Capitolo 13
«Quella è la giacca di Calum!».
Mi voltai verso Michael, fissandolo confusa mentre interrompevo la mia conversazione con Sabrina. La ragazza mi salutò prima di allontanarsi, raggiungendo le sue amiche.
«E allora?», dissi noncurante, facendo spallucce.
Michael si accese la sigaretta che teneva penzolante fra le labbra. «Ti metti la giacca di Calum e ti comporti come se non fosse sta gran cosa?», esclamò, sbuffandomi fumo in faccia mentre parlava.
Scacciai via il fumo, infastidita. «Non mi sembra 'sta gran cosa. Ho solo la giacca di Calum addosso».
In verità era una gran cosa. Avere la giacca di Calum addosso mi faceva sentire bene, era calda e morbida e profumava ancora di lui. Non so neanche perché me l'abbia fatta tenere - o se n'è dimenticato o ha deciso che non gli importava - ma sono contenta che l'abbia fatto.
Michael mi fissò, scettico. «Tu non me la conti giusta. Cos'hai fatto con Calum alla festa? Sono sicuro che ci sia dell'altro».
Scossi la testa. «Niente. Calum mi ha solo baciato il collo e fatto qualche succhiotto. Avremmo fatto di più se tu non fossi salito di sopra...».
«Cosa che davvero ha distrutto un po' l'umore della serata».
Sobbalzai spaventata; prima che potessi voltarmi, però, avevo già capito chi fosse. Calum avvolse le sue braccia attorno a me, baciandomi una guancia.
Michael fece spallucce. «Uh, non lascerò che la mia piccola Danielle si conceda a te così facilmente, lo sai vero?», disse, ridacchiando mentre si sfilava la sigaretta di bocca.
Lo guardai alzando un sopracciglio. Ma se un altro po' e mi lancia verso Calum come se fossi una palla di cannone!
Avrei ribattuto ma Calum fu più veloce di me. «Credo che spetti a Danielle decidere se concedersi o meno a me», disse calmo, stringendo la presa su di me, «E penso che sappiamo tutti quale sarà la sua decisione», sussurrò poi, nel mio orecchio, ansimando leggermente. Un brivido corse sulla mia schiena.
«Oh... la situazione è imbarazzante, quindi me ne vado. Sai dov'è Luke, Calum?».
Calum alzò la testa, guardando oltre Michael. «È lì con Moss e Aaron», disse, indicando un punto verso il parcheggio. Vidi Luke parlare con Aaron e un ragazzo bassino dai capelli castani. Non l'avevo mai visto prima d'ora.
«Ci sentiamo dopo, Dani?», mi chiese Michael, abbracciandomi dopo essersi voltato per salutare Luke.
Strinsi il mio migliore amico a me. «A dopo».
Quando finalmente sciogliemmo l'abbraccio, Calum mi guardò male. «Non deve partire per la guerra, non vedo perché tu debba abbracciarlo così a lungo», si lamentò, mentre mi sedevo sul muretto.
Lo fissai scettica. «Mi piace salutare così i miei amici. Che c'è, sei geloso?».
Calum trattenne uno sbuffo, piazzandosi davanti a me. Le sue mani si poggiarono sulle mie cosce e non potei fare a meno di sussultare. «Non mi piace che tu passi la metà del tuo tempo con lui», spiegò, accarezzandomi le cosce.
Roteai gli occhi. «Già mio padre mi fa la predica su Michael, non metterti anche tu, ti prego», lo implorai, congiungendo le mani a mo' di preghiera.
Calum rise. «A tuo padre non piace Michael?», mi chiese, sedendosi sul muretto accanto a me.
Sospirai, poggiando la testa sulla sua spalla. «A mio padre non piace che la sua bambina stia crescendo e abbia amici maschi», replicai, «Mi sorprende che non abbia ancora licenziato Ashton perché è mio amico».
Calum mi accarezzò un braccio; la sua mano restò ferma su di esso. «Non credo sia così esagerato».
