Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

More than this

I'm broken, can you hear me? [...]

I've never had the word to say,

but now I'm asking you to stay

One Direction - More than this





E l'aveva vista tre anni dopo.

L'aveva vista tre anni dopo che si erano lasciati con un sorriso mesto, uno di quelli stanchi e che vuole solo fingere di essere anche un po' sincero.

L'aveva vista quattro anni dopo che avevano finito di girare Skins, la quarta stagione che prometteva benissimo, quasi quanto la terza.

L'aveva vista in quella discoteca, con i capelli neri un po' più lunghi e un po' meno lisci. Con le forme più arrondate, più adulte. L'aveva vista con lo stesso sorriso malizioso che stendeva le labbra sottili e che faceva illuminare quegli occhi elettrici che -Dio, cavolo- quanto gli piacevano.

L'aveva vista con le stesse lentiggini sul volto che riportava ancora i tratti di una bambina. L'aveva vista con un abito che a malapena le copriva le cosce e, come se fosse tornato indietro di tre anni, si era ingelosito ancora. Si era ingelosito ancora e si era chiesto come, quel bamboccione del suo nuovo ragazzo, non lo fosse.

Come poteva non prendersi cura di così tanta perfezione?

Come poteva non prendersi cura di tutta quella perfezione che lui si era lasciato scivolare tra le dita?

Idiota.

Aveva pensato mentre, poggiato con un gomito al bancone del bar e stringendo una birra nella mano destra,continuava ad osservarla.

Lei era lì, a pochi metri da lui, che muoveva i fianchi a ritmo della canzone che le casse sparavano a tutto volume. Lei era lì, con i capelli sicuramente appiccicati al collo sudato. Lei era lì, bellissima.

Lei era lì e giocava a fare l'adulta anche se -e lui lo sapeva bene- era ancora la sua bambina.

Jack aveva visto Kaya dal primo secondo che era entrato in discoteca.

"Andiamo a divertirci, bello!"aveva detto Garret Hedlund, afferrandolo per la maglietta leggera,ostentando un sorriso euforico che voleva solo nascondere il dolore per la relazione conclusa con Kirsten Dunst.

E Jack aveva accettato. Aveva accettato anche se, l'unica cosa che avrebbe voluto fare, sarebbe stata sdraiarsi sul divano della sua casa a Londra, a bere thé e guardare qualcosa su Netflix.

Ma poi, Garret aveva sorriso di nuovo e lui-cavolo- non si sarebbe mai tirato indietro per aiutare un amico.

Sapeva perfettamente che si sarebbe pentito l'attimo dopo di aver messo piede in discoteca. Sapeva perfettamente che, per quanto riuscisse a rimorchiare, e per quanto riuscisse a farlo in tempo record, non avrebbe mai concluso nulla con nessuna delle ragazze che si agitavano -sensuali- davanti a lui.

Non quando aveva rivisto Kaya. Non quando si era ritrovato ad ammettere per l'ennesima volta che-diavolo- lui non l'aveva mica dimenticata.

Con ogni probabilità, non l'avrebbe mai fatto.

Continuava a guardarla, sorridendo ogni volta che la vedeva ridere, buttando la testa all'indietro e sollevando le braccia, lasciandosi andare al ritmo della canzone chele casse sparavano a tutto volume.

E lei era lì, spensierata e bellissima. E lui non avrebbe mai smesso di guardarla. Non voleva affatto.

Voleva guardarla fino a consumarla.

Voleva studiarla fino a che ogni singolo dettaglio di quel corpo sinuoso, non fosse rimasto impresso indelebilmente nella sua testa.

Voleva nutrirsi di lei,godendosi dell'anonimato che gli dava la discoteca.

E la voleva. La voleva così tanto e la amava così tanto che non avrebbe mai potuto mancarle di rispetto fino a quel punto. La amava così tanto che non avrebbe mai potuto farla sua ancora una volta.

La amava così tanto e la conosceva abbastanza bene da sapere che no, Kaya andava protetta. Kaya non doveva soffrire. E, sicuramente, non sarebbe stato lui l'artifice di quella tristezza. Non sarebbe stato lui a far scomparire quella scintilla negli occhi elettrici.

Aveva continuato a guardarla per minuti, forse anche ore. Aveva continuato a guardarla sorgeggiando la birra di tanto in tanto e lanciando -solo sporadicamente- occhiate a Garret che, e non c'era da stupirsi, stava giù provando a dimenticarsi di Kirsten.

E avrebbe continuato a guardarla fino a che, con quella stessa amica più bassa e meno bella di lei, non avrebbe lasciato la discoteca, ma poi Kaya si era girata e i suoi occhi elettrici avevano trovato i suoi, chiari.

Non c'era voluto un genio per capire che, da quel momento, non si poteva più tornare indietro.

L'aveva visto e si era sporta inavanti, smettendo di ballare solo per tentare di mettere a fuoco la sua figura poggiata al bancone del bar. Aveva afferrato l'amica per il polso e aveva iniziato a camminare a una velocità sorprendente per i tacchi che indossava, scansando le poche persone che le intralciavano il cammino.

Forse aveva urlato "Jack!" o forse solo qualche imprecazione, ma il ragazzo aveva avuto solo il tempo di poggiare la bottiglia di birra sul bancone, prima che lei gli saltasse addosso.

"Non ci credo" aveva mormorato,stringendogli le braccia al collo, attaccando il corpo al proprio senza malizia. "Non sei davvero tu" aveva continuato. E Jack l'aveva stretta un po' più forte. Aveva smesso di pensare e aveva smesso di farsi troppe domande.

Aveva solo rafforzato la presa sulla schiena magra. Aveva aperto le mani grandi sui fianchi e aveva seppellito il volto contro i capelli scuri, un po' sudati che,comunque, profumavano ancora di lei. Profumavano ancora di Kaya.Quella Kaya che aveva conosciuto a soli diciannove anni sul set diSkins. Quella Kaya che non era ancora donna, che aveva i capelli un po' più lisci e il corpo molto più magro.

Quella Kaya che aveva visto crescere.Quella Kaya che aveva fatto crescere, con un sorriso sulle labbra e tanta cura.

E si, Jack l'aveva amata talmente tanto che, anche solo stringerla, faceva troppo male.

"Mio Dio, sei davvero tu!" aveva esclamato per farsi sentire oltre il suono del musica, non appena aveva interrotto l'abbraccio. Gli aveva preso il viso tra le mani e poi l'aveva scrutato per bene, l'aveva studiato, come in cerca di ferite o imperfezioni. "Stai bene?" gli aveva chiesto e Jack aveva scosso la testa, facendo finta di non capire.

Voleva uscire di lì.

Voleva avere Kaya tutta per sé.

Voleva fingere che non fosse fidanzata.

Voleva fingere che fossero ancora nel2009, quando i loro sguardi si erano incontrati per la prima volta e quando lui aveva deciso che -si- quella ragazza bellissima sarebbe stata sua.

"Vieni con me!" gli aveva detto,afferrando per il polso e voltandosi verso la folla che ballava.

Si era chinata verso la sua amica.Quella che Jack non si era neanche preoccupato di studiare e poi aveva sorriso prima di camminare, stringendo le dita affusolate attorno alla pelle accaldata del ragazzo.

