CAPITOLO DICIANNOVE.
Stento a credere a ciò che ho appena visto: Harry è vivo.
Vorrei davvero riuscire a decifrare cosa stia accadendo, ma sento semplicemente il cuore battere forte nel mio petto colmo di felicità. Se qualcuno potesse immortalare l'espressione dipinta sul mio viso, ora, non potrebbe definirla: c'è tanta sorpresa, tanta confusione, ma anche tanta gioia.
Il mio migliore amico se ne sta dall'altra parte del ponte che divide le due torri, quella opposta a dove siamo io e Brandon. Ha uno sguardo strano, probabilmente confuso. Intuisco il suo stato d'animo, è triste, frustrato e certamente senza forze, perciò immagino che avvicinarmi a lui per soccorrerlo sia la cosa giusta da fare. Sento, però, la mano di Brandon che stringe improvvisamente il mio polso e mi volto per guardarlo: ho davvero bisogno di andare da Harry.
«Sophia, aspetta...» mi dice, ma io davvero non capisco quale sia il problema. Sono accecata dalla voglia di abbracciarlo, dopotutto lui è l'unico che mi sia realmente stato accanto durante tutta la mia vita.
«Cosa, Brandon? E' vivo! Lo vedi? Harry è vivo!» saltello contenta.
«Sì, lo vedo, ma osservalo bene: è stato marchiato. Guarda il suo collo...» mi dice ed io sposto il mio sguardo verso la figura del mio migliore amico che, dapprima confuso e spaesato, ora mi sta osservando. O meglio, mi sta spaventando. Ha un'espressione diversa, sembra arrabbiato e mi guarda persino con un sorriso divertito stampato sul volto, come se non capisse chi io sia realmente.
«Com'è possibile?» domando, mentre cerco di far alzare nuovamente Brandon in piedi. Starò attenta, devo proteggere lui e me stessa da qualsiasi cosa possa accadere. Per l'ennesima volta, se non ci fosse stato Brandon, probabilmente non avrei saputo come agire.
«Non lo so, ma dobbiamo fare attenzione, Sophia...»
«Io–io devo parlargli, devo sapere...» rispondo a Brandon mentre avvolgo il suo braccio attorno al mio collo e poi inizio a muovere qualche passo verso il ponte. Sono spaesata, ma non posso ignorare questa situazione.
Sto camminando lentamente, in maniera cauta, ma fremo dalla voglia di arrivare dall'altra parte. Nella mente scorrono i ricordi che ho con Harry: dalla prima volta in cui ci siamo presentati a quella in cui ci siamo detti che ci saremmo sempre stati l'uno per l'altra. Ci siamo fatti delle promesse, promesse che avrei dovuto e che avrei voluto mantenere se solo la mia vita non si fosse improvvisamente capovolta, sconvolgendosi completamente. Penso e ripenso che non avrei dovuto abbandonarlo, che avrei dovuto renderlo partecipe di questo nuovo mondo a cui appartengo.
Ed ora, forse, è troppo tardi.
Siamo quasi arrivati dall'altra parte del ponte quando sento la presa di Brandon mancare e mi volto di scatto, lanciando quasi un urlo mentre lo vedo schizzare all'indietro, come se qualcuno l'avesse velocemente strappato via, trascinandolo lontano da me.
«Brandon!» urlo spaventata, impaurita mentre osservo la sua espressione dolorante ed atterrita, ma quel momento dura pochissimi secondi, così pochi che non riesco nemmeno a muovere un altro passo.
Intorno a me tutto trema. Mi sento tirar via da qualcosa o, meglio, qualcuno e sotto i miei piedi percepisco ancora la presa salda del pavimento, di quelle mattonelle antiquate che, fino a pochi secondi prima, ci reggevano saldamente. E vedo il grigio ponte perdere lentamente la sua forma, sgretolarsi lentamente mentre con gli occhi osservo il mio medium, il mio salvatore, la mia guida, il mio amore, scomparire sotto le macerie, dalle quali si innalza un polverone enorme mentre il rumore, quel rumore straziante delle mie urla, delle sue, il boato appena placatosi rimbomba nella mia mente.
Mi rendo conto solo pochi secondi dopo che il ponte sul quale pochi momenti prima eravamo insieme, ora è crollato. Ed io sono sola. Brandon non è con me.
