Prologo
Prologo
Era calata la notte nel Giardino delle Esperidi. Il ronzio delle cicale e il fruscio delle fronde degli alberi, scossi dalla leggera brezza, ne erano rimasti l'unico canto notturno.
Tutto taceva, gli animali riposavano e il sole dormiva. Come ogni notte era morto per far sì che la luna potesse salire al cielo e potesse concedere al mondo la quiete, la pace e il rifugio riflessivo dell'oscurità.
Non più un canto, né più lo scoppiettio di un fuoco o il suono di un flauto. I satiri avevano abbandonato il giardino e ora, le ninfe, riposavano i loro corpi gentili e stanchi adagiate sull'erba soffice, all'ombra rassicurante di alti alberi boschivi.
Le stelle risplendevano nel cielo luminose e distanti. Dafne sollevò lo sguardo e lo puntò al cielo, studiò le costellazioni e sorrise guardando la luna bianca e rotonda.
Sospirando senza alcun perché, mosse svelta le caviglie adornate di fiori intrecciati e raggiunse l'uscita del giardino. Si guardò intorno e quatta quatta, col favore della notte, avanzò a passi felpati fino al grande portone di ingresso delle mura. Accanto ad esso sfavillavano due grandi torce incendiate dall'aria minacciosa.
La ninfa allungò una mano mormorando una semplice formula in greco che fece scattare il maniglione della porta e alla fine fu fuori.
"Finalmente!" esclamò trafelata, tornando a guardarsi intorno come in attesa della vista di qualcosa, poi si scostò verso l'ombra di due grossi faggi e lì appoggiatasi al tronco vitale di uno di essi, chiuse gli occhi tendendo l'udito, nella speranza di sentire rumori di passi che le fossero familiari. Ed eccoli finalmente, rumori di fronde spostate, di foglie calpestate mentre da lontano il nitrito tanto familiare di un cavallo fece sì che il suo cuore da ninfa iniziasse a galoppare.
Dafne sorrise e riaprì i due grandi occhi neri come l'abisso, acuendo la vista come solo una ninfa poteva fare, e all'improvviso lo vide, illuminato dalla tenue luce della luna piena.
Era bello, bello come solo un dio poteva essere, nella sua armatura lucente e nel suo mantello scarlatto che gli ricadeva mansueto sulle larghe e possenti spalle. I capelli, d'oro e fulgenti anch'essi, erano scompigliati e spettinati dai rami ribelli che vi si erano impigliati durante la traversata del bosco, gli occhi ridenti di quel blu acceso erano puntati sopra di lei, come se si nutrissero della sua immagine, come se avessero aspettato troppo a lungo per potersi finalmente dissetare in quella fonte di appagamento che era lei.
"Apollo" mormorò la ninfa rimettendosi in piedi con un movimento fluido e aggraziato per corrergli incontro.
Lui le sorrise, e allargò le braccia per lasciarsi stringere forte in un abbraccio.
Dafne intrecciò le mani dietro la sua nuca e cercò avida le sue labbra, come se anche lei avesse aspettato troppo per quell'incontro, come se, nessun simposio danzante fosse mai valso tanto quanto un bacio del dio Apollo.
"Mi sei mancata oggi, mia adorata" disse lui sussurrando mentre affondava le dita tra i suoi lunghi capelli castani.
"Anche tu, Febo. Attendere il momento che il simposio finisse... che tutti si mettessero a dormire, è stato uno strazio". Fece una smorfia contraendo di stizza il suo bel viso per poi portare le mani ad accarezzare i lineamenti del ragazzo, quasi con la paura che con un unghia, quell'immagine meravigliosa si potesse sgualcire.
Apollo le bloccò i polsi, guardandola negli occhi. "Sei la ninfa più bella che io abbia mai incontrato...", lasciò che la frase cadesse rimanendo incantato a contemplarla.
Dafne si illuminò di un sorriso, e con un gesto rapido allungò un braccio e colse da una pianta d'alloro un serto, che intrecciò come fosse una corona riponendoglielo sul capo. "E allora principe, fai di me la tua regina adesso". Concluse la ninfa con tono solenne.
Senza alcun ripensamento Apollo premette le labbra su quelle di lei, morbide e seducenti, e insieme si abbandonarono al piacere di quella ennesima, lunga notte insieme.
[Il mito di Apollo e Daphne è uno dei miei preferiti, le ninfe e gli dei mi hanno sempre affascinata. Qualche tempo fa avevo voglia di scrivere di mitologia greca in chiave fantasy, del resto al mondo classico, in un certo senso, ho dedicato la mia vita <3
E voi? Che ne pensate di questo prologo?]
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