Si era fatta largo tra le persone che ballavano senza lasciarlo neanche per un istante. L'aveva stretto un po' più forte e poi, quando aveva rischiato di perderlo per la seconda volta mentre camminavano, aveva fatto scorrere le dita lungo la sua pelle, intrecciandole con quelle di Jack. Con quelle dita così familiari che -forse- l'avevano anche fatta sorridere.

Jack aveva rafforzato la presa. L'aveva seguita con più determinazione fino a che non erano riusciti ad andare via dalla mischia e dal caldo, evitando un paio di persone che, in discoteca, ci stavano entrando, mentre loro uscivano.

L'aria fresca aveva attaccato la pelle nuda di entrambi senza disturbarli realmente. L'aria fresca di Londra aveva liberato entrambi del calore eccessivo della discoteca,asciugando il sudore.

Kaya aveva riso mentre si poggiava al muro del Ministry of Sound, puntando lo sguardo elettrico sulla notte davanti a lei.

Jack l'aveva affiancata lentamente,come se avesse paura che, muovendosi soltanto un po' più velocemente, lei sarebbe potuta sparire.

La porta del Ministry si era chiusa lentamente, limitando la musica della discoteca a un piacevole brusio.

Erano rimasti zitti per un po'.

Erano abituati a farlo.

Erano abituati a non parlare,osservando e osservandosi con la stessa cura e la stessa dedizione di un pittore in procinto di ritrarre la sua modella più bella.

Si studiavano, si sfioravano. E non avevano bisogno di guardarsi negli occhi per capirsi.

Non ne avevano mai avuto bisogno e-diavolo- neanche in quel momento, a distanza di anni, avevano davvero bisogno di parlare per capire.

"Sei davvero tu" aveva ripetuto Kaya euforica, con un sorriso da bambina che illuminava il bel volto di una giovane donna che tentava di crescere. "Sono così felice Jack. Quanto tempo è passato?"

Lui aveva sorriso un po' amaramente.Aveva abbassato lo sguardo sulla punta delle scarpe e poi, quegli occhi chiari, li aveva puntati in quelli brillanti della sua Kaya."Tre anni" aveva detto, sollevando poi il volto per osservare il cielo scuro.

La ragazza aveva sorriso. Jack l'aveva guardata chinare il volto e poi l'aveva studiata ancora mentre sfilava il pacchetto di sigarette dal reggiseno, aprendolo e portandosene una alle labbra.

L'aveva poi sporto verso di lui per puro istinto. Glielo aveva porto, con una sigaretta semi-sfilata, con talmente tanta naturalezza, che il cuore di Jack aveva anche saltato un battito.

"Ho smesso" le aveva confessato,trattenendo un sorriso quando lei si era voltata di scatto verso di lui. Il filtro tra le labbra e l'accedino stretto nella mano sinistra.

Poi aveva sorriso. Aveva sorriso com'era solita fare quando aveva diciassette anni. Quando aveva diciassette anni e tanta voglia di giocare. "Andiamo. Non puoi rifiutare una mia sigaretta, O'connell".


"Andiamo. Non puoi rifiutare unamia sigaretta, Scodelario."


E Jack aveva riso solo perché lei-furba- aveva ripetuto la stessa frase che, quattro anni prima, lui stesso le aveva rivolto. Con il giubbotto rosso e con i lineamenti marcati, privi della barba che adesso gli colorava le guance.

Era stato lui a farla fumare per la prima volta.

Era stato lui il primo -e l'unico-a vederla tossire, con le lacrime agli occhi e col volto arrossato per lo sforzo e il timore.

E si, Jack aveva smesso di fumare il giorno stesso che aveva chiuso con Kaya. Il giorno stesso che se l'era lasciata scivolare via dalle dita come se fosse sabbia calda ma, e quello doveva pur significare qualcosa, la Marlboro che gli stava porgendo, lui la prese comunque.

La chiuse tra le labbra, mantenendo le mani infilate nelle tasche, osservando la strada davanti a lui e aspettando che Kaya accendesse anche la sua di sigaretta.

Sapeva che si, erano passati anni, ma lei non gli avrebbe mai permesso di accendersi una sigaretta da solo.

Aveva trattenuto un sorriso quando, un pollice smaltato di nero, aveva fatto scattare il clipper scuro davanti al suo volto e lui, come al solito, si era limitato a sporgersi in avanti di qualche centimetro, tirando per far prendere fuoco, senza aspirare.

Aveva sentito Kaya ridere accanto a lui e aveva stretto la sigaretta tra il pollice e l'indice, aspirando il primo tiro e allontanandola dalle labbra l'attimo dopo.

"Ho visto Unbroken il giorno stesso che l'hanno messo al cinema" gli aveva confessato con la stessa voce un po' roca e da bambina che l'aveva fatto innamorare anni prima. "Sei stato eccezionale" e Jack, in quel momento, aveva avuto la certezza che fosse vero, perché la conosceva abbastanza bene da sapere che mai, mai avrebbe mentito a lui.

Aveva sorriso. Aveva abbassato lo sguardo sulle scarpe ancora una volta, rimproverandosi perché, a venticinque anni, non riusciva ancora a reggere lo sguardo di quella ragazza che stava tentando di crescere.

"Grazie. Anche a me è piaciuto Maze Runner. Anche se ho letto i libri" e a quel punto avevano riso entrambi. "Se ti consola, io ho sempre tifato per Theresa".

Kaya aveva riso. Aveva riso come piaceva tanto a lui. Aveva riso con i fianchi magri poggiati al muro freddo, la testa buttata all'indietro e la sigaretta stretta tra le dita affusolate. "Sono contenta che ti sia piaciuto. E sono contenta che ti piaccia il mio personaggio. Tutti le danno della stronza."

Jack aveva sollevato le sopracciglia senza nascondere il sorriso che gli aveva alzato un unico angolo della labbra e Kaya aveva riso ancora, dandogli un colpo all'avambraccio che lo aveva fatto sorridere un po' di più. E l'avevano recuperata quella sintonia che, in quei tre anni, non era stata mai dimenticata o perduta, ma solo lasciata da parte, sepolta sotto un finissimo strato di tempo e ricordi che non sarebbero mai stati abbastanza forti da dividerli davvero.

"Vivi ancora a Londra?" gli aveva domandato, portandosi la sigaretta alle labbra e aspirando,osservandogli il profilo e cercando gli occhi azzurri che aveva sempre amato studiare.

Jack aveva annuito un paio di volte.Aveva aspirato ancora e poi l'aveva osservata di sottecchi, domandandosi come sarebbe stato toccare quella pelle ormai cresciuta. Domandandosi come sarebbe stato esplorare quel corpo un'altra volta ancora,riscoprire ogni curva e ogni lentiggine che ricopriva la pelle chiara.

Si era agitato sul posto, scuotendo la testa e voltandosi verso di lei, guardandola negli occhi elettrici solo per smetterla di pensarla senza vestiti.

Ovviamente, aveva peggiorato la situazione.

Si era sorpreso quando, ancora una volta, in quello sguardo elettrico, aveva trovato la malizia della ragazza che aveva amato tanto. Quando, in quelle iridi luminose,aveva ritrovato la scintilla di furbizia che l'aveva fatto innamorare la prima volta.

