Capitolo 20- Il capo
Saluto Rich, con ansia crescente. Mi ha lasciata di fronte ad un enorme edificio grigio. Non so perché ma questo ambiente mi crea una certa angoscia. Non mi hanno ancora detto, esattamente, che lavoro mi spetterà.
E questo mi preoccupa non poco.
Supero l'ingresso, senza avere un'idea ben precisa di dove andare.
Mi aggiro spaesata, fra le fredde pareti, quando ad un tratto una donna bellissima, dai lunghi capelli castani e gli occhi verdi, mi viene incontro.
"Tesoro, che ci fai qui da sola? Hai bisogno di qualcosa?"
"Sì, vede, in realtà mi avete chiamata per quel posto libero. Sono la studentessa", rispondo esitante, senza avere la minima idea di ciò che mi toccherà.
Quando mi hanno proposto il lavoro, non si sono esattamente soffermati su quale sarebbe stata la mia mansione. Ma ho dovuto accettare, quasi per disperazione.
"Oh, ma sì certo, ora ricordo. Tu sei Maggie, giusto?", mi chiede con uno strano sorriso stampato in volto.
Questa donna è affascinante e inquietante allo stesso tempo. Eppure mi sembra di averla già vista da qualche parte.
"Coraggio, seguimi. Ti mostro la tua stanza".
Percorriamo un corridoio dalle mura completamente bianche. Siamo a inizio primavera, ma qui dentro sembra pieno inverno. Un brivido mi percuote la schiena.
Entriamo in una stanza tristemente vuota, se non fosse per un letto e un piccolo tavolo.
"Ecco tu starai qui, lavorerai ogni sera per noi".
"E cosa dovrò fare?"
"Mia cara è molto semplice, la tua mansione sarà quella di badare alla nostra cura. Dovrai truccarci, prepararci gli abiti. Dovremo essere impeccabili".
La strana donna comincia a sorridere, osservandomi dall'alto in basso.
Questa situazione non mi piace, ma non ho scelta.
"D'accordo", le rispondo sospirando, ancora un po' confusa dalla richiesta.
"Ma stai attenta: non dovrai mai varcare l'ingresso della stanza in fondo al corridoio. Non oltrepassare mai la porta rossa!"
Acconsentendo, ancora una volta, basita e poco sicura, mi rinchiudo nella mia stanza.
Inizio con cura a svuotare i bagagli, riflettendo sulla mia condizione.
Questo lavoro è l'unico appiglio, l'unica possibilità che ho per sopravvivere. Ma non mi piace, non mi piace per niente.
*Monica*
Sogghigno fra me e me, assaporando il ricordo del suo sguardo, intimorito e preoccupato. Adesso tutto ciò che dovrò fare sarà giocarmi per bene le mie carte.
La porterò all'estremo, l'abindoleró e l'inganneró.
Sarà una pedina nelle mie stesse mani, per raggiungere un unico scopo.
Varco l'ingresso della porta rossa. La stessa che quella sciocca non oserá mai superare.
Le mie compagne sono già sedute. Attendono solo me.
"Quanto dovremo aspettare ancora?", mi guardano spietate.
"Un po' di pazienza, care. Come ben sapete il termine non è ancora giunto. Tuttavia, ho già trovato il modo per avvicinarmi a lui. Userò la ragazza. Sembra essere il suo unico punto debole".
"Che cos'hai in mente? Sarà meglio per te che funzioni".
"Vedrete presto, molto presto. Per adesso sarà meglio occuparci delle nostre questioni più urgenti".
Con un boato, ci sentiamo avvolgere in un vortice, che ci imprigiona, trasportandoci.
Uniti i nostri poteri, ci ritroviamo all'interno di una catapecchia, composta da un'unica stanza. Sta cadendo a pezzi. Al centro, un ragazzino, vestito con pochi stracci, ci osserva in ginocchio. Sta tremando.
Prova a fermarci, urla, sbraita.
Ma ormai è troppo tardi.
Adesso anche lui è pronto per compiere la nostra missione.
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