Seconda parte
Natale- sei mesi prima della tragedia
*Rich*
Avvolgo le mie nocche insanguinate nel primo straccio che trovo. Forse prendere a pugni quel muro non è stata una buona idea.
Non credo che mi accoglieranno a braccia aperte in quella che, secondo loro, dovrei chiamare casa.
Non hanno capito niente! La mia casa se ne è andata nel momento in cui i miei mi hanno abbandonato.
Quando mio padre ha appiccato un incendio mentre io e mia madre eravamo comodamente seduti sul divano. Mia madre mi ha portato fuori e ha deciso di fuggire, senza di me. Cosi ora mi trovo qui.
Vedo Sam preparare gli addobbi, in fondo per qualcuno è pur sempre Natale. "Ehi sgorbietto!", lo saluto con una piccola pacca, facendo traballare le palline appena appese sull'albero. Lui scappa via. Pazzesco, incuto timore anche quando voglio essere gentile. Sarà meglio uscire di qui.
Mi incammino nel centro di Starbask. Devo ammettere che l'atmosfera è magica. La neve scende a fiocchi e ha già ricoperto metà del prato. Naturalmente la città è deserta, ma mi accorgo di un piccolo bar rimasto aperto e decido di entrare.
Non c'è un'anima viva. Perfetto. È proprio quello che mi serve per stare un po' in pace con me stesso. Prendo le cuffiette e permetto alla musica di sovrastarmi i pensieri.
Nonostante l'eccessivo volume delle mie cuffie, mi accorgo che qualcosa non va al bancone.
La cameriera, una ragazzina bruna (che passo in rassegna con lo sguardo, non riesco proprio a non notare lo spettacolo che mi si presenta al di sotto della gonna, le sue meravigliose gambe) sembra non essere molto d'accordo con il suo titolare. I due litigano animatamente. La ragazzina a un certo punto si volta di scatto, si infila i suoi pattini e, oltrepassando il bancone, si dirige verso di me, in lacrime.
"C-c-cosa ti porto?" , mi chiede senza alzare lo sguardo.
"Un cappuccino, bellezza" le dico facendo il gradasso. Se ne va senza dire nient'altro e lasciandomi a fissarla come un pesce lesso.
Ma appena arrivata al bancone, i due ricominciano a sbraitare. E adesso, senza cuffiette, mi accorgo che lui la sta infastidendo più del dovuto e che le questioni lavorative c'entrano ben poco.
"Non vali niente!" , le vomita in faccia, "Sei una sgualdrina, una troia, proprio come tua madre".
Lei, d'impulso, reagisce versandogli addosso il cappuccino che sarebbe dovuto arrivare fino a me. Allora lui, in un impeto di rabbia e di disgusto, le afferra i polsi e la spinge per terra.
Questo è troppo. Mi alzo di scatto e, senza pensarci due volte, gli mollo un cazzotto in faccia, atterrandolo. Poi, prendo quella meraviglia tra le braccia e la porto fuori dal locale.
"Grazie", mi sussurra. "Come ti chiami, ragazzina?", le domando senza toglierle gli occhi di dosso.
"Maggie" dice sorridendomi.
"Allora buon Natale, Maggie".
Una cosa è certa: dovrò risistemarmi le fasciature. Sembra proprio che io non possa in alcun modo sfuggire da quell'immagine di delinquente che la gente ha di me. Divertente.
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