E, forse, anche in quel momento, tre anni dopo, fuori dal Ministry of Sound, col corpo un po' più tonico e la barba lunga sulle guance chiare, Jack O'connell si era innamorato di Kaya Scodelario ancora una volta.

"E tu? Tu che mi dici?" le aveva domandato, consapevole che si sarebbe pentito di ciò che aveva chiesto, l'attimo dopo che avrebbe sentito la risposta.

Kaya aveva sorriso. Aveva abbassato lo sguardo sulle scarpe col tacco senza smettere di fumare. E Jack l'aveva capito che, persino lei, non avrebbe voluto rispondergli.

"Vivo a Londra con Benjamin" aveva risposto un po' più rigida, stringendo la sigaretta tra le dita con più forza.

Jack non era riuscito a trattenere un sorriso di scherno. Si era portato la sigaretta alle labbra solo per poterlo soffocare e poi aveva tirato forte, bruciandosi la gola e i polmoni. Aveva ignorato il fastidio mentre il fumo gli scorreva nei polmoni e aveva lanciato la sigaretta finita davanti a sé.

Non voleva voltarsi verso Kaya.

Non voleva guardare la sua bambina con la consapevolezza che non sarebbe più stata tra le sue braccia.

"Smettila" gli aveva ordinato il secondo dopo. "Non ci provare, Jack" aveva continuato, alzando la voce e staccandosi dal muro, cercando i suoi occhi ancora una volta.

E Jack aveva riso, sollevando lo sguardo nel suo solo in quel momento. Aveva allargato le braccia e si era staccato dal muro, osservandola con scherno. "Non sto facendoniente" aveva risposto e, quel Jack che aveva soppresso per anni,ritornò a galla con la stessa forza di un uragano.

Quel Jack, quello che l'aveva spinto a fare il provino per Skins, il provino per quel ragazzo distrutto, che si era innamorato della ragazza sbagliata.

Quel Jack abituato a prendere in giro.Abituato ad osservare e a far finta di non provare niente.

Quel Jack che si era innamorato della ragazza giusta al momento sbagliato. Quel Jack che si era lasciato sfuggire quella ragazza che aveva osservato crescere, quella ragazza che si -cavolo- amava ancora, così tanto da fargli male.

Kaya gli aveva puntato un dito contro,furiosa. Aveva assottigliato lo sguardo elettrico e Jack aveva dovuto far ricorso a tutte le sue forze pur di non chiuderle il piccolo volto tra le mani, consumandole quelle labbra sottili a furia di baci. "Non provare a farlo con me, Jack" e sembrava quasi una minaccia mentre faceva un passo verso di lui. Mentre arrivava abbastanza vicino da respirare quello stesso profumo che ancora, a distanza anni, riusciva a farla impazzire. "Non provare a fare il finto tonto con me. E non provare, neanche per un istante, a farmi passare dalla parte del torto!" e l'aveva quasi gridato, con la voce un po' roca per le lacrime che le offuscavano la vista. "Tu mi hai lasciato!" aveva continuato, arrivandogli abbastanza vicino da potergli spingere il dito contro al petto, con forza. "Tu mi hai lasciato per motivi del cazzo che neanche riesci a spiegarti! Tu hai messo il punto in una storia che avrei continuato all'infinito!"

Aveva ringhiato. L'aveva spinto con violenza dalle spalle. E Jack aveva indietreggiato sotto la forza della disperazione, della paura, della tristezza e della malinconia.

Aveva indietreggiato sotto la forza di sentimenti che non erano mai stati soppressi o dimenticati. Ma erano sempre stati lì, custoditi gelosamente in un angolo remoto del cuore di entrambi. Pronti ad esplodere.

In quel momento.

Kaya stava ancora urlando, imprecando,inveendo e piangendo quando Jack si era sporto verso di lei,cingendole il viso tra le mani grandi e posando le labbra sulle sue.

E quel contatto era stato talmente famigliare, bello e logorante, che aveva tolto il respiro ad entrambi.

Era da anni che Jack non toccava quelle labbra sottili. Da anni che non sentiva la loro consistenza o il loro sapore.

Erano rimasti entrambi così, fermi,immobili, con le labbra ancora premute une contro le altre.

Jack si era allontato da lei senza lasciarle il volto. Osservandola negli occhi profondi con la paura di vedersela scivolare via tra le dita ancora una volta.

Era stata Kaya a sporgersi nuovamente verso di lui, cercando le sue labbra. L'aveva guardato negli occhi azzurri che non avevano mai smesso di mancarle. Gli aveva guardato le labbra rosee che ricordava sempre screpolate per il freddo e gonfie per i baci e poi aveva smesso di resistergli, di resistersi.

Jack aveva affondato le dita tra i capelli un po' sudati mentre le schiudeva le labbra, spingendola contro il muro, schiacciandola tra la parete fredda e il suo corpo bollente, senza smettere di baciarla con ardore. L'aveva baciata con tutta l'intenzione di consumarla. L'aveva morsa con tutta l'intenzione di punirla per non averci provato ancora, per non essere tornata indietro l'attimo dopo che lui le aveva detto:"forse sarebbe meglio chiuderla qui".

L'aveva baciata con ardore, con tutta l'intenzione di riceverne altrettanto.

E Kaya l'aveva accontentato. Aveva inclinato il capo per avere un accesso maggiore a quella bocca che l'avrebbe sempre resa schiava. Per avere un accesso maggiore e poter sentire la lingua contro la propria, un po' più profondamente.

Gli aveva stretto la maglietta scura tra i pugni così forte che, per un solo istante, aveva anche avuto paura di bucargliela. Gli aveva stretto la maglietta forte per la paura di vederlo andare via ancora una volta perchè si, adesso si baciavano, ma appena si fossero guardati negli occhi? Appena avessero smesso di baciarsi, di divorarsi, cosa sarebbe successo?

Lei aveva Benjamin. Benjamin che la aspettava a casa. Che l'aveva salutata con un bacio e che le aveva detto:"ti amo".

Ma a quel punto, lei lo amava davvero?

Jack le aveva avvolto le spalle tra le braccia forti. L'aveva attirata a sé un po' di più e poi l'aveva sovrastata ancora, stringendole i capelli sulla nuca e tirandole la testa all'indietro.

Kaya aveva fatto correre le mani fredde sul petto bollente, cingendogli il collo e cercando i capelli lunghi abbastanza da poter essere afferrati.

Lei amava Benjamin?

Gli schiocchi di quei baci, gli schiocchi di quei baci proibiti, risuonavano per la via deserta ed era stato Jack il primo ad allontanarsi, continuando ad osservarla dritto negli occhi elettrici, senza smettere di stringerla.

"Adesso non si torna indietro"aveva mormorato e Kaya, in tutta risposta, l'aveva baciato ancora.





Erano saliti sulla macchina di Jack in fretta e furia, senza mai smettere di toccarsi. Con la voglia di riscoprirsi lentamente, con la brama di esplorarsi dopo quei tre anni che erano stati separati.