Risi senza ironia. «Luke non te l'ha detto perché mi ha messo in punizione?».
«Forse l'ha fatto... Ma non mi interessa. Suppongo c'entri Michael».
Ovviamente non gli importava. «Lui e un po' Luke, ma ammetto che è in gran parte colpa mia. Non avrei dovuto rispondergli così male e disobbedirgli, scappando con Michael quando lui mi aveva ordinato di non farlo...».
«Non è colpa tua se tuo padre ha paura che tu cresca», sbottò Calum, stringendomi nel suo abbraccio, «Sai, anche mio padre si arrabbiava con mia sorella quando ha cominciato ad uscire con i ragazzi... Fa parte del processo di crescita, Danielle».
Scossi la testa. «Tuo padre di sicuro non avrà mai messo in punizione tua sorella perché non gli piaceva il suo migliore amico».
Calum sospirò, scendendo dal muretto. Afferrò la mia mano, aiutandomi a scendere. «Si sistemerà tutto, te lo giuro. Ora però ti va di andare a fare un giro?».
«Oh... non so se posso. Sai com'è, non so quando mio padre torna da lavoro oggi», rimuginai rammaricata.
Calum sbuffò. «Chiama tuo padre e digli che vai da Rowin», mi propose, facendo spallucce.
«Hey, è una buona idea», commentai, ridacchiando, «Chi l'avrebbe mai detto che sei così intelligente».
«Ah, ah. Divertente come tuo solito. Dai, chiama».
Guardai Calum un'ultima volta prima di sfilarmi il cellulare dalla tasca. Cercai il numero di mio padre in rubrica mentre Calum trascinava Rowin alla mia postazione sul muretto.
«Dani?», sentii la voce di mio padre dall'altra parte dell'apparecchio e lo stomaco si voltò sotto sopra. Ero davvero sicura di mentirgli di nuovo?
«Hey, pà- ti volevo chiedere una cosa», dissi, cercando di mascherare quanto potevo il mio nervosismo.
«Dimmi, tesoro. Non avrà a che fare con i tuoi amici strani, vero? Sai come la penso al riguardo».
Trattenni uno sbuffo. «Farò finta che tu non abbia detto niente. Volevo solo chiederti se potessi andare a studiare da Rowin, in realtà», dissi, mordendomi il labbro inferiore.
«Dipende... Rowin ha i capelli viola, per caso?».
«Dio, papà. Se vuoi te la passo», sbuffai, prima di passare il cellulare a Rowin che mi guardò interrogativa. Le feci cenno di parlare e lei riuscì a convincere mio padre in due secondi.
Rowin mi consegnò il cellulare sorridendomi maliziosa. «Tuo padre verrà a prenderti alle otto e mezza a casa mia», disse vittoriosa, «Divertitevi, tu e Cal».
Avrei ribattuto ma Calum mi afferrò per un polso, dicendo «Sta certa che lo faremo» e trascinandomi alla sua auto.
«Quando la smetterai di fare il Neanderthal?», chiesi sarcastica, salendo al posto del passeggero dell'auto di Calum.
Il moro mi fece un sorriso sghembo. «Quando tu la smetterai di rendermi così impaziente. Mi hai fatto aspettare dieci minuti per portarti via con me».
Incrociai le braccia al petto. «Sai com'è, sono già in punizione per un mese, non vorrei restare a casa per il resto della mia vita», sbuffai, socchiudendo gli occhi.
Calum poggiò la mano sul mio ginocchio; come al solito, sobbalzai al contatto. «Spero che questa punizione finisca presto. Non mi piace uscire con te di nascosto», rimuginò, abbassando la voce mentre la sua mano risaliva sulla mia coscia. Presa dal nervoso, afferrai la sua mano, intrecciando le mie dita con le sue ed arrestando la sua corsa. Sospirai di sollievo.
«Non credere che sia così facile, ormai mio padre ti ha puntato. Se vuoi continuare a stare con me sarà un continuo nascondino».
