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Giorno 2


Il mattino seguente mi ero già alzato all'alba, ma i due non erano ancora tornati. Poi avevo svegliato gli altri.

Ellie ed io cercammo Jessie, chiamandolo a gran voce, mentre Mike cercava Jake.

Ad un certo punto Mike urlò: «Ragazzi, li ho trovati!». Ci ci affrettammo subito verso il luogo dell'urlo.

Mike era in piedi, rigido come uno stoccafisso, a fissare qualcosa. Mi avvicinai. Non lo vorrei descrivere, fa veramente rabbrividire: se vi dicessi che erano rimaste solo le ossa congelate e mutilare di Jessie e Jake, provereste solo una pallida ombra del ribrezzo e della tristezza che ho provato in quel momento.

In quell'istante mi venne in mente la sera prima, quando Jessie mi aveva parlato di sé e mi aveva dato quella foto; poi pensai che gli unici a poter aver fatto una cosa simile erano i lupi (l'orso attacca solo se infastidito e un puma si sarebbe accontentato di uno).

«Dobbiamo muoverci» dissi, raccogliendo tutte le forze che avevo in corpo «Ora sappiamo che i lupi ci seguono, hanno avuto due uomini. Lasceremo indietro tutta la carne di alce che non possiamo portarci dietro, forse basterà a distrarli per un po', ma dobbiamo sbrigarci».

Mike si rivolse a me: «Il fucile lo tengo io!» e io risposi: «no, chi trova tiene! L'ho preso io e lo tengo io!».

Ellie intervenne: «Ma che cosa siete, dei bambini?! Jessie e Jake son appena morti! Dovete litigare per un fucile?! Nonostante abbiamo dei lupi alle calcagna? Muoviamoci!». Mike per tutta risposta, ancora più aggressivo mi puntò un coltello alla gola, dicendo: «qui le regole le faccio io, ok? Con o senza fucile. Quindi dammelo o ti taglio la gola in questo istante!». Non avevo altra scelta, quello era capace di tutto.

«Stai attento però, ci sono ancora pochi proiettili» lo avvisai

Ellie si era già incamminata.

A proposito, non vi ho ancora parlato di lei? Ho avuto modo di conoscerla un po' meglio mentre chiacchieravamo nell'aereo: è nata a Manhattan e ci ha sempre vissuto, in una famiglia un po' povera, ma felice. Era venuta in Alaska per un natale alternativo, ed infatti è proprio quello che ha ottenuto.

Tornando a noi: Mike, Ellie ed io stavamo continuando la strada, senza neanche sapere se la direzione fosse quella giusta, ma tenevamo duro.

Improvvisamente avevo sentito degli ululati ridondarci nelle orecchie: all'inizio non me ne accorsi più di tanto, ma si fecero mano a mano più intensi perché i lupi si stavano avvicinando. La tensione aumentava, pesante come il freddo.

Intanto loro si facevano sempre più vicini. Ora dopo ora sentivamo la distanza diminuire, la pressione era alle stelle. Ad un certo punto, quando loro erano davvero vicini, Mike perse la pazienza: «Mi sono rotto di queste bestie che continuano ad inseguirci giorno e notte e noi dobbiamo fuggire come delle caprette. Adesso faccio vedere io chi è il capo branco e chi la preda!» e con una faccia che si avvicinava al delirio continuò: «ora vado lì e li ammazzo tutti, uno per uno!». Ellie ed io provammo a persuaderlo dicendogli che non c'erano abbastanza proiettili per tutti, che non ce l'avrebbe fatta, ma lui ci rispose che se non tacevamo saremmo stati i prossimi.

Si addentrò nel bosco. Di colpo si udirono degli spari, delle urla, un forte ringhiare e poi... il silenzio.

Io ed Ellie ci guardammo negli occhi, mi abbracciò e scoppiò in lacrime: «Non ce la faccio più Jason! Jake, Jessie e adesso pure Mike! Chi ti dice che non sarai... o che non saremo tu ed io i prossimi? ». Io risposi: «Se non ci muoviamo immediatamente, saremo di sicuro i prossimi!». Ci incamminammo velocemente.

Arrivata la sera ci accampammo. Mangiammo carne di alce. A causa della stanchezza ci addormentammo facilmente.


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