Mi volto ed osservo Harry che, apparentemente calmo, mi ha tirata prendendomi dal busto, impedendomi di precipitare.
Scatto immediatamente allontanandomi da lui, indietreggiando ed ora, crollata sulle ginocchia, sto urlando dalla disperazione, sono straziata da tutto il dolore che provo negli ultimi giorni ed ora so che, sotto quelle macerie, probabilmente Brandon non è sopravvissuto. Ed è colpa mia. Sono sconvolta, dentro di me sento un vuoto immane che non riesco a gestire, mentre sul mio volto le lacrime scorrono ed io scuoto la testa, incredula. Percepisco una sensazione indescrivibile, i miei occhi fissano il vuoto e non riesco a proferire parola, finché non odo quelle che una voce familiare sta proferendo.
«Era ora che quell'idiota sparisse» dice soddisfatto. Lo sto osservando, non sono più accasciata, in ginocchio, intenta a fissare il vuoto.
Harry ha davvero detto una cosa simile?
«Ch─Che vuoi dire...?» chiedo, tremolante. Sono spaventata come mai prima nella mia vita.
«Che quella scena strappalacrime è durata fin troppo ed io non volevo alcun intralcio mentre avremmo parlato. Semplice, no?»
Il mio cuore perde un battito mentre lo ascolto. E' opera sua? Ho litigato con Brandon per poterlo vendicare ed ora, invece, chi aveva perso la vita per colpa di Harry era stato proprio lui.
Non posso credere a quello che sta dicendo.
I miei occhi sono sbarrati, sto stringendo i pugni e vorrei davvero scagliarmi contro di lui, riempirlo di insulti, di schiaffi, di calci e pugni, ma non riesco a muovermi. Non per mia volontà, semplicemente perché il mio corpo non sembra obbedire ai miei ordini. Sono nel panico, vorrei urlare ed esplodere perché mi sento incapace di proteggere le persone alle quali voglio bene, perché ho perso mia madre, la mia famiglia adottiva, ho perso Brandon ed anche Harry. Ma l'Harry che ho di fronte non è quello che conosco, è un estraneo.
«Cosa c'è, Sophia, hai perso la voce?» mi domanda ridendo, mentre i suoi occhi color ghiaccio contornati dalle evidenti occhiaie mi fissano. Sta muovendo qualche passo verso di me ed io sto cercando di indietreggiare, ma i miei piedi sono bloccati, saldi sul terreno.
«No! Non puoi muoverti: lo farai solo quando deciderò io» mi spiega ed io scuoto la testa, sto cercando di essere razionale e di metabolizzare tutto quello che sta accadendo. Sto cercando di reagire.
Devo farlo.
«Chi sei tu? Tu non sei Harry, non sei il mio migliore amico... tu─tu hai ucciso Brandon! Sei un fottuto mostro!» urlo, sto ringhiando quelle parole perché non ho la forza di versare altre lacrime.
Ho sempre pensato che piangere fosse una cosa da deboli e continuo a pensarlo anche ora, ma non ho altro modo di sfogare le mie angosce perché Harry mi ha, in qualche modo, intrappolata e la cosa mi sta rendendo aggressiva. Se potessi muovermi, probabilmente non risponderei di me.
«Chi sono io? Vuoi saperlo, Sophia?» sta ridendo, probabilmente la domanda lo diverte. Ed io sto per rispondere quando Harry schiocca le dita e tutto attorno a noi cambia, come se fossimo circondati da schermi e qualcuno stesse facendo scorrere delle fotografie enormi attorno a noi, cambiando lo sfondo paesaggistico.
Non siamo più sul ponte, i colori attorno a noi sono diversi, macabri ed io sento una sensazione di oppressione comprimersi nel mio petto. Siamo a Londra, ma è notte fonda e non c'è nessuno per strada. Il panorama sta cambiando, è Harry a gestirlo e gli basta muovere le mani per creare quell'illusione, un genere di illusione che non ho mai visto. E mi sento strana, probabilmente l'adrenalina sta svanendo ed io sto crollando, sto per cedere al dolore.