Calum mi guardò brevemente, prima di ritornare con lo sguardo alla strada. Dal panorama che scorreva veloce dal finestrino dedussi che mi stesse portando di nuovo al parco abbandonato. «Mi piace giocare a nascondino, da piccolo ero piuttosto bravo- spero di non aver perso allenamento», ridacchiò, facendo ridere anche me.
«Suppongo che debba fidarmi di te, allora. Dove mi stai portando?».
Calum non mi rispose, poiché eravamo arrivati. Ed eravamo proprio al parco in cui mi aveva portata quasi una settimana fa. «Potrebbe essere il nostro posto speciale, che ne dici?», disse, ridendo mentre scendeva.
Ridacchiai. «Non è proprio male come posto».
Lo seguii, avviandomi alle altalene mentre lui chiudeva l'auto. Mi sedetti su una delle due altalene, sentendo le vecchie catene arrugginite cigolare sotto il mio peso. Mi dondolai lentamente, osservando Calum camminare sicuro verso di me e prendere posto sull'altalena accanto alla mia. Non mi preoccupai di distogliere lo sguardo quando lui si accorse che lo stavo guardando; sinceramente, non ne valeva la pena.
Per un po', restammo in silenzio, gli unici rumori presenti nel parco erano il cigolare delle catene che sostenevano le altalene e il cinguettare degli uccelli sugli alberi vicini. Calum aveva la testa china sul cellulare, l'espressione del viso concentrata mentre rispondeva ad un messaggio. Mi chiesi con chi stesse parlando, ma prima che potessi formulare la domanda ad alta voce Calum parlò. «Sai, stavo pensando...»
Lo interruppi. «Ah, quindi pensi pure?», chiesi sarcastica, ridendo mentre Calum mi lanciava un'occhiataccia.
«Farò finta di non averti sentito. Perché non mi racconti un po' di te, bambolina? Io ti ho detto qualcosa di me», mi chiese, rivolgendomi un mezzo sorriso mentre si infilava il cellulare in tasca.
Sospirai, vedendo svanire la mia unica possibilità di scoprire con chi stesse parlando. «Qualcosa di molto vago».
«Hey, ti ho detto che io e Luke mangiavamo solo gelati alla fragola, non è una cosa che dico a tutti», sbottò, facendomi ridere, «Dai, voglio conoscere meglio la mia bambolina».
Roteai gli occhi. «Non potevi rivolgerti a me in modo peggiore. Beh, che posso raccontarti di me? Non ho questa vita così sconvolgente, ho una famiglia normale, due amici pazzi e mi sta benissimo così. Non chiederei nient'altro», dissi, facendo spallucce. È un po' banale come descrizione, ma sinceramente andava più che bene. La mia vita era normale e non potevo esserne più che grata.
Calum scosse la testa. «Esauriente. Volevo sapere se tipo avessi qualche hobby, cosa ti piace... Se sei vergine».
Arrossii veemente mentre guardavo scioccata Calum. «Sta certo che ti dirò se sono vergine o no!», sbottai, rossa come un peperone mentre Calum rideva.
«Tanto lo so che sei vergine. Si capisce».
Distolsi lo sguardo. «Non sono affari tuoi».
«Molto presto lo saranno. Allora, raccontami un po' di te. Cosa ti piace, a parte me?».
«Divertente», commentai sarcastica, «Oh, a me piacciono le solite cose che piacciono ad una ragazza della mia età, credo. Mi piace leggere, ascoltare musica, guardare film solo per il protagonista maschile... Ah, e forse guardo ancora Spongebob ma questi sono affari miei».
No. Perché avevo appena parlato così? Adesso penserà che sono una specie di deficiente.
La reazione di Calum fu quella che mi aspettavo; infatti, scoppiò a ridere, sebbene non per il motivo che mi aspettavo. «Guardi ancora Spongebob?», mi chiese, ridendo di più quando annuii imbarazzata, «Anch'io guardo ancora Spongebob!».