Il Ministry era lontano dal centro di Londra e Jack aveva fatto le strade deserte a tavoletta facendo ridere Kaya che, col finestrino abbassato e un braccio nudo all'aria,gridava ogni singola canzone che stavano passando alla radio. Le cantava a squarciagola, nel silenzio della notte, con la stessa felicità della diciassettenne che Jack si ricordava. Con la stessa genuinità della bambina che avrebbe voluto vedere crescere.

E Kaya era così felice, che avrebbe voluto gridarlo al mondo. E l'aveva fatto, sporgendo la testa fuori dal finestrino e urlando un po' più forte la hit che stavano passando alla radio.

E Jack avrebbe voluto rallenare un po'solo per godersi quella scena, solo per godersi la sua bambina che,con lo stesso sorriso che l'aveva fatto innamorare, stava gridando lungo le strade deserte di una Londra addormenata. Aveva riso mentre la guardava, mentre se la godeva, consapevole che non avrebbe mai rallentato.

La voleva troppo perché lo facesse. La desiderava troppo perché rallentasse solo per guardare la sua piccola donna ridere così tanto.

Erano arrivati a casa sua in una ventina di minuti e non appena Jack aveva parcheggiato davanti al cancelletto della sua villa dalle pareti bianche, era sceso dalla macchina solo per aggredire le labbra di Kaya ancora una volta.

L'aveva trascinata fuori, soffocandola una risata con un bacio prepotente, schiacciandola contro allo sportello freddo con i fianchi che già la volevano. Aveva modellato le mani contro al suo costato e Kaya gli aveva avvolto le braccia attorno al collo, sollevandosi verso di lui un po' di più,inclinando il capo per avere un po' di più e ignorando l'aria fredda che le faceva venire la pelle d'oca in tutto il corpo.

O forse, quello era Jack?

Non aveva neanche avuto il tempo di osservare la sua casa. Forse, non le interessava neanche poi tanto considerato che le sue dita lunghe erano intrecciate alle proprie mentre la trascinava lungo il vialetto di ghiaia.

Si era lasciata schiacciare contro la porta mentre la baciava ancora, cercando la toppa per poter finalmente entrare, per poterla finalmente avere. E Kaya ne aveva approfittato un po' solo per poterlo vedere in difficoltà.

L'aveva baciato con più ardore e poi gli aveva sfiorato l'intimità calda, stringendola con sicurezza e ascoltando gemere. Aveva sfregato il palmo della mano contro di lui solo per poterlo sentire ansimare contro le sue labbra e quando-finalmente- Jack aveva trovato quel dannato buco, lei era quasi caduta dentro il suo appartamento.

Era stato lui ad impedire che accadesse, stringendosela contro al petto e baciandola con rinnovata energia, chiudendo la porta con una pedata e lanciando le chiavi da qualche parte, per terra.

Kaya si era liberata velocemente dei tacchi, abbassandosi di dodici centrimetri e strappandogli una risata, una di quelle forti che le erano sempre piaciute tanto.

"Smettila!" aveva sorriso e Jack,in tutta risposta, le aveva preso il viso tra le mani grandi ancorauna volta, baciandola con tenerezza, con meno forza e più amore.

A Kaya era quasi sembrato di sciogliersi contro di lui. Di sciogliersi contro quella dolcezza che si era premurato di riservarle sempre poche volte, come se fosse stato deciso a farle godere ancora di più quei momenti dove decideva di trattarla come se fosse realmente la sua bambina.

Gli aveva afferrato la maglietta per i lembi inferiori, allontanandosi da lui solo per potergliela levare,lasciando scoperto il torace pallido e i tatuaggi che gli macchiavano la pelle. Tatuaggi che aveva sempre amato: la croce celtica sul fianco sinistro e la scritta "Jack the lad" con due maschere,sull'avambraccio destro.

Kaya aveva sempre adorato il suo corpo.Ne era sempre stata atratta con forza quasi innaturale e che, almeno all'inizio, l'aveva anche spaventata un pochino.

Ma adesso, quel corpo si era irrobustito. Quel corpo era più forte, ma sempre pallido. Quel corpo era più uomo, ma quei tatuaggi, quei due che aveva perso ore a tracciare con le labbra sottili, erano ancora lì, a ricordarle il diciannovenne che le aveva rubato il cuore, e il venticinquenne che,cavolo, lo stava portando via ancora una volta.

E quando Kaya mise il piede sul primo scalino coperto dalla moquette, si rese conto che non avrebbe fatto niente pur di impedirglielo. Si rese conto di non avere abbastanza volontà per far sì che Jack non potesse prendere il suo cuore,facendone poi quello che avrebbe voluto.

Jack le aveva avvolto i fianchi magri con un braccio forte, sollevandola e spingendola ad allacciare legambe attorno al suo bacino. L'aveva trasportata fino alla sua camera senza smettere di baciarla, strisciando contro al muro e tenendola con la stessa facilità con la quale avrebbe tenuto una bambola. E l'unica cosa certa di quel momento era che -cavolo- nessuno dei due aveva certezze. Nessuno dei due aveva idea di cosa stessero facendo.

Eppure, non importava affatto.

Kaya era strisciata contro al muro mentre posava nuovamente i piedi a terra e continuava a baciare Jack con forza, aprendo le dita affusolate sulla sua schiena,accarezzandogli la pelle bollente e facendo aderire i loro busti con brama.

E lo voleva, così tanto da farle anche un po' paura.

Jack aveva affondato le mani tra i capelli scompigliati, gli stessi che già sapevano di lui,accarezzandole le scapole e cercando la cerniera del vestito che l'abbracciava perfettamente. Aveva stretto la zip tra le dita, aveva smesso di baciarla solo per allontanarsi lievemente da lei, lasciandoche i loro nasi si sfiorassero e che i respiri si intrecciassero mentre, con una lentezza quasi esasperante, le apriva il vestito.

Fu l'aria fredda ad investire Kaya mano a mano che rimaneva sempre più nuda. Mano a mano che la zip scendeva, sfiorandole l'orlo delle mutande.

Erano state le dita della mano sinistra di Jack a scaldarle ogni centimetro di pelle che veniva scoperto unpo' di più. Erano state quelle dita, che già l'avevano uccisa, ad aggiustarla ancora. E solo quando il suo vestito era scivolato-morbido- lungo la sua pelle, Kaya si era resa inesorabilmente conto che, a quelle stesse dita, aveva dato nuovamente potere di distruggerla.

E neanche quella consapevolezza riuscì a convincerla a tornare indietro.

Kaya era rimasta solamente con le mutande scure, il petto scoperto che si alzava e abbassava nervoso sotto gli occhi di Jack che, avidi, stavano esplorando il suo corpo ancora una volta. Avrebbe voluto baciarlo. Avrebbe voluto sottrarsi aquello sguardo che -ancora, e che cavolo- riusciva a metterla così tanto in soggezione. A quello sguardo che, anche a ventitre anni,anche quando si vantava di essere donna, riusciva a farla sentire la ragazzina di una volta e riusciva a farla sentire nuda in modo completamente diverso da quello fisico.

Jack non aveva detto niente,semplicemente perché, e ne era consapevole, erano i suoi occhi a parlare per lui. Erano i suoi occhi a raccontare a quelli di Kaya cosa provava in quel momento. Erano i suoi occhi che sondavano il corpo pallido, morbido e lentigginoso al punto giusto, studiandolo con una curiosità rimasta assopita per anni. Una curiosità che voleva accontentare e liberare quella notte.