Intorno a me, ora, ci sono le sue cose: siamo nella sua stanza, a casa sua. E' strano che mi venga in mente quando stavamo insieme lì, sul letto o a giocare ai video games, è strano che io stia ripensando al fatto che, se non fossi stata così legata a lui, ora non sarei qui a sopportare questo, a sopportare un dolore così forte, una perdita che mi sta rapidamente logorando l'anima ed un'altra che credevo esserlo ma che, invece, ho dinanzi a me in carne ed ossa.
«Loro mi hanno preso. Mi stavo abituando alla tua assenza, ormai. Stavo studiando tranquillamente quando tutto intorno a me è diventato buio, tetro, non riuscivo a pensare, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Ho pensato che fosse tutto uno scherzo organizzato da qualche amico nuovo amico che mi ero fatto, ma non lo era invece, Sophia...» mi dice, voltandosi a guardarmi con uno sguardo spento «Non lo era per niente. Ho lottato fisicamente quando mi hanno preso, quando mi hanno infilato un sacco in testa e mi hanno legato... sono stati bravi, non ho sentito dolore, solo angoscia. Ero terrorizzato all'idea che volessero uccidermi, ma non ne comprendevo il motivo: io non avevo mai dato fastidio ad una mosca e tu lo sai bene. Il ragazzo nerd della scuola, lo sarei stato poi persino dell'università. Ecco cos'ero e cosa sarei sempre stato: un incapace ragazzino che non avrebbe mai saputo cosa sarebbe potuto diventare grazie a loro»
«Grazie a loro? Harry, ma cosa stai dicendo?» domando, cercando di muovermi, ma non ci riesco. Ascoltare il suo discorso mi ha messo i brividi, sono spaesata e stranita dal fatto che chiunque abbia organizzato tutto questo abbia deciso di colpire me, proprio me, che non conoscevo nulla di tutta questa storia fino alla notte in cui Freya fu rapita.
Harry si volta di scatto, facendo scrocchiare le ossa del suo collo. Mi sta spaventando: percepisco una strana sensazione ora che mi sta fissando e sono quasi sicura che voglia uccidermi dopo aver finito di raccontarmi cosa gli sia successo.
«Cosa sto dicendo? Dico che loro mi hanno cambiato, Sophia, mi hanno reso finalmente ciò che ho sempre desiderato d'essere... sono potente, sono forte, ora nessuno potrà più prendersi gioco di me!» la sua voce è imponente e, per l'ennesima volta, lo scenario attorno a noi è cambiato. Siamo in una stanza, nella penombra ed io vedo un altro Harry, quello del ricordo, privo di sensi steso su un lettino, mentre dei sequax lo stanno legando alla sedia. Riconosco la maglietta che indossa ed è la stessa che aveva nella mia visione, quando li avevo visti chiaramente mentre gli stavano trafiggendo il cuore con un coltello dalla lama affilata. Era bastato un minimo tocco per toglierli la vita.
«Quindi mi avete presa in giro? Tu hai contribuito? Sapevi cosa stavano facendo?» gli urlo quelle parole mentre gli occhi lo guardano lucidi, distrutti da un tradimento simile.
«No, io non sapevo cosa mi stessero facendo. L'ho scoperto dopo, Sophia...» sta compiendo dei passi verso di me, siamo ancora nel luogo in cui quei mostri mi avevano fatta credere di averlo ucciso. Ora che sposto lo sguardo, noto il braccio dell'Harry del ricordo attaccato ad una flebo, comprendendo che i sequax stavano trasfondendo il suo sangue, sostituendolo con uno più scuro, quasi nero. Sono disgustata a quella visione, ma i miei occhi non continuano a esaminarla perché le dita di Harry hanno spostato il mio viso ed io, ora, sto guardando lui.
«Dopo aver capito che il mio sangue era prezioso per loro e per gli esperimenti che stavano conducendo, qualcuno ha deciso che era il caso di salvarmi la vita. Così, mi hanno sottoposto a delle trasfusioni, a delle scosse elettromagnetiche, mettendomi alla prova, testando la mia resistenza...» mi spiega, sorridendo soddisfatto.
Sto elaborando, nella mia mente le informazioni scorrono veloci ed io mi domando come sia possibile che un essere umano sia sopravvissuto o che, in qualsiasi caso, possa aver acquisito dei poteri sovrannaturali artificiosamente.
