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I. Emir

Da quanto tempo sono qui?!
Fisso il muro bianco che mi sta di fronte e mi sembra di impazzire. Oggi è uno di quei giorni in cui ne ho voglia ancora. Oggi è uno di quei giorni ed io non sto bene per niente!
Da quanto tempo sono qui?!
...forse ancora troppo poco!

"...promettimi di fare attenzione a tutto, perché, ricorda, le persone più forti sono quelle che tendono a farsi più male..."

Rileggo le sue ultime parole, cazzo se aveva ragione: lei ne è stata la prova, io ne sono la prova. Negli ultimi tre anni, ho vissuto una vita di squilibri, ferendomi spesso e non riuscendo mai a dire basta agli accessi, anzi oltrepassandoli di molto!
Perché ero incazzato. Con il mondo, con me stesso e con lei.
Perché ero stanco. Stanco. Di tutto e di tutti.
Perché ero insoddisfatto. Sentivo quella puzza, che annebbia i sensi, e non riuscivo a trovare una via d'uscita.
Ero stordito. Vortici di pensieri mi catapultavano in un vuoto infinitamente e dannatamente saturo.
Ero contorto ed irrazionale. Non più lucido, non più io. I miei pensieri erano strani, in rotta con tutto ciò che mi circondava. Erano anomali.
Ero triste e il dolore mi consumava crudelmente ogni giorno un po' di più.
Ero insulsamente incatenato. A me stesso. Alle mie ansie. Alle fottute paure.
Ero incompreso o, forse, semplicemente pazzo.
Ero quello che ero e quello che ero non andava più bene a nessuno.

Ero. Sono. Si "sono" è più corretto.
Sono una catena infinita di attimi che non si legano mai. Attimi che vanno ognuno per la propria cazzo di strada. Mi sono perso e dopo tutto questo tempo non mi sono ancora ritrovato. E adesso, adesso non so più chi sono.
Sono rinchiuso qua dentro e sto impazzendo. Sto impazzendo al punto tale da non ricordare da quanto tempo sono qui. Mi sento irrequieto, come se dovessi fare qualcosa, senza sapere bene cosa. Non mi so gestire, non so controllarmi. La testa dice una cosa, il corpo va da se. Passerà, deve passare. Non mi piace sentirmi...divorato. Precipito se continuo così.

"Vaffanculo!!! Hai capito???? Vaffanculo!"
Mi sollevo dai miei pensieri quando sento imprecare in lontananza, non che sia una novità.
Le urla provengono dal piano inferiore. Immagino si tratti della tipa che è arrivata ieri, avrà al massimo trent'anni credo. La prima crisi, la prima di una lunga serie.
Dio quante ne ho avute io. Le ricordo tutte, ricordo tutto di ogni stramaledetto momento passato qui dentro.
La puzza.
La puzza è la cosa peggiore, ti si attacca addosso e non va più via. Ti resta nella testa e resta lì a ricordarti quanto hai fatto schifo e quanto ancora puoi fare schifo.
Ho avuto una crisi all' inizio, alla seconda settimana della mia forzata permanenza qui dentro, talmente forte da rompere tutto ciò che mi capitava davanti. Ho urlato ogni genere di insulto mi venisse in mente. Ho anche spinto il povero Joe, che invano cercava di calmarmi, violentemente contro il muro.
Si diventa delle bestie. O, almeno io, lo sono stato spesso. Tanto spesso da non avere oggi quasi nulla in camera se non un letto ed un comodino.

Sento dei passi, mi sporgo alla mia destra, verso le scale. È Mary.
"Ah, Emir sei qui. Ti ho cercato dappertutto."
Riprende fiato, dopo essersi fatta quattro piani di scale.
"C'è una telefonata per te. Che fai scendi o..." non le lascio il tempo di terminare la frase che la interrompo, "No, digli quello che ti pare, ma non ci voglio parlare!"
Accenna un mezzo sorriso, il sorriso di chi in fondo conosceva già la risposta. Mi fa ok con la testa e va via.
Ci prova sempre, tutte le volte e tutte le volte io le dico sempre la stessa cosa.

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