Quasi caddi dall'altalena. «Sei serio?».
«Serissimo. Amo Spongebob», confermò lui, mordicchiandosi il labbro inferiore.
«Sei il primo diciassette che trovo che non si fa problemi ad ammettere che guarda Spongebob».
Calum alzò le spalle. «E tu sei la prima persona dopo Luke a cui lo dico. Il tuo personaggio preferito qual è?».
E, non so come, ci ritrovammo a cantare le canzoni di Spongebob, urlando e rincorrendoci lungo il parco abbandonato. Mi sentii di nuovo una bambina, spensierata e libera dalle preoccupazioni, qualcosa che onestamente non provavo da tempo. L'effetto Calum Hood, suppongo.
Dopo aver giocato nel parco ci sedemmo di nuovo sullo scivolo, Calum aveva la schiena poggiata contro uno dei muretti in legno verniciati di un rosso vecchio e sbiadito ed io avevo la mia schiena contro il petto di Calum e fissavo il cielo, leggermente nuvoloso su di noi. Il tempo s'era guastato.
«Cal, credo che pioverà», mugugnai.
Calum alzò la testa, fissando il cielo. «Già... mmh, ho una certa fame. Ti va un gelato?», mi chiese, alzandosi e spolverandosi i pantaloni.
Acconsentii, alzandomi a mia volta e seguendo Calum alla sua auto. Non appena salimmo dentro una leggera pioggerellina cominciò a scendere dal cielo. Wow, giusto in tempo.
«Dovresti fare le previsioni meteo», ridacchiò Calum, mettendo in moto.
Gli lanciai un'occhiataccia. «Non che ci volesse tanto a capirlo».
«Suvvia, non essere così scontrosa, ti stavo solo prendendo un po' in giro», borbottò Calum, accigliato, «Uhm, hai ancora la mia giacca addosso a quanto pare».
Arrossii quando mi ricordai di quel piccolo particolare. «Oh... puoi sempre riprendertela».
«Nah, mi piace che la indossi tu. Puoi posare il mio cellulare nel cruscotto?», mi chiese, porgendomi l'apparecchio.
Aprii il cruscotto e feci per mettercelo dentro; prima che potessi farlo, però, il cellulare aveva cominciato a vibrare e lo schermo si era illuminato con la notifica di un messaggio.
Da: Anna ♥
Anch'io non vedo l'ora di vederti, Cal ♥
Mi accigliai mentre il cellulare mi veniva sgraffignato via da Calum.
«Chi-».
Calum mi interruppe subito. «Nessuno di importante, tranquilla».
«Nessuno di importante? Avevi il suo nome segnato con un cuore, Cal», replicai accigliata.
«Ti ho detto che non è nessuno di importante, va bene?».
Il suo tono di voce mi impedii di chiedere oltre, nonostante volessi sapere chi era quella Anna segnata con un cuore in rubrica e perché Calum non voleva parlarmi di lei, aumentando ovviamente la mia curiosità. Oltretutto volevo sapere perché avesse un cuore accanto al nome e perché diamine si sarebbe dovuta vedere con Calum - e anche quando si sarebbe dovuta vedere con Calum.
Decisi che avrei fatto di tutto per scoprire chi fosse.
***
[A/N] Goodmorningggg
Allora, avrei postato stamattina visto che la scuola è finita ma oggi, ironia della sorte, sono dovuta andare a scuola per prendere un interrogazione di economia che è andata di merda. Devo affidare tutto al caso ora, sigh
Basta parlare di scuola, è finita del resto, e parliamo del capitolo. Adesso le cose cominciano a farsi interessanti direi... secondo voi, chi è Anna? (A parte una persona)
Vi dico già che non lo saprete facilmente. Ah, e sto scrivendo - finalmente - una scaletta per i capitoli, so cosa succede almeno fino al capitolo 20 (purtroppo per voi, la storia dura 20+ capitoli) e vi assicuro che è piuttosto interessante. O almeno lo spero.
A giovedì! ♥
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