Kaya l'aveva guardato ancora. L'aveva aspettato perché era così che si era abituata a fare e perché,nonostante il leggero disagio, niente più degli occhi di Jack,riuscivano a farla sentire così bella. E Ben riusciva a coccolarla.Ben riusciva a farla sentire donna. Ma era con Jack che si era sempre sentita bambina e invincibile allo stesso tempo. Era con Jack che si era sempre sentita bellissima. Ed era a Jack che pensava ogni volta che aveva paura.

Si era presa anche lei il suo tempo per osservarlo. Godendosi i minuscoli dettagli che il tempo le aveva fatto dimenticare e che le foto non riuscivano a mostrare a dovere:il solco tra le sopracciglia, le labbra piene che non aveva mai smesso di baciare e qualla cicatrice sul labbro inferiore che lei stessa gli aveva visto procurarsi sul set di Skins. Gli occhi che la facevano sentire una bambina, la sua, e la barba che gli colorava le guance chiare che -cavolo- lo rendeva ancora più bello.

Era Jack che, dopo essersi preso il suo tempo, le aveva avvolto la schiena magra con le braccia forti,premendosela contro al petto nudo e baciandola ancora.

Kaya aveva schiuso le labbra con una naturalezza che, arrivati a quel punto, non la spaventava più. Aveva seppellito le dita tra i capelli lunghi sulla nuca, stringendoli nei pugni mentre camminava verso quello che sperava fosse il letto.

Jack le aveva percorso la schiena con le mani calde mentre continuava a divorarle la bocca. Aveva percorso ogni centimetro di quella pelle, adesso bollente, con dita avide, con dita ruvide che stavano imparando a conoscerla ancora, sorpassando l'elastico delle mutande sottili e stringendole i glutei sodi.

Kaya aveva inarcato la schiena per l'impeto del bacio. Aveva piegato un po' di più la testa e aveva stretto i capelli ancora più forte mentre Jack, con un sorriso sulle labbra furbe mentre non smetteva di baciarla, le aveva stretto i glutei un po' più forte. Ci aveva modellato le mani contro e li aveva accarezzati lentamente, sentendola sciogliersi tra le sue braccia mentre la portava contro al letto che -grazie, al cielo- era illuminato dalla luce della luna che filtrava dalle tende scostate sulla finestra ampia.

Le sue ginocchia avevano incontrato il bordo del materasso e ci era caduto sopra, stringendosi Kaya contro al petto per evitare che si facesse male quando rimbalzavano. Ma lei aveva riso. Era rimasta sopra di lui, con la testa seppellita contro l'incavo tra la spalla e il collo, e aveva riso, cercando poi i suoi occhi e piegando le braccia tra i loro petti.

Gli aveva accarezzato la barba con le dita affusolate, percorrendogli la mascella squadrata e sfiorandogli,con i polpastelli, la linea dritta nel naso. Gli aveva baciato le labbra senza fargliele schiudere, passando poi al mento e alla gola,esitando sul pomo d'Adamo, prima di scendere sul petto.

Lo aveva baciato quasi per intero solo per dirigersi al braccio destro, percorrendo, con la stessa cura, i bordi di "Jack the lad". Lo aveva studiato lentamente, con labbra che non volevano fare altro che coccolarlo per tutta la notte. Gli aveva baciato il tatuaggio sotto lo sguardo incuriosito, un po' impaurito, del giovane uomo che, ancora una volta, si ritrovava in balia di quella bimba che, comunque, l'aveva sempre tenuto in pugno senza neanche rendersene conto.

Solo quando Kaya si era detta soddisfatta, solo quando gli aveva percorso il tatuaggio per intero,aveva continuato a baciargli il braccio, sollevandogli poi la mano e baciandogli le nocche una ad una.

Aveva passato le labbra sul ventre piatto. L'aveva torturato, coscienziosa, sfidandolo a muoversi,sfidandolo a chiederle di far scorrere quelle dita, le stesse che gli avevano sbottonato i pantaloni e abbassato la zip, a scorrere sotto l'elastico dei boxer scuri.

Ma Jack era stato fermo, rispondendo così alla sfida che lei, con le labbra sottili che avrebbe baciato per ore, gli aveva lanciato. Aveva mugolato. Aveva imprecato in un soffio, facendola sorridere, ma non si era mosso. Neanche quando, con quella stessa bocca, Kaya aveva iniziato a percorrergli la croce celtica sul suo fianco sinistro.

Non gli aveva mai nascosto essere il suo tatuaggio preferito, e forse era anche per quello che, ogni volta, ci dedicava più tempo e attenzione. Forse era per quello che,quella porzione di pelle, era sempre più coccolata.

Si era presa tutto il tempo che aveva voluto. Aveva cercato di recuperare gli anni che era stata lontana da lui prima di inginocchiarsi tra le sue gambe, arpionandogli il bordodei jeans e dei boxer con due dita per lato. Jack aveva sollevato i fianchi per poterla aiutare, e lei, velocemente, con gli occhi luminosi e ricchi di malizia che non era mai riuscita a nascondere,li aveva sfilati via dalle gambe toniche, gettandogli da qualche parte dietro di lei. E -cavolo-adesso era nuovamente e splendidamente nudo davanti a lei.

Kaya non aveva mai dimenticato il corpo di Jack. Era impossibile dimenticare un corpo che aveva esplorato così a lungo e così dettagliatamente. Era impossibile dimenticare un corpo che amava ancora. Ma, ritrovarselo davanti dopo così tanto tempo, ritrovarselo davanti, continuando a chiedersi se il ragazzo davanti a lei e se quello che stava vivendo fosse reale o no, era completamente diverso.

Jack era lì, davanti a lei e, come al solito, non la forzava. Si limitava a guardarla. Si limitava a guardare la bimba che aveva visto crescere e che -forse- aveva aiutato a crescere. Si limitava ad osservarla perché, da quando l'aveva conosciuta sul set di Skins, in balia di un vento troppo freddo, era diventata la cosa che amava più fare.

Studiava i dettagli del suo viso, li imprimeva e poi li ripassava. Tornando ad osservarla ancora una volta, solo per sorridere difronte alla consapevolezza che ogni più piccolo particolare, ogni più piccola imperfezione, lui la ricordava ancora. Poi, Kaya gli aveva stretto l'erezione con mano sicura, con mano sicura che lui -e solo lui- aveva conosciuto timorosa e tremante e aveva immancabilmente smesso di pensare..

Aveva iniziato a pompare come si ricordava gli piacesse, rimanendo inginocchiata tra le gambe,piegandosi poi su di lui e cingendolo con le labbra e con la lingua,stringendo la pelle che non riusciva a coprire con la bocca.

Jack aveva buttato la testa indietro.Aveva stretto il duvet pesante in un pugno e la mano destra, l'aveva allungata verso di lei, chiudendola delicatamente tra i suoi capelli.Non la guidò, non le chiese di cambiare ritmo che, comunque, era perfetto. Si limitò a stringerle i capelli in una morsa leggera come aveva sempre fatto, gemendo a labbra socchiuse mentre lei lavorava forte di lui. Mentre lei lavorava, sicura e a conoscenza di quel corpo che non avrebbe mai smesso di trovare bellissimo.