«E' impossibile: nessun umano è mai divenuto un Augeo, non è umanamente immaginabile...» rifletto ad alta voce. Lo sto affermando, ma non sono sicura di ciò che dico perché ho chiaramente un Augeo artificiale davanti agli occhi.
«Farai bene a ricrederti, Sophia, perché hai davanti un nuovo Harry, un nuovo uomo che ti sta offrendo una via d'uscita...»
Io stento a credere a ciò che sta dicendo, non ho davvero il coraggio di rispondergli. Non ho né la forza di spiegargli che vorrei non averlo mai lasciato da solo a Londra, né che ora mi sta spaventando a morte o che lo odio per aver ucciso Brandon. Ma è come se lui lo sappia già, come se si sia reso conto di ciò che sto pensando e possa condividere i pensieri con me, esattamente come faceva Brandon.
Potevo farlo solo lui, con quella persona con la quale ho stretto un giuramento. Quella persona che lui mi ha strappato via.
Sento anche che qualcosa sta cambiando dentro di me, perché se Harry può leggere i miei pensieri allora significa che potrei avere un legame anche con lui, qualcosa che potrebbe vagamente somigliare a quello che avevo con Brandon.
«Quale via d'uscita?» domando, calma. Lui è così vicino a me ed io percepisco la sua carezza sul viso, quella carezza che ora mi serve così tanto, mi conforta quasi. I suoi occhi non smettono nemmeno per un attimo di osservarmi ed io sto seriamente dimenticando a cosa stessi pensando un attimo fa. Sto seriamente considerando l'idea di andare avanti. Ormai Brandon è morto e chissà cosa sarà successo agli altri. Dovrei sopravvivere, giusto? Dovrei andare avanti.
«Sophia, Sophia... hai idea di quanto sia preziosa la tua mente? Hai idea di quanto la mia migliore amica mi sia mancata?» mi sta dicendo ed io percepisco un senso di liberazione. E' come se, grazie al suo tocco, stesse sottraendo dal mio petto tutto il dolore che sto provando in questo momento, come se avesse preso il mio cuore spezzato e lo avesse ricucito.
Mi sta alienando da ogni preoccupazione, da ogni dolore, da ogni afflizione che sentivo martellarmi nel petto.
Mi rendo conto di avere una scelta, una scelta macabra, ma pur sempre scelta. Lo sto osservando con uno sguardo perso, quasi confuso mentre lui continua ad avvicinarsi a me, come mai prima.
«Potremmo fare grandi cose insieme...» sussurra, vicino al mio orecchio ed io sorrido. Sta dicendo la verità: io ho una grande mente e dei poteri estremamente forti, poteri che ho fatto fatica a gestire fino a pochi mesi fa, ma dei quali ora ho il pieno controllo. Potrei essere imbattibile con lui, potrei finalmente testare la mia forza, la mia mente e spingermi al limite.
Ho socchiuso gli occhi, sto sorridendo mentre percepisco la potenza, la padronanza dei miei poteri e mi rendo conto solo in quel momento di ciò che sta accadendo.
Harry mi sta manipolando, me ne sono appena resa conto. Non mi fregherà, non si prenderà gioco di me.
Spalanco gli occhi e scuoto la testa, spingendolo via. Sono libera ora e posso muovermi, per questo lo spingo sul resto del ponte che è rimasto dopo il crollo.
«Sono più forte di quanto credi, Harry!» gli urlo, sto stringendo i denti e mi sto innervosendo nel vederlo ridere, camminare verso di me mentre la sua mente viaggia, decisa quindi a porre fine alla mia esistenza.
Sono al massimo della sopportazione, ma comunque non so come agire al momento «Smettila, cazzo, non voglio farti male!» urlo, scuotendo la testa.
Non ci vuole molto prima che entrambi ci ritroviamo l'uno contro l'altra, come mai prima nella vita, a scagliarci oggetti contro grazie alla forza della nostra mente. Harry sembra potente, ma io sono consapevole delle mie capacità e lo sto fronteggiando, sto riuscendo a combattere. Lo sto facendo per mia madre, per Brandon, perché sono in grado di proteggere le persone alle quali tengo. E so che non è Harry la causa di tutto, so che probabilmente anche la sua mente è manipolata e che se potesse vedermi con i suoi occhi, con quelli che mi hanno sempre voluta bene, si fermerebbe immediatamente.
