho sentito pochi attimi prima, vorrei solo che Brandon si svegliasse e mi dicesse cosa fare, perché lui riesce sempre a trovare una soluzione.
«Si riprenderanno entrambi» mi assicura, alzandosi e lasciando un ultimo sguardo ai miei amici, prima di dileguarsi. Io spero che abbia ragione e contraccambio il suo saluto con un lieve sorriso speranzoso.

-


Passo la serata a pensare a tutto ciò che è successo e, solo dopo svariate ore, raggiungo la mia stanza. Jewel, Freya e Kayleen sono addormentate ed io sono convinta che farò fatica a riposare, seppur ne senta il bisogno.
Vorrei poter far scorrere il tempo più velocemente per poter vedere Brandon sveglio e per poter porre fine a questa storia.
Chiudo gli occhi per qualche secondo e, stanca, crollo in pochi attimi, tormentata da tutti gli accadimenti di questa maledetta giornata.
Quando mi sveglio vedo l'alba attraverso i vetri della finestra. E' il momento della giornata che preferisco: c'è silenzio, la natura si sveglia con me ed io ringrazio nuovamente chiunque mi abbia creata per avermi fatto ammirare ancora una volta lo spettacolo che è il sorgere del sole.

Mi alzo silenziosamente ed in pochi minuti ho raggiunto l'infermeria. Katherine e Brandon sono posti su letti lontani ed io mi stendo su quello accanto alla mia amica per qualche secondo. La distanza che ci separa è così forte che scatto alzandomi nuovamente e mi inginocchio dinanzi al suo letto e la osservo, accarezzandole i capelli corvini.
«Mi dispiace, Kath... senza il tuo aiuto lui sarebbe morto ed io – io avrei perso per l'ennesima volta una parte di me. Non ho come sdebitarmi, ma posso solo ringraziarti...» la mia voce è flebile e sono così dispiaciuta che urlerei se potessi.
Non so se Katherine mi abbia sentito, ma noto dopo pochi secondi un sorriso sforzato sul suo viso ed è allora che mi chino per lasciarle un bacio sulla fronte ed allontanarmi, infilandomi nel letto accanto a quello di Brandon, dove crollo dopo pochi minuti, addormentata, mentre veglio su di lui.
Quando mi sveglio sono passate due ore dalla mia scappatella notturna e mi sento molto più sollevata. I miei occhi si schiudono e, quando la mia vista non è più offuscata, noto la presenza di Heron, in piedi di fronte al letto di Brandon .
Sono basita, innervosita e quasi perplessa all'idea che lui possa stargli accanto.
«Che cosa ci fai tu qui?» gli domando, scattando mentre mi ritrovo in piedi di fronte a lui, dal lato opposto del letto.
«Non posso venire a trovare il mio bel fratellino? L'hai ridotto proprio male, White» il suo sorrisino sprezzante è l'unica espressione che io abbia visto sul suo viso.

Incrociando le braccia al petto, sbuffo.
«Cosa vuoi, esattamente, Heron?» gli chiedo, ignorando la sua frecciatina priva di senso.
«Volevo porgere un ultimo saluto a mio fratello» si sta avvicinando a me, cauto e lento. Mi fa ribrezzo vedere come una persona possa essere così meschina, subdola e non mi capacito dell'odio che provi nei confronti del fratello.
«Si riprenderà. Tu devi stargli lontano, invece» gli punto un dito contro «Altrimenti io –» gli dico, ma lui non mi lascia finire perché afferra con energia il mio polso e lo stringe. E' forzuto e mi sta facendo male, ma cerco di non perdere il contatto visivo con il suo e di non far trapelare il dolore che sto provando in questo momento.
«Altrimenti tu cosa, lurida ed insignificante White? Mi prendi a pugni? Entri nella mia mente e mi farai avere un incubo? Credi di riuscire a spaventarmi?»
E' così perfido che non riesco a controbattere con nemmeno una parola. Il mio polso pulsa sotto la sua presa stretta ed io non sono in grado di reagire. Lo sto osservando, mentre cerco un punto debole da colpire: sono sicura che mi potrebbe aggredire e, se ci riuscisse, non avrei via di scampo vista la sua costituzione e la sua forza.
E' in questo momento che noto un particolare che mi fa rabbrividire, mentre la sua gola ricca di astio nei miei confronti continua a sputar fuori valanghe di minacce. Heron, sull'avambraccio, ha un tatuaggio che assomiglia al simbolo che Freya mi ha mostrato ieri. Sto facendo due più due, sto realizzando solo ora un particolare che doveva essere evidente, lampante ai miei occhi, così torno a guardarlo sicura di me stessa.
«Ognuno di noi deve guardarsi le spalle, giusto, Heron?» gli dico, inarcando un sopracciglio, lanciando uno sguardo al suo avambraccio «Sta pur certo che io scoprirò chi sei e cosa vuoi realmente... Ma, nel frattempo, lascia stare Brandon» gli dico e lui mi lascia il polso, strattonandolo.
«Oh, lo vedremo» il suo sguardo saccente e la sua bocca velenosa hanno smesso di rivolgersi a me, mentre si sta avviando verso l'uscita ed io riprendo a respirare regolarmente ed a massaggiarmi il polso, dolorante e pulsante vista la sua forte stretta.




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