Aveva aspettato che Jack venisse dentro di lei. L'aveva stimolato con la lingua e gli aveva accarezzato una coscia con le dita affusolate della mano sinistra, ascoltandolo mentre raggiungeva l'orgasmo con un gemito un po' più forte che l'aveva fatta sorridere, che l'aveva resa un po' fiera come al solito. Aveva continuato a pompare lentamente solo per prolungare ilpiacere, lasciandolo andare solo quando non l'aveva sentito più rigido contro di lei.

Si era leccata le labbra per istinto ed era in quel momento che Jack si era seduto di scatto sul letto,affondandole una mano tra i capelli della nuca e attirandola contro di sé, baciandola con un impeto che l'aveva fatta gemere. Che l'aveva fatta eccitare un po' di più.

Sapeva che l'avrebbe fatto.

Lo faceva sempre eppure, ogni volta, si sorprendeva.

All'inizio, quando aveva conosciuto solo lui, era stato perché tutte le sue amiche le avevano detto che nessuno dei loro ragazzi l'aveva mai fatto.

In quel momento, perché Ben non l'aveva mai fatto.

Stavano assieme da anni e lui non l'aveva mai baciata dopo che lei si era inginocchia per lui.

Si era stretta contro al petto di Jack con la consapevolezza che, la sua ancora, fosse tornata ancora unavolta. Con la consapevolezza di averlo sempre saputo dentro di sé.

Si era alzata sulle ginocchia solo per poterlo baciare meglio, solo per poterlo stringere ancora di più e poi, si era lasciata girare da Jack che, con una mano bene aperta sulla sua schiena nuda, l'aveva fatta sdraiare sul materasso morbido.

Non aveva smesso di baciarla neanche per un istante mentre le sfilava le mutandine lentamente, modellando il palmo caldo contro al suo centro, stuzzicandolo con dita curiose e lasciandosi scappare un sorriso.

In tutta risposta, Kaya aveva sollevato i fianchi, lasciando che le intimità prive di barriere, potessero sfregiarsi dolcemente. La sua, calda e quella di Jack che era nuovamente pronta.

Il ragazzo l'aveva baciata più profondamente, le aveva morso il labbro inferiore come se volesse punirla, e poi si era preso cura del suo corpo. E, anche a distanzadi troppi anni, aveva tentato di baciarne ogni centimetro.

Si era preso cura del volto. Si era preso cura di tutte le lentiggini sulle guance e sul naso da elfo,esitando sulla cicatrice di varicella sulla fronte, baciandola un po'più di volte prima di dedicarsi alle palpebre chiuse. Le aveva baciato la punta del naso, il mento e il collo, attento a non lasciare segni, ma facendo saettare la lingua tra le labbra schiuse,comunque.

Si era dovuto ricordare più volte che Kaya non fosse sua.

Lo era stata e, come un idiota, se l'era lasciata scivolare via. Era in quel momento, era davanti a quella consapevolezza che si era reso conto di essere un egoista. Di essere troppo egoista per far finta che Kaya non fosse sua. Di essere troppo egoista per finta che quello fosse sesso e non amore. Amore che aveva tenuto a bada per anni, ma che non aveva mai mandato via.Era in quel momento che aveva schiuso le labbra sul suo seno destro,palpandole il sinistro e facendola gemere mentre lei gli stringeva i capelli in un pugno. E mentre lui succhiava lentamente, prendendosi tutto il tempo del mondo per marchiare la pelle chiara e che -e no,cavolo- era solo sua.

E anche in quella posizione, anche quando era sdraiato storto su di lei, i loro corpi caldi combaciavano alla perfezione. I loro corpi nudi erano sempre perfetti, come se fossero stati fatti a modello l'uno per l'altro.

E l'aveva accarezzata mentre, dopo averle marchiato il seno, aveva continuato a baciarla sulla pancia piatta, soffiando sul ventre piatto e sorridendo non appena lei si era mossa, eccitata, sotto di lui e sotto il potere che le sue labbra avrebbero sempre esercitato su di lei.

Le aveva aperto le gambe un po' di più.Le aveva ancorato le anche perché sapeva bene che non sarebbe mai stata ferma, e poi le aveva chiuso il clitoride tra i denti, tirando delicatamente e ascoltandola gemere forte contro di lui, tenendola ferma per continuare a farla star bene.

Le aveva mordicchiato il clitoride ancora una volta solo perché adorava sentirla gemere in quel modo.Solo perché, i versi che uscivano da quelle labbra sottili erano troppo sexy per non ascoltarli più di una volta, e poi aveva seppellito la testa tra le sue gambe, stringendola un po' più forte mentre faceva saettare la lingua dentro di lei.

Era stata questione di attimi, e lui lo sapeva, prima che Kaya potesse stringergli i capelli in un pugno.Aveva continuato a muovere i fianchi contro il suo volto e aveva continuato a gemere senza trattenersi. Non l'aveva mai fatto, non l'avrebbe fatto e quasi pareva che, in quel momento, mentre urlava per le sue carezze, avesse smesso di trattenersi dopo anni.

Jack si era fermato prima di farla venire. L'aveva fatta sbuffare e si era preso una tirata di capelli senza fiatare mentre si spostava lateralmente, baciandole l'interno coscia e facendo scivolare due dita dentro di lei velocemente.

Il respiro di Kaya si era mozzato e il corpo, quello bollente che non l'avrebbe mai stancato, si eranuovamente teso sotto di lui che, con dita esperte, aveva iniziato ad accarezzare le pareti calde, sdraiandosi sopra di lei e puntandosi su un gomito per non pesarle troppo.

L'aveva osservata bene in volto mentre,con gli occhi chiusi e il collo inarcato, si godeva le sue carezze e lui si era spinto più a fondo, osservando con un sorriso gli occhi spalancati e beandosi del gemito che aveva lasciato le labbra aperte.

"Eccolo" aveva mormorato,stringendole le guance con la mano libera e baciandola con prepotenza mentre continuava a stuzzicare il punto appena scoperto dentro dilei.

Kaya gemeva dentro la sua bocca. Lo stringeva, come a cercare un appiglio a quello che, con egoismo e passione, Jack le stava facendo vivere.

Aveva tolto le dita, entrando in un lei con una spinta secca, senza preavviso.

Era stato delicato con lei solo poche volte. C'era andato piano solo quando era consapevole di doverla riaggiustare. Solo quando era consapevole che, in un modo o nell'altro, la ragazza sotto di lui era rotta.

C'era andato piano quando aveva avuto l'onore di essere il primo ad entrare in lei per la prima volta.C'era andato piano ogni volta che lei, anche se per un film o un libro, aveva pianto. C'era andato piano ogni volta che decideva di vederla come una bambina e meno come una piccola donna che voleva crescere.

Ma, in quel momento, non sarebbe mai stato delicato. Non voleva ed era consapevole che neanche Kaya l'avrebbe mai accettato.

Era sempre stato il loro modo di punirsi. Si accarezzavano e poi si graffiavano. Si mordevano e poi si baciavano. Si accoglievano con prepotenza, consapevoli che quello sarebbe stato l'unico modo per procurarsi ferite da sanare assieme.