Invece ora mi sta scagliando contro un muro ed io sbatto violentemente la testa, ritrovandomi rintontita, con un fischio nell'orecchio, mentre percepisco una sensazione di cedimento. Ma non posso cedere. Non so come, ma Harry ci ha catapultati in una delle stanze all'interno della torre più piccola e tutto intorno a noi è in disordine, come se avessimo combattuto lì dentro.
Sto cercando di rialzarmi ma barcollo, non ho la forza e non ci metto molto prima di rendermi conto di star sanguinando. Mi passo le dita tra i capelli e vedo il sangue rosso che ha sporcato le mie dita, ma non cedo. Gli occhi sembrano volersi chiudere, ma la mia forza di volontà è più potente del dolore lancinante che sto percependo. Faccio fatica a muovermi fisicamente, ma raccolgo tutte le mie forze e mi metto in piedi quando vedo un gruppo di sequax raggrupparsi dietro Harry, pronti ad aiutarlo a combattere: io sono sola. Non ho idea di dove siano gli altri.
Cerco di proteggermi, in qualche modo, dai loro gridi, dai versi senza senso che stanno emettendo e dal campo di forza che Harry mi ha appena scagliato contro, mentre cerca di stendermi, di darmi il colpo di grazia.
Io sono stanca, sono così stanca che avrei voglia di urlare, ma non ci riesco, sto cedendo.
Sono consapevole di aver condotto tutti i miei amici lì e di averli inevitabilmente messi in pericolo. Il preside non c'è ed io penso a quanto fosse importante per lui, per mia madre, vincere questa battaglia. Ma chi avrei preso in giro? Vincere contro così tante persone da sola sarebbe stata un'impresa impossibile.
«Sophia! Sophia!»
Sto percependo delle voci, voci familiari che mi spingono a sforzarmi ad aprire gli occhi, i miei occhi verdi che ora osservano i miei amici arrivare lì, in mio soccorso, pronti ad aiutarmi.
Raphael, Jewel, Kathleen, Mike, Freya, Kayleen, Benjamin, Dave, sono tutti lì e si sono messi davanti a me, pronti a farmi da scudo. Sono felice di vederli, stanno tutti bene, manca solamente Brandon all'appello. Sto cercando di reggermi in piedi, ma non ci riesco, sento il mondo crollarmi addosso e, mentre loro contrastano Harry ed i sequax, io mi sto lasciando andare. La mia mente è cosparsa di pensieri negativi e sento che saranno gli ultimi che potrò sostenere.
E così, mi lascio andare, sedendomi per terra mentre gli occhi rimangono chiusi e provo a riprendere fiato, mentre persisto nel non lasciarmi andare, nel non lasciarli vincere. E lo faccio, lo faccio solo quando sento una voce, la sua voce, parlarmi, dirmi che devo resistere, che è tutto okay.
Così, apro gli occhi e vedo Brandon, ha un taglio sulla fronte, ma è di fronte a me. Poso una mano sul suo viso, lo sfioro e lo accarezzo delicatamente mentre alzo gli angoli della bocca in un lieve sorriso.
«Sei qui...» mormoro. Percepisco le lacrime scorrere sul mio viso, ma sono lacrime di felicità. Tutto il mio mondo è dinanzi a me, tutto ciò di cui ho bisogno per stare bene è qui, che mi accarezza il viso, che continua a ripetermi di non preoccuparmi, che tutto andrà bene.
«Come hai fatto..? Io ti ho visto sprofondare assime alle macerie, tu non–»
«Katherine mi ha afferrato, si era trasformata, e con lei c'era anche Raphael... mi hanno preso prima che potessi toccare terra...» mi sta spiegando, mentre con una mano avvolge piano la mia spalla e cerca di farmi alzare. Solo ora si accorge del sangue che sta scorrendo sulla mia nuca.
«Sophia? Sophia... cosa diavolo... te l'ha fatto lui?» mi sta chiedendo, ma io ho la vista appannata e non riesco ancora a capire se sto sognando o se Brandon sia reale. Mi rendo conto del fatto che, grazie al suo tocco, sta cercando di incanalare dell'energia nel mio corpo, facendomi sentire immediatamente meglio.
