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Terza parte

Al sicuro

*Rich*

Maggie ha voluto che non la lasciassi sola. Era scossa, si vedeva. Così la porto nel primo posto che mi viene in mente: la vecchia casa sull'albero vicino al fiume. In fondo è uno dei pochi luoghi in cui riesco ad essere veramente me stesso.

Ma perché mi interesso così tanto a questa ragazza?
Avrei potuto benissimo stendere quel tizio, uscire dal locale e piantarla in asso senza troppi complimenti. Questo sì che sarebbe stato da me.

Eppure sento qualcosa che mi impedisce di allontanarmi da lei per un solo istante. Un'attrazione irrefrenabile.
Non la solita voglia che mi prende per ogni singola ragazza che incontro. Non quell'istinto che mi spinge ad ammaliare ogni creatura che si avvicina a me, con l'unico scopo di portarla a letto, per poi scaricarla il giorno dopo come un predatore soddisfatto.

Il solo pensiero di poter fare qualcosa di simile a Maggie mi fa rabbrividire. Pensare a lei mi fa quasi provare pena per me stesso, per quello che sono diventato.

Maggie si avvicina alla scaletta. Con una spinta l'aiuto ad arrampicarsi. Ormai al sicuro, si rilassa.

"Maggie, chi era quel tizio? Che voleva da te?", le chiedo con voce carica di rabbia e odio.
"Mio padre" sussurra.

In fondo non siamo poi così diversi.

"Mia madre è morta qualche anno fa. Da quel momento non è più stato lo stesso", mi spiega, "ha cominciato a bere".
"E a trattarti di merda" continuo io.
"Già...", distoglie lo sguardo," Ma sai, probabilmente ha ragione nel darmi della troia".
Non può dire sul serio. La obbligo a guardarmi.
"Nessuno ha diritto di darti della troia. Non ci credo nemmeno per un momento che tu possa esserlo".

"Non sono esattamente una santa" ammette lei " Ho passato gli ultimi quattro anni a divertirmi. Ma adesso credo che non abbia più molto senso, credo di essere stata soltanto una stupida", mi dice convinta.
"Tutti facciamo degli errori!" affermo, pensando soprattutto a me stesso.
"Quell'uomo ce l'ha con mia madre perché lo tradiva e con me perché gli ricordo lei in ogni singolo gesto".
"Noi due abbiamo più cose in comune di quanto credi.", le sorrido. E senza riflettere, comincio a raccontarle la mia storia, aprendomi come mai avevo fatto con nessuna.

D'un tratto mi sento libero, leggero e un po' meno uomo.
Esattamente come dovrebbe essere un ragazzo di 17 anni.

 

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