Kaya aveva aperto le gambe un po' di più e poi aveva piegato le ginocchia, accogliendolo meglio,stringendogli i glutei sodi tra le dita perché -cavolo- voleva di più. Perché era stata anni senza di lui. Era stata anni senza il profumo, senza il petto che, nudo, sfregava contro il proprio. Senza le dita che si intrecciavano alle proprie, senza gli occhi che affondavano nei suoi. E non si sarebbe mai accontentata di poco.Voleva tanto e voleva di più.

E Jack le aveva stretto le cosce tra le mani grandi, sprofondando in lei con una violenza che piaceva ad entrambi, con una disperazione che veniva sfogata tra i corpi che si sfregavano, tra i gemiti che riempivano la camera da letto. Tra l'aria carica di elettricità, amore e passione da fare quasi paura.

Ed erano tornati ad essere solo loro.Erano Jack e Kaya, perfetti ed imperfetti come lo erano stati anni prima. Erano Jack e Kaya che si facevano male, ma che si amavano.Erano Jack e Kaya, che forse si amavano un po' troppo ed era per questo che nulla avrebbe mai potuto funzionare.

Erano Jack e Kaya che non avrebbero voluto lasciarsi. E l'avevano fatto. Si erano lasciati, -stupidi- ma,-poveri masochisti-, senza mai dimenticarsi.

E Jack e Kaya tornarono a farsi male, a ferirsi e curarsi mentre facevano l'amore a modo loro.

Mentre si stringevano con la paura di perdersi e con la consapevolezza che fosse tutto troppo complicato perché potesse andare bene.

Mentre si stringevano perché, stare l'uno tra le braccia dell'altra, era quello che gli riusciva meglio,anche a distanza di così tanti anni. Anzi, forse abbracciati si stava anche meglio adesso. Perché si erano feriti, avevano cicatrici.

E avevano vissuto. E -diavolo- un paio di braccia che hanno vissuto hanno sempre un altro sapore.

Si erano amati fino a sfinirsi, come erano sempre abituati a fare. Si erano abituati agli occhi che sicercavano e le bocche che si sfioravano. Si erano amati con i gemiti che si fondevano e con le mani che si graffiavano e che poi si intrecciavano perché, si, loro sarebbero sempre stati veleno e antidoto.

Si erano amati fino a che, esausti, non erano crollati sul materasso. Si erano amati con cattiveria e con una dolcezza tutta loro. Si erano distrutti e, come al solito, si erano anche ricomposti e, ancora, a distanza di tanti anni, dovevano ancora capire come ci riuscissero.

Ed erano lì, nudi e accaldati uno accanto all'altra. Erano lì, che sfioravano come avevano sempre fatto. Che pensavano alla sintonia che li aveva travolti anche dopo che il tempo e il destino avevano deciso di tenerli lontani.

Che pensavano a come fossero riusciti ad essere perfetti e nuovamente indispensabili l'uno per l'altra dopo così tanto.

"Non ho mai smesso" aveva mormorato lei forse perché, tra i due, anche se era Jack ad avere i muscoli,era lei la più forte. Era lei che si metteva in gioco per prima e che, con pazienza, aspettava che lui facesse lo stesso.

Jack, in tutta risposta, si era alzato,spingendola a fare lo stesso per poter scostare il duvet. Si era sdraiato al suo fianco e l'aveva stretta contro di lui. Le aveva baciato la fronte, il naso e le labbra. Aveva sorriso contro il suo volto. L'aveva accarezzata con cura, aggiustandola fino all'ultimacrepa.

"E come avremmo fatto a farlo?"

Era stata quella la sua risposta.

Come avrebbero fatto a smettere sul serio?

Poteva davvero essere dimenticato un amore come il loro?

Poteva davvero, un tornado come il loro, passare nel dimenticatoio solo per volere del tempo?

Jack l'aveva stretta un po' più forte e Kaya aveva seppellito il volto contro al suo collo, usando il braccio steso sotto alla sua testa come un cuscino.

No, assolutamente no.








Quando Kaya si era svegliata, aveva sbattuto gli occhi davanti alle prime e tenui luci dell'alba che le colpivano dolcemente il viso. Era stata quella la prima cosa che aveva registrato.

La seconda, il suo corpo nudo sotto al duvet.

La terza, la mancanza di Jack.

Gli eventi di quella notte l'avevano colpita con la stessa violenza di uno schiaffo ben assestato e lei,contro ogni preavviso, aveva sorriso. Aveva sorriso sollevando gli angoli delle labrba e scoprendo i denti. Aveva sorriso, osservando il soffitto bianco sopra di sé e lasciando che gli occhi potessero illuminarsi genuini.

Aveva sorriso fino a che le labbra non le avevano fatto male, davanti alla consapevolezza che era nuovamente completa.

Era completa ed era l'unica cosa alla quale riusciva a pensare.

Era completa e la sua metà non era con lei.

Si era seduta di scatto sul materasso,lasciando che il duvet potesse scivolare lungo il suo petto nudo.Aveva osservato il pavimento con l'occhio attento di chi sa cosa cercare e quando aveva visto i pantaloni ma non i boxer, l'accendino ma non le sigarette, si era alzata, stringendosi il duvet sulle spalle per il freddo.

Sapeva dov'era Jack. Lo sapeva sempre.


Se c'era una cosa che aveva imparato da quando lo conosceva era che, ogni singola volta, quando Jack stava male, aveva bisogno di andare in un posto alto. Aveva bisogno di osservare le cose dall'alto per schiarirsi le idee e, per quel motivo, aveva fatto l'ultima rampa di scale che aveva trovato al secondo piano, quella che, con un po' di fortuna, l'avrebbe portata da lui.

Si era stretta nel duvet un po' più forte quando il freddo l'aveva avvolta con un po' di cattiveria mentre usciva sul terrazzo, prendendosi qualche secondo per osservare Jack di spalle. La schiena forte tesa, le gambe dritte e il braccio destro che si piegava solo per portarsi la sigaretta alle labbra. Il fumo lo avvolgeva dolcemente per poi disperdersi e Kaya si era chiesta, ancora una volta, come facesse ad essere così perfetto e così -diavolo!- così suo.

Aveva camminato lentamente verso di lui. L'aveva fatto senza farsi sentire, aprendo poi le braccia,stringendo bene il duvet tra le dita delle mani, per abbracciarlo da dietro.

Solo in quel momento, solo quando lei l'aveva stretto con l'ingenuità di una bambina che non l'avrebbe mailasciata andare, il corpo di Jack si era rilassato. I muscoli si erano stesi, le preoccupazioni erano scivolate via tanto velocemente quanto erano arrivate e Jack era stato mosso dall'istinto più naturale mentre le avvolgeva le spalle strette con il braccio destro,posandole le labbra fredde e che ancora sapevano di fumo, sulla fronte.

Kaya aveva chiuso gli occhi a quel contatto così leggero, a quel contatto così genuino che era riuscito a spaventarla un po'. E Kaya lo amava, così tanto da fare male. Lo amava così tanto che avrebbe lasciato tutto solo per poter tornare con lui, solo per poter lasciare che fossero le sue braccia a stringerla ancora.