Ora ho gli occhi aperti e posso osservarmi intorno. Gli altri stanno ancora combattendo e stanno accerchiando Harry, stanno provando ad incastrarlo.
Brandon mi sta aiutando ad alzarmi e sto avanzando qualche passo con lui mentre osservo la scena: mi sento inutile, ma sono fiera dei miei amici.
Raphael si è catapultato contro Harry e Brandon lo sta seguendo. La maggior parte dei sequax è stata incastrata in varie bolle energetiche zampillate da Mike e Freya che sembrano essere intenti ad osservare attentamente ogni loro mossa, ogni tentativo di opporsi che sembra essere vano. La loro energia, messa insieme, sembra essere più potente dei loro sforzi di liberarsi. E' impossibile resistere a lungo per loro ed ecco che Jewel richiama Dave per farsi aiutare, caricando con delle scosse fuoriuscite dai palmi delle loro mani quelle bolle energetiche nelle quali erano stati intrappolati i sequax, dai quali ora possiamo udire solamente lamenti al minimo movimento o tentativo di ribellione.
Sono un'ottima squadra: ognuno di loro sa ciò che devo fare ed io, invece, ho la netta impressione di non essere riuscita a gestire quella situazione in maniera lucida, di essere stata incapace di sottrarmi al soggiogamento di pochi attimi prima da parte di Harry. E, mentre sono persa nei miei pensieri qualcosa, o meglio, un urlo mi riporta alla realtà.
Raphael e Brandon sono riusciti a bloccare Harry, Raphael lo tiene bloccato per le braccia e Brandon sta manipolando la sua mente, in modo da non lasciargli opporre resistenza, ma sembra difficile. E' tutto difficile, Harry è estremamente potente.
«Cosa credete? Che voi, stupidi studenti di una stupida scuola da quattro soldi potrete riuscire a fermarmi?» sta ridendo, ride di gusto come se ciò che ha appena detto sia normale, troppo sicuro di sé e delle sue capacità per rendersi conto di star perdendo.
A quel punto, scuoto la testa ed avanzo verso di lui, convinta di ciò che sto per fare. Non faccio nemmeno caso a ciò che sta blaterando, mi concentro solo e soltanto su me stessa.
Socchiudo gli occhi, piegando la testa di lato. L'ho letto, l'ho letto da qualche parte e devo riuscirci, devo riuscire a concentrarmi sul suono del vento che percepisco al di fuori delle finestre, sul cinguettio di qualche uccello in lontananza, sui respiri affannati dei miei amici che, ora, sono immobili dinanzi a me. E schiocco le dita, proprio come ha fatto Harry prima, immobilizzando il tempo, immobilizzando tutti al di fuori che me. Ho pochi secondi per riuscire a capire, a gestire questa situazione improvvisata. E mi avvicino ad un Harry immobile, posando due dita sulla sua tempia. So di poter interpretare i suoi pensieri, di carpirli proprio come ha fatto lui con me, prima. So di poter vedere al di là di quella cattiveria, ci spero col profondo del mio cuore.
Eppure, mentre sto cercando un briciolo di bontà nella mente di Harry, mi sento afferrata da lui e capisco che la mia illusione è terminata che che, per fortuna, Brandon è riuscito a sottrarmi dalla sua presa, stavolta, facendomi compiere dei passi indietro. Vedo Raphael a terra e noto che Brandon si sta preparando per avanzare contro di lui, come se dovessero lottare corpo a corpo.
Ed è allora che noto Freya avvicinarsi velocemente e coraggiosamente ad Harry, toccargli un braccio, paralizzandolo.
«Lo sta destabilizzando, Jewel finiscilo con una scossa!» urla, Raphael, che si è immediatamente avvicinato ad Harry per mantenergli i piedi, così come Brandon gli sta mantenendo il busto.
Ed è allora che capisco: nella mia visione non avevo assistito ad un vero omicidio, ma sarebbe accaduto adesso se non avessi fatto qualcosa. Anche se si fosse trattato di una persona qualunque e non di Harry, non avrei mai potuto permetterlo.
«No! Fermi! Non uccidetelo!» urlo, avanzando velocemente, ponendomi tra Jewel ed Harry «Voglio provare a salvarlo...»
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