E tutto quello era completamente sbagliato.

Aveva chiuso gli occhi mentre poggiava la fronte al suo fianco, lasciandosi stringere per un altro attimoancora, prima di allontanarsi dal suo corpo caldo di qualche centimetro. Aveva osservato Londra, brillante e splendida davanti a lei, e aveva lasciato che la paura tornasse ad avvolgerla con prepotenza.

Tutto quello era totalmente malato.

E Jack l'aveva capito. Jack lo sapeva che era tornato indietro in tempo. Ma non quando l'aveva lasciata andare. Non quando se l'era lasciata scivolare via. Era tornato indietro a quando era Cook, a quando, davanti a lui, una Kaya troppo truccata e con le trecce scompigliate, si era ritrovata a dover decidere tra lui e Freddie.

Ed Effy, la ragazza tossica che Cook avrebbe solo distrutto di più, aveva scelto Freddie. Aveva scelto Freddie perché era di lui che si era innamorata. Perché Cook era folle. Forse troppo anche per lei.

E la storia si ripeteva, ma si ripeteva con un dolore che lo colpì forte allo stomaco, che lo fece tremare.

Aveva aspirato avidamente dalla sigaretta che stava per finire e aveva chiuso gli occhi solo perpotersi godere più pienamente le braccia di Kaya che lo stringevano.

E lui non aveva idea di come fare. Non aveva idea di come fare per trattenerla ancora. Non aveva idea di come comportarsi per poterla stringere ancora. Non aveva idea di come impedire che tornasse da lui. Non aveva idea di come impedire che le braccia di un altro potessero stringerla come aveva fatto lui. Non aveva idea di come fare per evitare che gli occhi di un altro potessero guardarla come faceva lui.

Non aveva idea di come fare per tenersela stretta, per non lasciarla scivolare via dalle dita semplicemente perché non avrebbe potuto fare nient'altro. Perché non aveva assi nella manica, anzi, forse non li aveva mai avuti perché -diavolo- non poteva amarla più di così. Per la amava così forte che faceva male. Perché aveva un bisogno di lei costantemente.Perché, e adesso lo sapeva, non sarebbe più riuscito a vivere senza di lei. Non sarebbe più riuscito a sopportare l'idea che lei potesse andare via, che lei potesse essere cullata da braccia che non erano le sue, e baciata da labbra che non erano le sue.

Perché la amava ai limiti della follia e, più di così, non poteva.

Perché Kaya era lì, accanto a lui, e lo era stata per tutta la notte, con una passione e con un amore che aveva travolto entrambi ma -cavolo- avevano solo finto di appartenersi ancora. Perché lui non poteva amarla più di così.Perché lui era suo, ma lei non sarebbe mai più stata sua.

E questo faceva troppo male.

Perché non aveva mai avuto le parole giuste. Perché non aveva mai trovato quelle corrette per lei, per quegli occhi elettrici che l'avevano catturato dal primo istante.Perché non aveva mai avuto niente da dire ma, in quel momento, le stava chiedendo di restare.

E Kaya aveva chiuso gli occhi sotto al peso di quelle parole. Kaya aveva chiuso gli occhi sotto alla potenza di quell'amore che l'aveva travolta come un uragano ancora una volta.

Aveva chiuso gli occhi perché, se solo l'avesse guardato, non sarebbe più riuscita a fare la cosa giusta.

E la cosa giusta non era stare al suo fianco, ma andare via.

E, per la seconda volta, dopo tre anni,Kaya gli aveva dato le spalle ed era andata via.


Jack aveva aperto le finestre della sua camera da letto anche se c'era troppo freddo. L'aveva fatto perché non riusciva più a sopportare il profumo di Kaya, ben impregnato nella stanza.

Aveva preso le lenzuola e le aveva buttate via, nel cassonetto sul fondo della strada.

Erano le lenzuola che avevano ancora il suo profumo. Erano sicuramente quelle che lo mantenevano eppure,quando erano tornato nella sua stanza, il profumo di Kaya era ancora lì, a ricordargli che non era riuscito ad amarla abbastanza da farla restare.

Perché Kaya gli aveva sorriso. Gli aveva accarezzato la guancia e poi era andata via. E quei gesti,sapevano un po' di promessa, ma Jack aveva smesso di crederci.

Perché lui era e sarebbe sempre stato Cool. E nessuno avrebbe mai scelto il pazzo Cook. Pazzo, che però amava anche se -cavolo- faceva male ogni volta. Che amava così tanto che, alla fine, come lui, non avrebbe potuto fare di più.

E ogni volta, questo pareva non essere abbastanza.

Si era seduto sul materasso spoglio,prendendosi la testa tra le mani e poggiando i gomiti sulle ginocchia mentre respirava a fatica. E poi, gli era stato impossibile rimanere anche in camera sua. Perché la finestra era spalancata, l'aria fredda entrava, ma Kaya era ancora lì. Contro al muro, sopra il letto, sotto di lui.

Aveva preso il pacchetto di sigarette che teneva nel secondo cassetto, ben nascosto sotto ai calzini da tre anni, e poi era corso in terrazzo, con le dita fredde e tremanti che stringevano il tabacco e l'accendino. Col cuore spezzato, che faceva troppo male.

Era caduto sulle ginocchia, perché rimanere in piedi era troppo difficile. Perché l'aveva persa ancora e perché sarebbero sempre state le braccia di un altro ad essere il suo rifugio.

"Sono rotto!" aveva gridato,accendendo la sigaretta e soffiando via il primo tiro. Il fumo si era addensato attorno a lui solo per un istante prima di essere portato via dal vento freddo. Si era passato le mani tra i capelli e poi aveva aspirato con più forza dalla sigaretta, permettendo al fumo di scorrere libero nei suoi polmoni. "Sono rotto!" aveva ripetuto con ancora più forza. "Mi senti?"

"Si". 





Angolo Autrice:

EEEEEEEEHIII

è la prima volta che pubblico su wattpad e fa uno strano effetto ahahah in ogni caso, questa è in assoluto la prima shot che scrivo su Kaya Scodelario e Jack O'connell. Sono abbastanza soddisfatta del risultato anche se l'ultima parola spetta a voi ahahaha allora, come si intuisce, siamo al tempo presente, Jack e Kaya non stanno più assieme e io non riuscivo davvero a lasciarli andare. Non riesco a sopportare l'idea di vedere le loro foto assieme quando erano piccoli e sapere che la loro storia sia finita dopo dieci mesi. Così come non riesco a sopportare l'idea di Kaya Scodelario con quel Ben.

Anche quando guardavo Skins, ho sempre voluto vedere Effy assieme a Cook. è sempre stato il mio personaggio preferito, dalla sua prima apparizione, ma non hanno voluto dare neanche un briciolo di opportunità a questa coppia.

Il che mi fa veramente girare ma, comunque, non ne parliamo adesso ahahahah e nulla! Spero tanto che questa shot vi piaccia, almeno tanto quanto è piaciuto a me scriverla. Adoro pensare all'idea di Jack e Kaya assieme scrivere di loro due, è stato come respirare un po' più facilmente.

Alla prossima, fiorellini stupendi!<3<3

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro